Archeologia Umana (I)

Pubblicato: 5 maggio 2012 da il golem femmina è-Met(h) in Uncategorized

Con torsione

avvitava il fiato

nei campanelli

e concentrica, ai cinque anelli

di Atlantide le sue malesistenze

s’insufflavano di buio

e quando la depressione l’affossava

e tanto la fossa le colmava il derma

si dissacrava, da ogni Altro

e nel sempre,  tornava a vivere

in Orizzonte.

E lei lo chiamava a sé cambiandogli nome

-Apocalisse, trattami bene-

gli diceva scuotendogli le gambe.

Ma emolliente è il dissesto

che incanuta e che pialla

nei gorghi alle rughe

se non ci si allontana al largo

s’avvicenda, come l’imboccatura di una nave

livida, lascia la riva

ed eclissa sulle maree lusitane

una macchia selva

un’eruzione frigida a mare

 E lei fu salva dalla sommersione

un contrafforte d’onda a forma d’uomo

le passò alla fine un salvacuore

(foto di Rafael Navarro)

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Grazie per tanta bellezza, sono felice che tu sia qui. Ripasso presto a tramontana passata!

  2. O scrive:

    Neanche se fossi Montale , potrei chiamare la poesia ‘sorella’ , e come si fa con le sorelle porre la comprensione cosa certa; o l’opposizione frutto di necessità legata a interessi materiali…la poesia è infida sorte, sfugge, e, come dicevo in altro commento, è . vuoto che contiene un pensiero, e aggiungo, pensiero pronto a agire o a essere agito. La poesia è Forma dalla veste di vergine che cerca ogni volta di negarsi e si circonda di profumi. Coinvolge il suo autore a tal punto da renderlo piedistallo insottraibile.
    …premesso questo, ogni volta mi piace essere materia oscura e attraversarla,(la poesia) spezzarne piccole parti per liberarne energie….
    Qui
    -con torsione/avvitava/malesistere/s’insufflavano/derma/emolliente/incanuta/gorghi/l’imboccatura di una nave/eclissa/lusitane/macchia selva/un’eruzione frigida a mare/sommersione/contrafforte/salvacuore-
    Parole e espressioni ‘ingombranti’, caselli di dazio,…tante per una poesia di 26 versi…anche per una poesia di /archeologia umana/

  3. sericamente scrive:

    Bellissima struttura, il resto ti fa come entrare in un labirinto in cui è difficile entrare e facilissimo uscirne, come se il vero labirinto fosse al proprio lato, un archeologia in movimento

    • meth sambiase scrive:

      siamo noi i nostri labirinti? ci rifletterò non poco su questo commento, di cui ti ringrazio di cuore. Un saluto.

      • sericamente scrive:

        noi lo siamo potenzialmente ovvio, chi più chi meno è stato od è in un labirinto, prettamente esistenziale. Era una semplice (fuori dalla critica poetica) riflessione sul fatto che spesso vedere un labirinto è uscirne, uscire da un labrinto è entrare in un altro, finchè non lo si vede, è come il gioco delle scatole cinesi

        • O scrive:

          Il mio pensiero è che noi, più che labirinti da attraversare, abbiamo fili: l’intuizione, la capacità. la specializzazione, la bellezza, la parola…. noi li usiamo dentro labirinti, per poter agire il Futuro, per attraversare il futuro, per uscire, o peggio per poter tornare indietro dal Futuro …ma, ahime! Il tempo ha un’unica direzione e il labirinto è solo Futuro e spesso diventa Paura, per effetto del nostro confondere…quel filo, invece, sembrerebbe, in realtà, solo il modo per permettere agli altri di comprenderci, di seguirci.
          Noi , però, ‘agendo la paura’ in ciò che non conosciamo, finiamo con identificarci con il labirinto e dimentichiamo il filo, per fidarci di ‘picchetti di appartenenza’

          • sericamente scrive:

            Mi viene in mente il filo di Arianna, concordo, se si ha “quel” filo almeno si è nella posizione di potersi capire e cercare di farsi capire e si può ridurre l’identificazione con il labirinto ed usare picchetti di appartenza personali e non indotti. Ma è anche vero che il conscio, e soprattutto l’inconscio, vivono i 3 tempi, il passato, il presente ed il futuro. In particolare avevo parlato “del labirinto al lato” riferendomi all’impossibilità dell’essere umano di gestire tutte le dinamiche interne ed esterne” (intendo ciò su cui si ha possibilità di agire), e quindi ci si trova nella posizione del capire se è meglio crearsi in ciò, cercando di individuare ed agendo, o farsi creare. Ho usato l’accezione “labirinto” non riferendomi solo al suo significato naturale ma anche come “percorso”

            • meth sambiase scrive:

              A me viene in mente anche quel portare il filo della Cvetaeva, nel suo senso di ritrovare il luogo da cui partire e poi percorrersi. Grazie della discussione, ho davvero letto con interesse ogni vostra riga.
              Un saluto

  4. dylanstranger scrive:

    non mi piace, è pesante, ricercata e non vuole dire niente

    • meth sambiase scrive:

      Eccomi.
      Smetterò di (ri)cercare quando sarò morta.
      Non sono la tua maestrina non devo piacerti, wondergirl, ad ognuno la propria vanità. L’hai avuta in questo post, son contenta che tu sia passata.

      Un saluto

  5. morfea scrive:

    ammiro e seguo meth.
    trovo la sua scrittura un filo d’arianna, ha detto bene sericamente a nominarlo…
    o quelle scale eleicodali presenti in certi castelli della loira in francia.
    benvenuta fra i gatti😉

  6. llmezzanottell scrive:

    E’ bellissima la sensazione di dissolvenza che hai creato con questa scrittura fatta di suoni e movimenti. Per me da sempre la ricerca lessicale e di concetto è tutto , è un modo di intendere la scrittura come materia plasmabile. Dice, dice tanto : qui c’è interno ed esterno senza incastri. Suggestiva rappresentazione per me , uno stile che mi piace.

  7. jmarxpoetry scrive:

    Sì benvenuta, spero di leggerti su altri temi

    • meth sambiase scrive:

      Grazie della segnalazione. E del benvenuto. Un saluto.

    • jmarxpoetry scrive:

       
      Spronato dal commento di Bianca mi accingo a sviluppare la mia percezione di questo testo… Il mito di atlantide come metafora ambigua di un amplesso, visto con occhio estremamente femminile. I richiami al corpo sono diversi (con_torsione, il fiato,il derma, eruzione frigida, rughe, scuotendogli le gambe, emolliente…). In questo senso mi sembra una liturgia mite, con ghirigori, ben scritta (anche se la rima campanelli e anelli mi strappa un orecchio così preopotente solitaria e vanitosa e l’enjambement tra il 4 e il 5 verso mi trapassa) e che cerca sponde mitologiche o addirittura creazionistiche per darsi un tono, ma non riesco a suggestionarmi. Insomma in questo maggio 2012 mi aspetto un coinvolgimento nei temi più sconvolgenti della nostra “modernità”, i cui fondamentali proprio nel modo di applicarsi all’esistere, sono totalmente inediti, creano una spaccatura totale e vorrei una poesia che ne prendesse coscienza, mettesse un attimo da parte l’archè spogliato dai propri veli romantici…soprattutto titolando archeologia umana. Per questo rimandavo il mio commento ad altre prossime pubblicazioni di Meth, per vederla penna abile su altri argomenti, se vuole, se ne trova, così è se le pare.
      Con torsione è un mio parere personale, assolutamente inutile. Rinnovo il mio benvenuto.

  8. mariella tafuto scrive:

    è sempre più raro che mi lasci prendere dai versi che leggo in giro, in tutte queste case di poeti che sono sparse nel web. qui ci torno.

  9. almerighi scrive:

    In tutta franchezza e sperando di non provocare un altro esodato, trovo questo brano monocorde e pretenzioso, spesso ripetitivo con i versi in forma breve iniziati con una congiunzione (e). Il sapore archeologico è forse nel vintage di cui spesso infarcisci i tuoi versi, memorabile e buffo quel “che incanuta e che pialla”? Volevo anche segnalarti il settimo e l’ottavo verso di quella che dovrebbe essere la prima strofa, grazie, ancora rido

    • meth sambiase scrive:

      Esodati da solo, io sono appena arrivata ed è stato un onore aver ricevuto l’invito.
      E
      delle due fai una scelta
      1) Il riso fa buon sangue
      2) Il riso abbonda sulla bocca degli stolti.
      Se ripassi mi fa piacere altrimenti continua a ridere.

  10. maebasciutti scrive:

    Trovo esagerate entrambe le posizioni, sia quella di chi si strappa i peli del petto per il ludibrio (scusate ma siete un po’ buffi, che giusto ad Amelia Rosselli riserverei cotanti inchini🙂, sia quella di chi schernisce questa poesia. In particolare, Dylan, affermare con tanta sicurezza che non vuol dire nulla è un pochino ignorante nel senso che sembri ignorare che è impossibile non comunicare, è come se, di fronte a qualcosa che non capisci, come un quadro astratto, te la cavassi dicendo “non vuol dire nulla”. E’ una visione un po’ riduttiva. Per tornare alla poesia trovo molto pesante la prima strofa, l’incipit non è molto illuminato e la lingua si incolla qua e là su diverse parole ma è interessante l’aura dilagante e mi sono piaciuti gli incisi…ma per essere evocativi anche le parole, tutte, devono evocare e non designare. Mi sembra che, nell’enfasi, si sia oltrepassata la misura. Comunque interessante l’intenzione, la forma anche, la sostanza ha alti e bassi. Ma sono certa che puoi dare molto, si intuisce. Benvenuta.

    • meth sambiase scrive:

      Non sono una che posta molto, ma visto che 30 passaggi nei commenti equivalgono a una sala di reading piena, non posso che essere felice di aver preso spazio nel vostro luogo.
      Intanto ho letto con attenzione il tuo commento, di cui ti ringrazio.
      E
      grazie anche del benvenuto
      Un saluto. Meth.

  11. 00chicca00 scrive:

    concordo moltissimo con il commento di Maebasciutti, la prima strofa anche io la trovo pesante e incespico parecchio quando scrivi:

    ” e quando la depressione l’affossava

    e tanto la fossa le colmava il derma”

    già di suo la parola depressione è “affossante” ….

    mentre trovo davvero piacevolissimi i due incisi, ma davvero , il primo in particolare ha quel passaggio centrale vivo, palpitante, quasi ad uscire dai versi e farsi urlo
    ma sicuramente una scrittura molto interessante
    chicca

  12. sericamente scrive:

    io sto aspettando che qualcuno ti dia della capra, girandoci girandoci prima o poi ci arrivano, a forza di cercare il significato e non la sua rappresentazione, credo che la condanna sarà scrivere la poesia più bella dell’intera letteratura mondiale

  13. llmezzanottell scrive:

    Secondo me, l’entrata di Meth, ha scoperchiato le tombe di Atlantide : si sono risvegliati improvvisamente tutti i critici ,persino quelli che critici non lo sono mai stati. Che dire? Grazie Meth e benvenuta😉

  14. meth sambiase scrive:

    Grazie ragazze, grazie. Così hanno tutti già saputo che sono indigesta.

  15. Un linguaggio poetico che, a quanto vedo, non mette certo d’accordo tutti… LOL

    Nonostante abbia avuto più occasioni di imbattermi nel tuo nome in rete, non avevo mai letto nulla di te. Ma in cuor mio non ho espresso giudizi (come qualcuno ha fatto), seppure la tua presente scrittura non mi tocchi particolarmente le corde. Mi sono premurata invece di conoscerti un pochino, prima di parlare. Così ho letto ed ho trovato nella tua scrittura, in generale, una poesia che spazia in diversi ambiti di linguaggio, una ricerca senza sosta che sfocia in molteplici sfaccettature, proprio a mettere a nudo tutti i multipli di te.

    Complimenti e un cordiale benvenuto a te🙂

  16. LOL e riLOL, fortissimamente LOL

    :p

    • jmarxpoetry scrive:

      * The Cats Will Know ripudia ogni forma di censura e LOL * L’idea motrice del sito – raccogliere sotto lo stesso tetto autori di talento – é il punto di forza della nostra comunità che punta sulla qualità e non su numeri che mortificano la visibilità delle opere * L’interazione ideale fra gli autori deve avvenire all’insegna del pungolo reciproco, della lode e della critica sincera, senza scadere nei toni della piaggeria, della rissa e del vittimismo * E’ auspicabile che l’essere membro di The Cats Will Know non si riduca unicamente all’invio delle proprie opere, ma che ne sia premessa la lettura delle pubblicazioni altrui * E’ gradito che gli autori non pubblichino più di una volta ogni tre giorni * Si invita a non inserire immagini per una maggiore fruibilità della pagina *

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