L’arte astratta di un arlecchino viaggiatore

Pubblicato: 22 aprile 2012 da domandedibambu in Uncategorized
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Né avrò il muso bruco
senza ripartire per vie di ferro, la mela
che inchioda a terra il sogno greve
corre indosso e dritta la vita
curva, dove
spina dorsale è il tempo aperto alla finestra
che ricorda nudo il secondo
certezza ferma all’orlo folle;
sott’acqua allaga il cuore
e i pensieri corrimano, lega funi ai nodi
per memorie ancora invisibili.

Né avrò il muso brusco del perdono, buio
                     dimmi
                            sono nato per morire 
e se la scelta a due a uno
chiude, indovina chi
sogna l’altro giorno da punire
presente d’un solo mare

un lampo a mezz’aria maschera l’abisso
dei tuoni: quando ero la ferrovia
che scende ad arco, senza paura

o i colori del putiferio, parete ingombrante
nella galleria di Dio.

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Intensissima, mi ha devastata. C’è una eleganza che è purezza, ed un immaginifico che sembra sussurrare lieve, ma che alla fine del tutto, spacca, La foto che hai scelto è magnetica, la guardo da giorni. Grazie di tutto Ste, un abbraccio verde forte!

    • darbedat scrive:

      Non ho un campione da mandare in combattimento e non ho un padrone per cederlo come sposo numero 2 , dunque eccomi qui a non capire cosa mi riporti su questo testo che trovo indecente a partire dal titolo. accostato a un immagine che ne illustra la sua distanza é la sua inadeguata natura di dilettantesco divertimento…. Sarà quel buio così goffamente accostato alla morte? O è il morire…? mi lascio trasportare dall’ira e dalla volontà di non lasciarmi risucchiare in simili tranelli…ma il buio è per me una condizione naturale, vivo cieco dalla nascita e dalla nascita navigo nell’impossibilità di dare perfezione , e balbetto. in continuazione mordo il tempo …tu invece no! salti da un luogo comune all’altro e esponi un mondo che speravo fosse stato lasciato alle spalle, lasciato fra -i colori del putiferio- a mostrare l’imperfetto dio inventato un lunedì mattina per dare senso a una lunga settimana. Che dire a chi mi dovesse chiedere perche commenti se tu stesso non comprendi le parole lette una per volta e continuamente interrotte per coprirne l’approdo? Non saprei rispondere …la noia …forse!

      • darbedat scrive:

        errata corrige: terza riga
        accostato a un immagine che ne illustra la sua distanza é la sua inadeguata natura di dilettantesco divertimento…
        leggere: accostato a un immagine, che ne illustra la sua distanza, é la sua inadeguata natura di dilettantesco divertimento…

      • domandedibambu scrive:

        il personaggio è semplicemente un Arlecchino, un arcobaleno nato per divertire mentre è arrabbiato con tutto il mondo, in questo suo viaggio in quel che chiami luoghi comuni …
        questo scritto è nato insieme ad un video che non ho potuto postare qui e comunque non essere arrabbiato… ti dirò che ognuno non ha avuto qualcosa, per esempio io sono sopravvissuta a mia figlia perché qualcuno ha deciso che dovevo vivere io al suo posto… mentre a poco a poco sto diventando cieca, una malattia ereditaria ….
        chiedo scusa per i luoghi comuni … fosse la vita un altro luogo avrei ora meno spazi da riempire con cazzate
        ciao

        • darbedat scrive:

          È l’accostamento – arte astratta- con – arlecchino- che ha impostato male il mio vedere. Un pregiudizio il mio, me ne rendo conto… ma non vuole entrare in un personale intimo da sciorinare come panni sporchi da lavare…si mi rendo conto, anche questo è un modo di dire consueto e abusato… e cio per indicare nei luoghi comuni un salvataggio, un approdo sicuro come una galleria di dio.
          La mia passione, nell’affrontare la cosa, è dovuta alla responsabilità che ritengo debba porsi a chi, come quelli che scrivono qui, decide di superare ogni ostacolo nel mostrare il proprio intimo vedere, per rendere visibile gli occhi di tutti…quindi non bisognerebbe avere fretta , e lo dico , naturalmente, anche a me stesso , e lo dico proprio per rendere questo posto accessibile come osservazione privilegiata : i nostri occhi come occhi di ciascuno.

          • domandedibambu scrive:

            ok accetto la critica sempre ben volentieri… forse ho sbagliato a postare senza video ma non posso perché ormai è coperto da copyright; l’arte astratta è lì, nelle inquadrature che Arlecchino riforgia nella mente come manette e marionette, un prisma che proietta in un tunnel…
            e non crearti problemi a dirmi, le mie origini irlandesi a volte si manifestano in maniera testarda e d’impeto…ma poi a freddo comprendo bene quel che mi si vuole dire…

            ciao

  2. morfea scrive:

    è un rincorrersi che leva il respiro, aprendo dentro.

  3. intarsiodiversi scrive:

    ha un bellissimo ritmo e fino alla chiusa, lo mantiene intatto.

  4. llmezzanottell scrive:

    ” spina dorsale è il tempo aperto alla finestra ” avevo dimenticato di sottolinearlo.

  5. sericamente scrive:

    Arlecchino è stato un ottimo sarto, e ci ha spiegato cos’è astratto e cosa è reale con questa poesia, l’arte reale di un Arlecchino esploratore. Ho visto tutti i passaggi di individuazione e dissolvenza, per poi tornare al terreno (inteso come insieme di codici) mi è tornato in mente un caro concetto per cui paradossalmente solo la percezione è reale, perchè i nostri organi coinvolti rispondono a leggi matematiche. Loro esistono, noi no perchè agiamo spesso per identificazione, e ne siamo costretti. Come quella parete ingombrante. Identificare il mondo come potenziale esploso del nostro potenziale psichico è lotteria ed abnegazione e negazione di sè. Mi irrita sempre di più la cultura occidentale, è bellissima, la soluzione non è l’oriente ma poterci andare a piacimento

  6. Francesca Coppola scrive:

    Ho avuto difficoltà di comprensione nella lettura, solo i commenti successivi hanno “aperto” qualche scenario da approfondire. Devo essere onesta: non mi ha emozionato, non mi ha lasciato niente ( e sì che il tema avrebbe dovuto) e non è questo ciò che chiedo alla poesia. Magari sarò poco sensibile, ma questo è ciò che penso. Un saluto.

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