Posts contrassegnato dai tag ‘schizzi’

Atterriamo

Pubblicato: 4 gennaio 2013 da attraverso in scrittura
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Ecco siamo atterrati
ci guardano
uno alza la mano come per chiederci qualcosa
fa caldo
il mondo fuori e noi in uno scafandro
qualcuno chiama
altri ballano
sparano dei fuochi
ecco siamo arrivati.

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Atterro sulla maionese

Pubblicato: 17 dicembre 2012 da attraverso in scrittura
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Solitari in mano alla vita
dopo tutto sono solo pietre.
Soli accesi sotto alla brace
e nugoli di bambini che ridono.

Alberi che si piegano fino a terra
e piccoli animaletti che corrono via.
L’erba cresce al di sotto delle mie ali
e io volo via, adesso, subito.

Salgo sul tavolo e faccio un girotondo,
poi mi fermo a guardare i commensali
che mi guardano silenziosi
e urlo ridendo – Sto volando via -.

Atterro sulla maionese.

Parlarne

Pubblicato: 27 settembre 2012 da attraverso in scrittura
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Ecco di fronte alle stelle non ci resta che scrivere.
Parlarne
Stare come Ulisse legato ad ascoltare le sirene
con una gran voglia di buttarcisi in mezzo.
Ecco bastano due gocce di rugiada per risvegliarsi.
Raccoglierle.
Stare sugli alberi e guardare di sotto
aspettando che passi il solito piccolo coniglio nero.
Ecco il mare butta le onde sulla sabbia e copre.
Scoprirla.
Una conchiglia vicino all’orecchio e sentirlo
anche se siamo a Milano e vicino sta bruciando una fabbrica.

Polvere che si posa e disegna.

Pubblicato: 9 luglio 2012 da attraverso in scrittura
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Sì sto proprio bene.
Guardo il sole che si abbassa all’orizzonte e penso,
operazione complessa,
ma penso.
Penso alle volute nell’aria
e alle cadute nel vuoto.
Penso a quello che ho appreso
e a quello che vorrei apprendere.
Penso a quello che ho
e a quello che avrei voluto avere.
Semplici forme verbali.
Come una danza a piedi nudi sull’erba di un pianeta sconosciuto.
Così provando a condensare i miei desideri
mi accorgo di quelli del più vicino e
vincere o perdere diventa solo una questione di intenzioni,
o meglio,
una cosa su cui si può anche soprassedere,
fermo restando una figura appoggiata ad una ringhiera,
un albero con un nido pieno di fronte alla finestra
e una bicicletta con un re di quadri nelle ruote che passa sulla strada.
Polvere che si posa e disegna.

Moccia ha il mal di pancia

Pubblicato: 20 giugno 2012 da attraverso in scrittura
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Lei ha paura di guardarmi negli occhi.
Lei è stanca di me e io stanco di lei.
Ci si scuote solo lambendo refoli di vento
perdendosi un po’ alla volta senza cercarsi
rimpicciolendosi per non sfiorarsi mai
e raggiugendosi, poi, per brevi istanti di compassione.

Seduti ad un tavolino di un bar di Milano
con i piccioni che beccano briciole e poi volano via
ci parliamo di finestre che danno su un cortile
e sorridiamo, distratti, di cose che sappiamo
che non vorremmo dirci e ci stiamo dicendo
“quella è la tua strada e quella è la mia, ci si sente”

Un film che danno ogni giorno nella stessa sala
siamo specchi in cui guardarsi e non vedersi
musei che nascondono, più che mostrare, cimeli antichi
e una parola che rimane in sospeso tra me e te.
Una singola parola che non possiamo dirci
che non vorremmo nemmeno dirci, una sola.

Maniaci di coltello in svariati atti, per ora tre.

Pubblicato: 5 giugno 2012 da attraverso in scrittura
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Atto 1
Allo spezzare del pane chiesi se era ora e mi risposero di sì.

Appoggio lo sguardo verso il di dietro della donna davanti a me e comincio a fantasticare su quello che potrei farle e se il momento non fosse così solenne potrei anche toccarmi.
E’ un tipo di pensiero che si affaccia spesso nella mia testa e rimane, ovviamente, quasi sempre solo un pensiero che, alle volte, superando la soglia della pura e semplice fantasia mi costringe a tornare subito a casa.
Sento una sorta di solletico in un imprecisato punto posta tra ombelico e pene. Un po’ come se avessi voglia di fare pipì. Ma molto più piacevole e…
Lessi una volta da qualche parta una sorta di diario di un serial killer che descriveva, minuziosamente, i suoi atti. Be iniziavano tutti invariabilmente come iniziano i miei così avevo deciso quale sarebbe stata la mia condotta, non volevo diventare un serial killer, avrei dato sfogo alla mia libidine, masturbandomi. Dopo provavo pace, liberazione, solitudine e tanto senso di colpa. Sì mi consolava il fatto di non aver ucciso nessuno, nonostante anni e anni di educazione cattorepressiva, ma il senso restava. Ci insegnano a diventare omosessuali ma poi ci dicono che è peccato e che è un atto contro natura e che si va all’inferno. Strani.

Sto arrestando un sacco di forni accesi
Sfogliando le pagine di un libro
Assaggiando un caffè appena uscito
e non trovo un paio di calze dello stesso colore nel cassetto della biancheria.
E’ un giorno di festa all’interno di una settimana da passare all’aria.

Atto 2
Al segno della pace sentii un gran bisogno di guerra.

Il culo della vicina si muove, si alza e cammina fino al confessionale. Va a confessarsi. Lo seguo con lo sguardo, mi immagino una serie di peccati confessati al curato, avrei voglia di ascoltarli. Mi scopro ad immaginarmi di essere io il protagonista di quei peccati. Scagli la prima pietra chi non lo ha mai pensato. Mi alzo anche io, esco dalla chiesa, non sento la fine.
Corro verso casa. Un paio di vicini mi salutano, penseranno che ho dimenticato qualcosa di importante. No, cari miei, sto solo impedendo un grave reato contro la persona, contro la morale, contro l’universo intero. Arrivo a casa. Mi sfogo pensando ai peccati di quel di dietro. Magari non ne ha commessi nemmeno uno ma… ad un certo punto ho messo pure insieme un giochetto a tre, io, il di dietro di cui sopra e un davanti visto un paio di sere prima dal prestinaio.

Sto guarendo una pianta dalla rugiada.
Riponendo un libro al suo posto nello scaffale.
sono ordinati per colore, data di acquisto, data di lettura,
e ho perso un giro di walzer con Matilda.
E’ un giorno di nebbia passato a scavare poesie dal brodo di carne.

Atto 3
Sul più bello la radio del vicino erutta Baglioni , oh se solo sapessi andarci anch’io.

Dovrei essere libero di fare quello che voglio ma ci insegnano che non siamo isole ma solo pezzi di un gigantesco puzzle di un cielo azzurro e senza nuvole. Tutti uguali che si possono incastrare solo con pochi e scelti vicini.
Però la vicina è una bella isola da guardare, magari da dietro le persiane, solo guardare e non toccare che non si può, non si deve, io non posso, io non devo. Io sono un maniaco del guarda e non fare, del sospirare mentre scende il buio e incapace anche del più semplice dei gesti concreti.
Così mangio il gelato e penso a come sarebbe bello se la signorina del ‘terzo b’ lo facesse con me, o meglio: di me. E poi salgo e scendo le scale più volte al giorno sperando di rubare un’immagine, un sogno. Sarebbe da andare dal dottore se non fosse così da vergogna. No meglio stare da soli e guardarsi spesso allo specchio con la paura di scoprirsi soli ma non abbastanza. (sarà un caso che quest’ultima parola sia formata da Abba e Stanza?)
Così al lavoro aspetto che la segretaria giovane e carina venga e mi porti la pratica da firmare e quando arriva la bella stagione le segretarie cominciano a spogliarsi e a me frullano pensieri per la testa che nemmeno un campo di fiori brulicante di api e allora mi do malato e sto a casa, intere giornate nella vasca da bagno, intere giornate a desiderare la donna d’altri e le robe proprie.

Sì, sto attaccando un poster alla parete
il Che che mi guarda e fa le boccacce al Ghandi seduto lì davanti.
Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII giocano a rimpiattino
con un paio di calciatori in bermuda che vanno al mare.
Ecco suonano alla porta e io non ancora finito il lavoro e, oltretutto,
non c’è sangue che esce da sotto le fessure ma solo vino d’annata.
Forse Albana.

Il cuscino a dondolo

Pubblicato: 24 maggio 2012 da attraverso in scrittura
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Il cuscino a dondolo ha fatto la sua discesa in campo
mi ha cullato tutta notte
e mi ha raccontato le sue parole,
una dietro l’altra
come una poesia detta ad un bambino
con le rime al posto giusto
e parole facili da capire.

Amore, cuore, veleno, anello, serpente, coniglio.
Genova, Velletri, mare in campagna, macchina assente.

Il cuscino a dondolo ha zampillato le sue moine
ha fatto una rima persino con accondiscese
e ha scritto carte
per nuovi assassinati
un corpo da sballo
e due o tre sentimenti da dividere
con chi ha la voce giusta.

Carbone, zucchero, neve, salute, orso, gallina.
Roma, Missaglia, mare in un prato, vecchi aeroplani.

Nel cuscino a dondolo ho trovato le navi scomparse
hanno raccontato storie di pirati
diviso con me un’intera era
lustro dopo lustro
e lucide follie da portare a casa
senza mai soffermarsi troppo
sulle cose da dire e poi dette.

Mulino, vento, guerra, scalo, merci, agnello.
Milano, Grado, puntine da disegno, segni appesi.

Tutta la notte, stanotte

Pubblicato: 25 aprile 2012 da attraverso in scrittura
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Vederti sorridere
mentre accarezzi un pensiero
che ti si è seduto accanto e…

Stanotte vorrei esserti addosso
avvinghiati come dopo essersi strappati i vestiti
circondati dal buio e dal caldo di un corpo
tutta la notte, stanotte…
l’ultima notte prima della notte dopo.

Stanotte a capo in discesa verso il blu
come topi persi in una nebbia qualsiasi
come i cento versi scritti solo
per essere diversi dal proprio vicino di casa
l’ultima notte prima di tornare indietro

Tutta la notte, stanotte, stonando i ritornelli
confiscando sorrisi e sospiri
urlandoti che non c’è motivo di esserci
tutta la notte, stanotte, io e te ancora
e poi quattro gocce per dormire
[oppure]
venti per dormire per sempre.

Intermezzo semiserioso

Pubblicato: 15 marzo 2012 da attraverso in scrittura
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Un dubbio mi assale
e governa la nave
nessuno che dica
ma che merde che scrivi.

Siam tutti buonini
quasi avessim timore
che di nuovo succeda
che il gioco si rompa.

Suvvia che qualcuno
si prenda la briga
di dire a quell’altro
ma che stracci che scrivi!

E che l’improperio
diventi una cima
su cui ci si sfidi
a duello con stima. [magari anche la rima]

La dolce poesia
che di rugiada si ammanta
diventi la tigre
che divora la preda.

Suvvia miei compagni [o amici e colleghi]
issiamo le vele
dite pure che schifo,
se pena ne vale.

Ma non lasciatemi ancora
pucci pucci a sentire
che sembra di esser
in un mondo di fiabe
che ecco che arriva
la fata che porta
un dolce soldino
che ho perso un dentino.

Non voglio la guerra
ma nemmeno melassa
non voglio il dolore
ma nemmeno incrollabile fede
voglio solo qualcuno
che dica alla penna
stai zitto cialtrone
stai zitta hello kitty.

[e che si introiettino gli amanti]

Senza più poi

Pubblicato: 23 febbraio 2012 da attraverso in scrittura
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Ecco ho capito che ci sei ancora
che, anche se non conta veramente,
hai sempre la tua da dire
e da farmi riporre nel cassetto.

Pochi paesi dopo ho chiesto di te
e già nessuno si ricordava più.
Pochi passi dopo ho chiesto di te
e già nemmeno un’ombra di
ghiaccio nel whisky.

Ecco ho capito che non è ora
di fare un inchino di saluto
ma è ora di riporre l’urna
e di scrivere la storia più lunga.

Pochi pezzi di pane dopo
ho compreso che il singhiozzo era d’uopo
così ho scelto una brioche ripiena
e l’ho mangiata da solo.
Panna nella cioccolata.

Senza più poi.

E se poi

Pubblicato: 20 febbraio 2012 da attraverso in scrittura
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E se poi, assurdo, concimassi un po’
mettendo cocci e petali sull’ovatta sostenendo
costruzioni.
E se poi…
semplicemente aspettassi,
oscenamente concepente e
inconcepibilmente osceno in attesa di un frullare.
Un rosso accesso con un blu sottile attorno.
E se poi guardassimo avanti e vi trovassimo
solo sassi, spine e poco altro
tu vorresti ancora ballare con me?
Assurdo vero?

Il poi

Pubblicato: 16 febbraio 2012 da attraverso in scrittura
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Poi sono solo parole
lisce e un po’ distorte.
Cerchi concentrici che partono e arrivano.
Ecco parole appena messe una dietro l’altra
e si lascia che venga il mare a cancellarle.

Poi dovrei dirtelo che
ogni volta che ti ho tra le mani
alla fine mi scappa da piangere.
E’ dai tempi della scuola.
E ne è passato tanto del tempo.

Amore e fiori da regalare
mani alzate e segni di distensione
cuori lasciati in disparte
e canzoni finite male.
Dai stiamo scherzando è solo mare al sud.

Dovresti parlargli di te
raccontargli delle volte al cinema
e di quello che significa un airone.
Come davanti alla madonna cieca
facendo finta di chiederle una grazia.

Amore distinto dal cuore
pulito di ogni nota bastarda
asciugato da ogni Viserbella di passaggio.
Ecco è solo una spiaggia popolata
da inutili figure di stoffa.

E poi… chiedetelo a quel mare al sud.

Che poi

Pubblicato: 14 febbraio 2012 da attraverso in scrittura
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Che poi ogni cosa al suo posto è inutile, davvero.
Che poi parlarti per ore è… solo assenza.
Che poi, baciami piccina sulla bocca piccolina, è ovvietà.
Assumo un po’ di brina ogni sera prima di addormentarmi
e la tramuto in rugiada poco prima di svegliarmi.

Che poi sono solo parole avvolte nel domopak.

Sporgo

Pubblicato: 28 agosto 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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La luce mi sveglia filtrando dalle persiane
connetto puntini in forma di pensieri frizzanti
e mi chiedo perché alzarmi, perché no mi rispondo ossequioso
attraggo a me una non so quale forma e sorgo

Sorgo

Mi alzo appoggiando il piede sbagliato
penso, io scendo sempre con il piede destro
perché sono sceso con il sinistro stamani?
Da fuori sento chiamarmi, sono venuti, li scorgo.

Sorgo
Scorgo

Mi imbatto in un bambino che mi chiede un euro
A cosa ti servono, penso. Ma lui mi risponderebbe, per mangiare
e a quanti lo hai chiesto, a tutti quelli che ho incontrato
e te li hanno dati, alcuni sì ed alcuni no… ma lo so già e non lo chiedo,
metto le mani in tasca e trovo due euro, glieli porgo.

Sorgo
Scorgo
Porgo

Imbratto qualcosa con i colori che trovo nel cassetto
Ma cosa sto disegnango che non sono capace. 
Arguisco che i pensieri non si disegnano, o almeno io non so farlo
allora tramuto i pensieri in immagini e di colpo, semplicemente, colgo.

Sorgo
Scorgo
Porgo
Colgo

Lo vedo, un puntino là sotto nel vuoto distante da me, un mio pensiero.
Lo guardo e l’ammiro ne sono quasi rapito conosco il suo fine
ne seguo sinuosi i movimenti nel nulla e mi contraggo alla vista.
Mi sporgo, volo?  No, precipito, anzi: spurgo.
 

A fine corsa

Pubblicato: 18 luglio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Poi capita anche di asciugarsi
stendendosi al sole e coprendosi gli occhi
giocare un po’ distratti a fare il cortese.

La stella cometa è passata donandosi
mentre il cipresso argentato ha preferito defilarsi
ed un imbuto di afonie si è fatto grida.

Tutto ciò ci lascia indifferentemente assenti
e concependo universi stolti e contorti
ne apprezziamo i codici criptati e le linee sottili.

Uno dietro l’altro ne traduciamo i lamenti
e li stendiamo accanto a noi ad evaporarsi
silenziosi e predittivi di futuri pleonastici.

Se fosse domani potresti acconciarti i capelli,
se fosse dopodomani andare a caccia di punti neri
altrimenti aspettare o farti aspettare in un caffè.

Eseguo e commento con cura ogni singola frase
attraggo e respingo sorsi di letture leggere
e arrivati in fondo si perde il filo del discorso.

Poi a fine corsa ti apro la portiera galante
ti sistemo con cura un velo sulle spalle
e con immutato affetto ti accompagno a casa