Wile coyote gone bad

Pubblicato: 21 dicembre 2012 da nicolacudemo in Uncategorized

Chiedo scusa per il doppio post odierno. Prometto che non posto più cose mie per almeno una settimana.

Gli è che questo mi sembrava allineato con i concetti di cui si è dibattuto oggi :

 

I’m Wile Coyote gone bad
the day I saw Beep Beep
make a blow job to the train
and have his fuckin’ass split open
by other coyotes in a row.

Posso raccontarvi di quella volta che ero a caccia di lucertole con mio fratello piu’ piccolo e le nostre pistole di plastica.
Di quella volta che vidi Lino fottere quel tipo. Di come restammo fascinati io e mio fratello da quella scena. Di come il tipo fosse piegato sul muretto e mugolasse, mentre Lino ci dava dentro.
Poi, alla fine, lo tiro’ fuori e si puli’ la merda con una foglia. A quel punto volevo andar via.
Pero’ sapevo che la caccia alle lucertole era finita. Fino a pochi minuti prima eravamo felici.
Lavoravamo insieme. Io distraevo la lucertola muovendo piano la mano davanti al suo muso e mio fratello da dietro faceva passare un cappio di fili d’erba che la prendeva al guinzaglio. Non le uccidevamo.
Non ci interessava la morte, ma il gioco, questa goccia verde screziata-veloce, testa-triangolo, lingua-serpente, che era in nostra mano e potevamo restare a guardarla senza che scomparisse nelle pieghe di pietra di qualche muretto.
Volevamo andar via. Lino mi fermo’ e mi disse che il tipo ce lo avrebbe preso in bocca se gli davamo la pistola. E noi rifiutammo. E di nuovo cercammo di andar via. Allora Lino ci disse che il tipo lo avrebbe fatto anche se non gli davamo nulla. Rifiutammo ancora mentre Lino ci guardava con un sorriso piu’ vecchio di noi due messi assieme. Andammo via e arrivammo dietro al cimitero, ma non catturammo piu’ alcuna lucertola, quel giorno. Non riuscivamo a parlare. Ci vergognavamo. Ci vergognavamo di condividere quella scena. Di aver visto le stesse cose, di dover fare i conti con quella monta infoiata e sconosciuta, ogni volta che avremmo giocato insieme. Poi, naturalmente, siamo andati avanti. Abbiamo catturato altre lucertole, abbiamo giocato ad uccidere il nostro animale sacrificale, abbiamo cambiato le nostre pistole di plastica con modelli piu’ a la page, ma non ci siamo mai piu’ detti la verita’.
E a me rimane questo ricordo, insieme a tanti altri, in una sezione isolata del disco, e il nome della partizione e’ un nome che non posso conoscere, perche’ e’ scritto in linguaggio macchina, ed io ho paura di scendere a quel livello.

“Junto a mi lecho
le pondré yo a su nido
en donde pueda
la estación pasar
también yo estoy
en la región perdida
O Cielo Santo!
y sin poder volar.”

commenti
  1. attraverso scrive:

    Bello è bello, scritto bene, addirittura in certi momenti tenero e coinvolgente ma…
    perché stai sempre incazzato quando qualcuno ti commenta?

    E se uno vuole usare la parola “perplime” l’ho potrà pure fare… quasi quasi ti dico: “desueto”

  2. (52+1) POESIE scrive:

    Questo scritto mi convince ben più dei primi, Nicola.
    Anche se continuo a preferire i pochi versi che hai pubblicato da soli, ma quella è questione di gusti🙂

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