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Pubblicato: 20 aprile 2012 da federicagaletto in Uncategorized
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In gabbia i pensieri

Pubblicato: 20 aprile 2012 da federicagaletto in Uncategorized
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E in gabbia i pensieri

rabbiosi

ostentano

i denti che sì

lucenti azzannano

molesta quiete

Intricati mondi

nel volteggiare (d’un sogno)

appendono

stelle

incapricciate

e nude

Nell’etere spento

un mormorio (s’ode)

e l’inferno appare

in rosso pastrano

ingannando occhi

smembrando attese

A colmare di fiamme

un’anima triste

resta una lacrima

un  singhiozzo perduto

di gioia rimasta

Nella nebbia dei fumi

svaniti e acri

un addio scandito

rigurgita fiele

 

Mentre parche colombe

s’inventano un volo

Era di testarda sostanza

Pubblicato: 2 aprile 2012 da federicagaletto in Uncategorized
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Era di testarda sostanza

Un solo pugno o un occhio

spento dopo il cantare

dei gufi neri

Poi si sentivano (di)sperse

le carenze del canto

Nei buchi rotondi

Nelle cave di marmo del torace

E saltavano i rintocchi

delle falde acquifere sotto

Sotto

Sempre più sotto

(Come mai avevo taciuto)

Ripresi a comprendere

senza piangere

Nessuna lacrima si stizziva

rodendosi ancora nel sottobosco

Delle gote pendule un ombra

Un solstizio gemeva

Mai più tornava un lume

La vita spariva ingoiata

E non avevo il pane

Non avevo il mare

O il sole davanti al prato

Dieci dita s’incollavano

per sempre perdute nelle falangi

Dormienti

Trottava un girello di fiori

Qui e la giocava a strafare

Perché le ore spezzate arrancavano

Ormai niente più strada

rimaneva accanto al glicine

Né una civetta ad ululare

sul passaggio mauve del golgota

(De-sa-pa-re-ci-da)

CHE DI INSIDIE FOSSERO

Pubblicato: 20 marzo 2012 da federicagaletto in Uncategorized
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Che di insidie fossero
i polpastrelli intinti
Le sprecate riserve allo sgocciolare
del tempo
I fuochi immaginifici di ore
fra le pelli lontane
Il mio nodo si annoda
ancor piu’ stretto alla polvere
nelle pieghe ruvide di un silenzio
caparbio

Soffoco piano
Ma non lascio volar via 
quel laccio
Chè si dice la vita
è fatta di certezze

Quando si poteva

Pubblicato: 29 febbraio 2012 da federicagaletto in scrittura, Uncategorized
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si perdono tessere
pezzi avambracci e scorie
lasciano sempre imprendibili laghi
d’acqua che passa
terminando le pause e le mimiche
di quando si poteva
ballando
correndo ai piani più alti
Come fosse stata abbandonata
una caviglia piangeva
e poi un vetro rifletteva il buio
l’impossibilità del non
una sola nota stonata
e poi un’altra
che spezzano un intero sciabordio
per sembrare
ancora
come quando arrivavo prima

Nightingale