Il dialogo tra Giove e Venere (Marzo 2012)

Pubblicato: 12 aprile 2012 da Andrea Lucheroni (Jmarx Poetry) in scrivere, Uncategorized
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Sui vuoti che esistono le cose
non insisto
sulla gravità che le sostiene poi
sparpagliate e misere

ridotte ad icone sulle finestre
che finestrano il mondo

io esito

ormai di schegge
come la matita al tendersi tesa

tesa allo spezzarsi mai

(sento il tratto morbido che avrei

percorso di carta su un foglio

e premo invio)

commenti
  1. morfea scrive:

    la tua scrittura ha sempre un qualcosa da scoprire.
    una matrioska.

    bellissima andrea.

  2. llmezzanottell scrive:

    Sinceramente mi sembra un excursus non degno del titolo, e che forse avrebbe necessitato di un motore a propulsione, qui si resta troppo in spazi 2D.

  3. jmarxpoetry scrive:

    Il titolo è una collocazione geotemporale, forse non ti è capitato di notare nei cieli di marzo, giove e venere giocare al tiro alla fune, un evento astronomico bellissimo, insopportabile quanto inesistente, se non per questi piccoli occhi a terra, che inventano le costellazioni.
    Ultimamente sono inquieto verso l’uomo digitale. Se potessi scriverei muto.

    • llmezzanottell scrive:

      Andrea, la questione è che scrivere non è facile. La maggior parte delle cose le scriviamo da muti. Il fenomeno astronomico non lo conoscevo, no. Nella lettura del tuo testo, lo stato d’animo si evince, ma nel complesso la resa mi sembra un pò ingenua, soprattutto quel ” premo invio ” sul finale, mamma mia! Ma anche questo verso: ” finestre che finestrano il mondo” non scherza. Insomma, io ci rifletterei in merito a diverso sviluppo, vista la bella ispirazione del titolo.

  4. jmarxpoetry scrive:

    Quello che chiami ingenuità è un contesto che ti sfugge. Premo invio ti fa capire che la poesia si svolge nel luogo dove releghiamo il nostro io, una specie di desktopscrivania che nessuno sa collocare. Premo invio cerca proprio di trascinarti dentro. Non guardiamo della sera l’ingenuità del tramonto. Poi che non ci piaccia la via lattea è un altro discorso🙂

  5. darbedat scrive:

    Se potessi scrivere muto…ma forse lo facciamo , vista la poca propensione a farsi capire…e non mi riferisco a questi spazi, ma al poco nostro capire la realtà così che incapaci siamo nel distinguere sapori di ricotta di vacca da quella di pecora.
    Se potessi esser muto come la tastiera che lo impone pur nei suoi rumorosi e velocissimi treni. Così è anche nel tuo lavoro
    -io esito- o – io esi]s[to
    René ne sarebbe contento –
    .

  6. jmarxpoetry scrive:

    Io riavvio va, ste finestre che finestrano la ricotta mi hanno messo fame auau

  7. gramuglio scrive:

    a me questo modo pare molto interessante. non mi piace l’editing nella seconda parte (né la seconda parte in generale, a parte l’ultimo verso) ma mi ha fatto pensare a come il pc ha cambiato la scrittura, con la visualizzazione “esterna” di ciò che scriviamo. bukowski ebbe una seconda giovinezza grazie a questo.

  8. Francesca Coppola scrive:

    devo dire che sono abbastanza d’accordo con mezzanotte. Ho amato il titolo e l’incipit, andando oltre non ho trovato la stessa tensione.

  9. margotcroce scrive:

    jmarx ha il talento di assemblare le parole nel modo in cui vogliono naturalmente andare…poi il significato si perde e si ritrova ad ogni lettura…la fatica di leggere viene ricompensata con l’improvvisa intuizione del significante e si illumina in ogni passaggio.
    anche gli affiancamenti apparentemente semplici fanno parte del contesto circolare che diventa univoco e intellegibile all’interno di questa visione concentrica …dove ravvedo .un atto di fusione creatrice

  10. sericamente scrive:

    Non so se è suggestione ed il fatto che ho letto altro di tuo che aiuta, ma sembra l’espansione geometrica del tuo essere coinciso, della suggestione dei vuoti delle tue poesie, si vedono meglio. E ce ne sono di più essendo la tua poesia un rimando continuo che crea ed annulla. Questa vive d’attimi e poi scompare, altrove

  11. missnightingale scrive:

    c’è indubbiamente una frattura tra lo scrivere su carta e a pc. In questo testo avverto l’insostenibile leggerezza dello scrivere su un monitor e la pesantezza senza scampo della scrittura a mano. Prigionieri di un vuoto che si crea fra monitor e pensiero, orfani di quella calda tensione scatenata dal legno di una matita fra le dita. Scrivere scollegati da un elemento materico ci rende meno attenti alle voci interne o forse solo ci mette in condizione di stand by lunghissimi che si perdono nell’etere. Con un foglio e una penna questo non avviene, ci si radica come una pianta nella terra del foglio e lì si germoglia, per lungo tempo, la si osserva crescere, si sente dentro il pulsare della creazione e tutta la sua immane fatica. Piaciuta.

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