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Reflusso dell'anima accudita

Pubblicato: 15 maggio 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Fu così che mi diedi tregua,arrangiai le corde e suonai lieve le mie scomposte note.
[Suonai concerti in do minore]
Mi lacerai lenta,tagli da suturare mentre il suono mi sconfisse.
[Penetrò con note in riverenze d’amore]
Mi persi fra singhiozzi e neve disciolta.
[Le dita incipriate di sole persero colore e ritmo]
Non ci fu ragione in quello che mi rovinava dentro,lento.

Solo la danza delle vene che si accartocciavano ad ogni nota e battito.
[Un ballo delle debuttanti mal riuscito,calpestandomi ancora un po’]
Inseguii il sogno sul vento,come un cavallo da domare,ad ogni salto un singulto,ad ogni singulto una lacrima che come vampa mi rubò i respiri e scavò nei miei occhi,luccicanti di nulla.
[Lame nella gola ad arrugginirsi lente]
Questo fu il viaggio che macchiò le vesti dell’anima,macchie dal sapore un pò amaro,come se tutto fosse di fiele.
[Da lavare,sfregare…e inumidire…la macchia andrà via]
Le note scivolarono,si mischiarono e concimarono l’aria con pesanti tendaggi di glicini.
[M’innamorò quel penzolarmi dentro]
Nauseata vomitai trifogli,insozzando la quiete del mio irragionevole cuore.

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3tre

Pubblicato: 12 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Mi pagano una volta al mese
fanno suonare il mio barattolo
di ferro e colla appiccicosa

Ci posano quattro monete :
una per ogni settimana
stantia o vivace
di limbo o di passi nell’erba fredda:
a  inseguire farfalle o a scappare da cani

Settimane di gru apparecchiate su vuoti:
aria che prova a riempirsi
creare nuovi canali
sempre più alti per il vento:
il vento che sale e che scende dagli angoli vivi
delle case perbene con vie private
o delle fattorie ormai scoperchiate

Non so come camminare:
americane indisciplinate alla ricerca del tepore
di un pene da sognare nei loro cottage in riva al lago
quando ricorderanno il pelo fulvo l’occhio azzurro il dente marcio
la fiacca nei muscoli il mattino dopo, la pioggia

Un dito tagliato da carta  grana grossa:
non so come camminare corro per mantenere l’equilibrio
se mi fermo:
una gru in uno stagno 
inzacchero

Un lampione al centro della piazza
e le piazze sono circondate di luce
niente più anfratto paura intimità sotterfugio tradimento promessa
come alle diciannove e dieci dell’inverno di  un’altra me dodicenne

Muoiono i prati affacciati su palazzi rossi e gialli
a fianco:
palazzi blu
verdi
e a morire     
coperte
le ex case bianche di via della pace mondiale:
grigie commercializzate nerastre imprenditoriali
con pensiline che nascondono uffici  e panni ad asciugare
al vento che scende sugli spigoli vivi dei ponti nuovi dell’autostrada
sui recinti dipinti stinti con vetro o filo spinato
dita tagliate da una lattina d’alluminio

Lui sorride anche al telefono
Lui si addormenta di un buon sonno
Lui riposa accanto a me
Lui si fida di me

Non è una colpa se sputo sui manifesti:
affitasi cartelloni pubblicitari agenzia di milano
i milanesi ci san fare
ennesima faccia che si propone sindaco in un comune del napoletano
a nascerci  napoletani

Gli  ippocastani ancora sono secchi
pendono castagne spinose sulle strisce blu dei parcheggi
monete che mi hanno dato che mai riavrò

Piovono soldi sul mondo
sembrano pallottole
pallottole di piombo
Piovono irritazioni preghiere intolleranza perdoni
Tirate su i bandoni
Piovono soldi sul mondo
stampelle per farci camminare

Nel ventre la madre porta il suo feto.

Sifilide,il pesce rosso, è morto già da un mese.