Posts contrassegnato dai tag ‘poesia’

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1035.

Pubblicato: 1 febbraio 2013 da Andrea Lucheroni (Jmarx Poetry) in scrittura
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Con gli occhi del padre, mi siede accanto
. il tormento della luce che si espande
mi guarda come un albero del tè, mattino
. tra i primi mucchi della ricostruzione
mi parla di una cortina di futuri, da difendere
. come detriti assolti
dallo sforzo.

Ed io, figlio dei miei occhi, lo assecondo.

Lo assecondo ancora, mentre
si ricopre di città.

Destrutturazione

Pubblicato: 30 gennaio 2013 da margot croce in Uncategorized
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L’ombra sepolta…

Pubblicato: 28 gennaio 2013 da margot croce in Uncategorized
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L’ombra sepolta nel bosco

si sfalda tra zolle

svapora dalla terra scura

e si ricompatta

in un grigiore filiforme.

Ahi fragilità d’ombra!

Ahi canto di gallo

che sveglia fantasmi!

Figura inerme che contempla

pennellate di sbafi

su un orizzonte cilestre.

coincidencia

Biancheggia in un turbine d’aria

una voluta saggia e pesante,

un segno di ardesia pressato

lasciato dall’ombra.

Ahi! viaggio dell’essere stati

su cui trema l’0mbra

atomicismi

Pubblicato: 16 gennaio 2013 da lievolando in Uncategorized
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#

quello che sento è atomizzante
un attraversamento del totale nulla
aperto a soffi di cuore, messi a conseguenza
un ordine cronologico
una successione di giunture
che dipendono dai sibili del letto

questo letto che morde tutte le parti del corpo
mi attacca alle tempie di freddo nucleare
di banda magnetica che striscia sulla vita
sul momento inatteso

alla finzione, all’interstizio
tra la laboriosità e il male, il peso equivoco
dei primi piatti, intervallati alla fame
come la spiga senza il chicco, la paglia
solitaria, l’arsura della terra stesa
come una morte corporale

#

m’illumina una luce così elettrica
di un crescendo elettrico
che non è un salire a dio, attraverso
il led di natale, non è un salire di montagna
per raccogliere dati o comandamenti;
ma l’effetto che segue all’ingrigirsi dei capelli
le bande larghe, il bianco più o meno simmetrico
attinente al pensiero, che sfievolisce
si stempra, arpeggia, talvolta scritto
tendente alla proiezione della morte
come una coniugazione verbale

Vagabondaggio

Pubblicato: 12 gennaio 2013 da margot croce in Uncategorized
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Ho intinto nell’occhio blu la punta di un coltello

volevo veder sgorgare un mare

che fosse un flusso di pensiero costruito

su una pupilla che scruta nel futuro.

 

La mia anima vagante ha lo spirito

della zingara Esmeralda.

È un tetro incedere lo sguardo,

smarrito in spazi deformati.

M’insegue la sordida armonia di girotondi

dove seppellisco la mia morte eterna

ad Anna

Pubblicato: 6 dicembre 2012 da morfea in Uncategorized
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tu, ultimo e primo, tu, nostro.

Anna Achmatova

bestiola armata d’amaro, crudele
nello spiccare voli contro chiavistelli di ruggine
prolissa, nel vetro ringhiare morsi
scolorire dinastico fattispecie
occhi adorati, mi sanguinano di riflesso
la lordura s’attesta ai lati
e la finestra ansima
ogni tanto il momento del tacere
avverto il calore di ogni mattina
che sbuca forte come uragano dalle parole
la veste gira ossessioni in random
una certa tristezza spiuma ossa

ophelia

Pubblicato: 9 novembre 2012 da morfea in Uncategorized
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Ofelia è stanca dell’infamia delle acque
lunaris nel verde torbido e nei viola di certi iris
in un Getsemani che trascina come graffio
cornioli dallo sguardo che oltrepassa solchi
e precipita una certa carne, che spinge il muso
quando scorre acqua sulle fenditure morbide
predilige le forme nere d’ossessione
lo dice al fondo che smania nelle rane
fra le larve sparse sottofoglia
con le mani accarezza la punta degli aghi
che le attraversano il cuore
e intanto lo sguardo galleggia
fra l’oscuro che s’arrampica alle immagini
e lo sbiadire delle vesti

VENNERO – DUNQUE-

Pubblicato: 29 settembre 2012 da Villa Dominica Balbinot in scrittura
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E vennero- dunque-
quelle incessanti variazioni dei venti,
la bruna incisione invernale
la infossata piega,
– una tremenda velocità segreta.
Eccolo- allora-
quel candido abrupto muro (altro…)

LUNARIA – ultime fasi

Pubblicato: 14 agosto 2012 da il Golem femmina in Uncategorized
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LUNARIA

 

III

 

Rende la carne greve

quel pensiero

come sceso dalle fate

o dalle sagome caduche

in un freatico silenzio d’Acqua

la cellula che le compone il cuore

globuli di poesia delle domeniche

allegre fisarmoniche in ipossiemia di sensi.

Ma quando cede alla mezz’aria delle sue voci

si mette a girare nelle dighe

nelle secche, nelle mosche

è quella che appare 

traspare

come la miseria frusta.

 

 

Ogni sogno è sgrezzato,

lavato, (ri)costruito,

come la prediletta figlia femmina della Luna

volante, fra le miglia delle piastrelle

dei fiori di limoni

un’essenza, decantata

un canto dall’altra riva

sebbene prenda a macete il primo quarto

– che quindi cala a fasce -.

Così è spoglia.

Le hanno asportato il male dei dubbi

incuneato il reale dei vivi

spezzandole il braccio, nella via dell’indulto.

 

 

IV

 

(Ah padrona)

spettro nero

diafana

con le fibbie slacciate nel fiato

finché si stende e si rialza

riordina le scarpe per uscire scalza

a guardare oltre il firmamento

e trova il Magreb

e la licantropia che le gualcisce l’anima

incomposta, allunata dei sospiri

rincorsi, (ri)corsi negli uomini al metilene

l’ansia chimica dei ricordi assimilata

all’essenza il nulla, l’attesa delle stelle

la testa inciucia pensieri

sottopancia, girata nel dorso,

fuori

nel cuneo soffocante della bassa marea.

 

 

(inciucia, racconta pettegolezzi, ndt)

GiocandoMi

Pubblicato: 14 agosto 2012 da morfea in Uncategorized
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fuochi o fuochi
perenni forconi
attesi dalle fiere
all’angolo – giro
di un fustigarsi le corde
v o c a l i
per non essere altro
che il fumo di un passaggio
lento che si fa nullo all’ostia
e resta il rimirarsi
ad uno specchio tondo
sbeccato dai fusi
che il punteruolo
ricama di bocca in bocca
rianimato stemperando
colori fasulli
fatti e fratti
frattaglie e scempiaggini
e il ballo canzonato
che scivola alle vesti
nudo nei nodi
che lascio nel ghigno
che scrolla di gola in gola
la voce dipinta
si maschera di maschere
e piange versando versi
nella nullità che appartiene
una congrega d’alberi secchi
che si fanno belli nel balletto
dei rami che nascondono merda
dipinta per humus di voci

Voglio uccidermi, sfuggire alle mie responsabilità, strisciare di nuovo nell’utero.

-Sylvia Plath-

nervosa di giorni salati e di una casa spaccata
raccolgo l’odore pettinandomi una povertà
che mi percorre il corpo come una fame
in questo male che occulta la parola
con una paura che non mi parla
faccio d’erba le unghie
e il mare ha nel sale il fuoco – che scrosta
l’impiccagione degli errori

e si fanno bestie questi pezzi di muro
che senza colore tolgono la mia infanzia dai bulbi
e le mani hanno un fondale di meduse
che in lamento schiumano piscio
in un eclissi di formiche e nuvole

LUNARIA

Pubblicato: 22 luglio 2012 da il Golem femmina in Uncategorized
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(I)

 

 

E’ la vista

la safena imprevista

che s’insabbia

nel dominio dei sensi in festa

soprattutto espone la marea

per mandare tutto in oca

e si svergognano le donne in rabbia

come nel flusso degli alberi i fianchi

l’alta paga dell’immortalità

muove sottomessa

stregona compra un anello

e si fidanza con se stessa.

 

(II)

 

Svanire nell’aria

faccetta bella, è un allunaggio

sebbene le macchie lunari si frantumino

poco e vivano nel più

degli errori e delle inesattezze

e se tornare indietro sarà un lago

che non bestemmia mica

a queste braccia di cinabro e mal’aria

ogni singola parte (mi) sarà contestata.

Allora possa io risorgere,

rifluire

staccare,

spianarmi

nel moto del viaggio che sarà breve,

– mettetevi comodi –

e in uno dei varchi la risurrezione

delle facce,

tisiche e fuori fuoco

(mi) contenderanno la riva

macabri tridenti e rialzati in loco,

finiranno, in buono spirito, in un’acetaia

e mostreranno due lune

tre soli ma ancora una sola vita

vecchia.

così restano

Pubblicato: 19 luglio 2012 da morfea in Uncategorized
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così restano involucri
una possessione d’aria che non sa di nulla
questo cielo così aperto
s’inabissa nella volontà dei segreti
un passo di cose nella memoria
nella polvere d’ossa che si scioglie
con i capelli
e ripetere le pietre che cadono
come torsoli di mele sfatte
un marcio che cammina di maschere bianche
e primogeniti dalla bocca disperata

EX VOTO DELLO STRANGOLATO

Pubblicato: 19 luglio 2012 da FM in scrittura
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Austero come un campanile
con l’alterigia di chi è prevenuto –
ripicca di uno sgarbo giovanile –
rimase immobile a scrutare;
rivoltato e sospeso sull’altare
tra reliquie –  un coccodrillo
da corde forti trattenuto,
una specie di misero gingillo.

Guatava con occhio acuto,
la pancia rivolta alla navata,
finché non scorse un’anima
dall’aria assai ben conservata.

O metopa, spiega al coccodrillo
che il condannato al cappio robusto
per mill’anni viver può tranquillo:
Innocente t’imploro e Tu se’ presta;
quattro volte si frange il laccio ingiusto,
perché Tua man l’altrui fierezza arresta”.

[I manichini e il coccodrillo sono
nel Santuario delle Grazie di Curtatone]

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