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quadri da una esposizione 20

Pubblicato: 28 aprile 2010 da The Cats Will Know in scrittura
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1

ho scritto parole arrugginite e le ho conservate come scatole,  per i giorni da offrire al vento

nel terzo giorno  un viandante, segnando la ruggine, le seguirà nella  t r a c c i a 

e

della mappa      r e s t i t u i r à                              s e n s o

                        forma                                           a  polvere  buona solo a  seguire sapore

 

2

scavalcare cassetti , a piedi pari, e ridere  delle parole altrui

                                                 non avrai altro pensiero che il tuo

insaporito da angostura  e

                                          bourbon,

                         a invecchiare

 

3

memorie e territorio  rivoltato da vomere  di legno antico

            solo, un suono sconfigge il contemporaneo sentire

                 la voce bianca  che muta in  graduale pensiero

territorio e memorie      paracarri, a  incardinare un percorso cieco

                                       mentre  i campi vennero divisi

                                       giorni  di aratura               per un giogo di buoi.

 

4

La morte non conosce la morte, esprime una linea senza confine e senza inizio

                 La morte esclude,  e, irrimediabilmente,  strofina  il pollice con  l’indice

                                                    per  stabilire il tempo del    chiudere lo  spazio,

                                              e rende inutile la piccola immaginazione

                                                                                   congelata in conoscenza.

La morte è morte nel cercare notturno, nel senso di parole  incise in enciclopediche

                                                                                            radici di continuità  

 

5

il mare cancella se stesso dai ricordi  se il pensiero rimane lontano  e

                                                                                                       nella notte

 ne ascolta i rumori nel verso dei gabbiani sconfinati nell’entro terra,

 e richiamati dal dolciastro rigurgito di uomini, stanziali,

 persi a rincorrere  le diversità per  barattarle

                                                                  al mercato dell’usato della paura.

il mare cancella se stesso e si ricuce a ‘esilio’,

 tradotto nelle lingue ufficiali,  ricalca della carta copiativa

 le inflessioni  dialettali, dal timbro gutturale, per rendere comprensibili

                                                           i ‘nomi’

mentre, io, non riconosco più i saggi che vestiti con pelli di pecora

                                                           continuano a percorrere la conoscenza

6

Non è chiaro il ‘ritorno’ in parole

che, come bagagli, sono in deposito di oggetti smarriti./

Si nasconde in significati: é potere individuale

                                                     lasciato alla mercè di un dittatore ,/

sorride e sorride per azzerare le doglie /

non è chiaro,

                   ma nasce nelle notti passate a contare i suffragi indelebili e certi

 

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Isola / coefficiente di contemporaneità

Pubblicato: 23 aprile 2010 da The Cats Will Know in scrittura
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 fronte

    cavalla galoppa nell’ attraversare  le terre  ormai buone solo per

                                                                                                 [ l’asfodelo

salva

per trovare  la mano colma nel sapore di caglio

gli chiederà di essere  domata

ma,                                    non aspetterà  altro

                                che non sia     

                                                                    isola

 

é

  vento

         che non cerca occhi per essere guardato

 al suo passaggio 

                          l’ulivo saraceno piega in

                                                              granito

 

avanzi e …avanzi

Pubblicato: 7 gennaio 2010 da The Cats Will Know in scrittura
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 sottili                                                                                          solidi

 possibili                                                                                raccolti                                                            

                                                      di una storia 

  bambina nel cercare la m o r te                            il rifiuto e la guerra

                                                           e racconta    una vita morale,  

 di differenti  macerie, di                       a  v   a    n    t     i

                                    ricchezze  e  futuro     insanguinato           tace

 

 e  la disperazione è un treno                                                    

                                                                        in mezzo alla campagna

fa scendere, prima,           i ben pensanti

 prima che             d   e    r    a    g     l      i

dopo,                                               solo  manichini di corpi impietriti

                                 neri

, fuoco, senza nemici                      mani di nemici

  solitari                                 uomini ,                     

              residuati  e  bellicosi  delle guerre prossime                                                                            

 

                   avanzi                    , avanti  nella misura colma,                         pieno

 

                   e il treno    corre                                                    per arrivare il orario

la memoria in provvisoria quiete

Pubblicato: 1 ottobre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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la memoria in provvisoria quiete

cadavere esposto
come monito
                     addita un albero
                                è li
da sempre
                                […]
                memoria
è solo immagine riflessa 
  sedere sfiorato

                                una mano persa
al gioco

xua

Pubblicato: 9 novembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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…rinunciare ai miei pensieri. Ora.

 

 Dire, è ciò che si è detto e nel dire, determinare, un tempo, una ragione, una volontà del dire.

Quel che accadrà dopo è: voltarsi indietro, vedere se stessi attratti da un pensiero escluso da noi:

“cosa avrò voluto dire e cosa , ora, condividerò, ancora, di quanto ho detto?nel dire-

se rigurgitassi, sicuramente, il piacere del gustare,    non lo ritroverei; la materia si manifesterebbe fra l’assoluto e   passato, riguadagnabile, nel tentativo di mostrarsi ancora uguale a ciò che non è mai esistito: io, nel compiere atto di volontà o gesto automatico.

Affaticante: la ricerca noiosa di qual cosa che si pone fra lo scorrere del cursore e il collotorto e ancora: errore (?) distrazione (?) oppure genio, che nel dilatare tempo e misure incontra la tracotanza (mia) del subire (?);

fracasso: un’acciuga , tante acciughe per mettere in fuga squalo;

bene: bene o forse, bene e basta

 

ora, ho rinunciato ai miei pensieri!

 

Meshumadim

Muharaam  o xuetes

 

Si possono considerarli contrapposti,  due piatti: l’uno per legittimare esistenza dell’altro, in mezzo un dio .

Abbiamo usato,volutamente, un dio e non il dio e non lo abbiamo indicato con la lettera maiuscola per non incorrere in blasfemia e quindi rischiare l’eterno e esistenza perpetua.

Due piatti il primo,io sono e credo, l’altro, io ero e credevo, nel mezzo, il potere, dominante. Vorrei dire:convenienza ma dovrei allora aggiungere, per essere  e condannare ciò che sono stato,

  dunque mangiatore di xua, ora!

anche

Pubblicato: 21 settembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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il sapore del buio illumina la punta di un giavellotto
È la Realtà
scivolata dalle tasche vuote di un calamaio
per inchiostro dai colori
di lingue morte
morte dopo le tempeste di sale
di una maledizione comune
frutto di impazienze
conservate
con il fumo anziché nella sapidità

ho incontrato a metà strada la voce di un venditore di parole
scritte in corsa pensando a una meretrice
che mugola a comando
e sputa dopo l’amore 
                             a dimenticare un torto subito
ho incontrato a metà strada
un pensiero
sbalzato nell’acqua mentre diventa ghiaccio
e  perde peso
leggero dimentica il dolore
offerto  macina per semi privi di germe
e onore d’uomo
per la viltà nel dimenticare la propria natura

ho incontrato a metà strada una persona
cercava come  fa
il buio

dilata la pupilla e implora il lampo
per dare senso a ciò che gutturale respiro propone come…
sapore del buio
e
ancora

illumina come se cercasse
metronomo

interno con finestra aperta

Pubblicato: 5 settembre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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Avevo incominciato raccontandomi una storia del tutto simile a una realtà vissuta in un tempo futuro, anticipandola, mi sono ritrovato con un occhio sul palmo della mia mano mancina: “sono il tuo pensiero astratto, mi disse l’occhio, ma non confondermi con ciò che hai gia vissuto, l’unica casa è la gravità che ora ti costringe in falso”

 io lo guardai, e senza proferire parola, replicai: Essere in falso è come non avere fondamenta, quindi il mio pensare e parassita di sostegno,  nel  rappresentarmi non scorgo realtà?
L’occhio sembrò ignorare la mia risposta; [!]già, pensai,…vede solo ciò che  conosce, nel guardare.

 

Avevo incominciato con una storia …

“Che la morte non mi sorprenda con le mani prese in prestito e prive d’ossa “

Si disse mostrando i suoi capelli lisci e neri.

La testa si rivolse altrove e poi come a rimproverare al vento le ragioni di una sorte avversa chiese:

“perché ti ostini a portarmi più prossimo al limite e non m’incateni al tempo togliendogli le ragioni che mi legano allo spazio, così da rendermi della materia  ragione? Perché ti ostini nel mostrarmi, fino a perdere come liquido la forma, la capacità di trovare pelle che di quella forma é origine?”

Abbassò la testa fino a farla coincidere con il sesso, proseguì…”vedi questo l’ho visto fare ai cani, mostrando quanto l’infinito sia finito in loro stessi, eppure origine intoccabile da riporre nella terra   gesto di separazione. E’ proprio il separarsi a mostrare, in continuità, la vocazione al fare e il movimento prende possesso di un pensiero dalla testa sorda perché la vista ha già perso del fumo il cenno per condurla altrove.”

Questo disse al giovane che passando di li, si fermò nell’atto di chiedere una direzione; questi come risposta,  alzò la mano e rovesciando il palmo quasi a porgere un campo, disse: ”allora  non ti sembrerà strano,se ti dico, io sono la morte !”

 

“…quante sorti dovrò ancora condividere, chiese, per nulla sorpreso e in atto di sfida, e poi perché ti mostri incanto ancora sprone e non spronato cavallo dalle froge di fuoco?

 

 “Tu leghi il tempo al tempo fatto di rintocchi -continuò il giovane-e nel proiettare te giovane vedi me in ciò che ti manca e mi mostri come chi non concede ovvero priva.

 

“Al contrario ti offro me, fertile terra per evitarmi aridità non cedevole al vomere e all’acqua”.

“tu, proseguì la morte, vuoi solo comprendere e prevedere per implorare il modo e correggere ciò che sarà. Di questo solo ti preoccupi ovvero di non condividere, ora, ciò che accetterai domani perché solo allora sarai più incline al compromesso così da accettare il limite come male oscuro e non  rapida in eccesso di spinta. Vedi, tu dici di volere andare, invece tutto ciò che fai ispira quiete, tu vuoi fermarti per dire sono arrivato ho tutto ciò che ho desiderato e in ciò esprimi la mia libertà…mi chiedi di fermarmi”

 “esattamente e quel giorno sarà solo movimento …ma non insinuarmi paure e sensi di colpa. Non è la paura di essere al limite o nel sedermi, è il sentire, libero, il mio braccio nell’indicare al moto, la direzione. No, è non avere tempo di mostrarmi libero al tempo

“vedi, disse il giovane, le tue ragioni sono finite proprio in rintocchi di campane e li mostri segnale di una fine e non faro che al contadino porge il sole, fermo, prima di un altro movimento. Lui,sì, nel mostrarsi in posizione cerca spazio, per stabilire distanza, cede al movimento il passo e porge come Natura la sua orma colma per farne fulcro; tu disprezzi sino a implorare solitudine, non per trovare te, ma per avere certa la vittoria. Tu vedi solo potere e speri con ciò di nascondere in labirinto il filo del tuo voler scegliere. Ora tu intravedi nel limite la fine, incontrollabile, lanciata in storia come reale incognita, vedi me giovane, morte e limite e in ciò chiedi a te stesso un sacrificio che divida   potere e in uguale misura ti mostri padre, eretto, governo simile a innominabile… riequilibrio.Ecco vorresti essere come vecchio ma solo per mostrare, nella pazzia, il taglio che recide governo, per redimere ciò che per te è errore.”

“come?… tu morte puoi, come figlio, essere futuro? E come fine mordere inizio per allontanare la sorte? Come ti salta in mente che tu, nel mostrarti figlio, poni non la fine nel limite ma un altro padre che non impone ma mostra la possibile metà più lontana?Devo dunque rinnegare i miei padri, sconfiggerli nella memoria, in questo luogo, per aumentarne la distanza e implorare il compimento della sorte?  La sorte di figlio, naturalmente? Vuoi farmi credere che, io, vedo il decadimento solo perché non ammetto che la terra promessa sarà consegnata in continuità all’idea ?”

Il giovane chiuse la mano e mostrò il pugno ..poi chiese: ” tu pensi che sia più importante offrire o governare?

Avevo incominciato con una storia …

atto in assenza di titolo

Pubblicato: 28 agosto 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Le ossa risuonarono

  dolore di fanciullo nel farsi spazio

Era nello schiacciare articolazioni intorpidite dal tempo e dall’uso

-Alzati Lazzaro qualsiasi e solca la terra, ramo trascinato dal vento-

Il padre ingigantì il gesto come se volendo coglier i frutti della terra

raccontasse una storia di secoli :

-giovanni era il suo nome e prima di lui salvatore-

incominciò, e per ogni nome tracciava una riga e per ogni riga il racconto assumeva

 osceno

 nel solco

poi si mise a elencare i ceppi

 innestati dai suoi padri e di ognuno

 raccontò i novant’anni di potature e di frutti

-il vino nasce da ogni lacrima versata i giorni di luna piena,

al mattino la rugiada incalza, fuoco annidato nei grani di luce pronti  per esplodere –

 fumo

 fumo provocato da implorazioni mute e

 fatte di gesti soli, brevi per nascondere al sole quel miracolo

ricchezza

 vana in vane lacrime simili a lacrime future

io seguivo i suoi occhi

cera di forme perse

  attenti e veloci come i   passi nelle albe truccate d’argento

lui era il primo segno

contiguità di tramonto

atto

Pubblicato: 25 agosto 2008 da The Cats Will Know in scrittura
Tag:, , ,

 

 

la mia isola ha un mare aperto

brusio

per i miei piedi che avvolgono la sabbia come mantello

io

vago questo deserto   per ammutolire  il vento

che invito al  ricominciamento

 vorrei replicare la mia partenza

 infinite volte fino a cambiare il mio stato  e farlo diventare materia intoccabile

programmata  nel sapere ma non pronta per la vista

 

la mia isola circonda il mare con le sue montagne  e scambiando le parole con urla

 invita le onde a invertire la marcia per non porgere approdi

la mia isola è un drappo strappato 

 

 

 il sole voltò le spalle per tre volte e per tre impietosì i gesti

a rivoltare percorsi scanditi

la quarta alba si mostrò

profumo di napalm

 

[21964] atti parlamentari

Pubblicato: 23 luglio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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         Il sottoscritto chiede d’interrogare il Ministro dei Trasporti, per conoscere se non ritenga urgente e opportuno dotare di carta igienica e di sapone le tolette delle vetture di prima e seconda classe dei treni per il Meridione d’Italia, tenendo presente che… i treni diretti al Sud sono privi di ogni servizio igienico, quasi che le regioni meridionali non appartenessero alla stessa nazione e i passeggeri non potessero esigere gli stessi diritti, avendo osservato gli stessi doveri degli altri-

         1 ottobre 1956

3 26

Pubblicato: 8 luglio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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 lei si chiama Herbert.

“una gallina di nome erbert?"

La conversazione continuò fino a quando non si aprì una finestra.

la folla trattenne, immobile, suoni

rimase inghiottita dal vento del sud

 “ il mio popolo si è

…rialzato?”

 

Non ci fu risposta

  solo urlo

“Guerra”

 

le stanze dei ricordi furono foto di seni esposti

trofei 

  vinceremo la guerra eliminando i primogeniti e poi le donne”

la sabbia si sollevò

cosciente montagna 

li seppellì

 

Così finì la spedizione contro gli Etiopi

 

 stupro del vincitore

 

 

3-25

Pubblicato: 6 luglio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Dopo aver osservato ogni cosa , gli ambasciatori tornarono indietro.

 

 

L’urlo disegnò una smorfia

  cieca su ricalcata espressione

                        [in doppia copia con inchiostro simpatico

                         le copie, poi, furono archiviate in segrete armonie per future intercettazioni]

 

Nessuno si stupì

dopo che privi di peli e ricoperti d’innocenza

il cencio esposto

“ maria”

apparve origine di un anno, terra mischiata a battesimi di appartenenza

“Ridurrai il solco a fertile coscienza e la volontà

sarà maschio sulla groppa”

da quel momento  si  ripeté

rito medioevale

mentre polveri di  calcare mordevano il campo fino a renderlo pelle

morbida

ognuno, isola

propizia

 in certezza  vittoria

vide nella scelta

soldati in marcia.

I soldati andarono avanti finché trovarono qualcosa da cogliere dal suolo,

si nutrirono di erbe, ma giunti nella zona desertica

alcuni di loro si diedero a fare qualcosa di orribile:

estratto a sorte un compagno su dieci, lo mangiarono

 

 

 

“Il re è pregno”

ex voto[la processione nel giorno del ringraziamento]

Pubblicato: 24 giugno 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Si sono contati

per riconoscersi e

…solo una cosa poteva essere prodotta:

la canna da zucchero

 

Il quotidiano immagina la medicina come conservazione e i veleni.

 familiari cibi

per conservare limpido

il manifestarsi

 in pericolo d’estinzione

Quindi presi un braciere colmo d’ombre e proiettandole in tutta la stanza scoprii che ciò che mi rassicurava è il comune vedere annidato in altri

 fino a mostrarmi rostro essenziale per vincere la battaglia

Poi alzando gli occhi, il sentiero che conduce al mare

 si manifestò

 

Cercai   antidoto

 fatto di sangue di pecora e veleni, stratificati in millesfoglie

per appagare stomaco

 che come atrio delle scelte e delle divisioni

 regge i buoni a destra,

 mentre a sinistra non vede ciò che rimane

 

il nulla

 

il giovane adepto cominciò con ripetere i gesti

iniziazione di un canto ripetuto allo scadere di ogni stagione

rito reso uguale nella possibilità di rinunciare a rappresentare

assoluto e eterno

 

prima

la destra pronta a purificare l’intoccabile quotidiano

nell’automatico e involontario esistere

poi la bocca

pura per la parola

innominabile nel suono

naso e ancora, l’indistinguibile traccia

unica impronta e solco d’aratro

 

attinse la saggezza

condotta in otri di pelle per la traversata

mi condusse in terra consacrata

 

dio è grande

dio è grande e non potrei mutilare il mio udire per il piacere

dio è grande

 

ripeté con gesti di padri e dei padri prima 

prese un bastone e nel tracciare riga pose il visibile in gioco

 mentre l’invisibile

culto per gentili

la musica inseguì il tempo in battere e cannone

i levare ammutoliti

furono occhi increduli

[la sua lingua ha suoni gutturali come i temporali del deserto]

le mie parole raccontano

la storia di un vicino cieco

 

 

 

e così avenne

che in quella regione un dittatore per nascita, prese com’esempio

la conquista, e decise di essere dittatore per suffragio di minoranza.

Lui, pensò, che desiderare il bene degli altri potesse essere arbitrio destinato ai grandi;

così incarnò dei condottieri l’essere grande in disegni espressi in mausolei e città

per i mortali,

[periti nei normali desideri]

e intuì che non é necessaria la guerra per imporre il soggettivo appagamento

                                                                                                           manifestato in regole d’impero

come la  schiavitù o, nei casi migliori, annessione in unico territorio recintato da pilastri

oppure considerare gentili, chi non potendo essere popolo eletto, non avrebbe dovuto ignorare se stesso in caratteristiche barbariche e anarchiche

Capì che non si deve necessariamente essere “altro da opporre”

 per contrastare gusto e inclinazioni di libertà

Avvenne, in quel tempo, che ognuno era di sé stato di regole non scritte e quindi il terrore passava attraverso l’anonimato

  si sa che ciò è possibile in una vita, e che può essere trasmesso come sedimento in trasformazione costante,   è pur sempre una sola vita

 e un otre non può contenere la vita di mille uomini

lui intuì, e ne mise in pratica volontà,

che è desiderio di ognuno  trasformare  potere dell’individuo in riflesso acquisito fino a considerarsi unico eletto e messia,

e può, in diorama, trovare appagamento

così occhi abituati a guardare il proprio stomaco come governo involontario

facilmente aiutati da polveri in sostituzione delle copie di sé da opporre a dei nel momento della riparazione

furono osmotico  elisir di vita essenziale ,

 

  fu questa la sua rivoluzione [considerata pacifica dai deregolatori di turno]

Cosi nella regione, che ora mi ospita, l’anonimato preparò terreno per rendere terra promessa

 

Ognuno di noi, pensa, che l’esercitò   mostra il suo obbedire, cieco di decisione propria, in azioni offensiva e nel reprimere, invece, lui, capì che si può con medesimo effetto permettere,

 fino al punto da incarnare valori liberi e espressi in acquisti costanti

fare insieme,

 fu il cerchio di gesso il suo arbitrio

 e il dittatore si mostrò agnello sacrificale e insieme padre e ancora figlio: ogni volta espresso pienamente per mostrarsi parola e fatto virtuale che appaghi.

Così fu considerato appartenenza singolare possedere nella propria casa ciò che hanno tutti e che distingue le facce dei sudditi adulatori. Furono mostrate in fondamentali torri, scritte ben visibili e udibili: “io c’è l’ho” non era importante capirne la necessità di quel possesso o l’esatta posizione, importante era essere scalfiti da schegge, per sentirsi utili e essenziali passi avanti non ignorando ma obbedendo: doveva essere il modo di sanguinare per compiacere,

 meglio essere espresso oggetto posseduto 

 nel possedere.

Tutto ciò fu acclamato salvezza, io stesso vidi scene di folle prostrate e anche i bambini, nel donare le loro copertine di lana destinate alle bambole, alzare il braccio per mostrarsi presenti e essenziali, primi e anonimi , tutto nel medesimo tempo, proprio come il dittatore, che mostrandosi nell’arena paladino d’onore e vermiglio, beveva sangue per rimanere giovane.

  

X

Pubblicato: 19 giugno 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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“…bevo  vino rosso

ed è come se la terra mi respirasse”

Lo ripeteva ogni volta che si lasciava inghiottire dal liquido

che le sue mani avevano partorito

“…è come se le mie radici sciogliessero il mio corpo

terra  pronta a diventare terra”

cercai  il significato di quella profezia

fra le rovine  della mia gente disgustata e insoddisfatta

rovistai fra  i rotoli  delle idee

prima che i restauratori  ne potessero cambiare i significati

 

  trovai

 

ogni strada nascosta come vicolo offerente polveri

 mentre i governanti che  sminuzzavano  il tabacco

 per mescolarne aromi 

ripetevano ,inconsapevoli,

gesti  di attesa  scambiando regole  con benefici personali

 

ogni strada mostrò le tentazioni

slabbrati frammenti  di caos 

in ordine assoluto

accordanti suoni naturali,

poi  saggi,

 archeologi purificati in vasche  di acqua sacrificale,

usarono  lamine d’oro  per  accecare dei frammenti

il cercare

e dio che non decise la sua immagine

per  impressionare, ancora, la mia coscienza.

 

 mio padre  scrisse  i suoi pensieri 

sulla retina ancora  adolescente

perché io potessi sentire

ciò che le sue mani non avrebbero potuto udire

92

Pubblicato: 11 giugno 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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92

 

“tutte le usanze qui ricordate sono proprie del popolo che mi ospita,   abitano a nord delle paludi, ma anche quelli della zona padulosa desideravano gli stessi costumi, compreso quello di sposare una sola moglie.”

Si raccontarono sgranando avemariedirosario i delitti commessi in gioventù.

 …gli amici li ricordavano gentili.

Il suono sostenne in significato incartato, luoghi senza orizzonte, luoghi maturi e pronti per l’occidente: gentile

Gentile é tutto ciò che non è nell’appartenenza; ma, pronto a divorare baccelli colmi di torti, è appartenere ad un nuovo culto

Mentre io, barbaro, non parlo lingue comprensibili, io stesso non mastico ciò che dico impastato in pane quotidiano e non posso essere gentile o cosciente mangiatore di torte o pastiere, tanto si vive una volta sola e questa e la mia volta

Il cappellano chiamò la famiglia, “io lo posso aiutare, disse, sarà sufficiente che venga in cappella.”

Mi chiesi allora quanto, ancora, avrei dovuto implorare a partire da una terra, la mia, sfruttata da immigrati, legali loro, che con la scusa dell’autodeterminazione mi promisero un passaggio clandestino.

Arrotolato come un tappeto persiano, privo di nodi e privato di me, regalai il mio nome;

poi i pesci, a casa loro,  risparmiarono le mie carni per lasciarle integre ai miei carnefici…mi presentai gentile, con in bocca la mia laurea da ingegnere e in mano un colore simile al   sole…”tu, hai mani grandi e muscoli forti…” dissero.

Arrotolai ancora il mio sangue e ne spuntarono locuste e poi carestie infine un foglio “ via”.

Ancora carico di salsedine e ubriaco per le cattive illusioni, mi ritrovai come nei giochi di bambino a fare penitenza incommestibile. “Così puoi conoscere il valore della vita, ” mi diceva ogni volta mio nonno, e così lo risentii, ancora..

Io la vita non so cosa sia, un giocattolo rotto, forse, rotto e non desiderato perché è libero e può essere raccolto, scambiato come storia tradotta dal trascorrere del tempo, io allungo la mano, ho capito tutto:

“signore devo comprare la bombola del gas per cuocere misere erbe raccolte lungo fossi, scambiate al mercato delle nutrie come cibi prelibati, i miei figli futuri e la mia terra ancora vergine dopo l’estrazione dei metalli, mi spingono qui a mostrarmi ozio …”

…ho capito, mi gioco nella pietà e nell’indifferenza mostrata X.

“ragazzo, il giorno è ciò che puoi raccogliere, poi sei solo ombra e sopravvivenza”

Non vale qui la preghiera, il volto di un uomo è l’immagine del cappello del suo padrone, dovrei mostrarmi respiro, dovrei mostrarmi uguale, ma qui sono solo il gesto di stizza di una tentazione: dare la morte.

 

 

“tutte le usanze qui ricordate sono proprie del popolo che mi ospita,   abitano a nord delle paludi, ma anche quelli della zona padulosa desideravano gli stessi costumi, compreso quello di sposare una sola moglie.”