Posts contrassegnato dai tag ‘prosa posseduta’

Carte da decifrare

Pubblicato: 7 febbraio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , , , ,
Il matto era lì. Con il suo mazzo di carte sventolate come ho visto fare una volta  a Tony Binarelli in uno spettacolo tristissimo di molti anni fa. Stavo in un cine teatro con i sedili in legno che cigolavano e il mago magheggiava e insieme a lui un’assistente scosciata, scocciata e anche un po’ cellulitica che rideva a comando come una scimmia. Mangiavo popcorn e mi pulivo le mani sul giaccone di un tizio che mi stava sulle palle ancora prima di entrare e che si era sistemato davanti a me nonostante un fottio di posti liberi. Lui da una parte, il suo loden di lana verde pettinata appoggiato sulla spalliera della sedia che quasi strusciava per terra e mi impediva i movimenti dall’altra. Due posti occupati, un solo biglietto. La cosa più giusta che potessi fare era usarlo come un kleenex. I Pop Corn ti lasciano le mani unte, lo sanno tutti, anche Tony Binarelli. Alla terza magia mi addormentai ma non fu colpa del prestigiatore. Ero io ad essere stanco, un mix tra sport, chilometri di curve e una spruzzata di wild love che detto così sembra un profumo ma volevo dire roba di sesso, all’ormone dei vent’anni non si comandava, non poteva farci nulla nemmeno Binarelli, Giucas Casella o l’inarrivabile Silvan dai capelli improbabili. Ieri mi sono fermato a osservare con attenzione il mago. Non è proprio un mago di quelli matricolati. Nessun cilindro con conigli nè donne segate in due e riattaccate con il Vinavil.  E’ un tizio che passa le sue giornate in un centro commerciale e ha sempre un mazzo di carte in mano che sventola felice, con una mano sola, con posa da vero artista dell’illusione. Ieri aveva anche un cappello da cowboy. Quasi stava bene, stavo quasi per dirglielo, solo che appena fai per guardarlo lui si gira dall’altra parte e inizia a parlare da solo, forse impreca, mi insulta, chi lo sa. Non si capisce quello che dice, è una lingua incomprensibile, sarei portato a dire esoterica, o forse più semplicemente  non vuole pubblico per i suoi spettacoli. Ha paura che la gente possa scoprire il trucco e non sapendo se lasciar perdere le sue magie o rinunciare al pubblico opta alla fine per la seconda soluzione. Ho fatto la spesa come le altre volte. Nel supermercato in giro come un segugio ad annusare le offerte speciali. 30 euro di niente. Costa la carne, lo leggevo sul giornale, aumenti del 400%. Figuriamoci il pesce penso ad alta voce. Una signora osservando un sacco di patate al selenio si rivolge stizzita verso un’altra donna, grassissima quest’ultima, che si muove pachidermica. Barrisce stizzita anche lei che è una vergogna, le patate non possono costare così tanto, ci deve essere un errore. Mi verrebbe da dire che la colpa è del selenio, se non ci fosse quest’aggiunta magari tornerebbero ad un prezzo decente. Poi mi sovviene uno slogan che recita "la patata tira" e se c’è domanda – realizzo – il prezzo sale.  Ho caldo e cerco refrigerio al banco dei surgelati. Va tutto bene mi dico, è solo un po’ di stanchezza accumulata. Guadagno l’uscita e il mago sventola fiero il suo mazzo di carte americane poi all’improvviso si toglie il cappello da cowboy, si affaccia alla balaustra e lo lancia come un frisbee giù di sotto dove i bambini mascherati si tirano coriandoli e stelle filanti. Gli Spiderman vincono sui Gormiti. Il cappello si posa lieve a terra come un disco volante ma i bambini di oggi sono più scaltri, non credono agli UFO e semplicemente ci passano sopra con la delicatezza di un caterpillar ostentando quella loro inconfondibile innocenza a termine. Ora non è più un cappello quello sul pavimento ma una pizza venuta anche male. Il mago si gode lo spettacolo dall’alto e desiste dall’idea di seguire il cappello. L’ultima cosa che gli vedo fare è apparecchiare le carte su una panchina. Gli passa accanto una fatina e con un colpo di bacchetta magica lo trasforma in un pappagallo. La gente gli passa accanto e gli chiede il nome. Ma lui fedele alla tradizione dei pappagalli televisivi non dice una parola. Quando tutti sono andati via restano a terra i cordiandoli, un jack di quadri e un 9 di fiori. Ma del pappagallo e del mago nessuna traccia.

giadim

http://malaparata.splinder.com

Annunci

Dentro

Pubblicato: 10 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , , ,

I pezzi si uniscono

in stanze assurde

sfiorati da pareti

di ricordi e di segreti,

 
I rettili della mente dimorano

in acque stantie, copulando

virtuosamente sui principi

guasti delle morali incollate.

 
Nell’Ultrastanza la percezione

oscilla tra i sensi come

un’anguilla mutilata

e il suo continuo sanguinare

oscura i liquidi dell’agire.

Tutto brilla e si ripete,

sguazzi e pezzi in sinapsi

ciucciati via con la luce.

Da fuori appare

tutto immobile,

pur perfettamente instabile.

Pronta, il soccorso?

Pubblicato: 21 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , , ,

Perché poi quando avverto quella sensazione strana che mi trasporta una parola sulle labbra che rimbomba strana nella sua immacolata-nebbiosa visione non ho scampo. Che. Devo abbandonarmi a quella rituale danza da shamano con tela di sudario -oggi- e movimenti del pennello intriso in china rossa e nera. Oppure con tela d’aria –ieri/domani speriamo-e filtri solari misti a onde di querce.

Quella parola stanotte/la mattina presto era “dolore”. Niente di strano. All’ordine del giorno, primo punto per tutti. E’ che, sempre che, nel lasso di tempo che (ancora che) ero riuscita a prendere sonno infilandomi tra le mie sete in “che” contorsione sottosopra -da capo i piedi/da piedi la testa, il cuscino tra le braccia ed i capelli sul cuscino, una gamba penzoloni e l’altra ripiegata in una piroetta (al solito anche quando dormo)….Il dolore era ormai un incubo, lo stesso descritto poeticamente un paio di che/mesi fa come segue (necessari i versi per chiarire eventuali inghippi della mente):

 

/tralascio il prima/

 

…cosa vuoi arpionare

ancora

dal centro grondante

di povere piogge d’oriente

-balene- i fantasmi di orridi

pensieri sudati e convulsi

smodate creature

tatuate andanti

ondulanti di anni incolori

-la febbre- giallocorvina

trascina la fune

e avvolge le braccia placcate

di sale

 

/tralascio il finale/

 

Tristram Shandy conosce bene questo mio impaginare (i pensieri), come del resto= ormai anche voi. E’ un rito anche questo, dare forma con forme in formine.

 

Dicevo un che di qualcosa. Già, mi sveglio e urlo,urla il mio braccio destro-che è mio non altra sembianza. Questo è dolore palpabile, mormoro alla smorfia vera, amputabile forse…Mi alzo, mi infilo nei jeans-niente caldo rossetto*. Scendo, entro in macchina con il braccio destro che mi segue senza trovare una posizione idonea. Avvio il motore*/neanche aritmia della noia*/ e parto, guido con la sinistra, manovro in qualche modo nello stretto parcheggio del condominio (già due volte in retromarcia ho tamponato un cipresso e rotto il vetro in mille pezzi) con la sinistra aziono il telecomandoalzasbarra e oltrepasso: direzione il nuovo luccicante enorme distante km e km ospedale.

 

***versi della mia prima poesia in italiano che ancora non vi ho proposto perché non è inverno e perché questo anno non devo percorrere 110km ogni giorno tra monti e curve

 

Cambio le marce con la sinistra e mi lamento un tragitto intero, a pezzetti e tratti

lascio un sole ed un cielo che è dolore. Arrivo, non mi fanno entrare nel parcheggio del pronto soccorso,parcheggio vicino, mi trascino a strascico verso lo sportello di “ben arrivati,abbiate pazienza,c’è chi sta peggio di voi”. Formalità: nome cognome—sono già schedata e non c’è bisogno di tirare fuori il tesserino sanitario/meno male, un’altra azione con il braccio sinistro e potrei anche smadonnare/. Mi siedo, mi contorco, mi mangio il labbro, giro nella sala d’aspetto…sono davvero PRONTA ma il SOCCORSO, dov’è?

 

Sussurri, circondata dalle voci degli altri pronti.

 

“poverina, ma guardatela, piange e sbatte i piedi…ma perché non la fanno entrare e la visitano?” (traduzione: …e la finiscono?)

(seeee,visitare…lo so bene…terrore…diagnosi sbraitate ad occhi storti e piedi zoppi…)

 

Final-mente (cielo, mentre sto scrivendo sta anche bruciando il pranzo: erano calamari e gamberetti per risotto, non ridete) il dottoreeeeeeeeeee!!!

 

/Ahia,ahia,ahia,ahia,ahia /+ “bisogna fare una lastra, ha sollevato pesi? È caduta? ha sbattuto?” + /facciamo pure questi X, no, no/.

 

La duottoressa rùssa della Stanza101 (rivolgersi a Winston Smith “1984”, G. Orwell) è gentile…la stanza meno. Mi spiega cosa devo fare ma già lo so, mi posiziona tra i miei mille AHI, entra nella stanzetta dentro la stanza…”non respiri”…

 

Fredda lapide, pannello

il dolore è in piedi

 

la bella statuina è anche un gioco

e la fotografia un hobby

 

in nero

bianca di paura

rossa trasfusione

(non ho ancora amato)

 

Un istante e il grigio intorno

è la terra dei perché fermi,

aghi le luci soffuse e il pensiero

aria in blocco di cemento.

 

Ora sono Pronta Per il Pranzo…ma il Pranzo non lo è.

….E tutto questo succedeva a novembre. Domenica passata, invece pure…ma ho chiamato il 118 per soffrire tra i comfort della Squadra Soccorso a Casa.

Entra pure Kobal

Pubblicato: 5 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:

Entra, la porta è aperta. Sento il tuo morso sul collo che già svelle ogni parola.

Perché esiti? Non sono io la mano scura che disegna i tuoi versi – la bocca dura

dove sbatti la tua barba fina come la costola del pennello?

Lo so, non è facile capire, quando una strofa valica le ossa,  molesta la pelle

cede sul foglio. Non posso seguire ogni virgola dell’inchiostro – ho mani d’acqua

che, annegano dove le bolle del calamaio sbuffano ossigeno, come lapilli.

 

Ti guardo come un rubinetto che, lascia cadere le ultime gocce per liberare il ferro

da piccoli smalti di ruggine.              Forse dovresti pensare di meno al pavimento,

 le biforcazioni tra le mattonelle non sono l’inferno che hai lasciato –

non ti preoccupare, dunque, avanza.

 

Solca queste volte d’aria che, si arcuano dove il mento posa il timore di vederti.