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con/venendo

Pubblicato: 4 febbraio 2012 da lievolando in Uncategorized
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(endecasillabi)

dimmi di come fanno l’eco i muri
se mi spingi la notte tra le pieghe
dove tutto quel tuo volermi incrocia
lo spigolo di lume che hai negli occhi

dimmi di come bevon le lenzuola
un passo d’agrodolce che trabocca
tra questi sfondi densi di vetrate

-togli i vapori d’aliti sedotti –

che i nostri chiaroscuri in movimento
siano d’orgasmo all’ultimo dei cieli
e all’ombra del passante giù, per strada

poi stringi, stringi ancora sul soggetto
sul segno più profondo del pastello
là dove il rosso scuce d’acquolina
tiepida attesa d’alba, convenendo

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Il doppio delitto di Tosca (en travesti)

Pubblicato: 23 ottobre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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Il doppio delitto di Tosca (en travesti)
– Ela Rose senza parrucca, senza Castel Sant’Angelo –
 
E mentre posavi il trucco sul comò per lapidare occhiaie
similmente a una pace del viso cacciavi via dalle labbra
il suono assomigliato a noi. Era canto tuo mia Signora?
O note acuminate di uno strillo?
Pugnale è la gelosia che vantavi
stiletto che affondavi a lama di pennello:
tela tragica e rimasuglio di colore a occhi gialli
e la tua voce: limone per le mie orecchie
santarelle.
 
Voi come una Signora a Voi prego,
vogliate scusare il tono della voce mia
fibrilla su le consonanti e il timbro diatonico mi innamora.
Vi prego, come se non bastasse, è febbraio
il corpo dell’inverno martoriato trova ragione
– dal vecchio cielo disabile – nelle urla della neve.
Come una signora Voi siete amante credente
di ogni minima tortura seviziante
nella calura della battaglia Voi un lamento
 – nemmeno – riusciste a perdonarvi.
 
Eri nel letto una divisione a 5 cifre
– le hai mai sapute fare ?-
che a dividerti pezzo per pezzo – tu che non dai resti –
nemmeno un sufficiente quoziente di intelligenza
mi davi per risolverti – almeno capirti.
Tu cerchi la memoria
nel delirio primo de l’età che ho stamattina
che non scompone non semplifica o riduce
che mi discaccia di me a d’io.
E mentre posavi – statua di male e grazia ridonata –
il trucco sul comò, guardavi.
 
Non vogliate voli, Ve ne Prego Mia Amore
nel proponimento dell’oblio non c’è ala che consoli
né cera che disubbidisca alle carezze del solito sole
pure ogni carceriere ha un evaso da custodire
pure un evaso ha la sua prigione da ri-piangere, semmai.
Per disamore di un accordo di chitarra Voi infine – ostinata –
non mentivate più di quanto.
 
Ebbene certa, come la luce,
mi moltiplichi l’affanno del respiro
– grano di fiato sperduto –
e se mi alzo per farmi un caffè
capisco la tua faccia che ancora dorme
nei grani zuccherini che agguanto in un cucchiaio
troppo grande a contenerti .
Mischio le allegrezze sconfortate
alle docili anidridi del tuo respiro.
Fuori, dalle tende meschine,
la vita fermata nel volo schivo di un uccello
condannata a morte.
Io a te dipinto, il viso e le labbra sempliciotte
con ago e filo dischiuse.
 
 “Scherza coi fanti e lascia stare i santi!”
Uguale a un muto immobile Vi prego,
ho parole da darvi, non mi distraete voi triste
ubriaca lanciata da Castel Sant’Angelo caduta
sul fiume che ritirò da tempo i suoi argini
(qualcuno li modificò sapendo che un giorno Voi)
ora cemento ora sgomento ora braccia spezzettate
la testa stracciata la gonna spettinata i capelli rotti.
 
Tu cerchi la memoria
aggiungi un ricordo a modo tuo,
lo modifichi, lo scordi e lo ricordi ancora in un altro dove.
Una finzione finta nel vero del vero che c’è.
E mentre a Roma stamattina c’è la nebbia
io sottraggo un altro pianto al nostro libero cercare
e vivo disperato
E mentre nel prezzo della vita che non pagaste
ma di morte salva vi salvaste
io lanciavo un proiettile all’indietro,
lo sparo di parola che è un trucco deflagrato.
“Io lascio al mondo una persona cara”,
così Vi dicevo. O… O eravate Voi a dirmi questa bugia?
 
Sotto le banali stelle lucenti,
avete scambiato il nostro sangue per amore.
Voi, alla fine di Voi, nella comica finale che slabbra gli orli dell’intorno sguardo, con un mantello svolazzante tra le mani,
un pugnale ferocemente antico, e uno specchio
per vedervi precipitare, sola mentre.

Presto, presto, l’incanto è…

rim_asto intatto:

ha fottuto un sogno

-insider trading

dentro a un quadro sullo sfondo-

giumenta sul pendio

d’intel pentrino

core duo a 2

cede il passo al lume:

adesso  va a petrolio,

corre.

 

Stirare a indovinare

-stirene pone

 il cuore sull’asse-

Ci passa

l’appretto.

 

Ruota Cecco

pavone col colletto

Beppe

il suo tormento d_oppio…

 

E in parolalia d’amore

mobile piuma

fa bersaglio il verso

-non abbiatevene a male

non è prerogativa animale-

se ne producono ancora

di versi

 

 sparita sparuta

 vaporosa di rugiada

-asino da biada

solitudine s’aggira-

bigio un  dolore greggio

 

allocuzioni di gramaglie

allocano drappeggio dello strazio

sbalordito da pianezze a due

piazze sublimate

subliminali di pizzo raso estorto…

 

che di nude finezze

digrigna i lembi corti

ferri e tanto altro

al metro s’offre

(di fattezze)

stagnando un pannolone pieno di pensieri morti

volteggia l’encefalo ormai fradicio di greggio”

di sacrale

non restano che  i decubiti

 

si effetto serra

da termovalorizzatore

onirico

quadro quadrato

con  annessa nota

 impresa in calce

quantificarne il risultato

 

su quell’epitaffio loffio di parole smesse

formiche fornicano nel nulla

a più non posso

ed è un buon segno.

Fumata bianca da blogger…in cat_artico silenzio.

Un’ora di puro delirio…sperando non offenda.

Brecce

Pubblicato: 19 gennaio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Lente le date
in ritorni e rimandi,
soqquadri vorticanti
di menti intinte in olio.
Diseredato ogni ossequio,
schizza tosse d’inchiostro
in bozze e paroline,
negazioni medie
in polimeri d’orgoglio.
E scriviamo tutto
al centro di un tramonto,
dentro pupille di stelle nane
scomposte e fragili
come viole perse al fondo,
o quei post-it
alla parete dell'ingresso,
nostre libere intese,
o contese poco gravide
in brecce di stilo e carne
folle corsa d’anticorpi nei corridoi.

Quel film che l’angelo passa a trovarti in pasticceria,

ti chiede la mano,

la mano data all’angelo scivolerà sul ghiaccio fino

tanto che brucia

e quello dell’acqua fredda con gli altri attorno si

sfilaccia, immagina

il vento prende il segreto il vento muore mentre

 

quando catturano i cavalli urla al deserto di Fante

spossata a brillare

di luce equivoca di luce esplosa di poco importa qual

buio infuriare

e buio nell’appartamento dove ti scopasse un ragno

qualunque, senti

è solo cinema è solo cinema il muro che parla, gli altri

 

( io ti farei alzata molto spazio alle braccia

  dipendere umido tenero inadeguatezza

  un bosco di lumini che attraversi Lucia )

 

( io le rificco gli occhi le butto via il piattino

  ti porto a me allentata la sicura verde

  guardami! Vendimi il mattino. )

Scri-vane

Pubblicato: 21 dicembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Ordunque,  ordendo

lasso lo squarcio nell’intestino

molle col baratro di pene

le unghie rosso fuoco

a scorticare

un io di plastica, residuo

la bambola sgonfiata ,

ordendo dunque

sangue e placenta

nel gorgo di misterico fasullo,

ordunque nell’ordito

saldo risale rimasticato bolo

un cinguettio

da gazze quando non il belato

del gregge, poverelle.

 

 

Hans

Pubblicato: 5 novembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Ho aperto la porta. Ho visto il muro
il popolo lo ha spaccato
uscendo dalla tela del ragno.
Ho sognato, allora, un fiume grosso
che monta nella notte impreparata
e allaga.
I manuali si sono sbriciolati
ironia di parole troppo importanti
cenere a una folata di vento.
Le barbe incenerirono, i calchi
e i cubi tetragoni di sorreggimento colpevole
sgretolarono.
 
Neniarono e salmodiarono i dettati ora vecchi
designificati. Affloscio di tuttame ciarpame cascame …ami
…se potessi compattarlo con l’apposito attrezzo
a infima scatola compressa disinnescata
ridotta.
Ahi quanto l’avrei sottratta, cassata
col frego ripetuto e nevrotico di chi odia
nel giusto, quella finta rivoluzionideologicamente concepita
se solo fossi così inconsapevole che non c’è scimmia
senza gabbia.
Ho aperto la porta. Ho visto un popolo
silenzioso che spaccava un muro.
E ho pianto.

Burattinata

Pubblicato: 14 settembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Un panno copre un chiodo e una crepa,
pietoso. E il muro sbianca.
Ho  uno squarcio, dritto sulla faccia
più scarlatta del cuore
e ogni giorno ci butto pietrisco,
ma quello sghignazza
e mi contravvenziona per circonvenzione
d’incapace (dove l’incapace sarei io).
O troppo capace, talvolta mi sorprendo.
Il fatto sarebbe che un filo mi tira
al mio posto d’ingranaggio
e un altro all’affaccio oltre il sentiero
dove macino l’angustia come semi di pistacchio,
sdoppiando la mia resa di donna
negli ultimi due veli di salomè
senza segreti.
Sono stanca dei bui e del servizio
al concetto di tenuto nascosto
non mi appartiene-
e non sopporto le timidezze
dove è in gioco la dignità del bambino,
per questo, certe volte, solleverei il coperchio
dell’arca, rischiando il deturpamento
del volto, in cambio di conoscenza senza menzogna.
Ho uno squarcio obliquo sulla faccia
cicatrizzato. Visibilissimo.

Ecco, una camelia.