Posts contrassegnato dai tag ‘surrogati mentali’

 

C’erano le ore nelle strepitio

stanco di una gioia smossa

E le doglie di un parto a termine

che non superava la notte

Fra le cortine di polvere

si alzava la pena

di quando ancora un bollire

sottotono s’incantava per nulla

 

E ora le nubi s’apprestano a gonfiare

Oltre le rose del giardino si sente

il lamento che vento domina

al braccio alzato contro il sole

 

Denti d’oro rilucono e non mordono

 

Le bocche si schiudono per un sibilo

laddove non esiste il decoro

e neppure lacrime da consumare

 

C’era un groviglio astuto che premeva

nel fondo

e poi ancora un cavillo addomesticato

che dormiva da anni

Eppure si sentiva l’aria giocare

Che il futuro sbraitava tanto e forte

al suo passaggio

 

C’erano le ore nello strepitio

stanco di un dolore smosso

Aperte le stanze e volate via le foglie

sui muri non vi sono ora ombre a passeggio

Ma impronte

 

Che lascino esse solo deserto

 

Fioriscono cactus anomali

a forma di pietra

Elevata sui giorni

Fioriscono segni sulle crepe diritte

Senza sogni

Senza piedi e mani

Vuoti all’interno come scavate buche

al passaggio.

 

 

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Quante volte abbiamo pensato
di sistemare questo appartamento
e non mancava il tempo, non mancava
il denaro.

Faceva un gusto strano il "sistemamento".
Entrare in un domani collaudato
e farlo proprio, con la dei grandi sicumera:
la vita intera dentro il proprio telaio.

E non mancavano le idee:
la conoscenza dei materiali adatti, le trame
e il senso della forma, individuato
il colore, quel sapore, quel pezzo
ricercato, amato, l’intarsio
preciso, luminoso, ambrato
il cavallo indiano, la lampada a stelo
del design italiano, il legno di ciliegio
e vetro, vetro, pietra di Verona
il bancale di metallo satinato
lo stucco spatolato
piastelline opache color sabbia in bagno.

Un’essenzialità contrastata dal ricordo.
Moderna e Continente.

Ma non si è fatto niente.

Una specie di decenza narrativa
ci tiene a posto lavatrici e brocche.
Le cose si occupano sole di sé
e non c’è bisogno di un filo che le leghi.
Io so stare per me, tu per te e ci credi
che nessun vivere ha bisogno
di quell’appartamento pensato- Un giorno
nelle case dei padri, sciocche, barocche
o violente, sempre diverse e uguali
qualche di noi aveva detto:
" mai più così, mai più questa
chiusa appartenenza alla polvere
alle cose di Sempre, una noia bloccata
nella metodica proprietà
del niente".

E abbiamo fatto questo, accidiosi
ma buoni e socialisti nei propositi, in
azioni, lasciata la bellezza
prepotente ed illusa
spezzato il matrimonio in una scelta
inconclusa, innamorati e stupidi
in una comunque casa
che non si sa bene
se c’è.

Dentro

Pubblicato: 10 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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I pezzi si uniscono

in stanze assurde

sfiorati da pareti

di ricordi e di segreti,

 
I rettili della mente dimorano

in acque stantie, copulando

virtuosamente sui principi

guasti delle morali incollate.

 
Nell’Ultrastanza la percezione

oscilla tra i sensi come

un’anguilla mutilata

e il suo continuo sanguinare

oscura i liquidi dell’agire.

Tutto brilla e si ripete,

sguazzi e pezzi in sinapsi

ciucciati via con la luce.

Da fuori appare

tutto immobile,

pur perfettamente instabile.

Dolce inspiegato alchemico
che indulge nel cuore
a franare
Le stelle passanti al terreno
mutando la rotta si stremano.
Letargo d’assenza sul
polso,
seguendo un borbotto indecente
di schiere
E poi cori latenti,
imminenti di voce scremata
dal crocchio nel sole.
Se tu mi ridessi le membra
vorrei ritrovare
Esanime ledere il piatto di me
nel cercare,
le lotte furenti di nubi al
giaciglio,
Soppiatto per sempre
o mai più di così.
Che cerchi nelle orbite a cerchio
se non un ritorno a quel mentre
che sai, non puoi,
finire le vesti cucite nel mezzo
indossate a metà,
come l’acqua del pozzo
in cui mi trascino.
 

Pubblicato: 18 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Degli oggetti magenta su madeleine b/n

 

 

Ventisette copie partorite seminude fra i riquadri

polverosi di pomeriggi a grappoli, spremuti

a bicchieri e battiti, come glicini irrisolti da non-suoi

cardi a poco prezzo

 

Salmònali gli steli che non vedi, i segnali

complementari che ti crescono fra le maglie larghe

delle reti scalze amate a tre quarti

sugli spalti della cattedrale che non esiste

se non ci sbatti contro con i sensi

 

Ventisette copie e una cornice per non far stracciare

la schizolalia del pensiero. Per quando è sera

e lo sputo del lampione non basta

ad esplorare il suicidio di un piccione che gioca

a nascondino con la morte

 

Salmònati, e màngiati, e poi condanniamoci

con le dita, prigionieri di fatwa dorate

nel castello grigio della zona industriale

Un instant movie a cui manca il curry

da sciabordare, a pizzichi

 

su madeleine, in bianco e nero,

degli oggetti magenta della  sera

CB ( Nablu )

Tracce di che?

Pubblicato: 17 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Tracce d’umano, rinvenute tra i denti. Avvinghiate all’unghia. Nelle protuberanze intestinali.
Il parto fu amplesso dai mille volti per la donna. Costretta a perpetui blocchi periferici. Continui, incalzanti, tracciati su monorotaia viscerale. Il desiderio fu più forte e la carne si concesse [parafrasi evolutiva?]. Sublimazione dello spirito, appiattimento bidimensionale. La macchina fu amante senza passione in grado di catapultare la stessa essenza aldilà di varchi… sodomia computerizzata. 
Il Messia nacque. Da membra scolpite con tecniche di rinforzo muscolare. Sorse dalla vagina e rifluì all’esterno dello stantio processo dell’ordinario. Crescita intensiva, ma in Tempolungo. In-fine proiezione: crocifissione a volute semaforiche. Totale, visionaria ed implicita razionalità urbana.
Non umane tracce.

3tre

Pubblicato: 12 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Mi pagano una volta al mese
fanno suonare il mio barattolo
di ferro e colla appiccicosa

Ci posano quattro monete :
una per ogni settimana
stantia o vivace
di limbo o di passi nell’erba fredda:
a  inseguire farfalle o a scappare da cani

Settimane di gru apparecchiate su vuoti:
aria che prova a riempirsi
creare nuovi canali
sempre più alti per il vento:
il vento che sale e che scende dagli angoli vivi
delle case perbene con vie private
o delle fattorie ormai scoperchiate

Non so come camminare:
americane indisciplinate alla ricerca del tepore
di un pene da sognare nei loro cottage in riva al lago
quando ricorderanno il pelo fulvo l’occhio azzurro il dente marcio
la fiacca nei muscoli il mattino dopo, la pioggia

Un dito tagliato da carta  grana grossa:
non so come camminare corro per mantenere l’equilibrio
se mi fermo:
una gru in uno stagno 
inzacchero

Un lampione al centro della piazza
e le piazze sono circondate di luce
niente più anfratto paura intimità sotterfugio tradimento promessa
come alle diciannove e dieci dell’inverno di  un’altra me dodicenne

Muoiono i prati affacciati su palazzi rossi e gialli
a fianco:
palazzi blu
verdi
e a morire     
coperte
le ex case bianche di via della pace mondiale:
grigie commercializzate nerastre imprenditoriali
con pensiline che nascondono uffici  e panni ad asciugare
al vento che scende sugli spigoli vivi dei ponti nuovi dell’autostrada
sui recinti dipinti stinti con vetro o filo spinato
dita tagliate da una lattina d’alluminio

Lui sorride anche al telefono
Lui si addormenta di un buon sonno
Lui riposa accanto a me
Lui si fida di me

Non è una colpa se sputo sui manifesti:
affitasi cartelloni pubblicitari agenzia di milano
i milanesi ci san fare
ennesima faccia che si propone sindaco in un comune del napoletano
a nascerci  napoletani

Gli  ippocastani ancora sono secchi
pendono castagne spinose sulle strisce blu dei parcheggi
monete che mi hanno dato che mai riavrò

Piovono soldi sul mondo
sembrano pallottole
pallottole di piombo
Piovono irritazioni preghiere intolleranza perdoni
Tirate su i bandoni
Piovono soldi sul mondo
stampelle per farci camminare

Nel ventre la madre porta il suo feto.

Sifilide,il pesce rosso, è morto già da un mese.