Posts contrassegnato dai tag ‘nostalgia’

L’altro giorno ero in cucina e stavo per iniziare a mangiare una conca di insalata con lattuga, pomodorini, cipolla, avocado, mais al vapore, avocado, olive e feta greca – il tutto accompagnato da un bel bicchierone di ouzo diluito in acqua – quando mio fratello Michele, in procinto di partire per le Spagne, a Malaga, precisamente, butta sul tavolo una scatoletta di cartoncino bianco con scritto sopra, in blu, POLAROID.
> ci dice <>. Michele si vuole portare nelle Spagne una macchina fotografica Polaroid che ha trovato chissà dove qui in casa, e ora ha appena acquiastato una scatoletta contenente le ultime lastre Polaroid. Ecco – ho pensato – ecco le prime vittime delle macchine fotografiche digitali, dei telefonini che fanno le fotografie, di tutte queste cose che poi a me tanto necessarie non sembrano. Questi quindicenni di oggi che girano per gli autobus con quegli affari minuscoli pieni di dati che vengono ricreati in mille brani musicali che ascoltano con le loro cuffiettine. E più che le compagnie di bulletti, mi mettono qualcosa dentro l’animo quelli che stanno seduti con lo sguardo perso nel vuoto attingendo migliaia di brani – attraverso le cuffiette – da oggetti non più grandi di un accendino. D’accordo, il progresso va avanti, ma avanti in un modo così darwiniano che non mi piace proprio, oltretutto in un tempo in cui le teorie di darwin stanno scalfendosi sempre di più, davanti a nuove scoperte e nuovi modi di vedere il passato dell’uomo, che non piacciono a chi si è costruito intere carriere sopra il faccione scimmiesco di Charles Darwin. Eppure ecco il Nuovo Darwinismo delle nuove generazioni: – Abbasso i libri, W i messaggini dei cellulari e le suonerie e le chat e la play; – Abbasso i film in pellicola, W i film in digitale; – Abbasso l’arte, i dipinti mesolitici nelle caverne, W la play; – Abbasso i 78 giri, i 45 giri, i 33 giri, W gli MP4 (e la play); – Abbasso i giornali, la carta, le matite, i carboncini, le poesie bucoliche, i videoregistratori, i pantaloni alla zuava, le BMX e l’Arnoldo Mondadori Editore; Tutta questa frenesia, tutta questa orgiastica frenesia dei vuoti ragazzini di oggi che non fanno che cliccare a dismisura sulle loro macchinette digitali sapendo che possono fare quante foto digitali vogliono, e poi i telefonini, e le foto digitali pornografiche che si fanno tra di loro (lo so che le fanno, lo so, lo so), e ai concerti di Vasco, ai concerti globalizzati, questi ragazzini vivono in un presente inumano, con il sorriso sulle labbra…poi scaricano le foto che han fatto sul PC, le modificano in dieci, cento, mille modi, giocano con la play, non parlano più nelle lingue minoritarie nelle loro regioni, sono senza storia, senza tempo, senza nulla… Questi sono i discorsi da parrucchiere che ho in testa, so che non rappresentano la realtà reale, sono soltanto una mappa deformata dettata da un certo mio pessimismo, però lasciamo stare i ragazzini vuoti, per quanti ce ne siano, e pensiamo solo al fatto della sparizione, dell’ESTINZIONE delle lastre POLAROID.>
E c’erano pubblicità sui giornali che pubblicizzavano la POLAROID, e si vedevano famigliole con palloncini colorati e ragazzini che festeggiavano il loro compleanno, i genitori erano felici col loro lavoro fisso, le candeline sulle torte erano piccole e a tortiglione, le macchine delle gite fuoriporta del weekend non avevano nessun incentivo, ma erano delle solide FIAT 131, oppure 128, e tutti erano vestiti di delicati colori pastello. Il 2012 era ancora lontano, tutti erano tranquilli e si portavano dietro mangiadischi, e polaroid, e superotto, e andavano a telefonare alla nonna in casa coi gettoni SIP con la piccola scanalatura in mezzo e il simbolo del telefono, e le giovani coppie appena formato, il cui tenero amore era appena sbocciato, ascoltavano Baglioni, andavano al mare con la Citroen 2CV o con la Citroen Diane, avevano l’autoradio con le manopole, i vestiti romantici, il mangiadischi, e scattavano tante belle foto (che bello! le possiamo vedere subito!) con la POLAROID. Adesso questo è tutto stracciato, quest’immagine, bruciando, è passata a un’altra: quella di giovinastri, bulli in discoteca che sfrecciano con le loro FORD Coupè superaccessoriate portandosi dietro il TUNZ TUNZ TUNZ della loro musicaccia Dance, e poi vanno a fare le orge notturne in discoteca scattandosi un casino di fotografie digitali (non pensano più "che bello! le possiamo vedere subito!, per loro è tutto immediato, tutto scontato come il fatto che respirino e scopino, addio mangiadischi, tutto digitalizzato a manetta dentro un affare poco più grande di un pacchetto di fiammiferi, dieci, cento, mille dischi in pochi MEGA, telefonini, fototelefonini, videomessaggi, SMS, MMS…poi tutti se ne ritornano a casa, e dopodomani ritorneranno da scuola seduti con lo sguardo perso nel vuoto sull’autobus, ascoltando di nuovo i byte dalle cuffiette… Mio fratello mi ha mostrato quella scatoletta di lastre POLAROID facente parte dell’ULTIMA partita di lastre POLAROID, poi andranno fuori commercio, si estingueranno definitivamente. Sparirà, quindi, un modo di vedere le cose più lento, più umano, più familiare, più in tinte pastello. Non ho finito l’insalata greca, e ho mandato giù un sorso di Ouzo diluito con acqua per mandare giù quel boccone amaro. Mio fratello ora é nelle Spagne, a fare le ultime Polaroid della storia.

Annunci
Come esordio sul blog vi propongo un testo che alcuni di voi già conosceranno e che non è neanche uno dei miei preferiti.
Ve lo propongo semplicemente perché oggi è il 10 di Febbraio, e sono da poco reduce dalla celebrazione di cui nel titolo e nel testo.
                                                                 e semu devoti tutti
 
Sant’Agata sacerdota ragazzina:
striscio di fronte alla
vara, mi rotolo a terra al tuo cospetto, cosparso il petto
di cenere. Né ho una sola rosa
da offrirti: fratture solo e
ossa poco addomesticate: questa è la mia
devozione.
 
Su, liberami da queste catene !
Per questo suolo lavico che entrambe calpestammo.
Io ti prego: muta
la mia condanna in un fuoco
d’artificio.
Non tenermi più lontana
dalla Luce, come un sorcio
in trappola.
Non sono per me i
rantoli delle biblioteche né i cataloghi delle
aberrazioni, compilati in lettere capitali. Elenchi telefonici di male:
già prenotato.
 
Toglimi dal grigio e
dallo scuro, da questa
sozzura di nomi
ricalcati, intingoli blandi e così poco piacenti:
senza cordone
ombelicale.
 
Soffia via la nebulosa empia che mi dipana
rumori: sono a
terra. E senza veli: su tu ! guardami !
 
Mi accosto al tuo tempio oggi. Per l’Amenano nostro
fresco di cui non conosciamo
la fonte.
E t’invoco Grazia.
 
Apri queste tue porte per me, dolce
sorellina.
Scandisci le mie
parole e accettami con i tacchi a spillo e l’
ubriacatura nel passo: me devota, anche senza doni.
Abbi pietà di me: stendi facili
tappeti rossi di velluto
alla mia venuta. E lisciami
la via.
 
Lasciami camminare di nuovo
nella Luce. Perché non la neghi
più. Ancora:
fallo per me.
Perché risplenda ancora
nella Luce,
mia cara.
Accoglimi nel tuo regno. Così d’
amore.
 
             31/01/2007

Fuori dai cerchi di ghirlande

Pubblicato: 26 settembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , , , ,



Sono vaga quando cedo sfumature al pianto

lo spazio

quello che resta sul foglio bianco
cuce rose e navate nel segno della pace

Cromano gli occhi d’accenti la preghiera
calici rovesciati di benedizioni
parole al capoverso
fuori dai cerchi di ghirlande.  Se ne va

abbraccio e trincea

Non  più  petali e  foglie per l’altare
alfieri e torri depongono corone
alla geometria nuova, senza tempo


Nel dormiveglia che prepara al sonno
è atto di dolore la mia nostalgia


 

Al molo ventitrè

Pubblicato: 16 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, ,

Il passato è passato, lo dice la parola stessa, passato, andato, finito, seppellito  eppure eccolo lì fare capolino tra una stradina e l’altra, mentre camminiamo andando al mare o ritorniamo a casa senza guardarci mai indietro, accelerando il più possibile per lasciarci alle spalle gioie, dolori, ferite chiuse che ancora provano a sanguinare. Dove ho lasciato quella catena aperta? Dove l’ho chiusa a doppia mandata? Ogni volta che tornavo dov’ero nato ripetevo gli stessi gesti in una sorta di montagna da scalare ed ogni volta, imperscrutabilmente, trovavo un appiglio nuovo, e ogni volta sentivo che l’onda di ritorno era quella che non ti permetteva di partire veramente.
Il passato è una semplice eco.
Il passato è l’illusione di ridipingere una parete con un altro colore quando invece avrebbe bisogno di essere eliminata per permetterci di guardare oltre. Già oltre al muro di impressioni che ci sono state lasciate da quell’onda, quell’unica onda che non si è mai sognata di ripetersi.

Gioco con un unico ricordo.
Inutile e impreziosito da troppi silenzi.
Ostacolato dal troppo essersi perso.
Vitale per quello che parrebbe oltrepassarlo.
Assente ed sostanzialmente ingrigito dal troppo averlo coccolato.
Non serve a nulla.
Non è funzionale a nulla.
Allora finiamola li.
Se mi cercherai mi troverai che sto sorseggiando alle porte dello scacco matto.
Se mi troverai mi coltiverai come un fiore in una serra per poi vendermi al primo venuto.
Al molo ventitrè ci sono due navi, una è partita e non tornerà mai più, l’altra è rimasta e non partirà mai più.
Al molo ventitrè c’è un cappello che segna l’ora giusta due volte al giorno e l’ora sbagliata quando meno te lo aspetti e un coniglio al centro della strada.

Sono il risultato di una combinazione di suoni.
Osterie che si sono chiuse pur restando aperte.
Navi che vanno e vengono insultandosi tra di loro.
Improvvise folate di vento che alzano gonne
Anestetizzando il desiderio di sopravvivere alla notte.
Se ti ricordi di spegnere la luce prima di uscire non avrai la sorpresa di trovarmi ad aspettarti con le fotografie di quello che saremmo potuti essere.
Se avrai l’accortezza di riempire d’aria i tuoi polmoni prima di gettarti nella corsa più lunga che c’è vedrai le stelle scendere in picchiata verso di te.
In partenza dal molo ventitrè ci sono parecchie caramelle da scartare, una per ogni volta che hai detto ho pensato alle tue mani, una per ogni segreto, una per ogni attenzione.
Al molo ventitrè il cappellaio matto ha deciso di cambiare il suo cappello ed è salito sulla scala salutando gli astanti.

Via Roma 115

Pubblicato: 23 luglio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:,

Trattiene istanti di pioggia nelle cavità dell’inverno

per poi marcire all’asciutto d’un angolo sgualcito

un bambino immusonito parla slovacco

per dare voce al distacco – troppo brusco.

Muschio vellutato e nevischio

fiato adamantino di una madre che tintinna

e poi tentenna sulla soglia della morte

  • – parole sempre più corte e poi via.

            Abitavamo di fianco alla ferrovia

            – via Roma centoquindici –

            sulla linea Alessandria-Pavia

            (ora da Mangiarotti allevano pernici).

Ma poi rigoglio e tremore

dolore e orgoglio

e poi scompiglio e ancora dolore

            – Ora tutto è

            Passato -.

BREVE VORTICE

Pubblicato: 25 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , , , , , , ,

E’ un breve vortice a ridere

che l’oggi svuota l’ieri,

apparenza senza drappi

d’oltre a sfigurare,

nella prima ora del giorno

proietta il senso,

di te,

nel centro d’un

movimento sotterraneo

rapito alla luce,

del mio mondo,

ridotto.