Mort maniè

Pubblicato: 17 gennaio 2013 da nicolacudemo in scrittura
Tag:

Questa notte i cecchini hanno preso uno dei piccoli.  Così ho deciso di andare a pesca. Data la contingenza, posso usare il metodo del “mort maniè”, il morto manovrato. Ho lavato il cadaverino, l’ho pulito per bene, ho lavato anche i suoi vestiti, gli ho pettinato i capelli, l’ho sistemato nel carretto, insieme alla scatola della musica, il grosso carillon a batteria e la mia valigia da pesca con l’Heckler e Koch 30/06 .  Ho seguito le mie vie, al coperto, le mie vie segrete, fra le macerie assestate e grige e morte. Ho cercato il sito adatto, una stanza con ancora una parvenza di mobilia ma con una finestra diroccata, che desse una buona visuale. Ho sistemato il carillon per terra e vicino una seggiola sulla quale ho posizionato il corpicino. Il rigor mortis era cessato, e si afflosciava, così ho dovuto usare il filo di ferro doppio per tenerlo eretto. Ho collegato la sua mano destra alla manovella, ho attaccato la lenza trasparente dello 0,80 al pulsante d’accensione. Sono sceso d’un piano svolgendo il rocchetto di lenza e stando attento che avesse via libera. Mi sono piazzato al centro di una stanza buia con una finestra che dava sulla palazzina di fronte, ho usato una cassa di legno marcito per l’appoggio. Ho montato l’Heckler con l’ottica e il soppressore di suono a ventole in bagno d’olio che mi sono costruito. E’ ingombrante, ma non crea turbolenze che possano modificare la traiettoria. Faccio una ricognizione preliminare sulla facciata, controllo le distanze. Intorno ai 190 metri. Con il 30/06 il tiro è in asse. Regolo l’ottica, poi tiro la lenza. Sulle macerie si diffonde la musica. La batteria aziona un motorino elettrico che fa girare il rullo e la manovella con attaccata la mano del piccolo, così sembra che sia lui a girarla. Dopo una trentina di
secondi spengo. Controllo la facciata con un ingrandimento basso, per avere una visione d’insieme. Alla terza accensione, mi sorprende lo sparo. Spengo immediatamente il carillon. Cazzo, non l’ho visto arrivare, deve essere uno bravo. In compenso, ho visto da dove è partito il colpo, zoomo sul balconcino. E’ un tiro difficile, fra i ferri della ringhiera, in posizione prona. Tiro, l’onda di pressione alza un po’ di polvere, riporto l’ottica sul bersaglio, sembra immobile, ha la testa abbassata. Lo controllo per un quarto d’ora, poi mi avvio. Ci metto mezz’ora, con le dovute precauzioni, a raggiungerlo. E’ stato un tiro perfetto, il proiettile è entrato sopra la clavicola destra, gli avrà polverizzato il cuore. Gli faccio una foto con la vecchia polaroid e torno indietro. Il colpo ha preso il piccolo al corpo, niente che non si possa nascondere, carico tutto sul carretto e vado via. La mattinata va bene, ne faccio altri due. Uno su un terrazzo pencolante, l’altro ad una finestra con le tendine miracolosamente intatte. Riesco a vederli prima che possano sparare. Il pomeriggio mi sposto verso il centro, lì ce n’è a mucchi,  l’ultimo , però, riesce a sparare prima, e lo prende alla testa. Gli fa partire via mezza faccia. Lo bendo con cura, e prendo la strada del ritorno. I miei restano lontani, quando entro nel nostro quartiere. Salgo sul terrazzo protetto, preparo la pira con vecchi copertoni, mobili spaccati e una latta di benzina. Noi, bruciamo i nostri morti. Non li lasciamo alle bande di cani randagi. Poso il corpicino sulla pira, gli metto nel taschino della giacca le polaroid con un biglietto che dice :”E’ qui, ed è ora”. Gli accarezzo la parte di viso intatta, do
fuoco alla benzina. Resto per un po’ a guardare le fiamme, poi salgo sulla torretta a guardare le ombre che si allungano sulla terra di macerie che non è più viva come una volta, con i fuochi che bruciavano all’orizzonte come vulcani, e la gioia, la gioia che scorreva attraverso le stanze e le strade.

 

 

commenti
  1. O scrive:

    UNA STRISCIA , DISEGNI IN BIANCO E NERO , ombre ,le nostre, che agiscono da killer.
    In maniera sbrigativa trovano la via della giustizia, e dunque, un colpo e poi un altro fino a quando saranno le ombre a prendere il posto dell’uomo istruito, lui irrimediabilmente accetterà l’obbedienza, unico ‘argano’ a sollevare un corpo Non c’è ordine in un fumetto, c’è il sogno che spesso vuole essere progetto.
    È la foto del nostro quotidiano senza intento etico ,solo una foto, ancora il frutto di un semplice ubbidire.
    interessante

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...