Posts contrassegnato dai tag ‘voci e silenzi’

Il fiume

Pubblicato: 8 novembre 2011 da The Cats Will Know in scrivere
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La vedo, scende al fiume ogni giorno
per ritrovare stralci d'uomo o ceneri
di una cremazione
come se  la corrente avesse
indizi o un ordine emesso dal cielo, una secca alla gola
mai così benvenuta  se corrisponda
al ritiro delle acque
 
Ma l’autunno impasta di nebbia e piogge la restituzione. E lei
 
gira su una giostra di burattini a fili assenti
s’attende incroci, miniature
ponti che da vicino sembrano bocche di giganti in tutto quel masticare
                                                
                                                             indifferenza
 
Un salto lungo, per esempio
scempio che scuce i canali verso la risaia
come fa
il corpo
             forse
avendo perso la via maestra
 
cerca un mulino, un posto che somigli ad una casa, sepolcro
o vicinanza di una finestra che vede sempre il fiume

Lo vede come quando
vedesti me, per le fotografie e
si scherzava: – togliti il cappello anche se non sei tenuto, ma
sarebbe meglio davanti a un signora vestita
di rosso-

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Becchi

Pubblicato: 26 ottobre 2011 da The Cats Will Know in scrivere
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da questa notte a seguire
si scrollano le nubi dagli occhi
serpeggiano sui becchi dei marciapiedi
questi ultimi chicchi di distanze
e conto a ritroso ogni tonfo, nei bordi
d'acqua che ti regalo sulle dita
ti sommo nei parziali
che l'ingordigia degli ombrelli
scatena, distribuendosi
nei piccoli sospiri
che rinnovo con certe assenze

In Verità …

Pubblicato: 28 giugno 2011 da The Cats Will Know in scrivere
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In Verità, Supposta non è »

Tra forma e sostanza i benefici occulti della dissolvenza.

 .

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  .                                                                            .

.                                                                      .

.                                                         .

Corre una certa simmetria

  Consumare preferibilmente entro GG60

Nessun oggetto è cosi legato al suo nome da rendere impossibile trovarne un altro che gli si adatti meglio.

 (René Magritte)

 

Limo sull’asfalto

Pubblicato: 31 gennaio 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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(Zeitgeist ) -originale- 

(…)

[in questo lasso in subbuglio

spaventa solitario

un bisbiglio -acquitrino-

di latrine abusate da più lingue

vuoto nel quale

liminare si espande la voce

-di Cantatrice Calva-

nell’atto unico del mimare

fulvo cordoglio a quel

-buon seminatore-

e sparge in etere sol

neve -vita alta

dal cavallo sempre più corto-

lampo senza finimenti

che ha infranto in estrazione l’affare

del secolo l’ultima puntata

è che si spera ancora

ripresa in

parabole sicure:

più non funzionano come prima

e l’anima in chiusa,

privata della rima tarda

le segrete e dice

niente l’accaduto

impera il fiato avaro

di ascolto

-perso-

nel fato scomposto

del coro

-celeste- nel celebrare

un ego di statura invero prominente

ancora intera da percolare

-niente cammelli

mai più

nessuna cruna-

passa adesso intatta

in questi occhiali. ]

 

(…)

[in questo tempo sconvolto

-acquitrino- di latrine

abusate da più lingue

languono voci dove

è insano vizio seminare

utopie di vita

l’anima inibita indugia le segrete

e dice niente l’accaduto

impera il fiato avaro di ascolto

-Dove-

il fato scomposto da cori

celesti

è un ego di statura invero alta

da percolare

-niente cammelli e crune-

in questi occhiali. ]

 

 Ho postato l’originale, forse andava meglio … a voi i suggerimenti del caso.

ps.  Un saluto a questo lido, virtuale.

 

 

Ricordo il tepore indorato del sole sul far dell’imbrunire vertere in un angolo orientato a precipizio oltre l’orlo tegolato della casa, rassegnato ormai da anni all’impeto giallastro dei licheni.

Nacqui, e il giorno della partenza le stanze andavano empiendosi gradatamente della frescura della sera incipiente oltre le tende di lino; l’acqua dei vasi sfioriti alla calura gorgogliava in canaletti di raccolta ai margini della stradetta ancora ardente. Stemprava poi quel rivolo, soffocando torbido nel cupo scolo del tombino ove impudica bambina lasciavo rotolassero poltiglie accumulate nelle guance ai pranzi di mia nonna. Prima che la cirrosi la stroncasse fra le lenzuola adorne delle chiazze acri e calde della bile e il piscio; quando ancora mio padre era in vita. E mi amava, in tutti i sensi.
Non escluso il più carnale ed intimo.

Settimane che non mangio. Ripenso al tombino iridato di liquami e alle leccornie masticate che son finite a galleggiarci dentro come aborti partoriti clandestinamente, dopo l’ennesimo abuso della  buonanima dedicataria. Lui e la sua prole. Io morirò senza non essere mai stata madre, spirito santo e  l’infermiere: un ottimo genitore e se non questo almeno eccellente procreatore e amante. La specie esige il mio tributo in carne ed ossa, furente di vagiti caracollati giù dall’ utero divelto. Sognavo la morte epica di colei che lascia questo mondo per partorire una tenue creaturina rosea, con la placenta appiccicata ancora sulla testolina molle.

“Sua moglie non ce l’ha fatta, ma la bambina è salva” e giù a piangere, tutti: “ Era una così bella e cara ragazza…”

Qualcuno urla, da qualche parte. Da qualche parte, risale ai tempi in cui sognavo di scolpire le sostanze dei miei averi monetari lavorando in un fast-food sull’autostrada.

Lunghe sterzate pavide.

    Devo aver letto che gli scarafaggi adorano ingozzarsi di capelli, cheratina, pelle morta e quant’ altro. Ho le unghie spezzate, sicuramente sparpagliate qui in giro e ho sentito quelle oscene bestioline nere emettere richiami prologo ad accoppiamenti ed a banchetti di pezzetti di me. Unghia! Capelli di me.

E di qui a poco? Vermi. Le mosche verdi di quei corpi assassinati negli spazi di campagna.

Piuttosto, preferirei venir sbranata viva. Nulla di più erotico e blasfemo. Rivivere nelle contrazioni addominali di chicchessia. Il resto non lo figuro per non sciupare la riuscita della favola orrorifica.

    Non c’è calore, ho freddo. Voglio il suo braccio o una fiammella per trastullo.

 L’odore della legna arsa dava alle labbra uno stordimento leggero e un certo qual languore da salivazione e fame mentre davo la schiena al caminetto, per poi allontanarmi, e poi tornar vicina.

Sempre così, fino a notte fonda.

Tutta la gente conosciuta in questo posto orrendo. Un senso di miseria sterminata che pervade il petto, e il cuore mi martella nel comprendere che non ho scampo in un compendio di sospiri tenui di rammarico ossidato.

    Indossa gli occhiali, e si avvicina sfoderando una smorfiaccia succulenta, con la lingua fra le labbra, tal che mi coinvolge in ogni fibra con la stessa antinomia di repulsione e fascino che perde di demarcazione alle porte dell’inferno. Da quel momento in poi è un attimo. Il Dolore. La perdizione dell’arrendevolezza. Nessuno che mi stringa queste dita, tremule, placandone lo spasmo disarticolante.

Il freddo più intenso, inebria la casa, vicina.
Grandangolo del feretro del mio papà a languire sotto metri di terriccio compattato.

 

Ed il sacrario

Infarto

Pubblicato: 15 novembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Arti docilmente interrogati al fresco suscitare un medico.
Infiorettato organoletto sibilo.
Tiepida la palpebra assicura, resistendo, un pavimento selliforme ch’ospiti la frammentarietà del clima, ammiccatrice dai velami vaporosi sotto amplessi di grecale arrotondato.

Sul cardiopatico, ora, slittano giornate d’underground a intervalli lenti; sotto metro districate di condotti in coda.

"..Così sfogliando mi ritrovai a guardare il martire cadetto al capezzale di sua madre mummica.."
–  Armami di incontinenza inflessa, oh Dio, di meridiani crepitanti e borici! –
"Sismica, l’interruzione del programma giunse su rotaie che incallivano il terreno. "

Inverosimile dovette poi apparirgli il sudicio bisciare di lamentose ancroie.

Capolavoro

Pubblicato: 10 ottobre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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State leggendo un Capolavoro

…il Vostro!

 

Fading (La voce persa dell'amore)

Pubblicato: 4 ottobre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Ci sono voci ferme sul cuore
in canti che sono risvegli di tenerezza
e urla che incupiscono sul corpo
come piaghe incancrenite.
 
(Voce confusa, voce persa, voce esperita
Voce afona, voce vuota di memoria, voce destabilizzata)
 
Impietrisce l’armonia
dentro un silenzio presuntuoso
e non consola una parola muta.
 
(Voce addormentata, voce della bianca fatalità
Voce involuta tra io-ti-amo mai raccontati)
 
Nekuia, regno brumoso di vite spente
dove bocche evanescenti producono
sillabe che sono ombre rarefatte
e non c’è sorso d’anima
che si versa sulla mia solitudine
a placare l’arsura di giorni di piombo.
 
(Voce pietosa, voce invocata, voce respinta
Voce che l’eco la porta via)
 
Spargo ansia dalle dita contratte
e richiudo queste ali di suoni violati:
albatro goffo m’appiattisco nel silenzio.
 
(Voce espansa, voce incantata, voce inudita
Voce contorno di labbra desiderate)