Opalina

Pubblicato: 7 maggio 2012 da llmezzanottell in scrivere
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La parola che dubita,
nel momento in cui transita
nel tono opalino dell’attesa,
trasmuta a corrompere ogni segno
malamente o banalmente
in caduta.
E’ quella furia sensibile della notte
che s’allunga pensante nei suoi capogiri ciechi
ad essere distesa scurissima di labbra,
che frugando tra silenzi e mani calde
invoca il discrimine di tutte le negazioni
conficcate nel cielo

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commenti
  1. meth sambiase ha detto:

    L’esser fatta della stessa sostanza del dubbio rende quell’essere un’eroina da guerra quotidiana.
    Sono marziali le tue donne, allora. Non si piegano!
    Alleluia, alleluia, ho visto un segno …
    Brava.

  2. meth sambiase ha detto:

    II Canto. Mi è sembrata una versificazione nata sull’onda emozionale del post precedente. Quel trasmutare per corrompere in maniera intenzionale o causuale esprime una volontà di guerra ad ogni spazio vuoto, ad ogni lettera morta, ad ogni tempo fermo. Lo spazio si può dividere nel giro di due congiunzioni
    e
    e
    è il tempo del verso che lo permette
    ma prima devi aver conquistata la parola non esserti arresa nemmeno quando il nuovo lemma ti dà capogiri.

  3. jmarxpoetry ha detto:

    Per sbaglio all’inizio, complice la stanchezza ho letto

    “che frugando con mani calde di silenzio
    invoca il discrimine di tutte le negazioni
    conficcate nel cielo”

    Gli ultimi due versi mi piacciono molto, in generale tutta la seconda parte, esclusa la distesa di labbra che è immagine più debole del resto, sebbene lo sorregga.
    A ritroso nella prima parte ho molto apprezzato l’incipit brillantre, poi un rallentamento: malamente o banalmente l’ho trovato un verso pesante, non so se è quella O che mi raggira o se proprio “l’avverbiamento”

    Piaciuta

  4. morfea ha detto:

    immagino che qul cielo ne ha di cose da dire, e a volte muto osserva.
    molto bella e sentita:)

  5. tagli/e graffiti ha detto:

    non so se possa essere pertinente, ma secondo me anche la parola cerca la sua serenità, la sua pace… un desiderio di elevare la parola umile, nella consapevolezza che la strada per arrivarci è tortuosissima. e prendendo alla lettera la tua parola “caduta”, sapendo anche quanto sottile sia la soglia per restare in equilibrio con un linguaggio quotidiano che, pur rilassato, sereno, fluido ci porti fuori, ci traduca così complicati come siamo.

    Forse, ripeto, non c’entra nulla, ma oggi la tua poesia, il suo titolo, mi hanno dato occasione di dire il mio modo di concepire il linguaggio poetico, forse non esattamente il tuo (LOL), che peraltro, per diversità mi affascina oltre misura.

    • llmezzanottell ha detto:

      Grazie Daniela per il tuo intervento. In realtà il messaggio l’hai ben inteso. E’ la parola che cade e si schianta tra dubbio e contraddizioni con-ti-nua-men-te. Non definita, come il colore dell’opale, e come questo minerale naturale, compatta, dura, striata. 😉

  6. almerighi ha detto:

    L’intuizione, soprattutto all’inizio, non è all’altezza della scrittura. Il secondo e il terzo verso partono con una ripetizione, ci darei un’occhiata. Siamo comunque anni luce dalle tue migliori.

  7. Purtroppo arrivo tardi e l’autrice ha già spiegato il senso della poesia. Però posso comunque commentare ciò che mi ha trasmesso prima di leggere il commento.
    Sembra esserci un senso di riflessione profonda sulla finzione letteraria, attraverso la parola ovviamente, quella finzione del poeta che tanto fa ancora discutere superando l’illusione di un mondo creato da se stessi per riappropriarsi della realtà che ci circonda. Ogni parola un ologramma sparato su un muro Shoji così fragile ma utile al suo scopo.
    Mi conosci sono catartico.

  8. sericamente ha detto:

    credo sia giusto passare di qui e leggere, mi bevo una birra birra

  9. domandedibambu ha detto:

    vedo vedo vedo … la “linea d’ombra” … dalla luce al buio c’è un momento di transito, dal non dire al dire la parola ogni parola passa per quel momento e potrebbe assumere sembianze diverse: il dubbio è atroce poiché la sfumatura di luce/ombra può demarcare impossibilità di comunicazione piena e/o può segnare chiusura e/o apertura dalla dimesione interna a quella esterna-viceversa …
    l’attimo del poeta
    ciao

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