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Voglio uccidermi, sfuggire alle mie responsabilità, strisciare di nuovo nell’utero.

-Sylvia Plath-

nervosa di giorni salati e di una casa spaccata
raccolgo l’odore pettinandomi una povertà
che mi percorre il corpo come una fame
in questo male che occulta la parola
con una paura che non mi parla
faccio d’erba le unghie
e il mare ha nel sale il fuoco – che scrosta
l’impiccagione degli errori

e si fanno bestie questi pezzi di muro
che senza colore tolgono la mia infanzia dai bulbi
e le mani hanno un fondale di meduse
che in lamento schiumano piscio
in un eclissi di formiche e nuvole

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Pubblicato: 18 maggio 2012 da morfea in Uncategorized
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il nome si trascina e si perde negli interstizi,
fra una mattonella e l’altra

diseguale, sconcio
come una spallina giù e la carne esposta rosa

 

ed è nel tacere che gratto con il labbro il tuo sapore,

una succursale di dolore che mi segue curva dopo curva a capo chino, nell’amore di sale

che torna a possedermi dagli occhi

neo_nati

Pubblicato: 8 maggio 2012 da morfea in Uncategorized
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ti lascio appeso in questo impeto che la notte dimentica
un passare di mano in mano sul labbro morbido dei ricordi
l’avvallamento di due silenzi – percepire il pericolo dell’immobilità,
che burroughs ti spingeva in gola con due dita di miele
e l’amore impellente di certe stanze vuote
riscopro che sei
gesto ed  io parola
che la mia pelle ha denti ben in mostra
in un drappeggio di rovi, che a_salire
mietono vittime vaginali e di neonati contro_versi

Rinnovata

Pubblicato: 23 aprile 2012 da morfea in Uncategorized
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stare con i denti in un sorriso
raffinati i gigli radunano le dita
in ricciolute onde
della notte in parte disegnare
chiome libere – luccicanti d’orgoglio

un ricordo che scuote la pace dei venti
sommessa                  in questo nuovo cincischiare
fra le ciocche e il capo sdrucciolo
vezzo di distanze curiose
stabilite              in questa conca di mano

abbracciami il cuore da tutti gli angoli
nella povera alba
– che non percorre null’altro che un prato
alzando respiri dai polsini
in un urlo / nettamente steso

temo questo nuovo quarto di luna / appeso
la curiosa natura della carne – che spinge
da un lato all’altro – questa provocazione
che mi fa tutta in_tesa
e rinnovata

si stirano negli avam_passi
le nostre eroiche parole
una pace che si sgronda dalle dita
[passi scomposti sul filo
di una notte che trema come
una foglia]

disegno avamposti di pizzo
da snaturare in un grido
e ricordo le cose belle
nate dai covoni delle nostre mani
caparbie-

Camminamento del vizio e della virtù

Pubblicato: 29 gennaio 2012 da margot croce in Uncategorized
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Svolto quel risvolto spaventoso
l’incubo ha cessato di morire
Poiché morendo
rinasceva
nella sua spietata realizzazione necrossessiva.
Trapassi scenici teatrali in
atto psicomagico jodorowskiano.
Poesia dell’essere che trafigge l’essere,
che nutre un mostro che dovrà distruggere.

(Il vecchio saggio faceva finta di dormire
e intanto soffiava sulla sua lanterna.
L’Anima incatenava i sogni
l’Animus li torturava.
Ogni cosa splendeva
come un vizio miracoloso ed appagante
e la virtù taceva in un silenzio consenziente)

Sconvolgimi
come la sera
un campo di lucciole accese su di un prato,
come un arcoiris che deflagra la notte.

Questi piedi tolti dai fossi
raccontano al cielo
lo strato poroso di un dolore
[che ripete la nenia
sui denti –
come frangiflutti di saliva]
rendimi la fame su di un pezzo di pane
imbevuto di rabbia – inchiostri
[sulla dubbiosa natura – frugale]
il confine – intercede
lungo la nuda notte [ferrosa]
e ti disperdi come uno scarafaggio
in preda al freddo
[meritiamo lo zoccolo duro
sulla schiena – sguarnita
dalla bellezza ]

sono l’auspicabile alla fine della bocca
ricordalo in queste tarde mattine di gennaio.

Lectio Minimalis

Pubblicato: 22 gennaio 2012 da llmezzanottell in scrittura
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La verbosità di una complessa percezione del mondo è del tempo notturno./ L’ametista stellar-vibrante  conficcata al centro profondo del capo/ che  trasforma ogni momento in una goccia di fiume il cui estuario è il sogno nel sonno/ La coscienza dolcemente ossessiva //// partita di boxe nel libro storico sull’anarchia biologica  naturale // L’orchestra emotiva non può avere un maestro di musica/ ma solo un buon fabbro che sappia saldare i pezzi/ o un leone che sbrani all’occorrenza il cuore nudo e crudo.

L’ostrica intagliata dai tuoi denti
mi fa tutta in un segno bistrato
dai seni piccoli a macchia
fino alla fame nascosta nelle mani,
mi nega l’ipnosi, il riverbero verde
dagli inchiostri a-t-tratti.

Trema il labbro bagnato,
nel ruvido grazie che come membrana
ricopre l’aria, lentamente in vuoti
e ricordo ancora la neve,
ancora nelle nudità
ricordata dai polsi accadendomi nervi.

Il ricordo-traliccio avvitato sulle dita
profuma di crosta annerita sui bordi,
raccolgo il cielo spigato nei rebbi
occlusi e infausti, da lievi forme-convesse
faccio buio con le labbra
di questa voce che non posso scordare.

La zolla dura della carne, si forma
dentro alcove ossee e picchietto
agrodolci paranoie sugli orologi dimessi
mezza-notte appare divina con i suoi tulipani-blu.

Si avvolge una serpe sulle caviglie
e nulla tace in uno schizzo di pietra
quando i detriti annebbiano le parti,
il succo è una diatriba ricoperta dai fiati,
nel cerebro e nelle cornee stese
la luna dischiude le cavità
come il mio sesso:dentato.

*

Pubblicato: 12 gennaio 2012 da morfea in Uncategorized
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questo prendersi da capo a piedi, addentando
il singolo schizzo d’aria, percepibile a notte fonda
ha il potere di ridurmi in piccole briciole d’acqua
il tempo si risolve in un percorso di fianchi_molli

l’ombra vocifera, lungo i dorsi dimessi
di questa pace occulta, disegnata a matita
sulle mani dalle ossa intrecciate

l’amore è una conseguenza, distratta
_rientra nella carne dal foro di un proiettile a salve

in my time of need

Pubblicato: 11 novembre 2011 da The Cats Will Know in scrittura
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Il tempo che rimane nello sguardo attraverso le tue parole, assieme a quei giri alle caviglie come erba folta in frange dipinte dalla pioggia, l’avrei preferito alla neve sui campi e di certi angoli bui che non rinascono, ma offendono le cornee nel pianto.
Il nero si mescola all’origine, nella piccola conca di mani in catarsi, nei deserti ramificati dagli occhi e avanza di un passo la mia paura e nella fame cronica dei miei polsi e delle tue ripide mura mi abitui al battito, che mi percorre l’ora.

Dove

Pubblicato: 23 ottobre 2011 da The Cats Will Know in scrivere
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A luci spente,
a giusta distanza,
dove sosta il sonno
e la cera copre nervosa tutte le lettere,
dove un pensiero si incatena al muro
e a parlare è l’anima scomposta.
(Prologo)

Lì per terra,
era la complessa incisione di rottura
di boccioli freschi decapitati
trafitti nel verde a mezz'aria
che perdevano l'ultimo fiato
nel tempo di un bambino,
mentre la città e i suoi scheletri,
rappresi in un solo croco viola
scioglievano pian piano il loro colore
nelle mani di un angelo grigio.

Non saprei dire dove vidi questo,
e dove vidi poi
quel ghiaione di radici infrante
di due tondi profili azzurri
che affatto inosservati
già si consumavano avidi
accanto al diavolo
dietro le persiane,
con le bocche fasulle
che si univano svaporando
nell'ultimo violento gelo
di un connubio fuori taglia.

Senso che si combina con l'ipotesi,
domande che si vestono di unghie e corna.

Fa l’ansia che sfigura

cosa cerchiamo mai, mai

 

attraversa verso dentro centro

il privilegio della spiegazione

 

attribuisce ai gendarmi le si

vede attribuire un fine fuori

 

si rimangia l’animabella e fa

scattare terminabili i clangori

 

quel centro l’ho cercato, dice

“ho voluto per me la conferma”

 

fa l’ansia che sfigura

cosa possiamo poi noi

 

provare essere cosmici

mormorarci i ritorni?

 

imparare a capitoli?

accelerare sopite assoluzioni ?

 

inventare mondi distorti che programmino quel centro dove vada

a farsi forza con pallidi cuor d’amore concentrati sugli argini

 

dell’isola morbida e dell’infinità desiderata infinitamente

cosparsa e di rose, sommata a quanto invece non sorprende?

 

rimangiarsi il pensiero

e quest’impotere

quest’ egro fiato velo

questo storto

non vede

e io

misuro

perversamente

tu che ti conduci

e non contieni niente

 

finisce col dire

tutto è giusto tutto

è sbagliato

 

ha paura che il sonno la rovesci

le restituisca altro, la punisca

 

che sulle scale la fermino le chiedano

se è proprio lei quella che

 

la voce al telefono le dica

qualunque cosa e che

 

un movimento brusco la scaraventi

nel mondo diseguale

 

dove nessuno ha mai spiegato niente

con una sola fame.

Premonizioni

Pubblicato: 12 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Sbalzo di riscatto
non concilia l’aria
e il tappeto rosso
steso ad oriente
verso il no
ai sogni scapestrati.
Questa notte
voglio sia diversa
pasto augurale
di soffioni e libellule
a diluire spuma di reminiscenze
capriccio di un qualche diavolo vagabondo.
Cocci della mente al cianuro
i rem imbarazzati ,
ed esofago ribelle
a crema di fosforo di dicerie popolari ,
sempre imperanti all’orizzonte
come qualsivoglia fiamma dolosa
di una premonizione
che senza scampo
inevitabilmente s’avvera

De amicitia

Pubblicato: 27 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Retrospettive di schegge irrisolte e
reliquie di vizi d’origine:
masticando fra i denti il rumore acciottolato del cuore
di fiato si frantuma il ghiaccio in essenze d’aria fritta
e tornandomi incontro svuoto di dialoghi immaginari
il cesto semi-vuoto dell’oblazione.

(gennaio 2007)