Posts contrassegnato dai tag ‘impero persiano’

oggetti smarriti

Pubblicato: 26 ottobre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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p                        e                      s                   i                        a

             o

                                                                                           scalfire
il proiettile ha attraversato il cranio

un tesserino di riconoscimento intatto
dopo quarantanni di permanenza
                                                                                          in acqua

l’estate del sessantotto
mentre il cantautore intratteneva l’autunno arrivato in anticipo
                                                                                    nei pensieri morti
della classe 
                                      morta
due gemelli suonavano la grancassa
dove il direttore, triste, intrecciava il tempo con le fibre di olmi 
                                                                                capitozzati in approdo

 

 

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un abuso di necessità e non a scopo di lucro

Pubblicato: 12 ottobre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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un abuso di necessità e non a scopo di lucro

 

 

voglio il premio per la pace

per non aver  dato un pugno  al vicino che   rimane sul portone

mentre il cane 

                  caca ovunque

voglio il pre-mio nobel per non essere morto di fame

e per non aver commesso abusi e voglio il 

 pre-mio                 per aver pagato sempre il biglietto del tram

e lo vorrei per non aver dichiarato guerra al mio padrone di casa

        che non facendo manutenzione al suo impianto di riscaldamento,

 

                    mi   allaga la casa e

 voglio il premio  per non aver urlato  stronzo a chi attraversandomi la strada

  uscendo da un stop  mi ha sputato, lui era spaventato

voglio  il pre-

                     mio perché sono informato  da emilio fede e ammansito

da veltroni che  dà lezione  di buona politica e lo voglio

  per aver desiderato con tutto il mio intelletto che smetta di pensare all’Africa,

lui  scrittore di lettere a un giornale del pomeriggio, lui

potrebbe essere creduto  e le delusioni sono a volte peggiori del raffreddore

voglio il pre-mio

                            nobel

  per aver rinunciato  a essere democratico, comunista, cristiano , mussulmano e ebreo,

aver rinunciato alla libertà, alla schiavitù , al pane quotidiano

al padre alla madre  e ai fratelli ,

aver abiurato  a dei sconosciuti, al mio lavoro alle mie competenza  alle mie mani e alla mia voce

voglio il pre-mio

 nobel perché sono io 

sono

solo

una razza

e un bicchiere  vuoto  quando  è vuoto  o pieno quando

 è pieno

perché uso le parole come fossero pietre o tributo svuotato  dei significanti

voglio  il

pre-mio

nobel

perché mi lascio pre-levare dalle banche  i soldi di cui loro non hanno bisogno

e lo voglio  per non essere obbligato a votare  tappandomi il naso e la bocca

e per essermi nutrito del mio vomito e dissetato con la mia urina per non pesare sul bilancio dello stato

e voglio  il

pre

     mio 

           no

                 bel

solo per la pubblicità

tanto il pre mio lo dato in beneficenza

 

la memoria in provvisoria quiete

Pubblicato: 1 ottobre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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la memoria in provvisoria quiete

cadavere esposto
come monito
                     addita un albero
                                è li
da sempre
                                […]
                memoria
è solo immagine riflessa 
  sedere sfiorato

                                una mano persa
al gioco

anche

Pubblicato: 21 settembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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il sapore del buio illumina la punta di un giavellotto
È la Realtà
scivolata dalle tasche vuote di un calamaio
per inchiostro dai colori
di lingue morte
morte dopo le tempeste di sale
di una maledizione comune
frutto di impazienze
conservate
con il fumo anziché nella sapidità

ho incontrato a metà strada la voce di un venditore di parole
scritte in corsa pensando a una meretrice
che mugola a comando
e sputa dopo l’amore 
                             a dimenticare un torto subito
ho incontrato a metà strada
un pensiero
sbalzato nell’acqua mentre diventa ghiaccio
e  perde peso
leggero dimentica il dolore
offerto  macina per semi privi di germe
e onore d’uomo
per la viltà nel dimenticare la propria natura

ho incontrato a metà strada una persona
cercava come  fa
il buio

dilata la pupilla e implora il lampo
per dare senso a ciò che gutturale respiro propone come…
sapore del buio
e
ancora

illumina come se cercasse
metronomo

interno con finestra aperta

Pubblicato: 5 settembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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Avevo incominciato raccontandomi una storia del tutto simile a una realtà vissuta in un tempo futuro, anticipandola, mi sono ritrovato con un occhio sul palmo della mia mano mancina: “sono il tuo pensiero astratto, mi disse l’occhio, ma non confondermi con ciò che hai gia vissuto, l’unica casa è la gravità che ora ti costringe in falso”

 io lo guardai, e senza proferire parola, replicai: Essere in falso è come non avere fondamenta, quindi il mio pensare e parassita di sostegno,  nel  rappresentarmi non scorgo realtà?
L’occhio sembrò ignorare la mia risposta; [!]già, pensai,…vede solo ciò che  conosce, nel guardare.

 

Avevo incominciato con una storia …

“Che la morte non mi sorprenda con le mani prese in prestito e prive d’ossa “

Si disse mostrando i suoi capelli lisci e neri.

La testa si rivolse altrove e poi come a rimproverare al vento le ragioni di una sorte avversa chiese:

“perché ti ostini a portarmi più prossimo al limite e non m’incateni al tempo togliendogli le ragioni che mi legano allo spazio, così da rendermi della materia  ragione? Perché ti ostini nel mostrarmi, fino a perdere come liquido la forma, la capacità di trovare pelle che di quella forma é origine?”

Abbassò la testa fino a farla coincidere con il sesso, proseguì…”vedi questo l’ho visto fare ai cani, mostrando quanto l’infinito sia finito in loro stessi, eppure origine intoccabile da riporre nella terra   gesto di separazione. E’ proprio il separarsi a mostrare, in continuità, la vocazione al fare e il movimento prende possesso di un pensiero dalla testa sorda perché la vista ha già perso del fumo il cenno per condurla altrove.”

Questo disse al giovane che passando di li, si fermò nell’atto di chiedere una direzione; questi come risposta,  alzò la mano e rovesciando il palmo quasi a porgere un campo, disse: ”allora  non ti sembrerà strano,se ti dico, io sono la morte !”

 

“…quante sorti dovrò ancora condividere, chiese, per nulla sorpreso e in atto di sfida, e poi perché ti mostri incanto ancora sprone e non spronato cavallo dalle froge di fuoco?

 

 “Tu leghi il tempo al tempo fatto di rintocchi -continuò il giovane-e nel proiettare te giovane vedi me in ciò che ti manca e mi mostri come chi non concede ovvero priva.

 

“Al contrario ti offro me, fertile terra per evitarmi aridità non cedevole al vomere e all’acqua”.

“tu, proseguì la morte, vuoi solo comprendere e prevedere per implorare il modo e correggere ciò che sarà. Di questo solo ti preoccupi ovvero di non condividere, ora, ciò che accetterai domani perché solo allora sarai più incline al compromesso così da accettare il limite come male oscuro e non  rapida in eccesso di spinta. Vedi, tu dici di volere andare, invece tutto ciò che fai ispira quiete, tu vuoi fermarti per dire sono arrivato ho tutto ciò che ho desiderato e in ciò esprimi la mia libertà…mi chiedi di fermarmi”

 “esattamente e quel giorno sarà solo movimento …ma non insinuarmi paure e sensi di colpa. Non è la paura di essere al limite o nel sedermi, è il sentire, libero, il mio braccio nell’indicare al moto, la direzione. No, è non avere tempo di mostrarmi libero al tempo

“vedi, disse il giovane, le tue ragioni sono finite proprio in rintocchi di campane e li mostri segnale di una fine e non faro che al contadino porge il sole, fermo, prima di un altro movimento. Lui,sì, nel mostrarsi in posizione cerca spazio, per stabilire distanza, cede al movimento il passo e porge come Natura la sua orma colma per farne fulcro; tu disprezzi sino a implorare solitudine, non per trovare te, ma per avere certa la vittoria. Tu vedi solo potere e speri con ciò di nascondere in labirinto il filo del tuo voler scegliere. Ora tu intravedi nel limite la fine, incontrollabile, lanciata in storia come reale incognita, vedi me giovane, morte e limite e in ciò chiedi a te stesso un sacrificio che divida   potere e in uguale misura ti mostri padre, eretto, governo simile a innominabile… riequilibrio.Ecco vorresti essere come vecchio ma solo per mostrare, nella pazzia, il taglio che recide governo, per redimere ciò che per te è errore.”

“come?… tu morte puoi, come figlio, essere futuro? E come fine mordere inizio per allontanare la sorte? Come ti salta in mente che tu, nel mostrarti figlio, poni non la fine nel limite ma un altro padre che non impone ma mostra la possibile metà più lontana?Devo dunque rinnegare i miei padri, sconfiggerli nella memoria, in questo luogo, per aumentarne la distanza e implorare il compimento della sorte?  La sorte di figlio, naturalmente? Vuoi farmi credere che, io, vedo il decadimento solo perché non ammetto che la terra promessa sarà consegnata in continuità all’idea ?”

Il giovane chiuse la mano e mostrò il pugno ..poi chiese: ” tu pensi che sia più importante offrire o governare?

Avevo incominciato con una storia …

atto in assenza di titolo

Pubblicato: 28 agosto 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Le ossa risuonarono

  dolore di fanciullo nel farsi spazio

Era nello schiacciare articolazioni intorpidite dal tempo e dall’uso

-Alzati Lazzaro qualsiasi e solca la terra, ramo trascinato dal vento-

Il padre ingigantì il gesto come se volendo coglier i frutti della terra

raccontasse una storia di secoli :

-giovanni era il suo nome e prima di lui salvatore-

incominciò, e per ogni nome tracciava una riga e per ogni riga il racconto assumeva

 osceno

 nel solco

poi si mise a elencare i ceppi

 innestati dai suoi padri e di ognuno

 raccontò i novant’anni di potature e di frutti

-il vino nasce da ogni lacrima versata i giorni di luna piena,

al mattino la rugiada incalza, fuoco annidato nei grani di luce pronti  per esplodere –

 fumo

 fumo provocato da implorazioni mute e

 fatte di gesti soli, brevi per nascondere al sole quel miracolo

ricchezza

 vana in vane lacrime simili a lacrime future

io seguivo i suoi occhi

cera di forme perse

  attenti e veloci come i   passi nelle albe truccate d’argento

lui era il primo segno

contiguità di tramonto

atto

Pubblicato: 25 agosto 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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la mia isola ha un mare aperto

brusio

per i miei piedi che avvolgono la sabbia come mantello

io

vago questo deserto   per ammutolire  il vento

che invito al  ricominciamento

 vorrei replicare la mia partenza

 infinite volte fino a cambiare il mio stato  e farlo diventare materia intoccabile

programmata  nel sapere ma non pronta per la vista

 

la mia isola circonda il mare con le sue montagne  e scambiando le parole con urla

 invita le onde a invertire la marcia per non porgere approdi

la mia isola è un drappo strappato 

 

 

 il sole voltò le spalle per tre volte e per tre impietosì i gesti

a rivoltare percorsi scanditi

la quarta alba si mostrò

profumo di napalm

 

[21964] atti parlamentari

Pubblicato: 23 luglio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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         Il sottoscritto chiede d’interrogare il Ministro dei Trasporti, per conoscere se non ritenga urgente e opportuno dotare di carta igienica e di sapone le tolette delle vetture di prima e seconda classe dei treni per il Meridione d’Italia, tenendo presente che… i treni diretti al Sud sono privi di ogni servizio igienico, quasi che le regioni meridionali non appartenessero alla stessa nazione e i passeggeri non potessero esigere gli stessi diritti, avendo osservato gli stessi doveri degli altri-

         1 ottobre 1956

ex voto[la processione nel giorno del ringraziamento]

Pubblicato: 24 giugno 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Si sono contati

per riconoscersi e

…solo una cosa poteva essere prodotta:

la canna da zucchero

 

Il quotidiano immagina la medicina come conservazione e i veleni.

 familiari cibi

per conservare limpido

il manifestarsi

 in pericolo d’estinzione

Quindi presi un braciere colmo d’ombre e proiettandole in tutta la stanza scoprii che ciò che mi rassicurava è il comune vedere annidato in altri

 fino a mostrarmi rostro essenziale per vincere la battaglia

Poi alzando gli occhi, il sentiero che conduce al mare

 si manifestò

 

Cercai   antidoto

 fatto di sangue di pecora e veleni, stratificati in millesfoglie

per appagare stomaco

 che come atrio delle scelte e delle divisioni

 regge i buoni a destra,

 mentre a sinistra non vede ciò che rimane

 

il nulla

 

il giovane adepto cominciò con ripetere i gesti

iniziazione di un canto ripetuto allo scadere di ogni stagione

rito reso uguale nella possibilità di rinunciare a rappresentare

assoluto e eterno

 

prima

la destra pronta a purificare l’intoccabile quotidiano

nell’automatico e involontario esistere

poi la bocca

pura per la parola

innominabile nel suono

naso e ancora, l’indistinguibile traccia

unica impronta e solco d’aratro

 

attinse la saggezza

condotta in otri di pelle per la traversata

mi condusse in terra consacrata

 

dio è grande

dio è grande e non potrei mutilare il mio udire per il piacere

dio è grande

 

ripeté con gesti di padri e dei padri prima 

prese un bastone e nel tracciare riga pose il visibile in gioco

 mentre l’invisibile

culto per gentili

la musica inseguì il tempo in battere e cannone

i levare ammutoliti

furono occhi increduli

[la sua lingua ha suoni gutturali come i temporali del deserto]

le mie parole raccontano

la storia di un vicino cieco

 

 

 

e così avenne

che in quella regione un dittatore per nascita, prese com’esempio

la conquista, e decise di essere dittatore per suffragio di minoranza.

Lui, pensò, che desiderare il bene degli altri potesse essere arbitrio destinato ai grandi;

così incarnò dei condottieri l’essere grande in disegni espressi in mausolei e città

per i mortali,

[periti nei normali desideri]

e intuì che non é necessaria la guerra per imporre il soggettivo appagamento

                                                                                                           manifestato in regole d’impero

come la  schiavitù o, nei casi migliori, annessione in unico territorio recintato da pilastri

oppure considerare gentili, chi non potendo essere popolo eletto, non avrebbe dovuto ignorare se stesso in caratteristiche barbariche e anarchiche

Capì che non si deve necessariamente essere “altro da opporre”

 per contrastare gusto e inclinazioni di libertà

Avvenne, in quel tempo, che ognuno era di sé stato di regole non scritte e quindi il terrore passava attraverso l’anonimato

  si sa che ciò è possibile in una vita, e che può essere trasmesso come sedimento in trasformazione costante,   è pur sempre una sola vita

 e un otre non può contenere la vita di mille uomini

lui intuì, e ne mise in pratica volontà,

che è desiderio di ognuno  trasformare  potere dell’individuo in riflesso acquisito fino a considerarsi unico eletto e messia,

e può, in diorama, trovare appagamento

così occhi abituati a guardare il proprio stomaco come governo involontario

facilmente aiutati da polveri in sostituzione delle copie di sé da opporre a dei nel momento della riparazione

furono osmotico  elisir di vita essenziale ,

 

  fu questa la sua rivoluzione [considerata pacifica dai deregolatori di turno]

Cosi nella regione, che ora mi ospita, l’anonimato preparò terreno per rendere terra promessa

 

Ognuno di noi, pensa, che l’esercitò   mostra il suo obbedire, cieco di decisione propria, in azioni offensiva e nel reprimere, invece, lui, capì che si può con medesimo effetto permettere,

 fino al punto da incarnare valori liberi e espressi in acquisti costanti

fare insieme,

 fu il cerchio di gesso il suo arbitrio

 e il dittatore si mostrò agnello sacrificale e insieme padre e ancora figlio: ogni volta espresso pienamente per mostrarsi parola e fatto virtuale che appaghi.

Così fu considerato appartenenza singolare possedere nella propria casa ciò che hanno tutti e che distingue le facce dei sudditi adulatori. Furono mostrate in fondamentali torri, scritte ben visibili e udibili: “io c’è l’ho” non era importante capirne la necessità di quel possesso o l’esatta posizione, importante era essere scalfiti da schegge, per sentirsi utili e essenziali passi avanti non ignorando ma obbedendo: doveva essere il modo di sanguinare per compiacere,

 meglio essere espresso oggetto posseduto 

 nel possedere.

Tutto ciò fu acclamato salvezza, io stesso vidi scene di folle prostrate e anche i bambini, nel donare le loro copertine di lana destinate alle bambole, alzare il braccio per mostrarsi presenti e essenziali, primi e anonimi , tutto nel medesimo tempo, proprio come il dittatore, che mostrandosi nell’arena paladino d’onore e vermiglio, beveva sangue per rimanere giovane.

  

93 – interno con vista

Pubblicato: 4 giugno 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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– “I pesci non vivono a torme non si trovano nelle acque correnti, ma vivono negli stagni e si comportano in questo modo: quando li prende il desiderio della fecondazione, si dirigono a frotte nel mare; in tesa vanno i maschi e spargono il seme e le femmine, che li seguono, lo mangiano e ne rimangono fecondate”…

 

Furono allineati, prima della partenza, tutti i “se” come dibattito di storici

per mostrare reale il vero.

Arrampicandosi su alture per mostrarne occhi veri nel guardare, riarmarono le decisioni per poterle chiamare volontà, per affermare le posizioni dimenticando che ciò che si mostra galleggia come prova,

cioè protesi  di un ragionamento   opposto a sé

E vorrei, ragionevolmente, credere che ciò che, archiviato, incalzi grido o ragione, a seconda dei casi, fino a immaginare

una folgorazione

è l’esistenza di un politico, ritenuto assente quando privato   di un riconoscimento, mentre è certo quando

un grande tavolo

                            libero da ogni parola e dalle tracce d’atti incarniti [in pensieri impuri scortati], sigilli   libertà in diario costantemente foraggiato, e rispettoso delle feste comandate:

 

da un lato un politico dall’altro… un politico.

Qui l’opposizione farebbe pensare alla dialettica e nel ritenerla naturalmente democratica, per dato di fatto, invece, l’ovale afferma, nella forma dell’arena, per consentire un terzo posto, apparentemente equipollente esistenza: denominato sospetto.

Io, pensai, che la relazione che afferma tre punti, in modo stabile, in ellisse, fossero posti, due, nel centro, ovvero sul tavolo, mentre il terzo, simile in arrocco, come a inibirne qualsiasi de-formazione, fosse un luogo nel suo perimetro affermativo atto di esistenza, per determinare il delegante autocostituitosi, da suddito a suffragio universale.

Tre posizioni sommate e sempre uguali nell’affermarsi potere

Fu però il sospetto ad evidenziarmi passaggi ripetuti in posizione rituali come se, nel posizionare suoni per trovarne regola adatta, passaggio successivo fosse orlo tendente a limite. E, nell’interrogarmi sul valore di quei due centri, limite dell’esistenza del sistema, il sospetto, impose un pensiero innaturale, anarchico per l’inopportuno valore: il potere deve usare per se e mai contro se stesso violenza, quando ciò accade deve essere preordinata come incentivo per svuotare tascapani altrui e ottenerne cosi vantaggi.  Ma qui il sospetto, così legato in regola, non fu visto nello scorgere sillabe dal suono grave, ma sospetto-azione preordinata nel fare per emergenza, ottenuta da vuoti svuotati da piaceri. Il tavolo naturalmente imponeva le posizioni ma il virtuale posizionamento in centro come origine e ordine, determinò il valore anzi la coscienza che il sospetto non fosse dubbio, ma viceversa, coefficiente moltiplicatore che a minoranza concede la destra nel passaggio.

Fin qui il ragionamento si mostrò astratto, torbido nell’offrire vino per commensali vincitori, e qui nel narrare il seguito del dirigersi dei pesci, si capisce come gesto guidato da un dio naturale, quanto naturale è un problema che chiede soluzione,  scorge che a guardare la testa si deve accettare   deformazione del proprio corpo per non rischiare che la corrente travolga, estrema natura incline all’assoluto.

Pizia

Pubblicato: 19 maggio 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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quando tutti furono radunati

  ciascuno con una falce

fu ordinato loro di ripulire per una  sola giornata

una località coperta da arbusti

 

chiesi,

quando il tempo sarà concluso, quali limiti mostreranno il nostro prossimo giorno?

“dopo la preghiera”

fu la risposta

 

 io meditai molte volte su l’errore

in quella risposta non vi era   falsa direzione

 se non per un’accentuata distanza che conferiva al fulcro azione rotatoria

 mi fu chiaro allora come singolarità sia natura

solo in ciò che le braccia   determinano nel cingere

confine

                    fuori

                    é intoccabile quanto innominabile

 

anche l’acqua non poté affondare l’essere che partorì l’idea

e in reiquilibrio si mostrò semplice regola

  natura pronta a riprendersi materia e continuo

cambiamento di stato

                         fu inteso padre

che nel determinare esistenza stabilisce limite

contato zero e uno

                         per rendere riconoscibile esatta posizione

 

 

fu costruito un muro di cinta fino a ostacolare la vista

e fu impedita ogni possibile

                                            evasione

 

 

 

 

 

nervo ottico [dixit]

Pubblicato: 14 maggio 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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  lingua di terra  rapita

            in conquista

lunga e rotta in riempiti otri ,sazie pelli  allineate,

in cammelli mossi

a abbeverare deserto

 

il re, dodici giorni,  camminò e il suo pensiero

 alveo muto,

gelido tracciò terra

tre vie versarono   sorgenti  e tre

 

 segni in fertile lettera

                          esonda

lingua di terra e racconto inaudito

 

redense la sua memoria per riconoscere il mio movimento?

Deserto  esplose e confini   ne intimorirono   passo

  lingua scartò   suoni

in statue di sale