Serra d’inverno (solvente 12)

Pubblicato: 30 giugno 2012 da Doris Emilia Bragagnini in Uncategorized

 

filtra ad angolo retto la vita_sul linoleum]
investe il bidone d’acciaio schiacciato alla parete

sono forse luci vere quelle, franate
a capoverso di corsia
un’ovatta scintillante captapensieri
se chi mi dice il nord è compagno di sventura
e la linea d’orizzonte guarda basso

ma noi avremmo inciso i polsi a pleniluni e cioccolato
tanti tempi in un bicchiere solo tuo
da passarmi sulla fronte        dopo

tu mi toccavi come le spighe correndo
il viso verso l’alto, senza mai spiegare il chicco

 

 

__________________________________[DEB]

commenti
  1. meth sambiase scrive:

    Quel tuo entrare ed uscire dal ricordo segna e piaga il tempo,
    come una semina d’amore
    ed noi ne leggiamo incantate il raccolto.
    Insomma, brava.

  2. llmezzanottell scrive:

    Eccezionale il riferimento tecnico al linoleum, materiale che personalmente adoro perchè in grado di trasmettere una certa sensazione di calore, mentre in realtà a seconda della composizione può essere anche pericoloso perchè tossico. E’ un testo toccante tra amarezza del solo sfiorare senza mai veramente toccarsi e fermarsi e una resa che sa di fotografia, di un fermo-immagine senza tempo riesumato dal profondo. Apprezzato anche molto il contrasto tra la scena iniziale prettamente ” acida-desolata” e lo sviluppo a seguire, tendente al bello, ad una dimensione sognante più rilassata, benchè amara. Brava anche per me :*

  3. jmarxpoetry scrive:

    idealmente divido questa poesia in due parti, la prima mi interessa molto e mi spiazza… ma dopo appena “inciso i polsi ai pleniluni e cioccolato” mi sento tagliato fuori

  4. Ciao J, hai perfettamente ragione, due parti, la seconda come fuga dalla prima. In realtà hai sottolineato quello che, mi sto chiedendo se sia così, potrebbe essere un limite alla poesia, ovvero, il dettaglio personale. Poi non so, mi rispondo che anche la prima parte è un dettaglio personale e che tutto ciò che scrivo filtra comunque attraverso me; è che quando scrivo, scrivo pensando a niente altro che a descrivere il preciso momento così come l’ho sentito, forse è un limite. Ci rifletto a volte ma solo dopo aver concluso, affilato il testo, e non riesco a cambiarlo. Grazie per la tua lettura.

  5. morfea scrive:

    è una semina.
    che corre lungo un ricordo che graffia.

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