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Rospo rossiccio togli l'impiccio

Pubblicato: 29 aprile 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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E arriva il buio feroce delle cose finite
con i fondi dei bar pieni di fumo, bestemmie e partite a scopa.
Una matta litiga per un po’ di benzina e,
misurando le parole, cerco di calmarla
"esinfio data sa putta", continua a ripetermi.
Noto con sollievo che si avvicinano altri avventori,
issando bandiere e vessilli urlano di farla finita.
"Cora casa posa pane". Parole senza senso addosso e
indossato un soprabito decido di avviarmi.

Suona la campana della chiesa vicina
inutili rintocchi a cui nessuno da peso
limito il mio esserci ancora con il volerne uscire
e mi metto le mani in tasca cercando da fumare.
Nessuno da più peso alle sue parole
"Zirchia, zirchia" si trasformano in mormorio le urla.
Irrigidisco i muscoli del viso e cambio faccia.

Mi hanno detto che arriva subito prima di una disgrazia
o forse è solo una poesia da scrivere in fretta.
Richiudo il mio quaderno in cui ho annotato dei giochi.
"Morte porte torte corte sorte"
"Osanna oh sanna sanna sanna oh", e perplesso
resto qui a guardarla ancora un po’
mi accorgo che ha un segno blu sul naso e
osservo il suo vestito scivolare via.
"Rospo rossiccio togli l’impiccio"
alzo il pugno e cedo il mio cuore in cambio di un
ninnolo d’argento che regalerò a mia madre.
Ora devo andare non c’è nulla da scrivere di nuovo.

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Odori inalati in case d'appuntamento

Pubblicato: 25 marzo 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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Posseggo esemplari viventi di emozioni estinte,
esempi solitari di una vita vissuta per
restare semplici coreografie in un
concerto elementare di fiati ed archi e
ho ricevuto, stamattina,una lettera d’amore:
élite elementare di quello che abbiamo

maturato disordinatamente mentre eravamo
impicciati a liberare le farfalle dagli spilli.

Senza saperlo avevamo costruito un insieme di
onorevoli orrori buoni per merende e colazioni e
notevoli libertà d’azione restando pur sempre
ossessionati incessantemente da paletti irti ad ogni occasione e

invisibili incudini su cui, svogliatamente,
navigare non senza una punta di acrimonia.
Cieli azzurri su orizzonti lontani
adombravano con la propria presenza il futuro
zen impostato con le funzioni alla moda per cui
zio Danilo ci chiese di cambiare registro e,
annotando ipotetici scivoloni di stile
tanto temuti quanto presenziati, studiare
odori inalati in case d’appuntamento.

Lacci per le scarpe

Pubblicato: 29 gennaio 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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Mancano due ore alla fine della scuola e
i gufi sono fuori dalla finestra che guardano

Conigli si lavano le zampette e curiosamente
accolgono la propria morte con noncuranza
porgendo al proprio destino quello che hanno
intinto nel calamaio delle buone intenzioni. Ci sono
tappe percorse quasi con noia e
a volte con la troppa fretta di volerle bruciare.

Sorrido speranzoso all’idea di tornare a casa
porgendo le mani al pensiero di arrivare per ultimo
esterefatto a comprendere quanto mi manchi pur
sapendo che sei da qualche parte a
sostenere improbabili conversazioni sulla vita
o sulla noia di non averla vissuta tutta.

Domani passeranno a sgranchirsi le gambe
incappucciati nelle loro risa di sempre.

Accanto al recinto ho visto un giornale e
vaticinato possibili risultati positivi ma
essendo ormai il tempo della raccolta
rimetto in tasca il biglietto della lotteria perché

vincere o perdere è la stessa cosa.
Orgogliosamente calpestati da silenziosi
gorgoglii del treno che è passato,
lametta che taglia le vene e insanguina
i polsini delle camicie che sanno di pulito, siamo
apolidi nei confini di un mondo imperfetto.

Dammi ancora quelle monetine che hai in tasca
icona del mondo come sarebbe dovuto apparire.

Suonano alla porta e mi affaccio a vedere,
elmetti appaiono al cancello convinti di trovarti.
Non ci sei e allora tornano a casa
tutti in fila in una lunga marcia,
impettiti e cialtroni,
rompono le riga della vittoria alata
tuonando contro un macinino del caffe
issato a forza sulla più alta cuspide della vicina cattedrale.

Povere le tisane lasciate a raffreddare nella tazza da
ossessionate signore della buona società
irate a torto, ma anche a ragione, dal tuo non esserci.

Mi accorgo che non sono le otto di sera e come
inutile dileggio si volge al desio per far festa.

Restano i ricordi e le piazze calpestate,
inutili domande e altrattanto inutili risposte mentre
calano sipari e si issano bandiere a prora
oscenizzando i propri desideri terreni con
rimandi ad un prossimo incontro  che non
discernerà più tra palpabile ed impalbabile ma
osserverà muto un minuto di assurdo silenzio.

Cosa ho da dirti ancora?
Ho letto a lungo i tuoi pensieri osceni
e salutato con tanto di fazzoletto la tua partenza,

sotterrato asce, chitarre, spartiti
e lacci per le scarpe annodati male
insieme ad un foglio di carta sottile come una vita.

Mi è mancato il coraggio, però, di scriverti
occupando il tempo dell’assenza con la tua essenza e io,
rivoltante come sempre nel voler dire
tutto senza mai dire niente,
ossessionato dall’essere solo un soffio e via.

Luigi scrive a Linda

Pubblicato: 8 gennaio 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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Dopo aver visto lune e stelle
uscii dalla porta soddisfatto
esponendo il mio entusiasmo ai vicini.

Certo non sarebbe bastato
udire due parole
oltraggiarne cento
rimboccarne dieci per
innamorarsi di nuovo,

però sarebbe stato bello
eliminarsi da tutto e
ritrovarsi ancora
distratti da una voglia e,
unendosi con rinnovata passione,
toccarsi tra un pasto e l’altro
incontinenti nel volerlo fare.

Noto altresì, con malcelata ironia e
ancorata perfezione di stile, che
sei ancora profumata e truccata
come se servisse farsi
osservare senza farsi
notare e concedersi svariati
debiti e crediti in natura,
osservante fedele del motto
nata libera ma
occupata ormai da tempo.

Limito così il pensiero al solo aspetto carnale
e mi godo l’immagine di te che scivoli sulla neve.

Laconici messaggi lasciati qua e là e
orografia di visi più che di terre,
riluttanti come siamo a dirci
onorevoli verità senza timore alcuno.

Forse ci avessi pensato prima
al contributo da dare non avrei mai
cambiato l’oggi con il domani
concimandolo solo di parole. Così come,
elevandoti al pari dei
ninnoli che indossi senza curarti
del fatto,  sai tutto perfettamente ma
eviti testardamente di dirmelo.

BFA!

Pubblicato: 4 dicembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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Accanto alle proprie interazioni con il mondo
sostano, impudicamente e
senza farsi mancare nulla,
accondiscendenti e feconde amazzoni che
scudisciano e mordono
stuzzicano e infine concepiscono
in un continuo sgrillettar di lavagne.
Note di una musichetta frivola e
anorressica che frigge silenziosa ledendo
rètine e bruciando fabbriche abbandonate.
Ermellini guidanti una carrozza rossa.

Bella Calda

Pubblicato: 9 novembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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Che l’attuale situazione ci sia sfuggita di mano è
lampante, lo suggeriscono i tempi e i modi,
lazzi di poesia assurda impilata in coste e
eiezioni concepite come inebrianti scoperte
che portano il potere a dirci fate e noi muli facciamo.

Che poi sia tutto un inutile insulto alla ragione lo
capisce anche il fanciullino che è in noi
azzannato dalla sua stessa voglia di ascoltare
canzoni dalle parole schiette e sincere
che convincono che il mondo è bello anche se non è vero.

Coriandoli e pere molli vendute per primizie
marionette che si muovono da sole e un paio di
mazze usate da esperti sicari della locale
forza d’ordine per lasciare che tutto resti com’ è,
alano di guardia al tesoro compreso nel prezzo. 
 
Che non si dica, poi, che sia tutto un unico pensiero
lasciato al sole ad essiccarsi prima dell’autunno insieme alle
mazurke ballate da dame sfiorite e suonate da
scazzati musicisti in pensione ormai da anni e
tonno al posto della carne perché la carne fa male.

Fuori intanto si cammina per le bancarelle della
fiera e si cerca di restare seri e compunti
aggiustandosi la cravatta di morbida seta e
"cara ho dimenticato il portafoglio in albergo".
 
Fuoriserie bombate schizzano da una parte all’altra come
crotali impazziti dentro ad un sacco di iuta. Poi
scende la sera e ci si appoggia alla scollatura dell’amica
non garantita né dall’età né dalla natura e
che annoiata finge di nascondere agli sguardi indiscreti floridi
seni carrozzati dallo stilista più in voga del momento.

Ci starebbe benissimo il finire la serata in spiaggia
picchiati a morte da un bagnino impazzito dal dolore,
prototipi del geniale assembramento di pensieri inerti,
col rimpianto di non aver fatto proprio tutto per concludere
il finto pellegrinaggio di uomini probi al cospetto della zia
pianta mai abbastanza o meglio ancora in odor di santità.

Fortuna volle che il bagnino si dimenticasse di tutto
pieno di quella birra che avremmo voluto bere noi e
poggiando la fronte a due braccia tatuate che
paracadutate da un Dakota sulle coste della Normandia,
cara pelota mia, avrebbero vinto la guerra da sole
si sfregò il naso un po’ per non piangere e un po’ per pulirselo.
La stella cadde con un botto fragoroso proprio sul molo e il
gabbiano, risvegliatosi dal lungo sonno, aprì le ali e in
un sontuoso batter di ciglia sconfisse la sua proverbiale pigrizia
gettandola in un dirupo e rimisosi giù riprese a dormire, ovviamente silente.

Bicchieri infranti in un bar fuori paese durante una rissa
segnata da un battere incessante di piedi su un tavolaccio da
ballo e da una musica che nessuno aveva mai sentito, tanto è
parlata, e canzoni appoggiate all’ultimo bicchiere.
Danza immobile una ballerina di tango abbracciando se stessa.

Caliggine in un vecchio camino spento da secoli e
lana negli angoli della stanza dove il sole sembra vincitore
sulla calda atmosfera da mezzogiorno dipinto sulle pareti.
Arida vernice di sabbia su sabbia e noia su noia e una
gamba solitaria che si specchia sollevata dal non esserci mai stata.

Tu lo sai che ad ogni passo compiuto in avanti
culliamo l’idea di essere arrivati mentre sono solo
tette rifatte e gomitoli di lana svolti da un gatto
tanto è stanco, in attesa anche lui, di tornare
a casa, una volta per tutte, in solitaria discesa.

Povere foche che son belle e che morte
vuote di dentro e spellicciate di fuori
lo zero termico ha raggiunto il terreno e
pazza l’idea di far l’amore con lei
restando da solo a guardare se fuori arrivava
tutta rasente il muro e spalle alla scogliera
una morena ubriaca cantata dal juke box di Mario.
Presi il libeccio con una mano sola e lo spinsi via
mentre un leone si accordava con un geometra per
iniziare la costruzione di una immensa villa sul mare.

Fino ad ora non c’era stato nulla di strano tranne che i
pini perdevano aghi proprio sul bagnasciuga,
un giunco si era piegato fino quasi a raggiungere la pozzanghera
e un assetato poltrone di strada aveva pianto a lungo
il sud rimasto a secco di idee e beni materiali.
E voi ditemi un po’ dov’è la troverò la mia gattina,
quella perduta durante la rivoluzione dei garofani e
che si sa vuole solo una freccia che le indichi la via
per la botte piena e la stanza maniacalmente ordinata per colore.
Assurda la tegola che stava tutto il giorno affacciata,
come romanza, al suo balcone pieno di fiori e che cadde,
fragorosa minzione, sul povero formichino moribondo
trafitto dalle zampette delle sue innumerevoli amanti 
"stavolta si sta ligi al dovere ragazzi" disse prima di lasciarci
"Stavolta ci stai ligio tu al dovere piccolo essere insignificante"
gli rispose il funambolico folletto delle pianure.

Salve sono un lombrico.

Pubblicato: 17 ottobre 2008 da The Cats Will Know in Uncategorized
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Salve sono un lombrico, uno dei tanti. Io smuovo la terra, la smuovo incessantemente per tutto il giorno per poi uscire quando piove e fa buio, ma anche no.
Esco per non annegare perché l’acqua penetra le viscere della terra e mi rincorre e anche noi abbiamo bisogno di respirare, forse, cioè io non so bene perché faccio le cose. Io sento il fortissimo impulso a scavare la terra davanti a me per poi buttarla fuori. Io caco terra, almeno credo, insomma non è che conosca così bene il mio corpo da poter sapere quello che ingoio e quello che espello ma la logica mi dice che se faccio entrare qualcosa, in un modo o in un altro, io debba, poi, buttarla fuori.
Io scavo e penso moltissimo tanto il mio scavare è automatico e nemmeno tanto faticoso, anzi sembra che più scavi più stia bene. Possibile che la terra sia il mio nutrimento? Possibilissimo, ma come faccio a saperlo, mica ci sono studiosi tra di noi e se anche ci fossero sarebbero impegnati a scavare/mangiare espellere/cacare terra e allora il loro studiare sarebbe inutile. Però anche loro pensano. Sembra  che il pensare sia un fortissimo impulso  quasi come quello di cui sopra.
Alle volte immagino che ci sia un’intelligenza superiore che guidi il nostro mangiare/espellere ed il nostro pensare, non ne ho lo prove ma vari indizi sparsi qua e là, tipo tutta la terra che abbiamo a disposizione o
il fatto che pensiamo ed il nostro pensiero sia, all’apparenza, fine a se stesso. 
Cerco di spiegarmi io mangio terra e cago terra, entra qualcosa, esce qualcosa. Quando penso entra qualcosa e non esce nulla. Cioè io immagazzino il mio pensiero e ho di quei pensieri immagazzinati in me che nemmeno potete averne idea, ma non ho nulla per esprimerli, a meno che i miei pensieri non siano una parte di qualcosa di più grande. Una parte di un’entità superiore che a sua volta accumula tutti i pensieri dei lombrichi e li elargisce alle altre creature viventi.
Immagino l’esistenza di un’immensa pianura brulicante di lombrichi che mangiano, cacano e pensano e una sorta di rice-trasmettitore che raccoglie i nostri pensieri e li trasmette al mondo.
Mille milioni di miliardi di lombrichi che pensano creano una bella mole di ipotesi che una mente superiore può benissimo elaborare, sperimentare e considerando che noi lombrichi siamo immortali (Come non lo sapevate? Se spiaccicate un lombrico non pestate altro che cacca il vero lombrico è già altrove, oltre, magari proprio dove sarete sepolti) abbiamo per noi l’infinito come metro di paragone e quando si ha l’infinito con sè nulla è impossibile.
Io sono un lombrico e quando viene l’inverno resto bloccato nel ghiaccio e penso per scaldarmi e so che quando si spegnerà la stella intorno a cui giriamo aspetteremo con pazienza che ne facciano un’altra.
Chi?
E che ne sappiamo noi lombrichi. Noi mangiamo, cachiamo ,pensiamo e alcuni di noi, a volte, ridacchiano pure, ma questa è tutta un’altra storia.

Dimenticavo: "I lombrichi sono ermafroditi insufficienti. Gli apparati riproduttori maschili e femminili si trovano in segmenti diversi. Un ispessimento detto clitello, ricco di ghiandole mucipare, permette l’adesione dei due individui, che si accoppiano disponendosi in versi opposti."  (da http://it.wikipedia.org/wiki/Lombrico)"
E se questo secondo voi non significa nulla be lasciateci pure perdere