Pop qualcosa, forse, nascita e fine e flusso dell’uomo seduto

Pubblicato: 18 maggio 2012 da sericamente in Uncategorized
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dicevo, il bello è
non essere obbligati
a fidarsi, mangiarsi
la nascita
i piedi scalzi nel giardino del vicino
il barbecue sotto il portico
i pianti sulle scatolette di tonno, il pianto del tonno
un pieno all’amnesia estetica
ai buchi del tempo
non voler porte, solo serrature

non si cade dentro
si gira attorno
come le ballerine russe, disegnano
i cerchi
dei bicchieri di vodka, altro

appuntamento al bar, dietro il salumiere, terzo semaforo

dentro ci sarebbe,
madre vergine e sudata, santa e macchiata

attorno ci sono

l’acredine depositata alla Siae
il colore del cielo, rigorosamente color cielo

o tempestoso come le ballerine che disegnano, quadrati

nel mezzo la prima rosa gialla che si regala
(volevo solo dirti qualcosa, non che parlassimo di manuali)

prima o poi, amare ed odiare, qualcuno
nello stesso istante
nel bilico delle righe, della traversa, delle ginnaste
ci si ama e si odia
passando attraverso, si raccoglie il momento, la fotografia
lacerandola nell’altro giardino

la nostra immagine finalmente di plastica,
vergine,
pop e biodegradabile,
come il sacchetto
con cui ci si butta via

la sera

ai gatti che si svegliano

titolo foto “dsc01537”

commenti
  1. La prima parte leggermente più ostica della seconda, che trovo invece interessante e bella anche solo per la chiusa. Ostica perché forse l’avrei un pochino “tagliata” ma è comunque un dettaglio. Ci sono dei versi con metafore veramente originali e fuori dal comune e queste sovrastrutture le amo a prescindere…questione di gusti logicamente.

    • sericamente scrive:

      Grazie Gianluca per il commento. E’ un pò più ostica si, è praticamente asservita al resto della poesia e vi sono alcuni riferimenti al concetto di pop americano e altri versi che mi servono per introdurre e supportare gli altri che tendono alla chiusa. E’ una poesia che appunto è incentrata sul rapporto tra cultura pop ed immagine di sé, la perdita del concetto intatto di simbolo, che per i 30enni come me sono ormai tematiche impossibili da non affrontare. Ho provato a fare una riflessione non scontata che non demonizza a priori, ma ne stabilisce una connessione, una speculazione filosofica biunivoca di causa ed effetto con un finale tendente allo zen, vissuto da un occidentale.

  2. llmezzanottell scrive:

    Riesce a darmi un’idea compiuta dell’esistenzialismo. Mi piace molto.

  3. domandedibambu scrive:

    l’ho letta come attraverso un prisma, che trasforma il visibile in scene madri

    (boh ste’ mie visioni sono sempre pazze)

    mi piace rileggerla, contando bene i passi nella mente
    ciao

    • sericamente scrive:

      si alla fine ne è uscito un prisma anche per me, come passare dal continuo filtrare ad essere filtro, momentaneamente, è un bell’approdo nel precario, una bella pazzia.
      Mi assento qualche giorno da Internet e non potrò rispondere ai commenti, me ne vado al mare di Trieste.

  4. morfea scrive:

    a me piace tutta.

  5. sericamente scrive:

    Ci tengo a fare una precisazione, e visto il contesto affrontato, mi urge più farlo. In risposta ad un commento di Antonella (ti ringrazio qui senza dovermi ripetere dopo, siamo sempre riusciti a vedere il bello nell’altro) alla mia penultima poesia, in cui si parlava di un crollo di grattacieli generico, ho replicato, infelicemente ormai, citando New york, quando l’intento era solo un riferimento personale visto che mi aveva accennato di un suo viaggio nella città. Non sono facilmente suscettibile, ma credo che quello sia l’evento che mi ha scosso di più, come credo che sia la maggiore metafora della realtà che abbiamo tra le mani dopo 10 anni ancora. Come ritengo sia impossibile prendere una posizione univoca, quasi fosse a livello interpretativo il goal più facile per la relatività vista le tonnellate di dietrologia e demagogia che ne sono conseguite. Inutile dire che la guerra fa schifo,e osservo senza volerne esserne coinvolto, nell’impossibilità di non essere contraddittorio. Mi sembra di rivedere la famosa partita a scacchi di Bergman, e avendo giocato a scacchi ritengo sia meglio giocare con la donna in cambio di due torri.

  6. sericamente scrive:

    Grazie Almerighi, non pensavo potesse venire percepita come intensa questa poesia, ma se è così meglio, visto che è un concetto che mi è abbastanza caro

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