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Destrutturazione

Pubblicato: 30 gennaio 2013 da margot croce in Uncategorized
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L’ombra sepolta…

Pubblicato: 28 gennaio 2013 da margot croce in Uncategorized
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L’ombra sepolta nel bosco

si sfalda tra zolle

svapora dalla terra scura

e si ricompatta

in un grigiore filiforme.

Ahi fragilità d’ombra!

Ahi canto di gallo

che sveglia fantasmi!

Figura inerme che contempla

pennellate di sbafi

su un orizzonte cilestre.

coincidencia

Biancheggia in un turbine d’aria

una voluta saggia e pesante,

un segno di ardesia pressato

lasciato dall’ombra.

Ahi! viaggio dell’essere stati

su cui trema l’0mbra

Vagabondaggio

Pubblicato: 12 gennaio 2013 da margot croce in Uncategorized
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Ho intinto nell’occhio blu la punta di un coltello

volevo veder sgorgare un mare

che fosse un flusso di pensiero costruito

su una pupilla che scruta nel futuro.

 

La mia anima vagante ha lo spirito

della zingara Esmeralda.

È un tetro incedere lo sguardo,

smarrito in spazi deformati.

M’insegue la sordida armonia di girotondi

dove seppellisco la mia morte eterna

Happy Birthday Mr.Poet!

Pubblicato: 31 marzo 2012 da margot croce in Uncategorized
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Di età, la sapienza e l’inganno
ha prodotto la vita
della sapienza tracimiamo
come quel fiume dalle sponde
di Siddartha
e degli inganni facciamo ricatti ai ricordi.
Ma cosa vuoi che sia,
mon cher, mon amì,
quella punta di disinganno che macera
nell’animo come un olio di sandalo
a profumare un tempo che circola
nel nostro sangue e che non rinneghiamo.

And so…. Happy Birthday Mr.Poet

Invecchio…

Pubblicato: 22 marzo 2012 da margot croce in Uncategorized
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Invecchio come una rosa sorpresa dalla vita

Da un giorno all’altro

Un mutamento

Che non è solo una ruga

È un truciolo spiallato dello spirito

Il torpore rosa della pelle

Si stende in uno spasimo di orgoglio

Rosa stratificata

Chiusura balconata

Dove entra l’aria e fugge il tempo

Rimescolio sfuggente d’attimo slegato.

Mi fa da contrappunto un sedimento

Di stami e di oro satinato

Sgocciolio di gineceo

Nell’ombra schiuso.

Non sanguino più…

Pubblicato: 16 marzo 2012 da margot croce in scrivere
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Non sanguino più
Anche se non ho ancora capito
Cosa dovrò fare
Di ciò che è rimasto lì
Come un grumo pesante

Non sanguino dal sangue
Ma in certi momenti
Vorrei quel dolore che mi manca
Perché non so dove sia andato
E come faccia a vivere senza di me.

La logica scivola e si svincola
Non ne vuol sapere

Cerco il mio futuro nelle
macchie di Rorschach
le guardo da un’impalcatura
di progetti a scadenza
ma nulla scioglie l’enigma
del sangue che non sanguina
e di dove si appoggerà l’orma
per camminare ferma

Olotropia

Pubblicato: 13 marzo 2012 da margot croce in scrivere
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Oggi sono io e i miei ormoni succhiasangue. L’umanità che mi circonda mi devasta con i suoi fiati. Insignificanti voci di donne sgranate dagli anni mi martoriano le orecchie. Picchi di inesistenza che si tramutano in odio creano algoritmi irregolari senza approdo, mi vesto di silenzio. Ristagno in una palude Stigia di demoni ghignanti. Evaporo allo sguardo su un orizzonte annebbiato di un’alba già stanca. La mia infelicità mi commuove, carica di vita propria e ingovernabile, la vedo sciogliersi

sulle note dell’Appassionata di Beethoven.

Ciò che mi è intorno soffonde in non-essere e grava come piombo sul mio esistere.

 Si sussume il decadimento alla corrosione e la mia noia al minimo pensante dell’altrui pensiero.

La partitura del giorno scandisce i tasti con inesorabile energia mentre io mi adagio sul soffice letto del mio sangue a programmare di streghe e sogni seguita dallo sguardo indignato di Ludwig Van.

 

La vita non è nelle nostre stanze

Pubblicato: 1 marzo 2012 da margot croce in Uncategorized
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La vita non è nelle nostre stanze

Si costruisce intorno ai vuoti

Intorno alle stramature del sogno

Si impianta tra l’ombelico e il pube
In un tepore costante.
È uno svolgersi ricorrente
Che cambia senza cambiare.
Lì è la vita,
in un non_tempo_non spazio_non essere
Dove continuano ad esistere
Storie con finali diversi
Finti eventi reali,
uomini e utopie
fantasie e ricordi.

Un sogno lucido stratificato
Come  un’era geologica
Senza buchi neri
Senza bisturi e ritocchi
Si può essere vecchi
O tornare bambini
O smagliarsi di gioventù perenne
O decomporsi in atomi
La vita non è nelle nostre stanze

Ma nei nostri desideri

Nelle gerle di incanti

Che ci raccontiamo

Ermeneuta

Pubblicato: 27 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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Ho sempre uno specchio rotto nella borsetta,

quell’immagine di me così scomposta

mi ricorda l’Io Diviso che mi porto dentro.

 

Mi piace guardarmi

novella Demoiselle

trafitta in spazi irregolari

 gli occhi tagliati di sbieco

e la bocca che incespica su un’assimetria.

 

L’ermeneutica traduce  questa esegesi delle fratture

un domicilio coatto con un ego insoddisfatto.

 

Un’anima carnalmente nuda

fa la sua spettrale apparizione

mentre Cocteau sospira

“non frugare troppo nel cuore, c’è di tutto nel cuore”

e  l’Io Diviso rientra nello specchio

borbogliando piano

“vado a fumarmi un’altra sigaretta”

Suicidio in BIanco e Nero

Pubblicato: 23 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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Le mie dita scivolano elegantemente sulla tastiera, bianco, nero, bianco, nero, non una sfumatura di colore. Così com’è la mia vita. Mai un tono di rosa, anche soffuso, o un rosso portentoso o un blu magico o un giallo moderatamente allegro. Tutto bianco e nero.

Il vestito che indosso è di un nero assoluto, le scarpe hanno il bianco senza suono di Kandinsky

Le note di Chopin trastullano l’aria, sembrano un vento notturno e leggero: opera 9 sonata nr.2, una delle mie preferite. Così struggente e malinconica, farfalla trafitta su uno stelo di carbone.

Le dita scivolano elegantemente sulla tastiera.

 Uno scroscio di applausi interrompe i miei pensieri. E’ così facile suonare per me, mi sorprende sempre l’entusiasmo di questa gente che paga per ascoltarmi in un silenzio ieratico e applaude forsennatamente. Resto imperturbabile come sempre

Gli applausi scivolano elegantemente sul vestito nero si sposano con le mie mani che danzano sui tasti bianco-neri.

 Riprendo a suonare. Sempre Chopin opera 27 nr.2 L’abisso mi percorre come un brivido gelato.

La musica è una perversione sacra in cui infrangersi, un’onda inquieta che accarezza la solitudine, una porta di vetro che ti separa dal mondo ma non ti nasconde.

Suono, suono, suono… le mie dita in nero tremante sulla tastiera in bianco-nero alternato, tenebra  in cui perdersi, melodia luciferina, impavida lussuria emotiva che sembra ricalcarsi su altre vite.

Chopin…preludio opera  28 nr 15.. la goccia d’acqua sembra voler distruggere  i tasti…

Suono, suono, suono…la malinconia mi si avvolge addosso come un’edera perenne, mi ricopre lentamente:vedo scomparire le mie scarpe bianche, il mio muro di silenzio e i piedi diventano radici, sale sulle caviglie, sulle cosce socchiuse, mi solletica i centri del piacere, mi annoda i seni irrigidendo i capezzoli, s’inerpica sul collo fino ad arrivare al volto, mi chiude la bocca, ricopre gli occhi, si annoda ai capelli, sono una driade. Solo le mie mani restano libere, continuano a suonare.

 Suono per ore, senza stancarmi senza fermarmi ipnotizzata  dalla mi angoscia bianca che vomita luce nera, dai ghirigori opachi che sembrano scaturire da ogni nota.

Non ho suonato mai così bene, mai con più passione, mai con più sentimento.

La porta di vetro tintinna. Gli applausi sembrano volerla frantumare.

 Rachmaninov non è in scaletta, ma chi meglio di lui può chiudere un concerto memorabile come questo. La sua opera nr 2, un tuffo nella notte del mondo.

Il primo movimento, drammatico e incalzante poi accordi di mistero da cui si presagisce un dramma sconosciuto agito in un climax angosciante e senza scampo.

Le dita spingono con violenza la tastiera fino ad essere un tutt’uno con il pianoforte, appendici vitali di una natura inerte.

Interrompo qui, prima del delicato arpeggio, prima della sordina palpabile e volatile come cipria di donna.

Il pubblico non capisce, ma applaude ugualmente. Ascolto mormorii di entusiasmo vibrare al posto della musica.

Dovrei essere felice.

Sul pianoforte, lucente e nero, brilla una borsetta di un bianco lattescente..

Le mie mani, che l’edera si è rifiutata di coprire, fanno emergere dal bianco-perla una bocca

nero-canna

Un attimo, un attimo ancora… fra un attimo la porta di vetro esploderà in mille schegge e sarò libera.

La bocca nero-canna trova un varco tra le mie labbra, s’insinua fino alla gola. E’ fredda e viscida ma so che, superato il disgusto, diventerà bollente.

Esplode in un rosso portentoso. Finalmente…un po’ di colore!

“…è iniquo pensare in forza di una sottomissione ad altri, è da mercenari, da servi, è contrario alla dignità della umana libertà assoggettarsi e sottomettersi, è cosa stupidissima credere per consuetudine, aderire ad un’opinione in forza della moltitudine di quelli che la professano”.(G.Bruno)

 

Il libero pensiero è una specie di maleficio mentale, un grosso pericolo per la società, un manifestarsi pernicioso delle idee che non sono riconducibili agli schemi tradizionalmente imposti e finalizzati ad un opportunismo tanto bieco quanto interiorizzato. Un libero pensatore è un individuo talmente raro nella società contemporanea che quando se ne avvista uno lo si scambia per un qualunquista degenerato oppure uno che mina le fondamenta di una struttura (peraltro già di per sé marcia), o un santo bevitore o, nella migliore delle ipotesi, un folle. L’ostilità che scatena il libero pensiero in alcuni, coloro nei quali il processo di interiorizzazione delle regole è talmente radicato da essere quasi non più scardinabile, è spontanea; in altri, coloro che non hanno interiorizzato i processi ma sono convinti della necessità che lo status quo non debba essere scosso, è veicolata opportunamente. La catena mercificata di reazioni ha spesso un effetto domino, l’approdo è scontato: la battaglia è combattuta sui numeri, inevitabilmente si soccombe (almeno in apparenza). Le tattiche usate sono sempre le stesse (purtroppo funzionano): isolare il libero pensatore, ridicolizzare il suo pensiero, far avvalorare le proprie tesi da presunti esperti, fargli percepire la grandezza del potere che lo circonda e dire bugie come se fossero verità sacre. Le basi sulle quali si struttura il pensiero codificato sono la generalizzazione, l’approccio di massa, il finto potere attribuito al singolo individuo, la possibilità di opinare per dare libero sfogo ad eventuali ribellioni ristagnanti, la volontà di potere e l’attribuzione a quest’ultimo di un positivismo vitale che in realtà porta solo ad un progressivo inaridimento e ad un delirio di onnipotenza (abbiamo esempi costanti di ciò nello svolgersi della politica attuale….e non solo ), il culto dell’economia come unica gratificazione delle pulsioni sociali. Ma il libero pensiero è anche creativo e quindi ha la capacità di porre in essere molte risorse nonché rinascere fe_n_icemente e trasmettersi per elezione (nel senso di prescelti) e poiché quasi sempre esso non ha un posto nel presente ma nel futuro, sarà la sua postumità a renderlo immortale.

 

Scrive Hillman “La vitalità di una cultura non dipende tanto dalle sue speranze e dalla sua storia, quanto dalla sua capacità di covare volentieri le forze divine e demoniache delle Idee”

L’amore mi fa gli occhi liquidi

Pubblicato: 12 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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L’amore mi fa gli occhi liquidi

mi rende ombra carnale

Nuda e trasparante

discinta e colma

La pelle liquefatta

il sangue raddensato

Preme sull’addome

la tua prospettiva

spinge dentro

alle viscere arse

Mi cinge la tua voce

e  assorbe le labbra

bacio distante che

porta via la bocca
 

Maldanima

Pubblicato: 9 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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Respiro e sogno

quasi ogni notte

il corpo si lamenta e cigola

immerso nella brace della pelle.

Vorrei svegliarmi brutta

piuttosto che farmi scandire e declinare

da questo maldanima fedele.

Mi sveglio e sudo

quasi ogni notte

briciole di sudore pallido

sui pori smaniosi

rincruditi

nella fatica del risveglio.

La lingua gonfia di malinconia,

cane riarso a luglio dai calori,

annaspa l’aria e perde il senno.

L’ansia violenta i fasci di fiato

e  preme il petto…

 

Maldanima annegato

tra il sonno ed il risveglio

Incrocio di silenzi

Pubblicato: 5 febbraio 2012 da margot croce in scrivere
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Mi opprime il silenzio della neve
Stasera mi opprime
Satrapo delle mie meningi
Mi perfora
Si insinua sotto le unghie come un filo pungente
E sottile cammina.
Forse perché un altro silenzio mi opprime
Quello della mia voce interiore
Così flebile e quasi irraggiungibile
Lentamente si è spenta
Oppure no..ha solo cambiato idioma
parole che non capisco
si avvolgono nella lingua.
Arrota i denti
Spinta
Opaca
Rincantucciata
In uno spazio bianco e gelido.
La neve descrive
La neve spiega
La neve significa
Silenzi in contrappunto
Ed io tra loro ferma.