Posts contrassegnato dai tag ‘delirio’

Approdata or ora alla consapevolezza di una totale o quasi certa impossibilità di risarcire lacune d’intenti concretizzati in modo da ottemperare ai miei voleri più nobilitanti. Ove è terra truculenta delle ossa impudiche anteposte nella teca di vossìa.
Parrocchiale et insensato. Incensato. Inventato, come temo il sostantivo.
E Celestino, con questo non voglio affatto la bambagia del giustificarmi…cioè…voglio dire…giacché ne troverei cospirazione, no? ed il sistema imposto dall’interdizione che fomenta estradizioni da compagini e da politiche impossibili. L’effetto di sistema in un congegno di dizione, coi manifesti rossi e il marxismo compassato o il già più tanto vagheggiato gran filosofo: il gran nietzsche,(e la ci che sia una ci e la ci non sia una ch).

Urgono coetanei: Urgono!

Mah, ma mi domando e dico: e se tua madre ti spiattella la sua cena (amen) come il corpo di Gesù transustanziale e non ti piace?

E poi mi chiedo: e se davvero davvero mi ritrovassi di pareti un cerchio netto di spionaggi potenziati contro il fumo che ti incredula i polmoni?
Oh Crist’ iddio, la santità che preme sui tasselli dei mosaici e verticali griglie bizantine dei giudizi appesi.

Ammessa..?


 

Annunci

Pubblicato: 1 aprile 2008 da The Cats Will Know in scrivere
Tag:,

Il delirio Capgras

Il dottore aveva aperto i miei occhi con le sue dita snelle, attorcigliate come serpi sulle ossa. Picchiettava sulla lingua, qualche parola mischiata alla saliva.

Uscito. Sbattendo lo stipite della porta. La carta che rivestiva il letto da visita, era umida e si sfilacciava ai lati. Una fetta biscottata tra le briciole della mia pelle.

Fuori i ciliegi sbucciavano la primavera, mentre ancora si trattenevano sui rami, i segni dell’autunno.

Un leggero senso di confusione estendeva la retina, un imbarazzo precoce, nel sentire rumori che scricchiolavano, senza rondini. Dev’essere questa l’annunciazione del ritorno. Non badare al volo. Sentire solo le ali schiudersi nei tronchi.

2

Mia moglie era dall’altra parte della vetrata, con la pancia gonfia, il seno goffo, la bocca sporca, dal nero delle ciglia. Non la ricordavo così grassa. Il suo fisico tradiva.

Le gambe non assomigliavano alla robustezza del ventre, il seno non si allineava alla testa che colava, bianca sulle mani. Se non l’avessi sposata prima, l’avrei definita deforme.

3

Il dottore rientrato. Sospirando. Gli occhiali nel taschino, un foglio di carta ben stirato tra le mani. Ecco, mi disse. Le do il suo cervello. è fotogenico da dentro. Sapeva che era malato? Me l’ha tenuto nascosto. Perché l’ha dimenticato? Non rispondevo. Non è poi tanto utile, aprire le labbra quando sono arse, dalla sete di una domanda.

Lei è un folle, disse stringendo il foglio. Tante macchie nere riempono il suo lobo frontale. Succhiano. Strappano. Seviziano. Lei non si sente privo? Non si sente violentato?

Non sente lontano la familiarità di sua moglie? Dov’è il letto che asciugavate ogni sera, la schiena rigida, dopo le farfalle vomitate nel cesso? Quel bozzo non è la gobba portata dall’ozio, ma la striscia andalusa delle sue labbra.

4

Penso al ritorno come una cosa, a delle ali chiuse nei tronchi pronte a scoppiare nella corteccia. Poi andare daccapo nelle maniche a raccogliere l’estraneità del volto.