l’omaggio rimane sul tavolo – come un formichiere di versi

Pubblicato: 28 luglio 2012 da morfea in Uncategorized
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Voglio uccidermi, sfuggire alle mie responsabilità, strisciare di nuovo nell’utero.

-Sylvia Plath-

nervosa di giorni salati e di una casa spaccata
raccolgo l’odore pettinandomi una povertà
che mi percorre il corpo come una fame
in questo male che occulta la parola
con una paura che non mi parla
faccio d’erba le unghie
e il mare ha nel sale il fuoco – che scrosta
l’impiccagione degli errori

e si fanno bestie questi pezzi di muro
che senza colore tolgono la mia infanzia dai bulbi
e le mani hanno un fondale di meduse
che in lamento schiumano piscio
in un eclissi di formiche e nuvole

commenti
  1. wordinprogress scrive:

    quanto sono d’accordo con quell’eclissi di formiche formichine che non la smettono d’entrarmi negli occhi.. già

  2. (52|1) POESIE scrive:

    Di pensieri a Sylvia devi averne fatti parecchi qui.
    Nonostante la scrittura sia sempre la tua, si ritrovano temi accennati che avete in comune (“si fanno bestie questi pezzi di muro” e “le mani hanno un fondale di meduse” soprattutto): mi vengono in mente in partcolare Berk-Plage e Elm con un fondo simile.

  3. annastrega scrive:

    bellissima…mi veste.

  4. O scrive:

    mi piace molto la seconda strofa, anche se a mio parere manca di un verso, affanno in una eccessiva sospensione (,,,). La prima si mostra domanda interna, a valutare la propria posizione dopo il verso della Plath, Il risultato un paesaggio in tre quadri…interessante! Se fosse così lavorerei, nei prossimi lavori, anche sulla rappresentazione.

  5. llmezzanottell scrive:

    La trovo assolutamente nelle mie corde. E’ di buona costruzione ed in più le immagini sono davvero interessanti. Concordo per quanto riguarda Sylvia con quello che Fifty dice. Ci sono moltissimi richiami al linguaggio da lei utilizzato , come ad esempio quei ” bulbi ” . Come dimenticare la luna bulbosa della Plath, simile ad un croco o ad un aster? Complimenti Anto, è molto bella.

  6. morfea scrive:

    sono appesa alle sue pagine.
    i diari portano dentro alla sua parola.

  7. potrei anche segnalarti qualche inezia formale, ma secondo me hai una superstada aperta, cara Antonella, verso quella poesia destinata a non temere il giudizio del tempo

  8. dimmi cosa da te non venga dal cuore, dalla pelle, dal sangue. fai tutto quanto con un coinvolgimento emotivo tanto forte, da esserne toccati profondamente. e di cuore ti dico che te la meriti l’apertura a questo bellissimo linguaggio poetico.

    riguardo le inezie, te le dico solo perché è lampante che nulla sia voluto in termini di sintassi, in una scrittura così ispirata. è anche normale che tu devi attendere una lettura distaccata per riconoscerle, mentre ad un occhio estraneo possono essere evidenti fin dai primi approcci.

    per me sono da identificare nelle ripetizioni micro sintattiche (la particella pronominale nel secondo e terzo verso, il pronome relativo, l’articolo indeterminativo abbastanza diffusi e, a volte, la congiunzione “e”).

    inoltre, al di là del vedilo prima o vedilo dopo, del voluto o il non voluto, sento la necessità di consigliarti di alleggerirla dalle ripetizioni proprio perché la tua scrittura sa essere così potente e tanto più potente, più resta contenuta in una sua sorta di lievità sintattica e semantica. piena di una forza che solo la legge dei contrasti sa fare esprimere al meglio.

    ti abbraccio te e la tua poesia.
    daniela

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