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SE MI VOLTO UN ATTIMO

Pubblicato: 12 febbraio 2012 da massimobotturi in Uncategorized

Uccido, qualche volta, il mio vizio del futuro
un pezzo del sorriso che tanto hai predicato
e senza avere altro da dire
guardo indietro.
Ai tempi dell’asilo, del refettorio buio
finito poi che aveva, una suora senza velo
di riordinare piatti e pignatte.
Là io resto, e aspetto con la sciarpa mia madre
ultima sempre
ma non per questo meno graziosa.
Aspetto e grido
ché la mia voce aveva l’accento degli storni
la fiaccola portata dalle cicale, l’eco
l’impazzatura di quelle nottole finite
per sbaglio nelle stanze ormai vuote del riposo.
Aspetto l’Argentina dei padri,
il mio fumava, grattava la sua gola col bianco
e poi incantava
sopra un tappeto di muratori là venuti.
Lui e suo fratello amico, e quell’altro dita mozze
il fisarmonicista coi denti grattugiati.
Aspetto l’imprudenza delle vecchiette in chiesa
i loro traballanti foxtrot di varecchina:
quelle leccate lunghe e profonde tra le panche
quando il Signore va a coricarsi
e non c’è il prete, non c’è bisogno d’abiti a festa
o di breviari.
Aspetto la flottiglia di rondini, il carbone
e gli alberi di pesche di Mimmo fare i fiori.
Aspetto i sassi piccoli sulla mia tapparella
il segno di affacciarmi e d’andarmene con loro.
Aspetto che mia madre mi tiri il dente, piano
per piangerle tra i seni
soltanto per un poco.

Massimo 01 febbraio 2012

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LA CASA DEGLI ABBRACCI FRAMMENTO 3

Pubblicato: 3 febbraio 2012 da massimobotturi in Uncategorized

Non posso fare a meno di pensare
ai grappoli dell’uva nella sua casa
al cane, che mi annusava bene le mani;
ai suoi mughetti, alle bizzarre corse per prendere la posta.

Venuta grande prima del tempo, come Luna
che persa la clessidra si mostra nuda agli astri; no
non posso esimermi dal dirvi le sue braccia
che in esse era l’oceano con tutte le balene,
la scudisciata d’aria di quando vanno a fondo.

Si, lo ammetto
perdetti il sentimento che frena corpo e lingua.
Perdetti le ginocchia per il confessionale,
la mia camicia fuori ai calzoni
il sonno
e l’ira.
Perdetti la mia faccia da povero, il barbiere
la voglia di mangiare si ruppe come un vetro
e il sangue mi uscì forte dal naso.
Si, è così.