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Un colpo che non era a salve

Pubblicato: 12 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Qui, le conchiglie non traducono
le declinazioni del vento
e le ore sono ergastolani
agli arresti domiciliari .

Il cielo è una zebra che semina
vizi e noia con la zampa destra
e annoderei lenzuola in fila
per tentare la fuga da questi sorrisi
parzialmente scremati, se non fosse
per le sbarre così strette.

Non rumino più ruggine di porte
aperte.
Resto, cos’altro posso fare, poi?

Aspettare, qui
è una corsa morta
sulla linea di partenza

e il colpo non era a salve.

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Un punto prima del silenzio

Pubblicato: 10 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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dispongo due dita di ruggine sulle labbra
svarionate metastasi di un obsoleto sorriso
un dischetto tutto giallo per ammonirmi
ché a forza di ripetermi ho ossa rotte
corollario di ombre in castigo
parole che disanimo singhiozzandomi addosso
e mi torna in mente 
quel sogno di naftalina tutto intarlato
una bocca magra e tutto il bene
che di me, ha sempre fatto senza

poi. silenzio

Cronaca di un imperfetto annunciato

Pubblicato: 9 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Mi faceva uomo l’atlante sulle spalle

il tuttintavola delle quattordici

mia moglie aveva i capelli neri neri.

 

E deve essere stato un attimo

se non ho visto nessuno imbiancarmi la testa

qualcosa sfuggito fra una domenica al technicolor

e il nastro rosso di un dicembre, lucette intermittenti

già coriandoli in tasca questi anni di lepre

Solo, ad un certo punto, era tutto grigio

disamore di asole questi corridoi
figli che non soffiano più candeline

rosa e azzurre e lo zucchero che vela

adesso oblitero la noia alle otto in punto
su un cuscino tutto sudato

Da oggi
così come dico di ogni cosa, ormai
io

ERO.

Non c'è posto qui, per chi conta dita

Pubblicato: 7 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Ci sono trasparenze e trasparenze

e i vetri d’acquavite

non sono opachi

 

Somigliano

 

(parlo di alibi su una gamba sola

e una mano in testa)

 

somigliano, dicevo

all’acqua che scivola sulla sete

delle gole strette e ripide

a strapiombo su una cazzo di valle

qualunque

alla fine del pianto

 

E i sorsi

sono una corsa che perde vocali

nelle pupille sfocate

e barcollanti

 

Si, come l’ubriaco

che ieri mi è venuto addosso

e mi ha detto:

non c’è posto qui

per chi conta dita.

Un sogno di fiori

Pubblicato: 5 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Me ne vado sognando fiori
per strada
anche se c’è un inverno qui
che mi brucia le ali.

Li vedo farneticare ad ogni angolo
di tutte le primavere che
non ho mai saputo
visto il tuttobuio
dei miei occhi sterili

E disegno centimetri di vuoto
con la punta del mio bastone.

Da "Le Solitudini di Aradollo" – WikiPoesia

Tutto il resto è America

Pubblicato: 2 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Le bandiere ostentano

l’ultimo strato di pelle rimasto

(scomposto)

unico diletto questo sapore

di sabbia sulla lingua

 

Per quanto poi

sia improbabile inseguirci

se manca la sete per piangere

ninnilli sotto lacrime di carillon

che non la smettono di

incantare.

  

Chè talvolta

sarebbe d’uopo

battezzare degno, l’attimo

e dileguarsi ragionevoli

anime vive

frenando(si)

un contraccolpo di ruggine e sangue

negli occhi.

 

Volendo di ognuno prendere

il danno raschiato in gola

e tutto il resto

è America.

Grigiamara – Cenere di nuvole

Pubblicato: 27 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Mi sorrido
mio pertinente lastricato stanco
bianco d’avorio stentato
per solo riflesso, rifratto

sorrisi tutti rammaricati
per quella volta in più
che poteva essere
ma le dune se le dimenticò il vento
ed era d’inverno

e furono volte convesse
assolate quel po’ che bastava
a lacrimare cenere di nuvole
il cielo

ed io grigiamara
sotto.

Assalto alla Carovana – Interno Anima

Pubblicato: 26 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Ecco il cielo, questo.

Vedi?

Fa prima a scomparire

se non fissi

falchi che scrutano

sopra.

 

E il tutto blu

si finge edera

e poi di occhi lavati

muore.

 

Come a dormire un sole

che ti brucia dentro

infeltrendo la lana bagnata

delle labbra.

 

Si può essere

più usignoli fratti

di così?

Una Venere da mille e una fuga

Pubblicato: 25 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Venere
flette la fiamma
all’imbocco del ventre

non pressioni di dita
non lingue bagnate sul dorso
non braccia a redinarle i capelli

ché un imene rotto
non vale quasi mai
le doglie del parto
né la vertigine delle reni aperte
sul ciglio
ginocchia spalancate.

Involerebbe
la prima tangente pronta
piuttosto che rettifili finti
a raggio largo
ma il ferro fuso in opposizione
le trattiene il passo

E s’allarga in concentrica fuga d’iride
inghiottendo buchi neri
ripassati di saliva e dita ruvide

Venere
placenta nella placenta
e vuoti d’aria
in clessidre di veleno

Un solo gettone
per l’ultimo giro di luna.

Miserere di sola andata

Pubblicato: 23 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Miracolo di burro sui rami dell’inverno
foglie anoressiche tremano i passi
che vado all’indietro, non senza me

che mi dolgo e mi deserto
non volendo più sbadigliare a morsi
la fame di questi pomeriggi
di fretta, di fretta, di fretta

per sfuggirmi di mano
e biasimarmi arresa piega vinta
sul filo bisestile delle ore

quarzo che trabocco e metto via
ancora un altro sorso
e sarò ubriaca.

E' una fortuna fuggire da qui

Pubblicato: 22 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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è una fortuna che questi filari

righino dritti

fino alla fine della staccionata bianca

fino all’ultimo cancello di ferro

 

di ferro come le lingue arrotate

di ferro come le grate di un glicine

che sputa ombre e sabbia

 

è una fortuna

fuggire da qui

 

con la scusa sempre buona

della prima goccia di pioggia

(o di terra?)

che si fionda giù

a pesomorto

sempre e soltanto a guastare la festa

 

(anche se non è di certo una festa, questa..)

 

e quella donna, invece,

quella donna è rimasta

 

è rimasta a contare

tubi rotti

e gocce di novalgina

dal beccuccio otturato

nelle tempie della casa rotta

della cosa rotta

e diceva:

 

– è rotta la casa! –

 

con la lingua che scandagliava sillabe

dove nulla è rimasto

oltre la riga dritta dei capelli

a squarcio di pettine

 

e i denti

tutti giù per terra.

Una fine più folle di un principio

Pubblicato: 20 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Hanno tolto le tende in gran fretta
dopo quell’ultimo, esasperato, grido
nel centro esatto della notte: pensate
che cenerentola non aveva perso
ancora la scarpetta

Erano in cento
compreso i cani e la zingara
che predisse – cadranno
giù le torri e non saranno
di babele le lingue

Penso che a quest’ora
abbiano già risalito il vento
per la rotta di un capello sciolto
e di sicuro i loro figli
avranno fatto testamento

Gli angeli eredi, stavolta,
ci penseranno bene
prima di piantare meli e biscie
e – chissa – forse, l’eden
si chiamerà mondo.

Una primavera dietro le colline delle zingare

Pubblicato: 19 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Non direi male del nulla
se non fosse che ci vive
nella bocca
adesso che levo vele di tende
a nastro
oltre la retorica delle
primavere inaudite
senza più congiuntivi
per sognare la pace
delle foglie. Ci pensavi?

Erano nostre,
eppure eravamo
imperfetti di rimmel
dietro le colline delle zingare
e mai che una perla
fosse al suo posto.

Ci credevi alle dita
che non abbiamo mai saputo?
Io si, ogni giorno
che ho suonato usci
pregando ventagli di porte
ad aprirsi e

finalmente
vento.

Ho una piantagione di cotone fra l'aorta e la voce

Pubblicato: 14 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Questa è la versione "audio" dell’omonima poesia, postata l’altro giorno.

La voce del bimbo è del mio Luca.

Se c'è un mese che non torna

Pubblicato: 14 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Denti stretti a biasimarmi il sonno
mio cinico compendio
di poche ore imbalsamate
pellicole nerenere d’assenza.

Appena freddo
questo silenzio di carne, dentro
le volte che sei zenit
sulle mie radure di sabbia
e dal polistirolo di queste nuvole
nessuna neve, ancora,
a salvarmi il cuore.

Troveremo il modo
di pescare l’imperativo giusto
dalle onde col vento di febbraio in testa
e, lo so, lo stesso cielo
che s’avvilisce, vuoto, d’istanti

si farà ossigeno e valentino
– appena sarà giorno –
sulle nostre labbra.