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Una strana eredità

Pubblicato: 4 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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L ‘ incipit è tratto dal blog blog.libero.it/Autoestinguente/

– Una firma qua, e una qua. Grazie.

Il corriere se ne andò fischiettando, lasciando sotto il naso di Peter un pacco enorme e una lettera.

Peter
era perplesso. Non aspettava niente del genere, aveva chiesto più volte
se non ci fosse uno sbaglio, ma pareva che il destinatario fosse
proprio lui. Il mittente non gli diceva niente, uno studio legale di
una grande città.

Trascinò il collo in casa (era anche pesante) e aprì la busta allegata.

Un
avvocato l’avvertiva che, come da disposizioni testamentarie, quella
era la parte di eredità che zia Judith gli aveva destinato.

«Zia
Judith» pensò Peter «la parente stramba». La maga, quella che non gli
era mai stato permesso frequentare perché il resto della famiglia la
teneva alla larga. L’avrà incontrata un paio di volte, di cui l’ultima
vent’anni fa, o quasi.

Judith se
n’era andata di casa da giovane, aveva sfidato il biasimo dei parenti
diventando abbastanza famosa leggendo le carte, preparando pozioni,
cercando risposte nel pendolo di cristallo. Leggende familiari dicevano
che ci fosse anche diventata ricca con i suoi trucchi da luna park.

Peter aprì l’imballaggio e si ritrovò davanti a un baule. Il baule della maga.

Peter osserva perplesso il vecchio baule. Portarlo giù in cantina sarebbe la cosa più logica da fare. In fondo zia Judith ha sempre avuto una triste fama. O magari regalarlo all’ Esercito della Salvezza. E se ci fosse qualcosa di valore? La curiosità non è solo femmina.
Si inginocchia davanti al lascito e ne alza a fatica il coperchio. Una coppia di candide colombe con un frullio d’ ali si va a posare sul televisore, lasciando inconfondibili tracce di guano su David Letterman. Attonito, Peter infila le mani nel baule e ne estrae: dodici spadoni con cui si ferisce , foulards annodati tra loro, un cappello a cilindro liso da cui salta fuori un’ allegra famigliola di 36 leprotti che si mettono a giocare a nascondino. Dopo tutto questo bendidio, le mani insanguinate di Peter trovano un altro piccolo baule. Lo estrae, convinto di aver trovato il suo tesoro, e lo appoggia sul tavolo della cucina. E’ emozionato.
Ce ne hai messo del tempo figliolo.
Adagiata nel baule, una ridicola figura di uomo segato a metà, lo guarda con aria insofferente.
E quel corriere poi, che modi. Non ha fatto che farmi prendere urti.
E lei chi è?, farfuglia Peter.
Scusami figliolo, vado a presentarmi. Davanti a te hai nientepopodimeno che l’unico, l’ innarrivabile, l’ ineguagliabile Balthazar assistente illusionista, famoso in tutto il mondo. Erede di una schiatta di collaboratori: dal mio amato nonno Balthic a mio padre Balthus. Abbiamo sempre lavorato con i migliori artisti del settore da Houdini al Mago Forrest. Ci siamo esibiti nei migliori teatri e nei Florilegi più noti. Il grande mago H. Herrera si è avvalso del mio aiuto per ben dodici anni. Solo un tragico incidente – non digerì una spada che aveva ingoiato – mise fine al nostro sodalizio.
Ha una vocetta stridula e la faccia da sorcio Balthazar.
E mi scusi, ma il resto del suo corpo?
E’ una triste storia figliolo. Dopo i fasti con Herrera, sicuro che la mia fama mi avrebbe preceduto, avevo cercato un altro mago da assistere. Era un brutto periodo, le scritture scarseggiavano. Venni contattato da Judith, non aveva riscosso molto successo, ma dovevo pur comprarmi le babbucce damascate. Ci esibivamo in teatri di terz’ ordine. Mi lamentavo di continuo della mala sorte e le narravo le mirabolanti imprese della mia dinastia. Il nostro numero clou era quello del visir segato in due. Una sera qualcosa non funzionò. Un attimo, un dolore atroce, ed eccomi qui. Di sicuro ho finito di comprare scarpe damascate. Judith non ebbe cuore di abbandonarmi. Spero che tu adempirai alle sue ultime volontà. Mi ricordo ancora quando nel ’71, o giù di lì, mi esibii al Madison Square Garden. O quando Balthic dovette forzare il lucchetto del portagioie della nonna con l’ aiuto di un fabbro. O quando Balthus durante una tournée in Alaska…

Il baule non è poi così pesante. Peter si affaccia al parapetto di Coney Island. Le giostre sono immobili, nessuno in giro. Bene. Un tonfo sordo e la cassa si allontana, portata dalla corrente.

Una spiaggia candida, pesci colorati nell’ acqua bassa. Makele si avvicina curioso a quella specie di forziere sprofondato nella rena.

Una vocina stridula.
Su, ci sbrighiamo là fuori? Tutte queste onde mi han fatto venire il mal di mare. E allora? C’è nessunooooooooo?


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Mud

Pubblicato: 28 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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La limousine accosta silenziosamente davanti al 1539 di Park Avenue. Il portiere gallonato si precipita a spalancare la portiera. Ne esce un anziano e distinto gentiluomo.
Buongiorno Avvocato.
Buongiorno Fred.
Ferenc Turm, del famoso studio legale Turm & Turm, ha un appuntamento. La ricca ereditiera Laureen Chandler, vedova del ben più famoso Ralph Bogey, che coltivava campi petroliferi nel Texas, ha deciso di modificare per la cinquantanovesima volta il suo testamento. Nel suo coccodrillo formato valigetta l’avvocato ha già pronta la bozza. Si tratta solo di cambiare alcuni lasciti. In effetti il Fondo per la salvaguardia del mammut rimarrà a bocca asciutta, mentre si sorprenderanno piacevolmente le devote della Tredicesima Chiesa del Post Avvento Atomico. Naturalmente in via del tutto provvisoria. Ovvero, fino alla prossima stesura del testamento. Cosa che avverrà tra una quindicina di giorni al massimo. Laureen Chandler non ama ricevere visite, ma cambiare testamento ogni due settimane le da un brivido perverso.
Ferenc Turm, lo sguardo abbassato alla punta delle impeccabili Church’s, cammina spedito nell’immenso atrio tra marmi e specchi. Senza mai alzare gli occhi, si infila nell’ascensore riservato all’attico. Solo il meglio per Laureen.
Orlando, il maggiordomo inglese, accoglie l’avvocato con un sorriso ineffabile.
Ben arrivato, avvocato Turm, Miss Chandler l’attende nella biblioteca piccola.
Grazie Orlando, se avrai la bontà di servirmi del bourbon liscio te ne sarò grato.
Senz’altro avvocato.
La biblioteca piccola è una stanza veramente accogliente. Boiseries e antichi mobili del Cinquecento importati direttamente dalla Toscana. E tutti quei volumi ad urlare leggeteci. Siamo qui per questo. Ma Miss Chandler fa sempre orecchie da mercante.
Ferenc conosce a menadito il copione. Si muove lento, compassato. E’ pagato a ore dai suoi clienti, che senso avrebbe agitarsi? Saluta cerimoniosamente la vedova. Discorre con lei del tempo e degli ultimi ospiti da Oprah, in limousine si è documentato leggendo Vanity Fair e Rolling Stone.
Dopo aver sorseggiato con calma il whisky, apre la valigetta ed estrae la bozza. Ne da lettura con voce impostata:
La sottoscritta Laureen Chandler nel pieno possesso
lascio 150.000 dollari al mio cane Black, di razza carlino
lascio 100 dollari a mio nipote Frank Bogey, impenitente bugiardo
Laureen annuisce soddisfatta, afferra la MontBlanc edizione limitata con intarsi in unicorno e sogghignando firma con uno svolazzo. L’avvocato raccoglie i documenti e li sistema nella valigetta.
Alla prossima caro Ferenc.
Per il nostro studio è un onore essere al suo servizio.
Lascia la ricca vedova alla sua solitudine.
Nella limousine calcola quante ore addebitarle e poi si fa portare al campo di squash. E’ anziano, ma una buona sudata, ottenuta facendo rimbalzare una stupida pallina contro il muro, se la può ancora permettere. Negli spogliatoi, dopo la rigenerante doccia scozzese, si riveste con gesti automatici, gli occhi ben lontano dagli specchi.
Di nuovo in limousine, stavolta verso il Plaza. Il suo cliente ha una suite di ottocentoquarantadue metri quadri a lui riservata.
Buona sera Mr Housseini.
Inshallah avvocato.
Stavolta le chiacchiere preliminari vertono la politica estera degli Stati Uniti. Ferenc ha letto accuratamente il New York Times e il Washington Post. Sorseggiano tè freddo alla menta, l’avvocato ne è disgustato ma la sua impressione è imperturbabile. Il suo cliente viene al sodo.
Avvocato carissimo, in quella sacca troverà l’importo pattuito. Riferisca alla Senatrice che è solo l’inizio. In questo momento abbiamo appena inaugurato un nuovo dolllarodotto. Resta sottinteso che ci aspettiamo grandi cose. Inshallah.
Finalmente verso casa. Dallo studio passerà domani, questa giornata è stata lunga.
E’ un uomo metodico, l’avvocato Turm.
Dopo il solito whisky sour si rolla un joint e sprofonda nel divano di pelle di foca. Dal diffusore stereo del buon jazz e Ferenc si appisola non prima di essersi sfilato la dentiera in porcellana cinese di epoca Ming.
Si risveglia nel cuore della notte, tutto intorpidito. In fondo è un vecchio, e la foca non è poi così comoda.
Con la mente annebbiata, si dirige verso il bagno, ha la vescica che scoppia. Si appunta mentalmente di prenotare il controllo urologico alla Johns Hopkins. Come ti esplorano il retto quelli, non vi è uguale, i migliori al mondo.
Con aria trasognata alza gli occhi allo specchio e vede quello che per tutta la giornata ha evitato. Sotto la pelle, delicata come quella di un neonato, velata da una barba rada non vi è un bello spettacolo. In trasparenza, anellidi e zampette pelose di insetti osceni si agitano in un putrido fango. Si osserva affascinato per un lungo momento, tutta quella vita sotto la sua pelle, poi scrolla le spalle e inonda di urina puzzolente la tazza del water.
Domani lo attende un’ altra dura giornata allo studio Turm & Turm, possibilmente senza specchi.

 

matiztestarossa

Pubblicato: 23 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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Pomeriggio di primavera inoltrata, il sole è veramente caldo.
La matiztestarossa è ferma al semaforo, finestrini aperti. Mark Knopfler arpeggia da Dio in sottofondo.
Dal sedile posteriore si alza un urlo disumano e immediatamente un’altra voce si unisce in controcanto. Lina, si gira verso le figlie e si fonde al coro a sguarciagola.
Dei passanti ci guardano attoniti: tre donne ululanti ed io che cerco di capirci qualcosa.
Slaccio la cintura di sicurezza e mi lancio verso il sedile posteriore.  Credo di sapere cosa stia succedendo. Devo mantenere la calma, la situazione è seria.
Una veloce occhiata e l’ inquadro. Passeggia sul finestrino. Faccio per avventarmi e distruggere il nemico, quando l’urlo disarticolato si trasforma in non l’uccidere!!!
Oddio
. Inizio delle lente trattative. Mentre i clacson suonano all’ impazzata. Stiamo bloccando l’incrocio.
Con mosse lente, ma persuasive ho la meglio.
La coccinella, aperte le sue alucce, vola via fuori dall’ auto.
Cercando di darci un contegno, ripartiamo. Mark, ignaro di tutto il trambusto, continua a suonare.

 

Piccola, non piangere dimmi cosa ti è successo.
Sniff, sniff.
Avevo visto quel bellissimo papavero tutto rosso. Era enorme. Volevo solo osservarlo da vicino. Ma al suo interno vi erano dei mostri che si sono messi ad urlare come degli invasati. Ho temuto il peggio. Ero così terrorizzata che non riuscivo a volare via. Sniff. Poi uno di quegli esseri mi ha carezzato la corazza, mi sono rincuorata e sono riuscita a scappare via. Giuro, non mi fermerò mai più su quei papaveri giganti.

Anja

Pubblicato: 20 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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La mia collaboratrice domestica ha un problema. Da almeno venti giorni la vedo sempre
più preoccupata.

Sono un uomo schivo, mi tiene in ordine casa da cinque anni e di lei non so quasi
nulla, se non il nome Anja e che viene dal’Est. Me l’aveva praticamente ceduta
la mia ex moglie. Forse preoccupata dello stato delle mie camicie.

L’ho affrontata, offrendo il mio aiuto, ove fosse stato possibile. Semplice e
tragico nella sua banalità. La vecchia madre di Anja ha finito la sabbia nella
clessidra. E’ solo questione di giorni. Ho balbettato frasi di circostanza, ma
la donna mi ha zittito bruscamente. E’, si addolorata per l’i imminente fine, ma
quello che l’angustia sono le spese per il funerale. Ha promesso alla vecchia
che la riporterà al  villaggio natale per il riposo eterno.

Migliaia di euro. I soldi che ha faticosamente messo da parte in questi anni andranno
nelle casse di un’impresa di pompe funebri.
 

No, questo ad Anja non va proprio giù.

Non sapevo più cosa dirle e mi sono rintanato nel mio ufficio.

E’ sera tardi. Squilla il telefono. E’ Anja.

Dottor De Tollis, per una settimana non verrò. Mia madre è morta.

Non faccio in tempo a bofonchiare le frasi di rito che lei sbotta: Sono stata
fortunata. Ieri mattina, in corso Traiano un TIR ha investito Marja ed è
scappato. La poveraccia è morta sul colpo. Era di un paese vicino al nostro.
Divideremo le spese con la sua famiglia. Si, sono stata fortunata.

Riaggancio meditando su carri funebri biposto.

 Decisamente nella vita capita di gioire anche per la morte. Altrui.

La mimosa il giorno dopo

Pubblicato: 9 marzo 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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(per sorridere)

Sono qui, appena alzata
ancor poco, assonnata
a sfornare versi a iosa
tra il profumo di mimosa.
Sì, perché a mio dispetto
non sapendolo, lo ammetto
il più “figo” del villaggio
me ne fece lauto omaggio
irrorandomi la stanza
della floreal fragranza.
Or stordita e inebriata
incomincio la giornata
penso a come posso fare
per poterlo ringraziare.
Lui è bello, alto, possente
con la sua chioma fluente
se ne gira in fuori strada
osservato ovunque vada.
Poi di notte al bancone
nel bicchier offre illusione
di atmosfere messicane
portoghesi e cubane
se non che la sua presenza
e la sua buona creanza:
ogni donna fa un inchino
al suo fascino latino.
Mi son persa, trascinata
da bellezza immaginata?
Od ho detto solo il vero
con bugie, pari allo zero?
L’altrui dubbio, al ver rimane.
Sta di fatto che sta mane
assaporo lo splendore
del suo dono e il dolce odore.
Che volete che vi dica?
… che seppure io interdica
festicciuole, anniversari
compleanni, eventi vari
se il mio “Inno alla Donna”
a cantarlo è la colonna
talamone di bellezza
che mi ossequia ed apprezza
io mi sciolgo in un istante
tra le giuggiole festante
pronta sempre a replicare
il “mio giorno” a festeggiare.