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atomicismi

Pubblicato: 16 gennaio 2013 da lievolando in Uncategorized
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quello che sento è atomizzante
un attraversamento del totale nulla
aperto a soffi di cuore, messi a conseguenza
un ordine cronologico
una successione di giunture
che dipendono dai sibili del letto

questo letto che morde tutte le parti del corpo
mi attacca alle tempie di freddo nucleare
di banda magnetica che striscia sulla vita
sul momento inatteso

alla finzione, all’interstizio
tra la laboriosità e il male, il peso equivoco
dei primi piatti, intervallati alla fame
come la spiga senza il chicco, la paglia
solitaria, l’arsura della terra stesa
come una morte corporale

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m’illumina una luce così elettrica
di un crescendo elettrico
che non è un salire a dio, attraverso
il led di natale, non è un salire di montagna
per raccogliere dati o comandamenti;
ma l’effetto che segue all’ingrigirsi dei capelli
le bande larghe, il bianco più o meno simmetrico
attinente al pensiero, che sfievolisce
si stempra, arpeggia, talvolta scritto
tendente alla proiezione della morte
come una coniugazione verbale

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Pubblicato: 1 agosto 2012 da lievolando in scrittura, scrittura a punta

dimmi quanto è lontana la parola, così
piccola da accartocciarsi ai muri
fino a comprenderli, larghi sui palmi
sfociati come parti da soffiare via
e quel ricordo di rose irriverenti, nude
dal grembo prendere quota attraverso
noi, camminando sulle cose del giorno

Lo stormire delle formiche

Pubblicato: 8 giugno 2012 da lievolando in Uncategorized

bastava un passo, sullo stormire delle formiche
per dare varco a un peccato senza redenzione
un inconscio obbligatorio
padrone mio, fratello, fiato mio, onnipotente
che tutto porta scritto anche le epidermidi

– chinati a terra, non voltarti – disse – a sette, a sette
aggiungeresti urla alle persiane che già
hanno fessure troppo larghe
sempre più dolore entra, la smorfia quasi
rivolta al muro e un tremare di labbra sul bicchiere

allora provo a tratteggiare un pezzo di cuore e dalla finestra
lascio entrare il ramo d’acero dove le potature
non saranno semi femminili, o semi di madre
là sulla gogna di un tetto, là senza chiavi una distrazione
sempre voluta, accanto. accovaglie di pipistrelli
escono all’imbrunire come un volo che trema, i vetri

avremo già fame, sulle macchie dei tulipani, e io mi afferro
torno alla prima persona

configuriamoci aperti, modificabili

Pubblicato: 2 aprile 2012 da lievolando in scrittura

(data-tissima)

noi dal divieto
al tempo, c’è un mai
d’incrocio un’ora
ch’è
tutto facile per trattenermi

apri i cassetti e guarda
ne verranno
orgasmi e mente

e forte, i quasi
evasivi come somme

dove la sera
si fa di lato
a infilare collane e
tu il ciclo dei giorni

come d’annunciazione (e altre archeologie)

Pubblicato: 23 marzo 2012 da lievolando in scrittura

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metteresti un obiettivo
in quella posa del benedire mia madre
fuori dal sonno, sul solco di una malattia
che ho sempre compreso nel bianco
nella vecchia entrata dell’ospedale
che era un chiostro di dei
raccolti nei veli dei santi

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omettendo il tempo dei pedali
le cinghie poco sofisticate
di una macchina da cucire
ti conservo fiorita di piccole ruggini
come fossi vestita di nuovo

*
ci passasti il tempo ad orlare scarpe
l’amore che usciva tra i fiori di sambuco
per come nascondevi  la curva gravida
il sudore che incollava la veste

*
quando il verde in casa entrava a pezzi
sentivo le gocce aprire le strettoie
l’acqua appagata nel raggio di polvere
il sorgere pietra come un’eco
al buio che la vestiva, preghiera
archeologia- nell’appartenerci

-a ponente, a ponente

Pubblicato: 18 febbraio 2012 da lievolando in scrittura
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s’abbassa langue, spicco
bagna d’amaro il nulla, eppur nel retrogusto
acqua di luna mi sghimbescio al faro

puntagli addosso –a ponente, a ponente
sale di rete eppur se  ’l cielo
affetta affetta d’onde, in sangue
confonde da sinistro la lanterna
olio olio o s’acceca il gozzo
non s’arresta al mosto si smacchia
si ripiglia congedi di conchiglia

conchiglia il piatto fondo, ahhhhh

e con lo maro “inaugurarsi il viso”
lo varo e di Boemia dirompendo gridi
gridi e perlàgi sotto sale
bottàrego, ci rido in faccia
salame lecco, nero seppia
in càprida rapìda alla laguna

ah le case, le case con le rise

assurte ‘lle forcine ‘en coppa ‘u cielo
nun me scumbina cchiù, manco nu funerali
tutta ‘sta scumpisciata che c’ho dentu

ahhhhh

le veneziane co’u pettène de mòde
ch’aggiu a sine more mora
sivuloratis mea dora in consce puro se
debbo apparà tutt’io

con/venendo

Pubblicato: 4 febbraio 2012 da lievolando in Uncategorized
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(endecasillabi)

dimmi di come fanno l’eco i muri
se mi spingi la notte tra le pieghe
dove tutto quel tuo volermi incrocia
lo spigolo di lume che hai negli occhi

dimmi di come bevon le lenzuola
un passo d’agrodolce che trabocca
tra questi sfondi densi di vetrate

-togli i vapori d’aliti sedotti –

che i nostri chiaroscuri in movimento
siano d’orgasmo all’ultimo dei cieli
e all’ombra del passante giù, per strada

poi stringi, stringi ancora sul soggetto
sul segno più profondo del pastello
là dove il rosso scuce d’acquolina
tiepida attesa d’alba, convenendo

la fuga

Pubblicato: 28 gennaio 2012 da lievolando in Uncategorized

fu un partire deciso tra le gocce d’una pioggia pagana
uno sfiorire di crisantemi

f o g l i a dopo f o g l i a

fu come un battesimo, la morte
tra il cambio della guardia e il palmo di un re
conteremo gli anelli della quercia
che inspira cielo e pelle stinta anche sui piedi

dove si ferma il treno saliranno i centurioni, le madame ad alzare
le gonne, ad aprire valigie per cercare

i b a m b i n i

rimarranno le coliche d’un tempo piccolo
d’anni, di vendette, disegno d’unghie
vertigine, come una mescolanza di materiali affini
fin quando non sfileranno i pioppi
e allungherà l’immagine di una Madonna
raccolta nel trifoglio

oppure alla cima dei pensieri
una volta di cielo lassù, dove governa il baricentro
dove non ci aggrapperemo
alla sottana della prima signora che abbia le sembianze di una madre

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qui l’ascolto

http://www.youtube.com/watch?v=HEyEk9vaX00&feature=player_embedded

Ustioni d’aria

Pubblicato: 18 gennaio 2012 da lievolando in Uncategorized
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da “Ustioni d’aria” (raccolta a quattro mani con A.R.)

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parleranno di noi in vesti leggere, con gli orli
spareggiati  da regalare alla  divina provvidenza
giorni senza testimoni, che rovesciano le fisionomie
come cenere, fra le ruote dentate di un pendolo

noi  propensioni  fuori dai sigilli, a sfondare vetrate
con le gambe di una sedia, poi volar giù con
i vestiti vecchi, tanto stretti da disfare gli occhi

le valigie, i capelli così lunghi a scendere come
radici sui pudori che ci hanno fatto figli
                                                   ustioni d’aria

tagli/e graffiti

Pubblicato: 11 gennaio 2012 da lievolando in Uncategorized
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sulla mano un sorriso, quasi
il bacio di Dio che stacca sulle mie insapute
come uno svolgimento