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Semilità

Pubblicato: 17 ottobre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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Ampli stornelli: rapivo le guglie  

imposte frequentate sui cortili interni

cascami turbinii trapunti

(Precipiti fervente e così fitto imbuti)

Frequente guardeggiavo sottostanti appigli

Perchè Properzio
sto invecchiando

e troppo è largo il purgatorio acciglio.

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Discorrevo con me

Pubblicato: 10 ottobre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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C’è una categoria di persone che dovrebbe leggere il De Profundis per comprendere efficacemente la metafora esistenziale che siamo.
Oltre a noi due, intendo.
L’albatro. La differente modalità ontoligica.
E’ fin troppo scontato renderti consapevole della mia consapevolezza. Superfluo.
D’altro canto, il margine d’errore nella valutazione non è comunque ben scandito, e neppure gli albatri sono tutti uguali.
Simili forse.
E poi c’è chi, come la sottoscritta, non sopporta imitazioni e branchi; e vi aderisce come un coloniale assenteista, traendone il giusto fabbisogno, talvolta qualche gramo profitto. Cosciente della propria solitudine perpetua. O illuso della stessa.
"Ma non è colpa di nessuno, si tratta solo del differente modo di essere, Livingstone"
Circa questo tuo asserire: "la-stasi-infinita-di-pensieri-che-tornano-sempre-su-se-stessi-prima-o-poi-comincia-ad-imputridire-con-conseguente-sentore-nauseabondo-per-chi-ha-gusti-più-variegati" mi trovi in parziale accordo e il parziale disaccordo.
Laddove è psicosi, per quanto nauseabonda voglia essere in un perpetuo tramestio è potenza creatrice e scandaglio sezionistico.
Anatomia a brandelli. Putrescina forse. Cadaverina. Lezzo? Ma vedo arterie coagulare! Processioni di mosche. Ovulazioni extracorporee e larve. Tante larve. Brucano senza sapere che scalfiscono un miocardio fermo.
Se è alla stasi che siamo votati, quale il senso di un brulichio di carne, vermiforme per sin troppi aspetti?
Vedi, la quiete ha molte facce. La variegatura è una moltiplicazione di tanti assetti statici.
Il gusto è una bella invenzione prettamente umana. Pavida. Pusillanime. Gusto è una cara parola per non ammettere che nel cervello ci circolano tanti neurotrasmettitori, nel sangue gli ormoni. Ho tanti interessi spesso equivale a dire, e perdonami il francesismo: "non ho le palle per addentrarmi profondamente in nulla".
L’eclettismo non è per l’uomo medio. Per l’uomo medio il pungolo è l’idiosincrasia.

(Ti apparirò sofistica. Non che la cosa mi offenda, purché non sia sofisticata che m’intenda!)

V

Pubblicato: 15 febbraio 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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Ho scelto la via più facile, com’ è sempre
 è stato.
E se un dio c’è che mi perdoni.
Di te che impugni i miei silenzi  ed il fastidio.

Posso voler andare?

Prevaricata, divaricata ho il bivio in grembo.
Corto in ogni caso.
Senza appetito e senza.
Nella stortura delle mura.

Bava Divento

Pubblicato: 27 gennaio 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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L’ untuosità della sua schiena prodiga e curvata.

Ci scambiavamo poi gli sguardi
Assorti
Con l’incertezza vigile della stanchezza ponderata.

Laddove dignitosa distendevo connivenza delle pieghe dal suo scroto pendulo,
– Avrei descritto questo – mi mormorai soffrendone.

Stentato che branchiava ancora ossigeno accecante, quando ne ruppi il pomo.
Affetto dagli umori acri, le sue pupille in un’aureola capillare, finalmente
Aperta.

E piansi Iddio Santissimo porgendomi le mani.

 

 

La Dipartita

Pubblicato: 5 luglio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Possiedo parolette di boccioli rancorosi fra le mani
in dote


Son così vivi

E belli

E tanto ameni che le dita appaion roche.


Approdata or ora alla consapevolezza di una totale o quasi certa impossibilità di risarcire lacune d’intenti concretizzati in modo da ottemperare ai miei voleri più nobilitanti. Ove è terra truculenta delle ossa impudiche anteposte nella teca di vossìa.
Parrocchiale et insensato. Incensato. Inventato, come temo il sostantivo.
E Celestino, con questo non voglio affatto la bambagia del giustificarmi…cioè…voglio dire…giacché ne troverei cospirazione, no? ed il sistema imposto dall’interdizione che fomenta estradizioni da compagini e da politiche impossibili. L’effetto di sistema in un congegno di dizione, coi manifesti rossi e il marxismo compassato o il già più tanto vagheggiato gran filosofo: il gran nietzsche,(e la ci che sia una ci e la ci non sia una ch).

Urgono coetanei: Urgono!

Mah, ma mi domando e dico: e se tua madre ti spiattella la sua cena (amen) come il corpo di Gesù transustanziale e non ti piace?

E poi mi chiedo: e se davvero davvero mi ritrovassi di pareti un cerchio netto di spionaggi potenziati contro il fumo che ti incredula i polmoni?
Oh Crist’ iddio, la santità che preme sui tasselli dei mosaici e verticali griglie bizantine dei giudizi appesi.

Ammessa..?


 

Ricordo il tepore indorato del sole sul far dell’imbrunire vertere in un angolo orientato a precipizio oltre l’orlo tegolato della casa, rassegnato ormai da anni all’impeto giallastro dei licheni.

Nacqui, e il giorno della partenza le stanze andavano empiendosi gradatamente della frescura della sera incipiente oltre le tende di lino; l’acqua dei vasi sfioriti alla calura gorgogliava in canaletti di raccolta ai margini della stradetta ancora ardente. Stemprava poi quel rivolo, soffocando torbido nel cupo scolo del tombino ove impudica bambina lasciavo rotolassero poltiglie accumulate nelle guance ai pranzi di mia nonna. Prima che la cirrosi la stroncasse fra le lenzuola adorne delle chiazze acri e calde della bile e il piscio; quando ancora mio padre era in vita. E mi amava, in tutti i sensi.
Non escluso il più carnale ed intimo.

Settimane che non mangio. Ripenso al tombino iridato di liquami e alle leccornie masticate che son finite a galleggiarci dentro come aborti partoriti clandestinamente, dopo l’ennesimo abuso della  buonanima dedicataria. Lui e la sua prole. Io morirò senza non essere mai stata madre, spirito santo e  l’infermiere: un ottimo genitore e se non questo almeno eccellente procreatore e amante. La specie esige il mio tributo in carne ed ossa, furente di vagiti caracollati giù dall’ utero divelto. Sognavo la morte epica di colei che lascia questo mondo per partorire una tenue creaturina rosea, con la placenta appiccicata ancora sulla testolina molle.

“Sua moglie non ce l’ha fatta, ma la bambina è salva” e giù a piangere, tutti: “ Era una così bella e cara ragazza…”

Qualcuno urla, da qualche parte. Da qualche parte, risale ai tempi in cui sognavo di scolpire le sostanze dei miei averi monetari lavorando in un fast-food sull’autostrada.

Lunghe sterzate pavide.

    Devo aver letto che gli scarafaggi adorano ingozzarsi di capelli, cheratina, pelle morta e quant’ altro. Ho le unghie spezzate, sicuramente sparpagliate qui in giro e ho sentito quelle oscene bestioline nere emettere richiami prologo ad accoppiamenti ed a banchetti di pezzetti di me. Unghia! Capelli di me.

E di qui a poco? Vermi. Le mosche verdi di quei corpi assassinati negli spazi di campagna.

Piuttosto, preferirei venir sbranata viva. Nulla di più erotico e blasfemo. Rivivere nelle contrazioni addominali di chicchessia. Il resto non lo figuro per non sciupare la riuscita della favola orrorifica.

    Non c’è calore, ho freddo. Voglio il suo braccio o una fiammella per trastullo.

 L’odore della legna arsa dava alle labbra uno stordimento leggero e un certo qual languore da salivazione e fame mentre davo la schiena al caminetto, per poi allontanarmi, e poi tornar vicina.

Sempre così, fino a notte fonda.

Tutta la gente conosciuta in questo posto orrendo. Un senso di miseria sterminata che pervade il petto, e il cuore mi martella nel comprendere che non ho scampo in un compendio di sospiri tenui di rammarico ossidato.

    Indossa gli occhiali, e si avvicina sfoderando una smorfiaccia succulenta, con la lingua fra le labbra, tal che mi coinvolge in ogni fibra con la stessa antinomia di repulsione e fascino che perde di demarcazione alle porte dell’inferno. Da quel momento in poi è un attimo. Il Dolore. La perdizione dell’arrendevolezza. Nessuno che mi stringa queste dita, tremule, placandone lo spasmo disarticolante.

Il freddo più intenso, inebria la casa, vicina.
Grandangolo del feretro del mio papà a languire sotto metri di terriccio compattato.

 

Ed il sacrario

From Hell

Pubblicato: 12 gennaio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Ritorno in pezzi.

Feed-Back.

E’ negativo.

Corale alle smaltate infanzie.

Cave.

Dai retrosguardi.

Turbate nereidi
vacillano chiome.

No More.

Io Decedevo Ieri.

Ex Perimento

Pubblicato: 7 gennaio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Una persona con cui ho il fragile vezzo di fare del sesso mi pare un bambino maldestro e io madre.
Le madri son spossate a sera

Indurre la via perfetta è dote piacevole e ammirevole

Dolcissima dote, lo è
ma appagamento monofronte non si addice a certi intimi colloqui

Oh, no terribile in questo modo

Sa, nel suo dipingersi inesperto ha del maligno temo
così mi preme di toccarlo con tenacia morbida, perché ricambi a modo
e invece trova nelle labbra il solo orpello di  un carissimo giochino con la molla a scatto marchingegno

Che esperienza priva di piacere.. e non sai quanto me ne rammarico

Lo so e me ne dispiaccio anch’io.
Eppure l’imparare a sillabare ai cani ha dell’eroico e in ciò conforto e immeritevole mi arrendo:
so donarmi bene,  per quanto sappiano ricevermi sgraziatamente

Il donarsi non è il tutto… sta nel ricevere sovente il piacere di darsi..
La tua pelle…

La mia pelle è tanto bianca quanto il bianco di gittate truculente hanno intriso le sue pieghe.
Chi non poeta e non ricama il suono non sa gemere d’amore.
Ma non è una dettagliata descrizione che ricerco:
direi più il cordone di diverse torte trame, senza scopo, nel comune attorcigliarsi a dare l’anima a un qualcosa di più grande e non compreso in immediato

Magnifica visione
 I miei occhi hanno visto l’attimo!

…Ora la madre va a riposare, contando sulle righe delicate sotto ai seni gli anni
 I bottoni che sottendi non han cuore di concedere un addio più dolce
Non fuggo ma neppure ferma sto
Capannello multiforme
ora di donne
ora di bimbi
sono divise insanguinate e sporche

Cosa desideri in questo momento?

Essere piccola icona e santa da venerare con croci veloci sullo sterno, il petto
desidero l’orrore
Perché ha cercato me?

Perché è da sempre che desidero te. E lo sai

Io so che l’alba non sussiste sui tramonti e nel momento del calar del sole quel che coincidenza vuole appelliamo romantico paesaggio sarà magari all’indomani lo scenario per un frugolo randagio ad orinare contro vento

Tu sei tramonto, tu sei alba.
Non c’è stato giorno in cui non ti abbia pensata
e dentro di te ben il tuo cuore lo sente

Il mio Cuore non sente.
Interroga il dolore, il Cuore.

Domenica d' Avvento

Pubblicato: 4 gennaio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Rischiaro queste stanze favorendo il tempo
pareti d’acclimati arnesi penduli.
Polirematica vestendo:
Il gergo induce a suoni che sorridono accoppiati
un po’ triviali
perfetti soggioganti modaioli.
Potrai ritrarti nelle dive postume
La carta a transumanza delle righe solite.
Credenze patinate e in tinta unita
Carcame, accomiatando pelle.


Sante Marie

Pubblicato: 18 novembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Se l’odore dell’erba appena tagliata traducesse, nell’infinitesimale soggiaciuto
allora potrei dei rovi farne storia titanica
dei popoli che un tempo sostenevano supremazie pagane sulle terre dei due fiumi
coi volti ambrati nel falciare il grano

Critico vespe in volo
i corpi tremanti nell’addosarsi sulla schiena vertebrata di un garage di ferro

Impiantano dimore vacue
i favi polimorfi sono ostelli di un agosto frivolo e ormonale
 
e mendico del vento
il seme d’un soffione
 Bianco
Si posa sul mio palmo
indenne

E’ sera, a breve sarà sera, me l’hanno detto le colline.

La sfumatura mi confonde fra le ciglia il pianto di una nuvola che passa
frusciante fra il pensiero ad adombrarsi
lento:  nel pugno così stretto un desiderio può morire

Altrove

Infarto

Pubblicato: 15 novembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Arti docilmente interrogati al fresco suscitare un medico.
Infiorettato organoletto sibilo.
Tiepida la palpebra assicura, resistendo, un pavimento selliforme ch’ospiti la frammentarietà del clima, ammiccatrice dai velami vaporosi sotto amplessi di grecale arrotondato.

Sul cardiopatico, ora, slittano giornate d’underground a intervalli lenti; sotto metro districate di condotti in coda.

"..Così sfogliando mi ritrovai a guardare il martire cadetto al capezzale di sua madre mummica.."
–  Armami di incontinenza inflessa, oh Dio, di meridiani crepitanti e borici! –
"Sismica, l’interruzione del programma giunse su rotaie che incallivano il terreno. "

Inverosimile dovette poi apparirgli il sudicio bisciare di lamentose ancroie.

La triade di Bichat

Pubblicato: 5 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Posso insediare gli indici sotto la gotta, infra-ditando volumetti enciclopedici di grevi Rigor Mortis da scaffale.
Analizzare ogni calore e mansione d’istologici trischele Bondage/Mònroe ipercarnali.
Mercato.
Lucertolaia senza pifferi.
Corrono.
Con le zampine frigie.
Decapitate al pasteggiare affinché restino istantanee con i nervi anticipati.
Le posteggiamo tutte sulle fresche balaustre di cemento, le fauci aperte a ciò che Silfo possa crederne i polmoni gorghi strillanti d’onde,
donde Marittimali stanno,
in banco,
come conchiglie vuote,
e balneari,
rosate,
e belle..

Oh caro

..Del pomeriggio arancio conto di farne la stregua placata dell’argine nero.

Filmati cisposi e craterati a mille.
Mitologia d’Omero.

Per questo ho i piedi nudi.

Vedi?

Infanzia

Pubblicato: 18 luglio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Si infilava lentamente, sgusciando col fragile busto nella cruna ricamata della borsa candida, le piccole mani ad imbiancarsi alla pressione forzata nell’esercizio di un sollevarsi precario, che le frastornava le cavita oculari in un’ammanco di pressione, un vuoto.Il vuoto la faceva vacillare, sempre. Si portava così affannosamente diritta, ostentando la sua fiera abdicazione alle ultime plaghe del sole, lei, piccola e dal retrogusto antico, col cotone adombrato di quel cargame orpellistico di trine inconcludenti nella finezza fine a se medesima, poco al passo con i tempi.
"Anche l’arte del Necroforo trovo sia del tutto rispettabile,per quanto si possa ritenere superflua, con il dovuto raziocinio"
Impresse alle labbra morbide il progressivo illividarsi solito, in sfumature esanguemente pallide, serrandole l’una contro l’altra. Nei movimenti cauta, formicolii cromatici interposti alla sua visuale puntinata, che cieca si orientava verso l’interlocutore, accomodante,esperta dissimulatrice
"Sa, se mi avessero ritenuto idonea mi sarebbe piaciuto esercitare la sua professione..ma come lei stesso vede.."
Vede:
Gli avambracci scarni, sincroni,sollevati, svelati dalle maniche assenti ricaddero dolci a batterle le anche sporgenti sotto la stoffa chiara.
Elia.
Quel suo colletto nero e poco incline alla piacenza.
Di Nuovo poi Il Becchino.
Nitido, in quel punto.
Come l’asola sgranata d’un emblema presagistico.

Caulè Caulè

Pubblicato: 25 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Si agita piano

Il petto azzurro ansante e limaccioso di leggeri semi lenti, fiocchi indirizzati da pagaie discontinue e deboli
esose
impreziosite dall’afoso clima pertinente la cruenza di inquinanti sedentari.

Ventagliettini tesi
sconvolti in risolini da sberleffi verde polvere
ricadono
ipocrisie inchinate
pendendo dai piccioli semi elastici e virili.

Primavirili.

Le donne intanto assumono la posa disattesa delle lingue dei serpenti
biforche strisce morbide
giacendo con il ventre a pallido conforto, talmente gonfio
eppur così sinceramente vuoto

Bifolche

Infondo ciò che importa è che a lui piaccia!
Al rivestito intendo;
la verità del fatto è riscontrata nel biancastro effuso già al secondo affondo,
il cincisbeo, lo intendo
e coniugale affatto.

Alle canotte appese è invece dedicato il palinsesto d’emittenti provinciali prone ad una indentità di borgo.

A me, la vita ha dedicato ancora poco.