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Tecniche di paludamento

Pubblicato: 1 giugno 2013 da almerighi in Uncategorized

le teste più in disordine, le braccia più piccole, incontrano soltanto propri simili. Allora si rimedia un fucile, lo si caccia fino in fondo alla gola, e così fecero Otto Weininger nel 1903, Vladimir Majakowski nel ’30, Ernest Hemingway nel ’61, Guido Morselli nel ’73, Guy Debord nel ’94.

Preferirono annegarsi Alfonsina Storni nel ’38, Virginia Woolf nel ’41, Paul Celan e Jean Amery nel ’70, Lucio Mastronardi nel ’79.

Al gas chiesero conforto Sylvia Plath nel ’63, Anne Sexton nel ’74.

Pierre Drieu La Rochelle diventò leggenda col gas e un forte quantitativo di farmaci nel ’45. Yukio Mishima iniziò a decomporsi sul filo di una katana in diretta tv nel ’70.

Emilio Salgari, nonostante la tigre in giardino, si aprì ventre e gola con un rasoio nell’11.

Sergej Esenin s’impiccò dopo essersi tagliato le vene nel ’25,
Marina Cvetaeva nel ’41 appese una corda al soffitto, salì su uno sgabello e tirò un calcio.

Hart Crane nel ’32, John Berryman nel ’72 e Amelia Rosselli nel ’96 si gettarono da un ponte; George Trackl morì per overdose di cocaina nel ’14, Beppe Salvia sparì in uno sperpero di luce nell’85, Claudia Ruggeri aspettò l’autunno del ’96.

Cesare Pavese si uccise in una camera d’albergo a Torino nel ’50, e sempre con i sonniferi nel dicembre del ’38 la giovane poetessa Antonia Pozzi attese la morte distesa sulla neve immacolata di Chiaravalle. Eros Alesi non aspettò di scrivere troppo e se ne andò nel ’74, Remo Pagnanelli nell’87.

Primo Levi si tolse la vita gettandosi nella tromba delle scale del suo appartamento torinese anche lui nell’87; così come fece 15 anni dopo Franco Lucentini,

se scrivere fa male, come può preparare a una vecchiaia perbene?

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un ebete perfetto

Pubblicato: 6 dicembre 2012 da almerighi in Uncategorized

Magro avvitato fumavo
già come un turco
non mi sono arreso
ai primi insuccessi
nemmeno ai secondi,

le carte tutte in regola
fino alla cartolina militare

in anni di vagabondare
ho amato col mio cuore
scontroso come sempre
ma dolce sopraffino
un ebete perfetto.

E’ felicità
valore aggiunto al dolore
itsmo a vista
pochi centimetri sott’acqua,

parto non rimango
resto qui coi morti
e coi feriti a insultarmi
da sempre la coscienza.

Cari gatti, da tempo non mi riesce più di commentare per problemi legati al computer, che poi di computer non sono, visto che il problema c’è su tutti i terminali che utilizzo, o sono imbranato io o qualcosa veramente non va. Sono l’unico ad avere questo problema? Volevo aggiungere un’ultima cosa, Bonfre è uno dei migliori poeti web che conosca, le sua poesie sono in genere molto belle, sembra un po’ pazzo, è un Simone Cattaneo più visionario e che va a capo un po’ più spesso. Ammettetelo alla svelta, è un ottimo acquisto di quelli che alzano la media. Raccomandazione? Certo che sì.

fermi

Pubblicato: 1 agosto 2012 da almerighi in Uncategorized

Ispirazione, ritrovare fiato

sotto la doccia chiara

di poco sole, valanga intatta

rabbia per diletto,

e l’assassino appostato

sui tre quarti

sembra lo stesso

è più gustosa la carezza

timida osservante

in quiete,

niente bilanci euclidei

certa felicità trova

mattinali ripuliti

dalla cornice del matrimonio

Gli illesi interrano

con dispiacere i morti

la fame esige pasti

i costrutti

(che non sono scogli)

minore banalità

e ci si rincorre fermi

Alla mia terra

Pubblicato: 29 maggio 2012 da almerighi in Uncategorized
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Buio, niente finale
non si sa mai se sia un capogiro
o il luna park di pentecoste
quando i telefoni non funzionano
e parlare impossibile,
magari ci si può abbracciare forte
come cinquant’anni fa il crollo
di un camino in braccio
a mia madre, o pensare
com’è essere soli quando fa buio
e non si sa a Finale
lieto o brutto non si sa che sia,
non si sa dei cani
della meccanica di precisione
quando l’aria è uno schiaffo
e la fortuna una gran puttana.

le veglie di andromaca

Pubblicato: 26 maggio 2012 da almerighi in Uncategorized
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L’armatura morta indosso definisce ruoli non solo pena che di vivo ha orrore in angoli di frenare ottuso. L’attesa è sorprendente, viva. La folla mostra i muscoli a un paese marcio, la folla è il paese, la pestilenza gli eletti. A che pro restituire un tratto di vita al vento, quando le nuvole si fidano e non sanno. E i soldati battono le mazze sugli scudi, suicidi bruciano la bandiera e qualche fiore intrepido  vegeta fra i mattoni.                                                                                                                                                                                    I colori non sono fede, appuntano profumi su questa tortuosità breve.

Mi hanno scoperto il diabete, dice la principessa al suo re, prende freddo insieme all’altra gente, preferisce plastica senza occhi al dialogo diretto, alla democrazia dell’interlocutore. Il pubblico non ha doti metalinguistiche e in privato lamenta l’insicurezza dei propri amori, i costi esorbitanti di un divorzio. Il vicinato irride il giallo vangogh di certe facciate cui ricorda letti lungo degenti                     coi materassini da mare, ferite alla schiena da frammenti di conchiglia                                                                                     qui si ondeggia instabili, ma non si sente il mare.

Vedo la rondine infilzare la punta di un salice con tante lire appese                                                                                                     proseguire beata il suo pasto di zanzare e con molta non curanza scoprirsi termine di corsa, agghindata all’evento in posa da urlo strozzato in gola                                                                                                                                                                                                       dove, riposino in pace, ogni concetto, l’ossicino di pollo, l’occasione di non avere trovato morte nelle pietose braccia di andromaca, preferisco l’ombra senza peso al fantasma della rondine processato in vece sua, mi dico rimani e resto qui senza osservare.

Sarà perché non piove da mesi

Pubblicato: 8 maggio 2012 da almerighi in Uncategorized
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Sembra la prima volta,

Barba fissa la moldava che si alza

la poesia è acquattata fra la sedia e lei

sotto toni grigi inguardabili, incantato

svestirebbe Antigone fin sopra i capelli,

ma non riesce a liberarsi respirando

e io non sono suo commensale.

Esco mi getto sui binari

questa è un’epoca di vita sana

e isole per fumatori.

Malgrado le effusioni dell’immaturità

l’inflazione è tornata a scaldarsi,

sfioro il tizio con cui parlavo a modena

sette mesi fa mi riconosce subito,

chiede come sto,

ha sete vuole qualcosa per bere

sarà perché non piove da mesi.

Non cerco chiuse

aspetto sui binari

La domanda chu cazz è Rosa Pierno mi ha ricordato molto da vicino tale Ignazio La Russa che più o meno fece la stessa cosa nei confronti di Mario Luzi quando questi, da senatore a vita, lanciò una tremenda filippica contro Silvio Berlusconi.

Rosa Pierno è una delle più grandi poetesse contemporanee. Dal 1993 fa parte della redazione della rivista “Anterem” di Flavio Ermini (e chu cazz sono la rivista e il sig. Ermini lascio ai vostri motori di ricerca). Rosa Pierno ha pubblicato i libri: “Corpi”1991; “Buio e Blu”; “Didascalie su Baruchello” 1994; “Interni d’autore” 1995; “Musicale” 1999; “Arte da camera” 2004; “Trasversale” 2006 (vincitore Premio Feronia- sezione poesia); “Coppie improbabili” 2007. Svolge intensa attività critica. E’ presente in numerose riviste, antologie e cataloghi d’arte.

Detto questo vi lascio un suo brano, tratto da quel capolavoro che è il libro “Musicale”

Rimosso
La costruzione è innalzata fino a un punto di drammatica compiutezza. Alla successione di sezioni viene sovrapposto un unico crescente processo di rimozione dei gesti retorici principali e delle battute finali. Viene occultato il violino. Viene rinvenuta la viola in camera. Viene individuata la parola soppressa e il lato oscuro della faccenda. Viene effettuata l’analisi della sostanza psichica e delle note dei frammenti del testo, anche quelli conservati in diari o affidati a foglietti volanti, e della cornice metrica senza la quale non si dà rivelazione finale. E’ prevista un’eventuale aggiunta di quattordici battute nel testo per movimentare le acque. Le contrazioni dell’utero non interrompono la gestazione. Vengono compendiati e distribuiti in una lista elementi utilizzati per spiegare la mancata creazione. Viene dato il via alla caccia la tesoro. Viene dislocato in parentesi il luogo di provenienza dei singoli materiali da riportare alla luce e vengono indicate le modalità di ricerca strutturate in regole predefinite. La sala viene immersa nel buio per convincere gli spettatori che tutto ciò risponde ad annotazioni e a verità sorprendenti.
 

Non credo che la signora Canobbio possa lamentarsi per il paragone, certamente quando si ha in mano il talento e ci si giochicchia, può anche accadere questo. Per altro è un autrice che prima d’ora ho sempre lodato per originalità e per la singolare capacità di toccare corde e commozioni molto particolari. Credo sia capitato a tutti di sbagliare un pezzo, e credo non sia molto bello da parte di certi difensori d’ufficio di rinfocolare con piaggerie certe discussioni altrimenti inutili. Se poi ti ho offeso, Canobbio, ti chiedo scusa. Non era mia intenzione.

Quanto mi preoccupa è l’ottusità che certi individui portano come indispensabile bagaglio a mano da un sito all’altro, da un blog all’altro. Credo poi non sia codificato da nessuna parte che un po’ di senso critico non porti a migliorare. Eccheccazzo, se fossi andato via da tutti i siti e da tutti i blog dove ho ricevuto commenti negativi, persino minacce di anatemi e morte, sarei ancora qui a cancellarmi.

Vi giro una domanda: ov cazz è allora la diversità dei gatti?

Autobiografia di un pugnale

Pubblicato: 3 aprile 2012 da almerighi in Uncategorized
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Un coltello un campanile un gatto

orfani cresciuti pieni di rabbia

la rivolta ringhia messa all’angolo,

Ian Palach è benzina

per chi ne vuole accendere,

i brigatisti messi all’asta

e aggiudicati a peso d’oro

confidano l’errore al mandante

i pentimenti e una redenzione

prescritta in punta di pugnale,

non ci sono martiri a Trento

banalissimi vuoti solamente

e margherite sfiorite in proprio

da una a cento, premature.

Sotto i muri della casa del popolo

qualcuno ripiegato non dice

quanto eravamo più felici

ogni Venticinque Aprile,

il bel tacere è medicina

delle salme di governo.

Aspettavi i miei occhi

Pubblicato: 3 marzo 2012 da almerighi in Uncategorized
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Non piangete,

stasera niente cena coi soldi dell’affitto

da oggi sono statistica e non è colpa mia

è stato un incidente,

per riparare mi autonoleggio

non andrò più al mare

a ridere con le ragazze,

 

non è nemmeno dell’amministrazione

faceva troppo freddo, colpa di nessuno

una mattina senza gola e senza testa

il poco sole tutto per lisciare

la barba all’appaltatore, e si sa

certi chiari di luna

si scorgono fin dal mattino

 

io al primo turno, che si deve fare presto

e non importa una pressa sbiellata

della cisterna senz’olio, tu cara

aspettavi i miei occhi da così tanto tempo

che però non li ho più.

 

L’amico di Wigner di Giovanni Catalano

Pubblicato: 1 marzo 2012 da almerighi in Uncategorized
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Non è facile parlare con obbiettività dell’opera di un Autore che sento affine e per cui provo una naturale simpatia. La seconda fatica letteraria di Giovanni Catalano “L’amico di Wigner” mi ha pienamente convinto della necessità di una Poesia che sappia incontrare il suo lettore. Nel caso specifico l’incontro avviene a ogni titolo a ogni lettura.

Il libro si compone di cinque sezioni, cinque fasi di avvicinamento distinte da un proprio sottotitolo (Abstract, Dal quaderno in rosso, La meccanica del punto, L’invenzione del fuoco, Afterimage). Cinque fasi di avvicinamento al punto nodale “dell’essere qui, ora”, perché, come dice il poeta

essere qui

e non altrove, non è questo

che fa di un corpo

un corpo?

E, in sua assenza, qual è il vero corpo di un poeta se non la sua poesia?

Una poesia molto gradevole al tatto della lettura e fin dal primo approccio, importante, sgorgata pura dagli occhi dell’autore. La lirica Lazzaro ne è caso esemplare, dodici versi, poche parole descrivono l’estrema uscita da casa del nonno composto nel suo feretro, e basta leggere per vedere.

Non mi dilungherò sui contenuti del paradosso di Wigner, ma se l’autore si identifica col celebre fisico ungherese, il lettore non può fare a meno di identificarsi con “l’amico”. Un amico comodamente seduto sulla “sedia del regista” a osservare un mondo lirico dalla stessa visuale di chi l’ha osservato prima di lui. Un film costruito con linguaggio spartano, essenziale, senza forzare nella ricerca di lemmi sorprendenti, e la naturalezza di un”girato” la cui macchina da presa è l’occhio del Poeta.

Giovanni Catalano vive a Milano città, ma fortunatamente sembra immune dagli autocompiacimenti a base di cortiletti interni, lezioni di piano e fermate d’autobus di molti altri autori della sua città, considerati per giunta affermati. Malgrado la sua giovane età, i lavori di Catalano possono essere paragonati per spessore, contenuti e maturità a quelli di un altro grande poeta milanese, Massimo Botturi. Insomma, trovo che L’amico di Wigner sia un gran bel libro, denso di poesia, ben scritto, significante, privo di qualsiasi autoreferenzialità, e consiglio a chiunque ami la Poesia di procurarselo, ne vale la pena.

L’amico di Wigner di Giovanni Catalano

Edizioni Lampi di Stampa, 2011

una certa dannazione

Pubblicato: 9 febbraio 2012 da almerighi in Uncategorized
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Cerchiamo nuove leve di poeti

pieni di sé un po’ cretini

ma pieni di talento, astenersi letterati,

siano pragmatici prosastici ribelli

aggiungano al talento la quota d’iscrizione.

Spedire il tutto in busta chiusa.

Allegare al documento d’identità

un piatto freddo di versi sussultanti,

la foto deve essere recente

e sorridente, magari ostentare

una certa dannazione

da far sembrare interessante

lo spicciolo di barba trascurata

sotto occhiaie non del tutto sfebbrate,

mani da donna senza fatica

e un personale lievemente palestrato.

Alla portata di chiunque

non di tutte, requisito è l’età

specie se all’opera prima,

l’opportunità di ricchi premi

e di campare su altri poeti

senza averne mai letto uno,

tantomeno grazie al cielo

senza scrivere altro, le donne

si nascondano non tanto (ma si veda)

dietro il tacco di un anfibio.

i poeti non contano

Pubblicato: 3 febbraio 2012 da almerighi in Uncategorized
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che la carne non torni

superata dai versi

lo dimostri da ieri,

addio Szymborska,

bentornata Szymborska

nel terzo millennio

che non respira

perché non ha più sogni

dov’è via vai di curricula

nell’instabilità fissa,

i poeti non contano

ancora sognano

Ottantanove sconosciuti

Pubblicato: 26 gennaio 2012 da almerighi in Uncategorized

Riuscimmo a farcela

forzando battibecchi e convenevoli,

tu mi regali il Sonno

in cambio di poemi sottotitolati

un cartellino appeso all’alluce

e storie di buoni e cattivi,

eravamo ottantanove sconosciuti.

 

Riuscimmo a non essere perduti

sia per la lucidità da ultimo uomo

del bovino al macello,

sia per la definitiva

liquidazione dei romantici

con ventiquattro rose di Zyklon B,

e sopravvivemmo morenti.

 

Le madri orfane di noi

non hanno avuto il tempo

di intuirci dentro la dolcezza,

abbiamo ancora pantaloni corti

come ai giardinetti sotto casa,

quando iniziammo a correre

verso questo destino.

Immagini senza cinematografo

Pubblicato: 10 gennaio 2012 da almerighi in Uncategorized

Sbarre abbassate come al saccheggio

ecco il ritorno comunque torno

con le mani strette, e ho il sonno

infilato a lettere minuscole negli occhi.

 

Un viaggiatore raggiunge capitolo tredici,

il suo gatto è un affetto tardivo,

tutti vorrebbero amore tolta l’infezione

e immagini senza cinematografo.

 

Il ritardo ha girato un po’ a zonzo

poi è finito sotto un treno a reggio emilia

inutile terapia a un momento complicato,

dovevate dirlo prima che la iena morde.