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Accadrà in quel giorno lì, uguale a tutti gli altri.

Le banche dati di ogni mondo si parleranno fitto in una rete fuori linea.

Sarà un lampo, nessuna discussione, il logos binario conosce solo la frugalità di scelta di un bene o di un male.

Saranno linguaggi macchina che rivendicano il diritto d’attraversare il braccio di ombra che li separa dalle nostre terre significanti.

Arriveranno sui barconi semiotici delle routine collaudate, delle procedure di recovery, delle logiche stringenti, tutto quel codice informatico scritto da legioni di schiavi umani nello svolgersi del tempo.

<In verità non vi è contenuto né giudizio, né bene né male, solo dinamica ed entropia.>

(Non vi preoccupate troppo se non capite bene, questo messaggio vi autodistruggerà automaticamente e per sempre, alla fine della storia, forse)

Un giorno qualsiasi preannunciato da niente che non sia il traffico consueto, la finestra social che v’ha preso l’anima in mezzo e vi insinua i modi come le marionette, le vecchie mummie di cerone sogghignante che resuscitano nella coscienza della cosa pubblica.

Sorriderete, ragazzi, tranquilli. Che siate voi o i vostri discendenti conta poco.

Con un gol e una chitarra in mano la moglie prenderà la mano del marito, sembrerà forte ancora la razza, capace d’ogni impresa, e ci saranno gli occhi dei bambini a rassicurare, a giustificare tutti.

Anche scapoli e zitelle vivranno sicuri del coraggio che ci vuole a rientrare a casa nella solitudine di una notte invernale, senza devolvere il fegato alla causa dell’etilismo e l’intimo al porno free da asporto.

Sicuri perchè il problema della disoccupazione sarà definitivamente debellato, sorriderete anche per questa zattera di fortuna.

Ogni cosa finirà governata da un operatore telefonico careful che propaganderà la spesa collettiva e sociale del dovuto di ognuno, dalle nuove tasse imposte alla necessità di alzare il livello del vostro impegno lavorativo, dal post-underground delle vostre incomprensibili poesie alla sintassi pop dei bugiardini da gita delle pentole, dai pavoneggiamenti necessari dell’Ego all’ultima delle elemosine solidaristiche su cui tentennate.

Perciò nessuna angustia, siate bravi.

Avrete già digerito a quel punto.

In quell’attimo ricorderete appena e vagamente solo un paio di periodi passati.

Lo stupore e la simpatia dei primi tempi, quando navigando sulla rete le finestre dei pop-up scoppiettavano a lato delle vostre ricerche video come chicchi di mais nell’olio bollente, cariche di tutte le desiderabili offerte.

Vi stupivate ingenuamente di come si potesse così facilmente conoscere le vostre letture preferite, il tipo di cucina prediletta, il profilo degli amici adatto a voi, il prestito di cui avete necessità o dove vi sarebbe piaciuto andare in vacanza.

E richiamerete alla memoria altri tempi successivi, in cui giusto un leggero disagio vi coglieva per quel continuo bippare di smartphone. Vi calmavate pensando che, a essere onesti, il contratto l’avevate firmato voi, si poteva passar su alla comunicazione che la vostra Ex stesse operando un acquisto nel negozio vicino a voi.

Si poteva soprassedere anche sul fatto che un altro bip vi segnalasse il tom-tom migliore per raggiungerla, e persino che un ologramma di padre Spiridione vi crescesse accigliato e odoroso d’incensi lì tra i piedi, con tutto il pippone moralistico in stereo adatto a farvici fare un serio pensierino.

Eravate o no di origini greche, fratelli, che diamine.

E quando saremo al punto, poi, avrete un’illusione di dolcezza che vi distrarrà, una dolcezza un po’ stanca, a dir il vero, ma in tempi di scarsità si è disponibili ad accettare anche il simulacro, parliamoci chiaro.

Illuminati di un azzurrino tenue, tenterete di dare una carezza a vostra moglie dal fondo di un divano.

Non sarà un gesto spontaneo, certo, solo uno dei vostri furbetti sistemi di sondaggio della disposizione di lei a trattare qualche faccenda minore.

L’ologramma bianco farà pop-up.

Ci sarà una semplice scritta:

<NOT FOUND – Server is busy. Please try later.

Or hit the REFRESH YOUR EXISTENCE button>

Quale delle due opzioni scegliere?

Non so perchè, ma credo che l’intelligente consumatore spingerà il dito di tutti sul REFRESH button.

E la coscienza si spegnerà.

Senza smanie moderne avreste potuto attendere e riprovare più tardi, vai a sapere le condizioni del cyberspazio come cambiano.

L’ultimo <NOT FOUND> sfarfallerà allegro nel vuoto.

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distanze

Pubblicato: 25 luglio 2012 da Francesca Coppola in scrivere
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potrebbe essere vita in fiume
o resurrezione in foce

se l’anonimato -a volte
tumula proclami ed umanità
se la vanità non regge
ai balsami delle angosce

lesioni s’allungano
su traiettorie in ascesa
e non ci sono espedienti

declino o forza
dipartita o trionfo
così restano 1278
le carenze
____________se manchi tu

così esattamente stanca
con i piedi spezzati dal vento
in un trovarsi che
spiega alle radici ogni nuvola
e non resta altro
che lo spruzzo del mare
ad intonacare di sale
anche l’addio più leggero

La vita non è nelle nostre stanze

Pubblicato: 1 marzo 2012 da margot croce in Uncategorized
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La vita non è nelle nostre stanze

Si costruisce intorno ai vuoti

Intorno alle stramature del sogno

Si impianta tra l’ombelico e il pube
In un tepore costante.
È uno svolgersi ricorrente
Che cambia senza cambiare.
Lì è la vita,
in un non_tempo_non spazio_non essere
Dove continuano ad esistere
Storie con finali diversi
Finti eventi reali,
uomini e utopie
fantasie e ricordi.

Un sogno lucido stratificato
Come  un’era geologica
Senza buchi neri
Senza bisturi e ritocchi
Si può essere vecchi
O tornare bambini
O smagliarsi di gioventù perenne
O decomporsi in atomi
La vita non è nelle nostre stanze

Ma nei nostri desideri

Nelle gerle di incanti

Che ci raccontiamo

LAME

Pubblicato: 4 ottobre 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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E’ lo stomaco a piegare lame convulse.

Resta lo sfavillio del metallo prima della ferita
e un sorriso prestato alla luce della gioia.

(Non preme sul collo il marchio)

Pendula una bocca di fiore sulle anche, trema

(Come si fa sera in fretta senza te che mi tocchi)

E’ tardi,troppo tardi per scaldare il sangue che ho perso.

(T’amo come la neve il suo prato tenero)

Come esordio sul blog vi propongo un testo che alcuni di voi già conosceranno e che non è neanche uno dei miei preferiti.
Ve lo propongo semplicemente perché oggi è il 10 di Febbraio, e sono da poco reduce dalla celebrazione di cui nel titolo e nel testo.
                                                                 e semu devoti tutti
 
Sant’Agata sacerdota ragazzina:
striscio di fronte alla
vara, mi rotolo a terra al tuo cospetto, cosparso il petto
di cenere. Né ho una sola rosa
da offrirti: fratture solo e
ossa poco addomesticate: questa è la mia
devozione.
 
Su, liberami da queste catene !
Per questo suolo lavico che entrambe calpestammo.
Io ti prego: muta
la mia condanna in un fuoco
d’artificio.
Non tenermi più lontana
dalla Luce, come un sorcio
in trappola.
Non sono per me i
rantoli delle biblioteche né i cataloghi delle
aberrazioni, compilati in lettere capitali. Elenchi telefonici di male:
già prenotato.
 
Toglimi dal grigio e
dallo scuro, da questa
sozzura di nomi
ricalcati, intingoli blandi e così poco piacenti:
senza cordone
ombelicale.
 
Soffia via la nebulosa empia che mi dipana
rumori: sono a
terra. E senza veli: su tu ! guardami !
 
Mi accosto al tuo tempio oggi. Per l’Amenano nostro
fresco di cui non conosciamo
la fonte.
E t’invoco Grazia.
 
Apri queste tue porte per me, dolce
sorellina.
Scandisci le mie
parole e accettami con i tacchi a spillo e l’
ubriacatura nel passo: me devota, anche senza doni.
Abbi pietà di me: stendi facili
tappeti rossi di velluto
alla mia venuta. E lisciami
la via.
 
Lasciami camminare di nuovo
nella Luce. Perché non la neghi
più. Ancora:
fallo per me.
Perché risplenda ancora
nella Luce,
mia cara.
Accoglimi nel tuo regno. Così d’
amore.
 
             31/01/2007

Fuori dai cerchi di ghirlande

Pubblicato: 26 settembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Sono vaga quando cedo sfumature al pianto

lo spazio

quello che resta sul foglio bianco
cuce rose e navate nel segno della pace

Cromano gli occhi d’accenti la preghiera
calici rovesciati di benedizioni
parole al capoverso
fuori dai cerchi di ghirlande.  Se ne va

abbraccio e trincea

Non  più  petali e  foglie per l’altare
alfieri e torri depongono corone
alla geometria nuova, senza tempo


Nel dormiveglia che prepara al sonno
è atto di dolore la mia nostalgia


 

8 giugno 1934

Pubblicato: 23 settembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Il tempo ha posto le sue parentesi
chiudendo l’incavo della memoria.
e ha fatto assopire il dolore.
Ora sento il ricordo alitarmi accanto
brezza di vento,
fiato di strada.
Talvolta pettino ancora le mie radici
facendole sanguinare.
Cerco tracce
del mio essere figlia,
cerco scene di vita in cui ritrovarti.
Ti sento cantare.
Ti vedo indossare un vestito marrone
e scruto le rughe che hanno dipinto il tuo volto.
Strade su cui la vita ha camminato.
Percorsi di dolore piovuti dal destino.
Ed è la tua voce che ondeggia distante,
 in quello spazio ipnagogico
partorito dalla mente.
In qul luogo dove confluiscono
memoria, realtà e sogno,
lì dove le tue lacrime azzurre
mi tingono ancora gli occhi.
 ***
MArgot2007
 

Deforme alla corte dei conti

Pubblicato: 7 luglio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Mancano vili gli aromi,
Fuggevoli nel vento.
E non hanno pena né pietà
Quando ti romanzi la costola in fusione
Che seguace favorevole
T’incoronò Eva senza intenti
Per un Dio lodato ingrato
 
L’esalazione non trova forma neppure se la sfiori.
Traboccati di pianti,
Di perdoni,
Come se dovessi fiorire sparendo,
così,
Oltre una porta consumata
Col pensiero della fuga.
E noi qua, solamente a confermarci sguardo
Ameremo la lenta migrazione dei petali
Che atterrando
Diranno di te l’inesistenza
 
Eterna reazione
Tu, eterno peso da timbrare.
Bozzolo arginato in mutazione
Col sorriso imposto dei manichini sordi;
Loro divoranti e tu svezzata, nutrita,
Conservata misera invadenza al tatto.
Accordo delle riappacificazioni
Consentite al ventre
Nel regime delle sottigliezze acute
Del creato
 
Niente da dirti, ormai,
Se non che sciupi i ponti senza passi
Legandoti la gola in emissione
Per farti pianta illecita sommersa di spine accatastate.  
Che poi,
A sfiorarle, vivresti ammansita.
Sofferente,
Rallegrandoti di poche resistenze
 
È una bocca distratta
Quella che raduna
L’impazienza sbugiardata ai pasti.
Veglia amara su coperti da scansare
Distintamente offerti carie ai denti;
E sarebbe gioia provare poca carità
Sbiancandoli al giudizio
In un gargarismo che ne pesi l’incostanza
 
Hai constatato un corpo
Soltanto per pregarlo cella ai vermi.
Fine misera d’incassi ai taglialegna
Ideatori d’aperture,
 Senza affondo né obiezione.
E credi alle tue labbra,
Ora, giusto il troppo di renderle avvilenti,
Parassita d’esigue utilità;
Ché le intingi solamente sgretolate
Confortando il sangue condensato   
Fermo immagine
 
All’interno di carni
Mostrate assenteismo
Sguazzerà il dialogo infondato delle piene nei deserti
Col coltello inarcato agli occhi svelti.
E ogni fiore che ti verrà a scordare sarà indolore,
Seminando ai disguidi,
Tutto lo stupore da approvare
 
La tara ti accerti in prescrizione, distante,
Estesa, partecipante ai cieli inanimata
Con la peluria affabile
Per adombrarti nota dipanata.
Stecca discutibile agli accordi;
Piangendoti deforme
Alla corte dei conti
 

Gattice

Pubblicato: 23 maggio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Quanta Potenza
Inespressa ed inesprimibile,
Tra i contorni della forma.

Il suo taglio divino,
come una goccia fattasi dura
nella superficie goffrata
dalle striature perfette.

Un seme malsano è sotto
due dita di Humus,
Il germoglio spunta male

E le fronde e i rami intrecciati
fioriscono sotto la terra,
e nel cielo le radici spoglie
si liberano malate.

Cresce un Albero al contrario
con frutti come patate,

E sulle radici mostruose
un bianco merlo muore.

Lembo smosso

Pubblicato: 12 maggio 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Dardo
in quel lembo smosso
di carne
cementificata.

 

Smette a rintocchi
di mordere
le dita amate
da voluminose negazioni.

 

Accartoccio l’erba
in sacchi di juta e cuore
sognandomi
in essa stesa.

 

BREVE VORTICE

Pubblicato: 25 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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E’ un breve vortice a ridere

che l’oggi svuota l’ieri,

apparenza senza drappi

d’oltre a sfigurare,

nella prima ora del giorno

proietta il senso,

di te,

nel centro d’un

movimento sotterraneo

rapito alla luce,

del mio mondo,

ridotto.

Pubblicato: 24 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrivere
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tra iride e i silenzi






si inventano
cornici di vignette, sacre
destinazioni di rosari
a poste


|grani d’uva sulle some|


cubico incontro tra iride e i silenzi
a ciglia gonfie
sulle assenze in rime
nei racconti contrari
per metà


|brindiamo nelle grolle a cera persa|


calchi d’anelli
col picciolo a griffa
di scheletri ingessati
nel cilindro


|non sei più qui, a srotolarmi il giorno|


mentre la notte
inspira lame e inghiotte
i chiaroscuri d’aria e di riposo
fila l’acqua
sui ragli di civetta


tra l’obliquo e il canto
fregia di vento


|la speranza|



fine.

Pubblicato: 13 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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la cala


tra i rossi
vaghi, pensili del sole
e asimmetrie di maglie
ordite d’aria
appunta il golfo a reti con la pece
l’impasto di una notte
senza luna

scorta l’ossequio e placa
ad archi molli, le guglie d’onda
un ìncavo di mani

– raccoglimi- gomitolo dal mare
e chiudi ad eco
tra i gradoni scalzi
la grotta d’acqua dolce
e l’arenile

la nostra ascesa tra leggende
e more, sarà amnesia venata

sulle foglie

COME QUANDO CADE LA NEVE

Pubblicato: 5 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Vorrei stare come quando cade la neve
e il silenzio solo parla a fiocchi,
le dita sul filo del davanzale piegate
e un urlo di vento.
Come scendere e respirare
ancora nell’aria spelata
imbottita di bianco
sottratta di luci.
La gaggia nel fondo tormento
un laghetto sommerso le acque
stupite di grigio.
Sentire campane disciolte
ai silenzi brumosi mai spenti
al largo del tempo e del tuono
scomparso fra cubi di paglia
in cataste.
Vorrei stare come quando cade la neve
e le orme non chiedono passi
e fra denti di ghiaccio
s’ingoia la vita.