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Pena anchilosata in gola oppure non meno banale
decorso di una conoscenza incidentale a
legarmi alla figura gobba che sminuzza cipolle querule
lanciando l’allarme per i focolai della zanzara tigre in Romagna e
la paresi del cane sul lato di tramontana:
senza la cianosi provvidenziale del mantenere la testa alta
riso scotto piovuto sul sagrato e tulle di lanavetro, solo
buongiorno ribolliti dal gozzo e muri impregnati di fritto con
mosche che annaspano stordite nello sfrigolare del burro:
le acquasantiere delle tragedie incombenti diluiscono
                                     il pianto nello sciacquìo dei bicchieri, ma
ho appreso che non si serve vetro dopo le 22 e mentre tu rantoli un sonno
scivola dagli spioventi un altro cartiglio di senso pratico e viva cordialità
fra fiocchi d’odio e luminarie di sensi di colpa.

On air: Bad Religion, "Pessimistic lines" (1988)

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Sogni sottili come carta si sono inseguiti

Volteggiando tutta notte

Atmosfere svagate

E piccoli drammi familiari

Proiettati con tremolanti immagini

In bianco e nero

Su un telo di mussolina

 

Al risveglio attraverso le gelosie

Si vede un chiarore liquido e lattiginoso

Giallo come la candeggina

Seguito da un blando tentativo

Di resistere alla forza di gravità

Finito nel nulla

Il tempo che scivola indisturbato

 

Un’ombra nuda sul muro

Movimenti ripetuti ostinatamente

E il sangue caldo e vischioso

Che scorre al ritmo di parole non udibili

Se si chiudono di nuovo gli occhi

Rimane un sottile strato

Fatto di ceralacca e caolino

Sacro Cuore Freak

Pubblicato: 1 maggio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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I suoi denti d’oro

Se qualcuno me lo chiedesse

E’ questa la prima cosa che mi verrebbe in mente di lui

Il sorriso grottesco

Che illuminava chi gli stava di fronte di un bagliore osceno

E il fiato corto per quel cuore di maiale che

Chissà perché

Pensava gli battesse forte nel petto

Mi raccontava di come appena sveglio

Al termine di una notte di sonno senza sogni

Appuntava in versi tutto ciò che gli veniva in mente

Su un libricino che portava sempre con sé

E che lui andava dicendo

Avrebbe fatto resuscitare i morti

Novello Gesù Cristo di cui peraltro

Teneva una valigia piena zeppa di immaginette del Sacro Cuore

Nascosta gù in cantina

Ricordo il giorno che me ne andai  

Sotto il piccolo ombrello nero dal manico d’osso

In una pioggia battente

Iniziò a leggermi con voce poderosa quei versi strampalati

Nella stazione quasi deserta le sue parole

Rimbombavano come nelle volte di una cattedrale

E lui continuava a leggere imperterrito anche quando

Mentre il treno partiva

Agitavo la mano per salutarlo

Mezzo busto fuori dal finestrino

E nei suoi occhi grandi da sempre spalancati sul mondo

Scorgevo una luce nuova che mai avevo visto prima

Biondo cenere

Pubblicato: 11 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Tua moglie si rinchiude nella stanza di fianco

Nuda e con il filo del Tampax che le penzola tra le gambe

La guardi trascinarsi dietro le sue imprecazioni

Il sottile collo bianco deformato dall’ira

Mentre una musica per aeroporti in sottofondo

Cerca di attutire l’impatto delle parole

E il rumore del traffico ronzante come uno sciame d’api

Per un momento appari riflesso nel vetro

Due buchi neri al posto degli occhi

Apri la porta e la raggiungi

Tanfo di brutti ricordi e sangue marcio

I pensieri che si accavallano in maniera disordinata

Il tuo braccio destro descrive un ampio movimento circolare

Prima di colpirla violentemente sulla parete occipitale

L’effetto immediato è quello di metterla a tacere

Svenuta per terra con le gambe spalancate in maniera oscena

Ti viene voglia di spingere dentro con forza quel Tampax

Fino a farle soffocare la vagina

Ti inginocchi per guardarla bene da vicino

Intorno alla bocca rossa la pelle è scavata

Da piccole rughe di espressione

I capelli biondo cenere arruffati

Coprono la fronte spaziosa

Vai in bagno e prendi il rasoio

Prima di immergerti riempi la vasca con acqua calda

Le ultime parole le scrivi su un foglio di carta bagnata

quando tornasti il sentiero di cera
si scioglieva sotto ogni tuo passo

un innesto di encefalo fallito
camici bianchi piangenti a cerchio sul mio viso

nel giorno da ancella il vischio schiamazzò
la rondine conficcò il becco nell’ occhio di un cieco
la solitudine si fece vicina come un’ombra
sorella della paura la scintilla fra le tue mani di feltro e il mio crine di zebra

Il miracolo dell’abbandono colmò
il cassonetto del mio
cuore monkiano

Rimasi grondante euforia
appesa a un traliccio di vizio

super8

Pubblicato: 15 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Gli occhi rossi per il sonno

Ho guidato tutta notte sotto una luna cattiva

Canzoni gospel e talk show radiofonici a farmi compagnia

Seguo le orme di passi sconosciuti sino al bar della stazione di servizio

E una volta dentro

Accarezzo l’idea di saltare la fila mettendomi a sparare

A bruciapelo

Giro un super8 nella mia testa

E vedo tutta la scena fotogramma per fotogramma

Quasi che fosse un film americano

La cameriera mi sorride

Il bianco perla dei suoi denti finti

Mal si combina con la divisa da lavoro

Non abbiamo nemmeno più il coraggio di dirci queste piccole verità

Butto giù il caffè

Acqua calda polvere e terra di piantagione mi si mischiano in bocca

Poi con voce ciancicante

Dico qualcosa sulla prossima volta che capito da queste parti

Esco

Un sole giallo piscio mi guarda da un cielo di marmo

Difficile dire se la libertà abbia delle regole

E quale sia il prezzo da pagare

Faccia di porcellana

Pubblicato: 8 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Il mio linguaggio scassato e osceno

Ti aveva sempre creato dei problemi

Non sopportavi che passavo le notti a scrivere

Su quel vecchio divano consunto e pregno di umori

Invece di starti accanto in completa adorazione

 

Ti piaceva uscire al tramonto in giardino

Discorrendo inutilmente con un bicchiere in mano

Quando io invece non sprecavo una sola parola

E bruciavo dentro in attesa del particolare

E mentre tu scambiavi il mio fuoco invisibile per inadeguatezza

Io osservavo le cose a fondo

 

C’era una luce arrugginita quel giorno

E una falla in cielo al posto del sole

Ora ricordo la mia lama che affondava nelle tue carni

Per vedere se era vero che dentro avevi un’anima

La tua faccia di porcellana sorpresa e spaventata

E il fragile silenzio che dopo mi avvolgeva

E ricordo bene che tre giorni dopo

Tu facevi i vermi sepolta dietro al roseto

 

Moquette rossa e origami

Pubblicato: 4 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Una lampadina appesa al filo

Luce tagliente come il collo di una bottiglia rotta

Sul pavimento moquette rossa e origami

Insetti di carta che ti fissano immobili

Il pranzo e la cena serviti immancabilmente nelle tazze da tè

Porcellana modellata con zelo da abili mani inglesi

Tanta Santa Irrequietezza e ironia bonsai

E una macchina da scrivere mai ferma

Battere sui tasti dicono può creare dipendenza

Una volontà tradita

Bisogna imparare per gradi ad accettarne le conseguenze

Dopo un po’ la carta carbone

Ti lascia delle macchie sulle dita che non vanno più via

Al buio di notte in attesa di un sonno senza sogni

Sembrano splendere nel loro blu elettrico

Doris Day

Pubblicato: 22 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Doris Day e la sua voce di cristallo

Aspettavo mattina per sentirti mettere i suoi dischi

La notte dormivo poco

Sigarette e tv sempre accesa sul mute

Con le immagini che rimbalzavano da un muro all’altro della stanza

Ricordo il mio respiro lento

Il sale e ghiaccio a sciogliersi in bocca

Assieme alla fiducia che avevo in me stesso

E per ammazzare il tempo

Tenevo il conto delle volte in cui

Perso tra giochi di ombre e trame ormai incomprensibili

Ricorrevo ai soliti vecchi trucchi pur di restare sempre uguale

sangue cattivo

Pubblicato: 19 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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È che a volte le parole non sono che la cipria

Con la quale ci si imbelletta

Prima di uscire di casa

I panni sporchi portati via dal ragazzo della tintoria

Quando senti che il cuore spacca le pietre

Nuvole si accumulano come una cicatrice sporgente

Mentre aspetto la cerimonia di commiato

Per quell’anima ormai in disuso

Perchè il sangue cattivo macchia dentro

Me l’hanno sempre detto

Pubblicato: 14 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Stando cosi’ le cose

Ho pensato bene di allontanarmi da solo

Ad essere perfettamente sincero

Non potevo più sopportare la pioggia che graffiava i vetri della mia casa

E gonfiava la terra del mio giardino

Uccidendo le azalee che tu avevi coltivato con tanta cura

Sapevi bene tu che la mia indifferenza al mondo

Era solo un trucco per attirare l’attenzione altrui

E l’ostentata insicurezza

Un modo come un altro per nascondere la mia volontà

Andandomene sono passato davanti al muro ricoperto di caprifoglio

E dove eravamo soliti passare le serate d’estate sotto il salice

Quando ti dicevo di amare il sapore agrodolce della tua pelle

Il cancello era aperto, la pioggia battente

Senza voltarmi ho contato i passi sino a mille

Discorrendo di botanica con il portiere di notte

Pubblicato: 11 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Il vento soffiava forte alla “Nostra Signora della Neve”

Su nella camera del cedro

Squarci di luce ferivano l’oscurità

Che avevamo creato intorno a noi

Mentre tu mi sussurravi di come

I mulinelli che il latte forma nel caffè

Possono essere descritti con equazioni matematiche

Io ordinavo al servizio in camera

E lasciavo i vassoi fuori dalla porta 

Costruzioni sbilenche e vacillanti che nessuno aveva il coraggio di toccare

Poi scrivevo la nostra storia sui muri con il tuo rossetto

E discorrevo di botanica al telefono con il portiere di notte

Sino a quando un giorno non ci hanno buttato fuori

Solo perchè recintavo la nostra stanza con il filo spinato

Sostenendo che fosse quello l’unico modo

Per tenere lontano i malintenzionati dalla nostra proprietà

Nembutal di tanto in tanto

Pubblicato: 4 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Quel sapore di peperoncino e arachidi mi ha lasciato sconcertato

Un po’ come vedere qualcuno parlare il linguaggio dei segni con un cieco

Li’ all’angolo c’è il magnaccia che assolda tutte quelle checche depilate e le mette per strada

Uno come quello dovrebbe stare allo zoo dico sempre io

Cammino veloce il mio Burroughs sotto braccio

È che se poi mi prendono per tossico non so cosa farci

No guarda io non fumo non mi faccio

Al limite qualche Nembutal di tanto in tanto

Quando proprio sono giù

Alla fermata del bus c’è Molly che ascolta musica a occhi chiusi

Salto sul primo che arriva senza nemmeno vedere dove va pur di non salutarla

Una pioggerellina leggera fa appannare i vetri sporchi

Mi tocca fare tre chilometri a piedi per arrivare a casa

E per passare il tempo curioso guardando la faccia della gente che cammina

Prima di fermarmi a buttare giù qualcosa al pub

Accanto a me sto’ tipo sembra squassarsi dalle risate

È uno di quelli che chiama il barista per nome

Si gira anche verso di me ma io faccio finta di niente

Poi mi alzo e vado in bagno

Sui muri decine di numeri di telefono il paradiso di ogni tipo di perversione

Ne tiro giù a caso un paio non si sa mai

Se mi sento solo anche parlare un po’ può far bene

Arrivo a casa che sono le undici

Nel portone due si baciano e mi tocca rasentare il muro per non disturbarli

Me lei si accorge di me e quasi si mette ad urlare

Sarà che sono vestito di nero

absolute beginner

Pubblicato: 31 gennaio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Una conversazione lenta incentrata sulla famiglia e poi lunghi silenzi

 

E quel senso di distratta decadenza del genere umano

 

Volteggiamo in mezzo alla sala avvinghiati

 

Mentre vorrei essere sulla terrazza là fuori a valutare la distanza a spanne

 

Tra l’Orsa Minore e la mia totale mancanza di adattamento

 

Considero l’opportunità di prendere qualcos’altro da bere

 

Ma penso che una volta tornato indietro

 

Non ti riconoscerei neanche più

 

Nella foto-ricordo che hanno dato a fine serata io sono sulla sinistra

 

Sguardo vivido ed attento come quello di una trota del Wyoming

 

E in mano bigliettino con su scritto il numero di telefono della mamma della tua amica “che fa la IV liceo”

 

La potenza della notte ci schiaccia come insetti

 

E al Ballo delle Debuttanti il prossimo anno non ci saro’