le veglie di andromaca

Pubblicato: 26 maggio 2012 da almerighi in Uncategorized
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L’armatura morta indosso definisce ruoli non solo pena che di vivo ha orrore in angoli di frenare ottuso. L’attesa è sorprendente, viva. La folla mostra i muscoli a un paese marcio, la folla è il paese, la pestilenza gli eletti. A che pro restituire un tratto di vita al vento, quando le nuvole si fidano e non sanno. E i soldati battono le mazze sugli scudi, suicidi bruciano la bandiera e qualche fiore intrepido  vegeta fra i mattoni.                                                                                                                                                                                    I colori non sono fede, appuntano profumi su questa tortuosità breve.

Mi hanno scoperto il diabete, dice la principessa al suo re, prende freddo insieme all’altra gente, preferisce plastica senza occhi al dialogo diretto, alla democrazia dell’interlocutore. Il pubblico non ha doti metalinguistiche e in privato lamenta l’insicurezza dei propri amori, i costi esorbitanti di un divorzio. Il vicinato irride il giallo vangogh di certe facciate cui ricorda letti lungo degenti                     coi materassini da mare, ferite alla schiena da frammenti di conchiglia                                                                                     qui si ondeggia instabili, ma non si sente il mare.

Vedo la rondine infilzare la punta di un salice con tante lire appese                                                                                                     proseguire beata il suo pasto di zanzare e con molta non curanza scoprirsi termine di corsa, agghindata all’evento in posa da urlo strozzato in gola                                                                                                                                                                                                       dove, riposino in pace, ogni concetto, l’ossicino di pollo, l’occasione di non avere trovato morte nelle pietose braccia di andromaca, preferisco l’ombra senza peso al fantasma della rondine processato in vece sua, mi dico rimani e resto qui senza osservare.

commenti
  1. intarsiodiversi scrive:

    un pezzo magnifico! ti preferisco così.

  2. d’accordo con chi mi ha preceduta

    complimenti!

  3. llmezzanottell scrive:

    La trovo raffinatissima ed inedita. Anch’io ti preferisco così, ispirato e posto su un gradino più alto rispetto alle solite zavorrine delle constatazioni sociali che in sè mi annoiano a morte. Vedi che è più utile dipingere e portarsi altrove? Piaciuta parecchio.

    PS: Hai risolto quel problema? Ti ricordo la mail del Re Birmano: thecatswillknow@gmail.com

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