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senza progetto. 3

Pubblicato: 22 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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brevemente

si veste

in attesa che si rapprendano

gli orli delle mani

sul giorno

cuce uno spessore

appena visibile

sull’iride sguainata

piano si tira i capelli

per allungarli, precisamente

fino ai seni

del ventre fa grotta

inquieta, nodosa,

secca

al polso indossa

il braccialetto

di una ragazza morta

le labbra le dipinge di pelle

a ristabilire la bocca

e le sue fami assolute

guarda lo specchio

si trova

sorride

brevemente

si sveste

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io ti spiego che non si può esistere

Pubblicato: 13 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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(da quando le formiche hanno lasciato il balcone

gli oggetti hanno ripreso a sparire, lentamente, davanti ai nostri occhi.

prima l’oggettobocca, senza il quale abbiamo avuto la più nuova fame

poi l’oggettopiede, da scartare tutte le strade intraprese per solo progetto.

allora io ti spiego che non si può esistere.

che il fatto di esistersi, in un modo o nell’altro, consuma ciò che costruisce.)

di successione temporale, o almeno tentare

Pubblicato: 8 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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(cerena, come salendo, ma di luce mattutina)

Tu non sai – così te lo mando a dire dalla carta – che qua le ferite superficiali della pelle guariscono prima molto prima, lasciando quelle striature bianche perlacee che uniche resitono a questo sole enorme. La mattina ha un suono così caldo che non oso parlare – io non mi aspettavo questa braccia di rocce aperte, ma così sono.

(le matite contro la credenza)

(questo lo posso lasciare a valle:

che scrivere tutto ciò che desidero è raccolta d’ansia, privazione, cordoglio)

(il tavolo e l’incerata, fumo di legna)

Un foglio rotto rappreso intorno alle mie mani posate. Per punti dovrei sviluppare e narrare:

-le mani di mio padre che mescolano le carte da gioco, come gesto primario dal quale provengono necessariamente i movimenti di ogni giocatore.

-il miracolo sostanziale per cui a contatto con questo luogo posso riprendere in mano il mio corpo e finalmente indossarlo con piena aderenza. consideriamo poi che qua il colore dei miei occhi è sempre inedito e altrove irrepetibile.

(la vallata davanti)

(io vorrei sempre sentire odore di corteccia

o dirmi attenta al periodo di fioritura delle piante)

(ma se partendo mi pongo il problema degli effetti del viaggio)

Stringarmi addosso poesie forzate, la qualità delle ossessioni, la meraviglia di uno sguardo logoro e lancinante.

O, se fosse la magra ossessione che ci recita attoniti? Dovrei dare retta a una ragazza bella e intelligente e scrivere e basta, senza preoccuparmi del dire?

(poesie da automobile)

(quando apri il libro leggi male, sai improvvisamente che:

la sua mano ha la forma di un figlio)

(chiuderci le mani sopra, o simili)

che diario povero che nemmeno supporta il pesoforza delle mie gambe o questi arti bassi che sanno davvero salire.

io allora non potevo che smettere di scrivere, di leggere, di pensare cose create.

prendevo aria.

aria.

(project for safety)

Pubblicato: 7 luglio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Voglio un bel martirio di aereo a planare e fragorosamente crollare sulle

mura altogrigie di un giovedì di luglio, frantumare le balaustre

sghembe, le parole governabili, scope bianche e blu

sul marciapiede per farla via questa stanchezza come

scoviglio, via le aritmie da subire, le arterie occluse, le corde

logore o dirle crampi alla mia buona testaccia, via anche

il sole, lo zelo, il decoro, i miei satelliti di cortesia, e camminare

come se ancora non mi sapessi, guardare le mura e farmele

nuove, risalirmi daccapo, porgermi la mano, scrivere infine un’ode

al pettine degli alti palazzi, che segna le rive del mio cielo.

storia isteria

Pubblicato: 5 luglio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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1


Quando sei morto

non ho potuto fare altro

che concepirmi daccapo

darmi un’altra completezza.

E provare mille altrui lutti, indifferente, magra,

anche prendendoli in prestito

magari leggendoli sul giornale

o negli androni di palazzine di città.

Eppure qualche volta

pur senza le folle nerastre del caso

piango e consumo anche io.

2


Baravo al solitario

seguivo da sotto fogli sottili i contorni dei volti

la notte mi cingevo la vita col mio braccio sconosciuto

mi davo conforto per i soli miei lividi

il mio più grande desiderio era svenire.

Ci sono cose al mondo che ancora oggi

non riescono ad avere accesso alla mia bocca

congegni a orologeria

che riprendono il conto dall’inizio

un secondo prima dello scoppio.

3


Quando emergevo nel sole ed era un giorno da rifare,

no, ricomincia daccapo

quando emergevo nel sole ed ero un giorno da rifare

le ore scadute, sparse, esangui

e mi ricomponevo sempre in parti imprecise,

poco avvezza al dosaggio degli anni

i secondi schiacciati sotto i piedi

nessuna possibillità di lancette o meridiane e i mesi inerti

daccapo, rifai

quando emergevo nel giorno ed ero senza un sole da rifare e tu eri morto

come sempre.

(estratto///////work in progress)

antimanifesto

Pubblicato: 2 luglio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Che accada ogni singola volta: dalla mano, accuratamente avvolta in carta stagnola per preservarne i tessuti riciclabili il più a lungo possibile, venga estratta l’intenzione irriverente di comporre serie spasmodiche di frasi e situazioni. Nella sintassi dei bronchi si stilli l’olio sacro dell’idiozia, al fine di renderne le pareti lucide perfette e basiche, cosicchè l’impaziente non soffra più di respirazione irregolare e artistica. Alle iridi macchinose, si riduca la capacità descrittiva e il senso dello spazio in quanto modificabile, che si estirpi senza pietà alcuna la compulsiva arte, la scrittura, il succo di ogni creazione che non risponda ad articolo in plastica acquistabile in centro commerciale medio-grande.

emiliassenza (in utilizzo di)

Pubblicato: 30 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Per come s’infilano sempre matite sotto le unghie,

questo non dovrebbe sottolineare la grandezza delle loro opere?

O testimoniare una qualsiasi lietissima mania.

Così dovrei imparare.

(Emilia prende il coraggio, e sulle mani si costruisce una macchina nuova

riprogrammabile in vista di pulsioni meno solidali,

che ogni tanto possa finire con lo spegnersi, o semplicemente guastarsi,

a differenza delle mani.

Poi comincia a scrivere, ma percepisce un ritardo nella sua voce,

un anomalo inchiodarsi e amalgama di sillabe impossibili.

Si chiude quindici mattine fra le mani meccaniche

e quando le riapre restano fra le dita alfabeti frantumati inservibili.

Eliminare le funzioni Emilia, le procedure, i tasti.

Di queste mani restino monili

l’urgenza la premura lo slancio.)

racconti in forma di cinque righe

Pubblicato: 27 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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(6 piccoli estratti-work in progress)

I

Creammo l’equipe Madonna.

Lo scopo era comporre per le masse sogni meno affranti.

Dormivamo su ponti sotto i quali la notte passavano molti treni.

Nel buio superavo il mio stesso sonno, rotolavo fra le mie braccia senza chiuder occhio.

Nel buio morivo d’allarme.

V

Ella tace, asserisce d’esser solo lo scriba

e dei detriti alle porte del suo tracciato, giura,

non ne sa un bel niente.

(così, la scrittura non fiorisce sempre.

a volte resta assorta in un nulla di fatto.)

VII

Una donna appuntita cavalca le mie ragioni.

Come schegge sotto l’unghia, fibre, progetti arenati:

una donna appuntita senza tagli nè carne.

Io non la vedo, non ne so le parti, non la conosco;

eppure ella senza sosta, impuntata, testarda, cavalca le mie ragioni.

VIII

Oh, stella come inferma delle mie braghe.

Stelo torto novembrino dove la brina nemmeno posa,

pendulo da pigliare, non vedersi, o solo appena pungere.

Da nulla per nulla ti piegherò sul mio.

Dopo un minuto nessuno saprà più neppure me.

XII

riguardo a questo effettueremo ricerche, esperimenti, analisi accurate:

c’è un rapporto fra l’odore del mio collo e la qualità del mio silenzio?

l’apporto costante di versi ai miei organi mi salverà dal marciume?

O nessuna ossidazione mi sarà mai preclusa,

perchè le parole non toccano il suono del mio tempo?

XVIII

come si scrive inventariato? te lo dico io:

si scrive con la lista precisa dei corpi che siamo stati

delle mani che abbiamo sfiorato per errore

dei distacchi di cute che ci hanno resi più terrigni

delle bocche indicibili, notturne, a progetto di parole.

verbale del cameraman (stralci)

Pubblicato: 25 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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e poi io sono vivo e voglio stare fra i vivi, e quando sarò morto vorrò stare fra i morti, e non ci tengo e rimanere fra i morti ora che sono vivo

così dice e rientra con le ginocchia prive di quegli accenni alla paura, di scatti nervosi, il viso neppure sgomento. Lucidando gli occhi le prende il mento fra le mani ma subito si discosta, no questo è un altro film, non posso stringerti fra la braccia e buttarmi in una qualche mischia che abbia in segreto il tuo nome.

Lei prova un passo di danza sull’assenza d’umore, scioglie le braccia dietro la schiena e ammette di danzare sull’assenza d’amore. Lo scenografo si dimette.

La scenografia si dimentica. Il copione si rimette alle eccedenze dei due attori.

(il personaggio dell’uomo, oltre ogni ipotesi di sfacelo, era:”mi immagino che di martedì tu sia la terra più bella”. il personaggio della donna, oltre ogni ipotesi di sfacelo, era: “se almeno potessi amarmi senza indugio nè cesoie”)

genoma dell'incolumità

Pubblicato: 22 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Vuoi tu prendermi come un sentiero o vaso o me ne andrò?

mio dio imbronciato

clamore oleoso da spremere con le dita finchè se le prendono i crampi

dio mio rifratto dalle plurimi sordità

ti sei preso i miei anfratti più vecchi

mi restasse un qualche dolore della perdita

(di tutte le cose visibili e invisibili)

vadano le ginocchia arse e riarse

ma le mie mani piccole

lasciamele, per favore, potrei ancora

(non ho molto ora:

un anello per stringermi fra altre che le mie spalle

il cuore sfaldato trito sbriciolato – j’en entend le bruit

l’imperturbabile posizione dei fallimenti sulla mia fronte)


toccare le cose

donna, uomo, unghie, tosse.

Pubblicato: 19 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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1

L’uomo è in ginocchio accanto alla donna.

La donna è morta.

L’uomo afferra la mano sinistra della donna, la porta davanti al viso e si porta alla bocca un dito alla volta. Con i denti inizia a rosicchiare e incidere l’unghia, che accorcia il più possibile. Lo stesso per le altre dieci, con calma e metodo. Si sposta indietro e raccoglie i frammenti d’unghia nel palmo della mano, li inghotte, tossisce un po’, si alza, esce di scena.

2

La donna siede accanto al finestrino, il volto verso il senso di marcia.

Nel posto esattamente dietro al suo siede un uomo, il volto guarda in direzione contraria al senso di marcia.

La donna si mangia le unghie.

L’uomo tossisce.

Il treno sussulta.

REVUE

Pubblicato: 17 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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(editoriale)

La strategia verbosa  poco divina è

guardare al futuro che si

fa spontaneo, radicale, maturo,

un composto lisciato di-

———————————persone che mi vogliono bene

———————————sicurezza del potere

———————————(una non dichiarata conforme umiliazione)

(news)

Premio all’attrice che non si sposerà  finchè non saranno permessi i matrimoni gay

filosofi cult, associazioni di clown da fogne, incastri da mattoncini di politica e arte.

La punta della propria evoluzione odierna:

inumidire le dita.

(attualità)

In regalo la storia della disuguaglianza

in cambio potresti comminare una pena

all’altezza delle pubbliche manifestazioni di nervosismo.

Ma la videoarte, il design, le mucche buone,

gondole bio e 600mila case

come ci riporteranno le cose di noi?

Bisogna avere fiducia.

Bisogna usare giudizio.

(best seller)

La piccola autrice e la sua verginità richiedono

rispetto in forma di tinte tenui, ma

per le pari opportunità la si chiami signora

per la furia del mondo

per le stanze private si allunghi un poco.

(Occorre instillare riservatezza, dice il tuo sguardo.

Il tuo sguardo scrive meglio di te.)

(reportage)

Sulle stelle minime che si erigono in carta

sotto i tuoi piedi di noia

gli attacchi pigri di uomo che spreca e donna che conserva

la storia comune comunemente narrata a ogni fallimento.

(società)

Mancano i collegamenti personali:

le dita e la corruzione.

le orecchie e la fame.

il seno e l’evasione fiscale.

il culo e la violenza.

le ciglia e la dittatura.

il cuore dell’infamia.

(le braccia del riposo.)

(lettere)

Salvami, ti prego, dalla formula dell’amore perfetto

Salvami, ti prego, dalle provocazioni del genio

Salvami, ti prego, dalle riserve d’acqua della pelle

Salvami, ti prego, dall’attualità dei conflitti generazionali

Salvami, ti prego, dalle nozioni che non mi capitano dentro le pupille come capitano la notte e il giorno.

Abbi cura del nostro tempo per quanto il tempo non si curerà mai di noi che lo perdiamo scrivendolo male.

———————————

la fille classique

Pubblicato: 14 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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la fille classique s’impernia su attitudini decisamente coinvolgenti

la forma aperta le è congeniale, così come ama scalatori, asceti

e ogni esperienza vagamente temporalesca

si risente piuttosto sui tagli alle stagioni

e quando respira non ne fa una tragedia.

piace poi come si rilascia quando pensa di non esser sola,

la fille classique. con le mani tira piano un campo fino a farsene

una ragione, poi getta ciò che ne resta. sa rispondere a tono

ma lo fa assai di rado. piuttosto nel discutere la sua lingua

ammortizza il peso della scienza, o la sua più probabile assenza.

(la fille classique talvolta mi abbandona come io un’amante

sconfitta dal sonno, come se fosse sera, o mezzanotte, non certo mattina.

si discosta dal mio racconto tirandosi su la sua roba.

si prepara il caffè e non me ne lascia mai.

così io continuo a raccontarla perchè lei non vorrebbe.)

TAGLIA!

Pubblicato: 11 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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La strategia è arraffare la nuca spudorata e darle nuova luce. Uno spreco di estratti naturali dalle piante per ritrovarti oggi a scavare rabbiosamente fra i capelli per cercare respiro, ma poi loro si richiudono intrecciano annodano a ristabilire la sicurezza della cappa. La verità alcuni la cercano, altri la occultano. Hai nascosto tatuate sulla cute le esperienze più dure, vissuto degli scarti del tuo ricordo fino a dimenticare da dove vieni e quanto riciclo ti ha portata ad avere una statura soddisfacente e discreta. Forse era meglio produrre meno e più consapevolmente, in ogni caso il tuo piccolo ambiente ha bisogno di un risanamento immediato e il processo sarà l’ultimo passo, e solo dopo la risoluzione. Ora avvicinati al cassetto della cucina e deposita l’abitudine a nutrire l’indomita chioma con unguenti che ne rafforzino l’equilibrio idrolipidico. Tra breve non ti serviranno più le cure amorevoli con le quali hai cresciuto e rafforzato l’anomalo figlio del tuo riserbo. Non ti permetterò di conservare una struttura di lunghezza superiore a otto centimetri di pudore, pertanto guarda un’ultima volta quelle onde e fissa nell’iride la loro immagine a monito. Se sarai accorta e manterrai in te sufficiente consapevolezza e trasparenza, non mi costringerai a misurare nuovamente il tuo silenzio nel sospetto di un ulteriore reato, perchè nasconderti è reato, occultare il tuo volto è reato, coprire il tuo vissuto è reato.

Bene, li hai guardati abbastanza, no? Sei pronta? No, non rispondermi, devi essere pronta. Apri il cassetto. Prendi la forbice da cucina; non ti permetto una forbice professionale che ti induca alla delicatezza e alla clemenza. Ora impugna quanti più capelli riesci a bloccare con una mano e tagliali di netto, vicino alla radice. Tagli, taglia, taglia. La tua pelle è luminosa e chiara là sotto. All’inizio sentirai gli occhi bruciare e la bocca spaventata. Sei a buon punto, continua. Taglia, taglia.

I

Le colonne sono per ottenere luce e abbracci

Le donne sono perchè io le possa ottenere.

Quando sono nei porticati con la pancia in dentro e il culo perfetto

portano gli occhi avanti per arrivare prima, scrivono le poesie su fogli

sono piene di rispetto come spiagge libere.

II

Le parole dicono cose vere,

le parole dicono cose belle.

I tuoi occhi sono di cielo e prati,

i tuoi occhi sono di cielo e montagna.

Parlami. Guardami. Ascoltami. Dammi.

III

Che ti amavo?

Che volevo baciarti i seni?

Che da dove venivano i tuoi occhi?

Che ti davo una favola di noi?

Accadevamo, ecco.

IV

Le tue ginocchia

(da superare entro diciotto minuti)

come posso amarti di meno

(potresti almeno leccarmi)

è tardi, forse mi sbaglio, andiamo.

V

Quando ti stringevo sul divano

mi piaceva il tuo vestito nero con gli occhi socchiusi

mi piaceva il tuo vestito nero con gli occhi sgranati.

E tu restavi lì seria e non ce n’era da dire per prenderti.

Ho dovuto arrangiarmi. E ho presentato un monologo a teatro.