Posts contrassegnato dai tag ‘veleno’

bella rumena, occhi polpettine, ciao Andrea

vedi l’intenso del tuo portarti avanti semiportante definitiva

furba

dove hai imparato a servire il Jack Daniels

forse il baretto di Tortona, o quello di Bratislava mentre batteva l’agone

e la miseria nera, nera la capra e nero il grasso

e le patate nere e nera la strada l’ingresso il porfido

la scommessa a vita

nera schwartz black noire negra negra negra

bella romena nera terra di freddo terra balena

un pacchetto di Marlboro avvelenate

e il tuo sorriso sopravvivente. Ciao

che non mi è più capitato di perdere

sciao bellamora, mi strucchi l’occhio destro

e tutto sembra convenga, bell’agra di te sembra

diventare nuova vita e potente doratura

dove tutto ha bruciato almeno ventidue volte

d’età balenga e mondo storpio, fratellarsi sulla

porta, o piccole cose con sete d’acqua agonizzante

sui lungomai e i marciapiedi degli assassini

improvvisamente puliti dal sangue, ciao Andrea

bellamore puttana di ritorno

a due soldi all’ora un fiato si mantiene a giorno

vacca lustrata vacca madre e il padre

il toro, la stalla un incubo diniego, io mai io mai io mah

mi serve il mondo, il mondo muore là. Facci due giri attorno

si ciao Andrea, occhio di luce, bevere la birra dell’amore

in quel vino scarico, quante grane

simili sono tornate dal bivacco, due costolette d’agnello

il burro manca il grasso il cane canta il gatto

l’abbiamo mangiato il gatto ma

tu sai cosa vuole dire avere fame di tutto

e che oggi ti spacco.

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Anidride Bruciata

Pubblicato: 27 marzo 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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I baci, le strette che ti fanno vero anche quello
alla piccola lettera di niente anche hai sottratto
tutti i dimostrativi spossessati che fanno storti
e sono notti, più notti di molte altre sere, galere.
 
Ma quando chiudo le labbra sembra una barba
incolta e rada che percepisce un soffio di gioia.
Ma quando penso a te io penso a me che mi a malo
che giro inesatto, aggettivato, come se mi a massi.
 
Poi non è che ti cerco, solo ti parlo ortodosso e vano,
il piccolo alieno che abita le mie possibilità, verità
che tengo strette come leccalecca che ti regalai
o, forse, bestemmiai le tutte anidridi del nostro fiato.

Budino

Pubblicato: 24 ottobre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , ,

C'è lo stesso deboscio di un budino

tra noi certe sere ,  

e in tutto il dire

che fa ruggine

per pura impudicizia .

E’ che con l’ombra tua

non desumo , 

e fumo le mie labbra

di Dame de Coeur ,

in un pozzo senza incontro.

Vaniglia , latte e zucchero ,

per te , 

innamorato a trucco ,  

che godi

al mio guarnire d'insulti

e crune  

a fondo perduto ,

a fondo scaduto.

Gattice

Pubblicato: 23 maggio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , ,

Quanta Potenza
Inespressa ed inesprimibile,
Tra i contorni della forma.

Il suo taglio divino,
come una goccia fattasi dura
nella superficie goffrata
dalle striature perfette.

Un seme malsano è sotto
due dita di Humus,
Il germoglio spunta male

E le fronde e i rami intrecciati
fioriscono sotto la terra,
e nel cielo le radici spoglie
si liberano malate.

Cresce un Albero al contrario
con frutti come patate,

E sulle radici mostruose
un bianco merlo muore.

Freddo. Dalle ossa già vengono i primi lamenti, la notte è come una sfera di ghiaccio mal tagliata, da ogni angolo sbucano tratti che, non conosciamo o il più delle volte ignoriamo.

Chi mi accompagna sa che ho paura di stare solo in certe occasioni – non è per i vivi che affretto il passo ma per i richiami di una bella signora che ha tutta l’aria di essere la mia adolescenza, la passione sospesa nelle vene.

Siamo quasi arrivati all’albergo dove ci aspetta un cameriere – noi lo conosciamo bene è da tanto che veniamo qui, con il nostro carico di noia e solo per assecondare le mie assurde voglie di rivederla.

Questo ci accoglie nel più disgraziato dei modi. Ci vede da sempre come esclamazioni distorte, non conosce il motivo per cui ogni anno andiamo là ma vuole che il suo silenzio sia comprato lo stesso.

Con qualche moneta lo licenzio e subito come delle lettere da spedire, ci imbusta in camere diverse.

Al corridoio guardo il mio accompagnatore con un doveroso occhio degno dei più cari ringraziamenti per lo sforzo che, mi ha dedicato portandomi fin qui

– lui fa più o meno lo stesso, ma sa di essere in posizioni diverse e che, io non lui dovrà subire Dio tra le lenzuola.

Ci lasciamo – entro nella camera – non accendo luci – lei vuole che sia rispettata la sua apparizione, come una sacerdotessa avvolgerà la pareti con il suo pallore e pizzichi di rosso.

La stanza è piuttosto calda. È il fiato che spinge sempre più forte – sembra un grande lume pronto ad ingoiarmi nell’oscurità.

Sicuramente anche il mio compagno avrà sistemato le sue chiappe arzille sulla sedia. Infilerà il rosario nel collo.

È molto religioso, non capisce l’amore, sa solo che l’invidia lo aiuta a consacrarsi cristiano.

Me ne frego delle sue stupide opinioni, amo quella donna come la luna ama la sua luce riflessa con la quale appare magnifica.

Non è facile farla venire…ma con me ha una certa confidenza.

“Per carità non sto aspettando una prostituta!”

è un angelo, almeno lo era prima di cadere, ma non si è fatta male, il suo candore l’ha resa velluto dove accasciarsi dolcemente senza morire.

Si comincia, la paura rande il coraggio che non ho mai avuto. Scrollo le dita dalla fronte gelida e con le labbra spezzate da un filo di voce sussurro la formula per farla apparire : “la mia anima è dannata insieme al tuo respiro, forgiami Lilith, perché il mio sangue scorre nel tuo e la vita che ci neghiamo sarà il pastore del nostro futuro”.

Silenzio. la stanza ghiaccia improvvisamente, il vento anella i suoi passi che cominciano ad abbozzare il pavimento. I capelli biondi e lisci cominciano a sfondare il buio …. ecco esce sacrale come un dipinto.

La sua bocca è un insieme di frasi che rimangono a lei ma che mi ricoprono

È bellissima

si accascia sul letto e mi indica di fare lo stesso. Le preghiere che nell’altra stanza escono vorticosamente si spaccano sul cosmo dei nostri corpi – è vero – nella luce più profonda non c’è spazio – solo le ombre possono arricciare i nodi dei santi.

Siamo persi in questi riflessi
Lilith li comanda
non posso uscire da lei

piango
lei fa lo stesso

è il diavolo

io l’agnello

non ha scelta deve tornare

non ho scelta devo andare

65 watt

Pubblicato: 30 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
Tag:, ,

Grigiori increspati in stillicidi d’aghi planari. Nella stanza. Cenobiti. Sorridono. Leccando pareti nero marquinia trasudanti libertà. Agognata e sedotta, in trincea. Nell’influsso di catene rugginose, in cigolii vibrati sottopelle. Richiedono sacrificio, contriti in lattice siliconico avvolgente membra efebiche. Tossicodipendenti. Nell’iniettar-[si]-ero doloroso distillato di paure. Rigidi, ermetici. Banchettano della carne, nella carne. Denti cariati e alito d’acido. Abbandonando mani nella mente pulsante, estirpando coacervi sinaptici. In sintonia con il baluginare della lampadina.

Santuario

Pubblicato: 15 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:,

Le sensazioni vengono inoculate come siero, si propagano come metastasi e prolificano con modus operandi esponenziale. La mia rete percettiva esplora nuove individualità, assapora il contatto con cybernesi allungate, visualizza contesti e superficialità.
Delirio, come sfiorare la lama del rasoio ed aprire piccole ferite sanguinanti, coscientemente… e continuare!
Se io fossi lama il mio lavoro consisterebbe nell’ispezionare ogni minimo frammento della tua anima alla ricerca di macchie unicellulari dalle quali carpire le tue verità.
Attraversare i ruderi del tuo essere, camminare tra le rovine di proto-architetture, sagomare eccentricità fanciullesche o reinterpretare concretezze adulte[re]. Alla ricerca di speranza, cattiveria, solitudine, codardia o quale altro momento psichico alberga nel tuo santuario.
Ho poggiato la mano su pietre dalla levigatura incerta e dai contorni frastagliati come scogli atipici, tuttavia non sono riuscito a guardare oltre la finestra. Oltre il nero opacizzato del vetro ho potuto scorgere solo figura di spalle, nella nudità dell’umano organico simile al paramecio di paleontologica memoria.
Vibrava il nudo, tratteneva il suo calore con braccia conserte. Uno sguardo non rivolto, mal riposto, nella pura assuefazione del siero. Il verde-arancio da scarto industriale sgorgava nel suo grido mut[ev]o[le].
Colonizzare l’Ego per ridistribuirne il codice.

Per cordone ombelicale sbranato

Pubblicato: 11 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, ,
Tu, che mi sei stata madre
busto senza braccia ai margini
hai smembrato verbi come foglie nate
sfiatandomi l’autunno
a scoprirmi ramo secco
 
Malvagia è la condanna nel dedurti
pioggia senza sete
 
Ed era ovatta quel graffio che mi segnava pietra.
Cocente lo schiaffo ad inventarmi fredda.
Spranga la rabbia irruente muta in fuga.
 

Della pietà vorrei destinarti l’esordio;
l’occhio basito che ruzzola imprevisto quietandosi
sopra un rosario interrato
che sappia corrodendo d’altre madri
 
 

E  ancora foglie saranno i verbi smessi che disporrò per assemblarti;
ferite prima d’asciugare perché nate,
perché state nel contesto d’inoltrarsi
lisciatura di raffronto.
 
 

Madre compiuta pasto in spreco duellante
figlia precorsa – io – scampo nutrita
e in polpa fusa, scarto alleviata
l’esile tralcio figliato nome all’invidia
*
*
da: la stanza della gestazione poetica
 

Dei volti pari

Pubblicato: 7 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:,
 
Siamo la grazia della pioggia;
contro questo cielo ignaro d’affluenti tributari.
Le siccità causate da incontinenze a termine
che a sgelare gocciolando
hanno concimato, poi lì per lì seccato
digrignando i denti al sole
verso cime ed aquiloni proni ai voli
 
 
Vorrei dirti, di mari posti mura e d’alghe maturate calce;
di venti che fuggono spiragli
sbuffati per scomporsi
creando infinità di conche straripanti;
se solo, la rete che hai scagliato
per assediare ciò che nutre l’apparenza
divenisse inchiostro, riuscirei;
o creta, per rifare i lineamenti conversanti al pianto
di un grembo inaridito al seno.
Ne uscirei credente e scettica blasfema
ed ogni fiore sterile rifiorirà cucito
 concimando bulbo, secche d’altri mari.
Se appena potessi disdire
che il vetro dei tagli è cenere rurale
cedendo ai polsi mani in volontà mancante
potremo beare agli screzi,
potremo progredire
gloriando rughe conseguite fino a imputridire.
Nessuna spalla più
volterà cieca senza che io fiera
abbia inalato conti in resa
per divenirmi madre e figlia
e onnipotente sorda a Dio
 
 
Frugavamo cieli per scarnire ossa su frammenti;
nubi traversanti per rammentarci d’essere
sante nei rituali per ribrezzi circostanti.
Grani brindanti di raccolti assenti in falciatura.
Perché sono sbiancate le rose?
Dove si è disciolto il carminio che sbugiardava l’ostro
svergognando fuga all’imbrunire;
dove ha covato i petali l’inverno per sgretolarne i bordi
quando ha stabilito ai nomi volti uguali
ferendoci moleste a sazietà soccorse.
Cosa rimane di prati mielati, di pesi alleviati
se il resto inerte nega e scheggia marmi interpellando fossa;
cosa dei palmi intorpiditi
prima d’impastarci scroscio e asfalto
smagliandosi inerenti per ingrassi occasionali.
Giuriamolo così
sparendoci a schifarci
finanche i rovi a rimirarsi patiranno interdizione.
Che invadano oltre le piogge
per pulsare nuovamente sangue a spingerlo pretesto;
che sono ancora là, spandendosi ai coralli
congiunti entrambi destri, senza dita appese
espressi in uno specchio senza croci
 
 
 
 
 

Richiamo

Pubblicato: 24 gennaio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, ,
Si espande
policromo nell’anima
un sentimento liquefatto
stillante denso fiele
mentre ricucio
gli orli sfilacciati della vita.
Perpetua
barbaro e gemente
un livore sbriciolato
e suona,
eco rubata al tempo
del non essere,
come un growl di sax
in una jam-sesssion
colpo di knut
diretto dritto al cuore.