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Ancora naviga quella puttana

Pubblicato: 30 dicembre 2012 da ventisqueras in Uncategorized

naviga un buco nero la luna raggiunta dall’autunno
         lungo il fiume dove cantano le rane d’oro e i gamberi di fiume; 
  il cacicco dalle  vele quadrangolari rosse gela il tempo
         sulla punta delle dita,tra sberleffi di nebbia

rabbrividisce il cielo, cade a pezzi  seppellendo
i simboli ancestrali di tutte le magie dell’universo

         i fuochi delle stagioni rigirano gli orizzonti

 s’accende l’ansia delle vene aperte, non per il rimpianto
sporco di parole
ma per la lucentezza d’una rosa languida di labbra senza baci

ambra nell’incavo dei ricordi

ancora naviga quella puttana che mi segue dappertutto e mi raggiunge: strega
nel suo sabba immortale, mi raggiunge negli autunni
lungo il fiume dove cantano le rane d’oro e i gamberi di fiume
per sempre.

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questo mare dai falsi colori d’un oggi che è aprile

Pubblicato: 7 dicembre 2012 da ventisqueras in Uncategorized

c’è chi è fuori dalla spiaggia
ruba
quello che della sera resta
poi pensa
falso
è un falso d’autore questo mare grasso e obeso
d’onde piatte- piatte
quatte- quatte
striate a nastri contorti opalescenti in blues
ecco
ora galoppa il nottambulo scurosmilzo,
fa gracchiare le stelle
ah, le vecchie cornacchie quasar e pulsar in espansione
fisse e in movimento… mah!
Un trait- d’union con blasfemìe amorfe
sul display verdolino
che urla da fuori
come ascoltasse da dentro

l’uomo
morto ai limiti della verità
l’insulta
si riconosce eroe dell’assurdo e dell’ingiustizia
gode
a schede di maleprofezie straquotidiane
che insorgono serali dai TiGgi
è malocchio
questo mare dai falsi colori d’un oggi che è aprile
sempre così
sì.

Di verde dorme l’aria

Pubblicato: 13 novembre 2012 da ventisqueras in Uncategorized

Di verde dorme l’aria, per coperta
verdi le fronde dei saliceti
fine sabbia di lavagna s’inarca a curva stretta
rimugina fra i denti
il buio che improvviso  assale
il già dolente scheletro del fiume.

Mi so come quell’acqua di cancrena
così logora dai sassi che spezzano la sua lena.

Di buio dorme l’aria
morsa dai falò a ponente
cade l’acqua con lo stesso vestito di sempre

una luna gitana in oramai trascorsi d’amore
langue fuori in voci e lingue rotte
e non resta in piedi che il silenzio della notte.

Vi ho già detto
di lasciarmi quieta in questo prato
a piangere di luna
con sospese sulla veste
macchie d’inchiostro e creta bruna.

Purple haze

Pubblicato: 1 aprile 2012 da ventisqueras in Uncategorized

resta solo la voce di Jimi a dire di fuochi in lingua madre

di quelli in croste dure che non tradiscono

                                              e non guariscono

ma tu guarda e ascolta          come un pazzo stregone sazio

      d’erbe svaporate in  nebbie viola

può biascicarsi il senso        e non l’inganno

                    masticando sconfitte in giallo

( o anche in nero      chissà)

 

 

 resta solo quella voce ondeggiante

           di capelli rasta           senza mani e senza santi

                 sulla testa                        in bilico di chitarre dirompenti

sdiiiing   sdonggggggggg sdang!

                          mentre cerchi di nascondere

a forza di ditate di pollici

               e di silenzi astratti

                                 il troppo pieno della memoria

 

non conta la storia

        non conta  neppure il futuro anteriore

camuffato da grigia  alba

 

e piove dico

              piove

         fottuta nebbia viola

piove

             ci bagnerai ciglia e lingua

                                                         e poi

                                                                  chissà

Blasfemi abbagli di cosiddetta Poesia

Pubblicato: 23 marzo 2012 da ventisqueras in Uncategorized

scorgono gli occhi di sera       fra abbaini  astratti

                   sciamare a lucciole     l’ingenua   candida

polvere mistica  di verbi corrucciati               

a disprezzo di mani da fuliggine sporcate

                                 lievi stelle odono                  aprirsi serrature di stanze

                          dilaniate  in dolcezze

                                                agguati da gestirsi pallidi

                                    più che  blasfemi abbagli

di cosi detta Poesia. 

occhessòio: trasecolare dallo stupore?

Pubblicato: 15 marzo 2012 da ventisqueras in Uncategorized

di là dal finestrino di sinistra sferraglia il vento
inghiottendo l’ugola nera del viale
a comprimere il  profumo esagerato dei tigli


sembra istericamente risucchiarmi tutto quel buio
votato al correre all’indietro
ascolto la notte spostare spirali di viscere senza stelle
tutte precipitate senza alcun movimento
nel cerchio dei miei occhi anabbaglianti attraversati
da rughe verticali del tempo
cui non si potrebbe dare un nome diverso o un senso
occhessòio:
trasecolare dallo stupore?
ipotizzo
luoghi che hanno già pianto
e quella mano tremante fra le tue, fuori luogo
in dissolvenza con affanno
mentre le dita dell’altra fanno la conta
del minuto che manca a raggiungere il seme distratto
dell’eterno per appenderlo come un diamante
al collo e guardare ipnotizzata cosa ci succede dentro