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Tre tempi

Pubblicato: 13 settembre 2009 da The Cats Will Know in scrivere
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«Tre Tempi

I pesci shakespeariani nuotavano in mare, lontano dalla terra;

i pesci romantici nuotavano in reti che facevano capo a una mano;

che cosa sono tutti quei pesci che boccheggiano sulla spiaggia?

Yeats»

 

«Ciò che l’occhio non coglie

rime-stando

meglio»

 

Ora, poesia di tendenza: fishing

 

 

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un eretico sarai per te stesso, e una strega e un indovino e un pagliaccio,
e uno che dubita, che non è santo, che è malvagio

 


 

l´urlo rotolò sul versante destro del corpo.

e sorretto dall´aroma roboante del salgemma, scapestrato si diede alla danza

– dal verso all´inverso, dal trauma al livore –

giocato a trattenersi sui fondi delle suole, maltrattato dalle anse mai pronte al suo rinvio, economico e glabro. fin troppo giovane.

e una mosca rantolò il suo ultimo vade mecum.


 

l´apostasia mi spolpa, mi infrange, mi rincuora.


mi sfrena un mare per il quale annegare.

brutta bestia di stagione, orrore dozzinale

lui mi cavalcò le parole giocate a dadi come una giostra infastidita dalle voci dei bambini, dagli occhi spessi e dannati per un gioco confinato, simbolico e casto. un lusso senso sesso, rimosso per abbandono. con un´opera ben composta e accavallata.

solo passi solo
                                                                        a rammentare numeri in progressione


                     

                                                               costante


volle dimenticare i segreti e volle rivelare ciò che tutti conoscevano

                      

                                 fu chiamato santo

era il mattutino               riflesso in acque amare / era un solo giorno


in-assenza


non diedi il tempo per dirmi seminuda.


darmi alle afasie delle melense posizioni laringali, opporre seme a seme, anno ad anno, occhio a buio – e voglia d’arrossire alle sue feste,

quella larghe squattrinate figlie-mogli che la notte a luce accesa sporcavano di latte le lenzuola a richiamare gatti e fare giochi sporchi. giochi singhiozzati per l’amore dei passanti e delle teste d’uovo costrette per il mare, sciolte preferite vagheggiate eppure salve, salve per il mare.

e infatti salve,

con un destino srotolato, sciacquato, indovinato.


e l´urlo assegnò ai giacinti d’acqua i nomi delle stelle più vicine, divorate dal freno pornografico di una rivoluzione dal tramonto inespugnabile –


mai, prima d´allora, si avrà un carico di biancheria pulita.

32 exLEGE

Pubblicato: 7 maggio 2008 da The Cats Will Know in scrivere
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occhi a varcare   sangue

                                misto a saliva

della coscienza

mordono stretto

                   ripida porta

e morso

 

 guida

 

falso e

incerto   vagito  in-creatura 

parola

          di due suoni somma fra tre radici

 a coprirne distanze

                                      avanti

e volti in dietro

occhi riflessi

in reale      membrana

 

 

  occhi a varcare  

voce di cane che chiama


l’ultima volta ebbe la sensazione di prescrivere farmaci.

uno ad uno lesse i nomi ad alta voce  e

incubati tra le linee dei denti, si schiusero al solfeggio della lingua arricchendo il decoro del soffitto. condivisibili macchie color corda, oscene briciole di cipria olivastra ormai perse, dispendiose.

un soffitto di molto vanitoso.

quella fu solo la casta ed imbecille propensione del senso a dichiararsi punito per via comunitaria. incatenato a quattro fra le giumente più grasse, spolpò il proprio sacrificio simulando i personaggi nel rigurgito della bulimia altrui.

 

 

si conta lo stato di quiete dell’urlo

si conta sul non detto della glottide – il meno infinito di aritenoidi spalancate

quasi vacche in attesa di stantuffi giugulari

e quasi giorno e sempre giorno e quasi giorno e sempre giorno

e via per tutto il tempo rimasto al caldo in attesa del parto –

fecondazione di dita e di quel che capita a tiro

per un silenzio molto tondo e chiamarla Maria o

se maschio

Vario

 

gli angoli si diedero all’analisi logica, anzitempo si fecero predicativi.
leziosi e squisiti organi d’attesa – sospesi –  dichiararono intenti e dati anagrafici.

ognuno ricompose i moduli sul rovescio dell’aria, vocali zoppicanti,

bioritmi cacofonici.

la superficie

era

nei cumuli.

e piano piano, nel punto di perfettissima quiete, quelle piene laringali, quelle maree diaframmatiche, si sconvolsero sul motivo dell’onda. il filo senza labirinto si ricompose, un occhio che bercia la sua occhiata e uno spazio così piccolo da poterne incatenare l’inudibile.

 

 

forse dormiva, di notte

e quando fu sommersa le si chiese d’ingurgitare il sole



 

l’abbandono di tutti fu una piccola gnosi.
irrigidito e formale.
organizzato come corpi – cause gli uni degli altri – a sottendere effetti uniti per le corde vocali.

fu una malinconia di vento, un indizio d’esodo.

l’obolo dal capro gonfio.

e la stanza si stanò come piena, stanca del vuoto d’impronte.
negativo integro nel suo corpo privato.
doppio senza un quarto stomaco.

 

 

e la mia costola sulla tua e

il tuo dolore alla mia ferita

ché se trovo un sasso per strada

tu mi cadi le gambe ed io


ti rido

 

 

 

 

Scarpe rosse alla mano, occidentale nei tratti e nelle pieghe, si fece forte di un tailleur e di un nomignolo. L’indomani qualcuno l’avrebbe raggiunta.

 

Di certo.


Per un bacio.

Presto, presto, l’incanto è…

rim_asto intatto:

ha fottuto un sogno

-insider trading

dentro a un quadro sullo sfondo-

giumenta sul pendio

d’intel pentrino

core duo a 2

cede il passo al lume:

adesso  va a petrolio,

corre.

 

Stirare a indovinare

-stirene pone

 il cuore sull’asse-

Ci passa

l’appretto.

 

Ruota Cecco

pavone col colletto

Beppe

il suo tormento d_oppio…

 

E in parolalia d’amore

mobile piuma

fa bersaglio il verso

-non abbiatevene a male

non è prerogativa animale-

se ne producono ancora

di versi

 

 sparita sparuta

 vaporosa di rugiada

-asino da biada

solitudine s’aggira-

bigio un  dolore greggio

 

allocuzioni di gramaglie

allocano drappeggio dello strazio

sbalordito da pianezze a due

piazze sublimate

subliminali di pizzo raso estorto…

 

che di nude finezze

digrigna i lembi corti

ferri e tanto altro

al metro s’offre

(di fattezze)

stagnando un pannolone pieno di pensieri morti

volteggia l’encefalo ormai fradicio di greggio”

di sacrale

non restano che  i decubiti

 

si effetto serra

da termovalorizzatore

onirico

quadro quadrato

con  annessa nota

 impresa in calce

quantificarne il risultato

 

su quell’epitaffio loffio di parole smesse

formiche fornicano nel nulla

a più non posso

ed è un buon segno.

Fumata bianca da blogger…in cat_artico silenzio.

Un’ora di puro delirio…sperando non offenda.

Laghetti alpini ticinesi

Pubblicato: 25 febbraio 2008 da The Cats Will Know in scrittura
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Efra Salei Cava e Lago

Alzasca Sascòla

Chiera Retico Mognola

Tomeo

Sfille Tremogio e Leit

Ritom Cadagno di Dentro Miniera

Isra Scuro Taneda

Tom

Antabia

Crosa

Orsino Orsirora Valletta

Scai Segna Campanitt

Barone e Porchieirsc Corno Gries

Morghirolo

Pero e Poma Ravina e Prato

Naret Val Sabbia Madone

Fornà

Cristallina

Coro Nero Robiei

Matörgn Bianco Zött

Cavagnöö

Sfundau

Cadàbi.

Meteo e_venti

Stato del cielo:

sardi in corso, nubi rade

in alopecia fluente

igni_fughe menti nude

 

orizzont-ali anti-ci-cloni

mare azzurro aperto

sgombro campo volo

 

Venti forza-lotto-matica

Arit_meetic_a cardio-circo_pola_re

Si la-do fa -venire

il latte al gin- occhio!

-Meglio il rum che Piero-

guerre tensio_attive credenziali

scontri fra letterine e numeri,

parole e cifre…

 

brusco rialzo delle temperature

-trentasei  Fahrenheit-

i conti non tornano

i reali si contano

-tears will shine-

 

poesia iscritta a bilancio:

essere e avere…

Fromm vs Freud

-ego s_misura,

Dio e denari-

Frolo?

 

Quanti giuda

e paradisi

fiscali le cimici…

Sarà che quando sbuffo sulle domande cieche
mi contengo nella tua capienza
laddove sono gomito e mi vuoi baciare

laddove non accetti inviti dalle amiche, anche se
preparo il doppio cambio del pigiama
e leggo bugiardini di condoms da metterti in valigia


sappi che affondo mine
sul bianco ombrato
di un disegno più bello della battaglia di Anghiari
che solo una radiografia lo veda, nel duemila e80
sotto l’olio di un tema da dozzina


sappi che so violentare le foglie nel sottobosco
arruffarle
in un disordine apparentemente quieto
pensierini spruzzati di fragole e morsi
di rose canine e genzianelle

Voglio sentirti capitolare ai silenzi
affusolarti alla vendetta conteggiando percentuali
inconciliabili

sappi che so tagliare di giallo la schiusa dei calici
le ruote pensili
orizzontali corone di pavone, sugli stami

Spalmata di grissini al rosmarino ti pungo il sudore
alla canicola
stringendoti  il cavallo dirimpetto
con i piedi

li sento mordere dai buchi della cinta

burattinaia sulla carne
instabile
quale setola di cinghiale inspiro
il colore raddolcito

dell’astinenza

Pubblicato: 4 giugno 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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…sapeva leggere i pensieri della gente, sempre, anche senza impegno, senza corrugare la fronte o assestare gli occhiali sul naso. Sapeva, fin troppe cose, in ogni istante di vita sociale, miriadi di messaggi affluivano come fiumi gonfi e limacciosi nelle sue anse cerebrali.

Era una situazione insostenibile: in ogni volto, nascoste tra i fiocchi di sapone morbido e profumato, si nascondevano schegge di ferro arrugginito; ogni uomo cerca nell’esistenza altrui una purificazione o, se gli occhi altrui non permettono di scorgere i fondali cristallini, almeno un abbraccio morbido senza fine. A lui questa doppia possibilità era stata preclusa per un eccesso di qualità nel concepimento, era stata disconosciuta la clausola della creazione dell’essere umano potenzialmente felice: questa clausola consisteva in un semplice metodo di produzione da seguirsi in caso di procreazione, produrre meno connessioni dei componenti da connettere, utilizzare circuiti lenti, in grado di ovviare al corto circuito del tempo reale, estremamente nocivo per la mente dotata di cuore. Purtroppo nel Suo Giorno fu indetto uno sciopero bianco, tutti i tecnici dei reparti seguirono la normativa in modo preciso, senza scostamenti dalla norma. Nacque l’essere infelice, in grado di definire in ogni istante, con estrema precisione, i confini della propria immagine riflessa nella stanza degli specchi…