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STRISCIA ARANCIO FRA GOMME

Pubblicato: 23 febbraio 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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Striscia arancio fra gomme

Vigne ritorte in tondo aragosta

Era tempo che scoccassero le cinque ore

negli occhi grigi di riso

Sorpresi  in un  bianco ciuffo

cadevano abbracci

e temevo l’addio

fra le mani limoni maturi

e strade tortuose nell’allontanarmi

Di te spaccavo gli sguardi lucidati di luce

sebbene non riuscissi a credere

che il fuoco bruciasse nei prati

Stringevo respiri nelle piccole tasche

e una solida zolla di terra rivoltata

che il trattore detestandola,

l’aveva amata.

Perfetto stavi  nel sole

Dedicandomi un bacio

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LAME

Pubblicato: 4 ottobre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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E’ lo stomaco a piegare lame convulse.

Resta lo sfavillio del metallo prima della ferita
e un sorriso prestato alla luce della gioia.

(Non preme sul collo il marchio)

Pendula una bocca di fiore sulle anche, trema

(Come si fa sera in fretta senza te che mi tocchi)

E’ tardi,troppo tardi per scaldare il sangue che ho perso.

(T’amo come la neve il suo prato tenero)

SENSIBILE STRAPPO

Pubblicato: 10 settembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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Si avventurano le vene fuori dai polsi
Slegati i battiti vorticosi nel pulviscolo
In mancanza d’ascolto remano sussurri
incerti,
protese le carni s’addomesticano bruciando
 
E allora da sotterranee correnti i gesti s’increspano
e modellano il sangue, perchè s’inzuppa la pupilla sazia,
stridente al luccicore abbandonando i respiri
 
Se vedessi ancora le mie cosce aperte ciondolare
al collo delle rose passate al setaccio
Se solo amassi ridere di te senza sibilo fra i denti
 
E se solo spargessi miele sui lombi addomesticati,
selvatiche delizie appartenute alle mani
 
Comprendi ciò che io comprendo e rendilo
Indietro
Al cuore un fosso non parla se non sotterrando
un’ascia affilata
 
Sono un sensibile strappo quei baci
Gemiti d’angeli multiformi
 

 

C’erano le ore nelle strepitio

stanco di una gioia smossa

E le doglie di un parto a termine

che non superava la notte

Fra le cortine di polvere

si alzava la pena

di quando ancora un bollire

sottotono s’incantava per nulla

 

E ora le nubi s’apprestano a gonfiare

Oltre le rose del giardino si sente

il lamento che vento domina

al braccio alzato contro il sole

 

Denti d’oro rilucono e non mordono

 

Le bocche si schiudono per un sibilo

laddove non esiste il decoro

e neppure lacrime da consumare

 

C’era un groviglio astuto che premeva

nel fondo

e poi ancora un cavillo addomesticato

che dormiva da anni

Eppure si sentiva l’aria giocare

Che il futuro sbraitava tanto e forte

al suo passaggio

 

C’erano le ore nello strepitio

stanco di un dolore smosso

Aperte le stanze e volate via le foglie

sui muri non vi sono ora ombre a passeggio

Ma impronte

 

Che lascino esse solo deserto

 

Fioriscono cactus anomali

a forma di pietra

Elevata sui giorni

Fioriscono segni sulle crepe diritte

Senza sogni

Senza piedi e mani

Vuoti all’interno come scavate buche

al passaggio.

 

 

DEL LEDERE ATTORNO

Pubblicato: 23 febbraio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Del ledere attorno

Fra i musicali transiti d’ali

che rabberciano l’aria stesa ad

essere

Non sola ma incompleta

fra i cieli carichi

 

Dove si annida un sole aperto

là siede un dubbio a spigolo

nominando i buffi pensieri

ingenui  ed inattesi

A strati sottili impediti

 

Che la  verità non brilla

fra le setole ritte al pelo asciutto

Perché si crede ancora che

dire sia meglio di no

Non salda il conto

mostrare il diritto e il rovescio

 

Frammista al tepore

la  pianura deserta

teme l’inverno seminato

fra l’erba

Del ledere attorno si nutre

brucando remissioni fra sassi

 

Niente è più come ieri

In ginocchio si vive ridendo

Detestando un inquieto
rimasuglio di gesti
 
Diluiti
 
Rimanendo fermi
a guardare giunture
in scricchiolare violento
che eccesso sbatte alle spalle
 
Dorature spiegazzate di luci
allo sfinito giorno
Accatastando le ore si entra
e si esce rompendo gusci di
piombo
 
L’esatto premere sul vetro
delle tensioni astruse
e l’impatto devoto dello scrosciare
 
Sul cuore rigido
 
Ponendo le assi a trattenere fango
si sbriciolano mani in traslucido effetto
Di un borbotto morbido
 
Le ansie placate dal sorriso che riempie
 
Le gabbie
 
Le esistenze cambiate
 
Le gioie
 
in posizione verticale
dove si può credere al nascere
di mari e colline
 
Allora parla un’anima docile
sostenuta per pochi secondi
da cantilene contente
 
Nel fiore di neve e di ghiaccio
impotente
 
Fra i dossi bruciati di gelo
 
Nell’avallamento profondo
della speranza
 
Cieca 
A spicchi s’indovina l’aria
Le macchie nebulose
d’oltre cielo affrancano
i suoni spenti
 
In circolare movimento
cadono le gocce appese
e nei fossi s’inzuppano
le serpi d’estate
 
Tra erba mossa dal
rumore del sonno
Invischiato al luccichio
Frenato di albe accese
 
In gruppi di fili pesi
sotto le orme andanti
delle cose accadute e dei
misteri a venire
Che non si lascia una
parola a spiegare disegni
 
E si infrange l’urlo
 
Piegato dai rami neri
a ciondolo sul giorno
Come veli da alzare di fronte
alla promessa
In azzardo di tempo
d’un errato si
 
S’appaga la tenue speranza
Nelle ceppaie stinte
Oltre steccati divelti da
ombre
Le minime strettoie dei sentieri
in discesa
Premono
Sui prati remoti al travaglio
 
(dolce ritorno, il volgersi lento)
 
Restano le unghie di ieri
Attaccate al tronco
Un basso appiglio fra rovi
Che s’urtano
In vigore e attorciglio
Nudi
 
(vestimi d’ossa al mattino, non so dire chi sia stato a ferirmi)
Fra i sogni
 

DEPONGO LE SCARPE

Pubblicato: 5 novembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Depongo le scarpe all’angolo
In fondo
Rivisito stanze aprendo le porte
Tra i simili corpi
che agiscono a pelle
Di miste pozioni d’ambito ricordo
Che pulsa un nodo alla gola
E un’anta
Che sbatte fra spifferi
Muti
Di ghiaccio
 
Le rosse puntine di
sole sul trave
 
Attraverso
le ombre
al mattino
Ma ieri
 
(Si intinge nel punto più grosso)
 
Laddove le ore s’appannano
al rogo
Invitato alle nozze
d’estrema natura
che sporge nel suono
di rotte ancestrali
Al culmine estorto di ritmo
allo stremo
 
Se bocca mi cede le labbra
non voglio
(no, non vedo)
 
Se fiato vacilla
la luce si spegne
(nel se,nel me)
 
Che noi siamo insieme
da soli o abbracciati
Dal letto alla culla
a spremere ancora
Di latte che manca
sul seno
 
Ad aprirsi
 
E orizzonte
al mio angolo
cede
(su spigolo)
 
Quel debole senso
Di te fra le dita. 
 

TONO SU TONO, LE PAROLE

Pubblicato: 20 ottobre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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E le fratture sussistono ancora

 

Delle tante volte che smorzano,

si

 

Tono su tono le parole

 

Alle scapole un crepitio di capelli

e

i rintocchi del vespro al cadere

del sole oltre le spalle

 

perché non permette l’ombra restìa

d’avvicinare un solo anello

a richiudere catene strette

al fondo d’un podere

 

Tono su tono le parole

 

Scardinate percussioni aritmiche

D’aorta

Su sbalzo ancora scavato in rilievo basso

E le distinte rendite fra i resti di vita

Intonsa,

si

 

Richiamo assordante una vocazione

protesa al devoto tuo guardare

dove s’addensano le ore a tremare

Che si è soli

 

E due zampe rotte

Non impediscono un volo

Alto

Attorno al collo e all’orecchio

E sul capo

 

E oltre i pensieri densi a irrompere

Come bugie mai dette

Dimenticate

O false

 

Vera la treccia che ricade sul petto

Vera la sola idea del rosso tiziano

Che i capelli colora e riflette

 

La vita

 

Tono su tono.