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Pubblicato: 1 novembre 2011 da The Cats Will Know in scrivere
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non c’è forma in questo tuo passarmi le mani
e quando mi guardi le dita, io a bocca socchiusa
ti dico di queste cose evolute, rimesse sui bordi
che si fanno perse e un pò morbide come quasi un nido

-e l’ombra che corre, arrampicata al muro, scivola
rimanere e poi andare e farsi voce, dritta sul petto
come dita appuntate, in uno specchio di dolore-

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Ricordo il tepore indorato del sole sul far dell’imbrunire vertere in un angolo orientato a precipizio oltre l’orlo tegolato della casa, rassegnato ormai da anni all’impeto giallastro dei licheni.

Nacqui, e il giorno della partenza le stanze andavano empiendosi gradatamente della frescura della sera incipiente oltre le tende di lino; l’acqua dei vasi sfioriti alla calura gorgogliava in canaletti di raccolta ai margini della stradetta ancora ardente. Stemprava poi quel rivolo, soffocando torbido nel cupo scolo del tombino ove impudica bambina lasciavo rotolassero poltiglie accumulate nelle guance ai pranzi di mia nonna. Prima che la cirrosi la stroncasse fra le lenzuola adorne delle chiazze acri e calde della bile e il piscio; quando ancora mio padre era in vita. E mi amava, in tutti i sensi.
Non escluso il più carnale ed intimo.

Settimane che non mangio. Ripenso al tombino iridato di liquami e alle leccornie masticate che son finite a galleggiarci dentro come aborti partoriti clandestinamente, dopo l’ennesimo abuso della  buonanima dedicataria. Lui e la sua prole. Io morirò senza non essere mai stata madre, spirito santo e  l’infermiere: un ottimo genitore e se non questo almeno eccellente procreatore e amante. La specie esige il mio tributo in carne ed ossa, furente di vagiti caracollati giù dall’ utero divelto. Sognavo la morte epica di colei che lascia questo mondo per partorire una tenue creaturina rosea, con la placenta appiccicata ancora sulla testolina molle.

“Sua moglie non ce l’ha fatta, ma la bambina è salva” e giù a piangere, tutti: “ Era una così bella e cara ragazza…”

Qualcuno urla, da qualche parte. Da qualche parte, risale ai tempi in cui sognavo di scolpire le sostanze dei miei averi monetari lavorando in un fast-food sull’autostrada.

Lunghe sterzate pavide.

    Devo aver letto che gli scarafaggi adorano ingozzarsi di capelli, cheratina, pelle morta e quant’ altro. Ho le unghie spezzate, sicuramente sparpagliate qui in giro e ho sentito quelle oscene bestioline nere emettere richiami prologo ad accoppiamenti ed a banchetti di pezzetti di me. Unghia! Capelli di me.

E di qui a poco? Vermi. Le mosche verdi di quei corpi assassinati negli spazi di campagna.

Piuttosto, preferirei venir sbranata viva. Nulla di più erotico e blasfemo. Rivivere nelle contrazioni addominali di chicchessia. Il resto non lo figuro per non sciupare la riuscita della favola orrorifica.

    Non c’è calore, ho freddo. Voglio il suo braccio o una fiammella per trastullo.

 L’odore della legna arsa dava alle labbra uno stordimento leggero e un certo qual languore da salivazione e fame mentre davo la schiena al caminetto, per poi allontanarmi, e poi tornar vicina.

Sempre così, fino a notte fonda.

Tutta la gente conosciuta in questo posto orrendo. Un senso di miseria sterminata che pervade il petto, e il cuore mi martella nel comprendere che non ho scampo in un compendio di sospiri tenui di rammarico ossidato.

    Indossa gli occhiali, e si avvicina sfoderando una smorfiaccia succulenta, con la lingua fra le labbra, tal che mi coinvolge in ogni fibra con la stessa antinomia di repulsione e fascino che perde di demarcazione alle porte dell’inferno. Da quel momento in poi è un attimo. Il Dolore. La perdizione dell’arrendevolezza. Nessuno che mi stringa queste dita, tremule, placandone lo spasmo disarticolante.

Il freddo più intenso, inebria la casa, vicina.
Grandangolo del feretro del mio papà a languire sotto metri di terriccio compattato.

 

Ed il sacrario

GIOVANNI

Pubblicato: 29 febbraio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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E quelle bucce d’arancia sulla ghisa
roventi e aspri odori a solleticarci il naso,
tu le mettevi, Vanni
come si sfoglia un ramo d’amara
e inquieta vita.

E mentre piano
il colore poi di Nubia
caramellava le scaglie più lontane,
parole di moschetto t’uscivano
impastate
confuse con il denso di un vino a buon mercato.

Di buona norma stavo
sul pizzo dei gradini
a mettere le dita alle brine,
a far per l’aria
la polpa succulenta d’età in pensieri esente;
fin quando il tuo bastone di faggio
sulla porta, non mi diceva andate
le tue malinconie
lasciate
come gli ultimi tizzoni alla fornace.

E allora che prendevi il sentiero agli orti radi
venivo ad appoggiarti la mano dei felici,
come fa la farfalla
sul fiore chino, arreso

Massimo 29 febbraio 2008

DUE GRANI DI ROSARIO PER FEDERICO GARCIA LORCA

Pubblicato: 8 febbraio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Tra i fiordalisi
la serpe venne al sole,
la serpe dei frumenti
colore dell’ulivo, colore dei bastoni
che guadano il fossato.

Colore del rubino
fu il sangue tuo, perduto
sul fieno appena colto
allagato come un cencio
lasciato al lavatoio.

E con la faccia pesta
alla bocca della terra,
tu ti prendesti i baci più cari
gli istanti,
quegli odori
di pane vendemmiato futuro
d’allegria,
di danze nelle gambe pelose delle donne,
d’arance cosce aperte
di giovani col petto imbrigliato
dalla luna
distesi a farsi bruni, sul fiume
sesso in mano.

E con la faccia pesta
alla bocca della terra,
stringesti tra le mani un’ultima radice
la forza ch’è nel fiore
che spacca pietre e buio,
la grazia della semina del vento
il filo d’erba
da raccattare a sera
e dormire, poi, contenti.

Massimo 08 febbraio 2008

Fuori dai cerchi di ghirlande

Pubblicato: 26 settembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Sono vaga quando cedo sfumature al pianto

lo spazio

quello che resta sul foglio bianco
cuce rose e navate nel segno della pace

Cromano gli occhi d’accenti la preghiera
calici rovesciati di benedizioni
parole al capoverso
fuori dai cerchi di ghirlande.  Se ne va

abbraccio e trincea

Non  più  petali e  foglie per l’altare
alfieri e torri depongono corone
alla geometria nuova, senza tempo


Nel dormiveglia che prepara al sonno
è atto di dolore la mia nostalgia


 

lui, il mio poeta

Pubblicato: 23 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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legge e intinge

l’aria del liriodendro

con vento di giunco

 

dove le foglie al nodo

tendono il pudore

l’incavo si piega alla voce

 

e ti ascolto, aprire le braccia

in infiorescenze

istoriate d’acquaforte sul rame

fiumi nelle mani, groviglio le anse

scavano e si slanciano d’arancio

in giallo-verde

stremano un altro cielo s-chiuso

nelle palpebre dei versi, scivolano gli occhi

silenziosi a sfiorare la mia gola

 

goccia, goccia

A MIO PADRE

Pubblicato: 18 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Si ballava come sposi,
le tenaglie di un’altra vita
infierivano solo un poco,
come rossetto sbavato
sulle labbra d’una vecchia
signora.
Cedevoli i tuoi passi
incespicavano nei miei
ma sorridevi
come quando nacqui,
un vestito blu vecchia maniera
ti conteneva tutto,
anima e corpo senza gilet
in un giro di valzer.
Con ginocchia malferme
si piegavano i secondi
e ammiccavi alla mamma
che ieri, ieri non c’era più
e l’adesso era orgoglio,
di me e di te,
tornati Nome sulla lista
di un Angelo,
passaggio perfetto di due vite
a fluire,
un solo tender di mano per sempre.

Seme: mia parte

Pubblicato: 31 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Posso io giurare d’aver amato
se non godeva iridi il clima
né attese né labbra né apprensione per deserti
così come dunque porge chiaro
il resto d’ogni folle insieme
anche se il buio è lama d’ogni istante.
Sei tu del suono, canto minato
tramato precipizio per ascesa
in questo ventre vibrazione alacre ?
Possano le stelle sbriciolarmi ossa ai ragguagli
parabole negli ammessi rinnegati
per farmi raggio e fieno a rianimarti seme: mia parte

*

E lì, oltre quel busto che fu primo
senza sangue il fiume ora si posa;
trafitto come corpo molle
nei giorni compirà gli strati a terminarsi
spianandosi le labbra per capirsi uguagliato
quel grembo che lo rimosse rovo
ad affollare

*

E madre è il nome che lo avvenne
tentandosi alla veste ampliata
l’angolo isolato,
come nicchia che mai ruppe
occhiate dissetate al mondo.
E padre è il verbo che lo unse
sfibrato nell’istante da curare poi
la colpa del respiro ch’è incessante

*

Cos’era premura antica d’ora
cos’ero, io
secca di palmi e dita che non congiunsero del coro
schegge al temporale.
Persa ad allevare giunchi a parlate,
calvizie, di finestre braci ai poli
che d’erba non s’infrangono per passo

*

Il seme giunse grano
e il bulbo braccia conche;
attaccò carni e il tutto riferì fusione
rughe svogliate e ansiose
a ossari nei domani.
Non è cima il chicco né chimera di stagione
e lì, dove la foglia cade
s’alza il nome
 

De amicitia

Pubblicato: 27 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Retrospettive di schegge irrisolte e
reliquie di vizi d’origine:
masticando fra i denti il rumore acciottolato del cuore
di fiato si frantuma il ghiaccio in essenze d’aria fritta
e tornandomi incontro svuoto di dialoghi immaginari
il cesto semi-vuoto dell’oblazione.

(gennaio 2007)

solo una fontana a novembre

Pubblicato: 15 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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( a Matteo e al grande dolore che ci ha regalato)


non c’è un porto, né una stazione

dove atterrare di testa

al sibilo teso di una fuga di gas

 

solo  una fontana secca a novembre

 

la preghiera non aspetta il giro

che si chiude con lo stridere dei freni

né gli occhi del bambino, a rendere

estremi di primavera

 

ma recita tra le divise indifferenti

che piombano i sigilli alle mete

e la fontana, che si fa grolla

al sangue, prima della neve

G.S.S (a S.)

Pubblicato: 2 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Giovanni Secco Suardo

l’impaziente restauratore
della propria attesa
immortalava i mattoni d’un muro
dove aveva piantato
tutta la flora citata nella Bibbia
(esse)

spremeva
le opere straniere
e come cenci le metteva
al sole mentre gocciolavano
la loro polpa
(ti)

quegli scarti disarticolavano
le screpolature che al tatto
apparivano come delle cerniere
(eh)

si premunì di conche
con le quali raccogliere
la materia e l’origine,
le capacità e le cause
tutte intersecate
(effe)

in una specie di fronte
al cospetto della quale
si traevano profezie
come dal canto
degli uccelli augurali
(ah)

in una parete provvisoria
fatta di assi di legno
capì il significato dell’amore
dalla luce che filtrava,
eppure quando baciava lei
(enne)

non gli sembrava la morte
troppo romantica per i suoi gusti
con quelle labbra.
(oh)

segnava gli angoli
e non s’ingiallivano

Nenia di primavera

Pubblicato: 25 febbraio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Dedicata a Paolo, mio ex compagno di vita per lunghi 18 anni.

E’ dell’altro ieri la notizia: cancro

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Ti ho amato nel torrido calesse,
briglie sciolte alla forza
d’esser donna di rigagnolo
al secondo passaggio
che indovina le parole alzando il mento
sforzando il petto in fuori.

Poi, quel male a pungermi il grembo
nelle veglie al letto d’astinenza,
nuovo plastico deforme al corpo mio.

Amore a sandali slacciati:
 
ogni passo conduceva alla sua fine.
 
Ora tremo la tua vita sulla soglia
della forca già pendente all’albero
della diagnosi al parassita che s’evolve.

Mi preme il pugno sulla testa:
spara grani d’orzo e di tempesta.

non abbandonare le braccia fra le gambe,
porta quel flauto di canne alla bocca,
ci sono ancora spartiti di lotta
a concederti bocce di chemio in vena.

Vivi.

Pass'oh

Pubblicato: 31 gennaio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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perchè contaminati e fragili
viviamo pure noi
in equilibrio sulla pioggia
disorientati dal vento nel caffè
della mattina
e una macchia sulla strada
che sembra un aquilone.