SHEOL10

Pubblicato: 3 dicembre 2013 da O in Uncategorized

dopo la morte di mio padre
un solco mostrò la t e r r a
presa in altre mani
mia madre lo seguì, era il suo modo di amarlo
lo amò per i suoi occhi cerulei
che continuavano a chiedere
lo amò con la sua mano ferma e i capelli neri
certa nel sapere, certa nel tempo perpetuo di un figlio riconosciuto nella morte
proprio, e prima che il morire lo raccontasse vivo
non riuscì a pronunciare per se dolore

dopo la morte di mio padre
desiderai un orizzonte chiamato
s o l o
per il suo ciclico rappresentarsi
u g u a l e
per il suo chiudersi e aggrumarsi come sangue munto
colostro

dopo la morte , mio padre
urlò
alzati,
pica, era l’impulso a mangiare qualsiasi cosa
ma per lui era la gazza
per me un racconto,
prima, richiesta di un dio inconosciuto

dopo, la morte di mio padre

commenti
  1. O scrive:

    comunismo

    e prese il pane , lo spezzo e lo diede ai suoi discepoli.
    cosi fece con il vino e con i vestiti . Con le parole.
    Con la vita e con il dolore ma
    non divise il potere, quello lo lascio al padre suo
    L’uomo
    in minimo spazio estrasse una delle sue costole e la riconobbe buona e utile
    e
    ne fece arma
    scudo
    àspis

    incominciò con tracciare un quadrato e gli diede un nome Roma

    potrei odiare il comunismo e una mano alzata a indicare la terra incolta.La terra da sottrarre a un privilegio
    e potrei nel pane
    seminare rito
    il potere rimarrà inodore e insapore come i soldi
    mentre ingiallito, tu, sarai chiamato santo e camminerai sulle acque
    vorrei essere comunista ma senza una religione, solo comunista
    e condividere il pane e il vino
    condividere le parole e il padre mio
    ma il padre ha confuso, tu, le parole
    mi hai fatto credere che fossero preghiere
    e rendessero uguali
    mi hai promesso sposo
    sposo come l’amore tuo
    poi

    poi la guerra

    padre
    Mi confondi ancora. usi su di me il coltello
    Vuoi le mie interiora per prevederne futuro,
    per diventarne potere
    tu ancora, potere assoluto, padre e
    come padre bianco a condannare
    tracci una riga e la chiami giustizia

    vorrei essere una razza e un gentile. Vorrei essere perpetuo pendolo governare la variazione di un asse obliquo e dimostrare volontà contraria.
    io
    non ho nulla da dividere se non le mie mani
    e le mie mani a confondermi

    per vincere una guerra bisogna essere simile al nemico
    un paesaggio comune consumato da azioni quotidiane
    ripetute
    non verrei essere comunista e non vorrei una fede. Non vorrei rimuovere il mio fallimento
    in una porta che si chiude e segna il suo movimento con semicerchi simili a ululati di lupo
    Vorrei essere privato della mia liberta se, nel giusto, sono diventato più nemico del mio nemico

    non ho pugni da aprire e mani da stringere
    solo un pensiero che non cerca fra i buoni e i cattivi
    che non prega
    che non rivendica diritti e non si assolve in doveri
    un pensiero che non si perdona in indulgenze
    non vorrei essere libero
    categoria
    riconosciuto
    e assimilano certa risposta in un sondaggio

    […un pezzo di una città ridotta a ostia consacrata…
    rifilo i bordi per incastrare , bene, la bellezza. Una sedia gestatoria e un turibolo. Rito scavato in un tronco di quercia, una cassa, e il suo contenuto orbo
    – Che vuoi – disse i l giovane ridotto a erede. – e cosa vuoi per lasciare questo luogo?-
    nessuno seppe rispondere, il profeta, invece, eletto dopo una fumata bianca, indico contorni e frontiere di popolo nobile, gentile , per coprire corruzione e profumo di avana.
    – No , non esiste un luogo come questo, dove ognuno può rapire la moglie del vicino per il gusto di aumentare il tasso d’interesse delle proprie azioni; ognuno sbatte la tovaglia della finestra tanto è naturale; ognuno scava una fossa, tanto tutti dobbiamo morire

    bacio , bacio…gridarono
    bacio e ancora bacio
    la festa era simile a un frantoio per le olive. Torchiava ogni azione per ridurla a rito sacrificale e tutto per perpetrare tradizioni e tradimenti
    Il giudice, eletto deputato per acclamazione, prometteva giustizia per tutti, e tutti aspettavano giustizia gratuita o a prezzi calmierati , come le bagasce lunga la strada di collegamento delle due autostrade cardinali. A intervalli regolari, le bagasce, cambiavano di colore e di prezzo, e, naturalmente, la durata delle prestazioni: se la vuoi per una notte , devi passare dopo le diciannove, per una pompa di pochi minuti invece alle dieci della mattina.
    Le dieci coincidevano con il primo caffè. Qualcuno aveva promosso una petizione, avrebbe preferito, infatti, che l’orario fosse anticipato, erano gli stessi che puntualmente si fermavano alle sei e trequarti, al bar del distributore , erano quelli che ordinavano fernet o grappa. Per i replicanti e imitatori
    Erano quelli che avevano viaggiato tutta la notte, per loro, le sei e trequarti, è come per gli altri le sei del pomeriggio

    bacio, bacio…
    ma questa volta non era rivolto agli sposi, bacio, bacio
    era urlato per…]

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