Che Faccio (7,8,9,10 di 11)

Pubblicato: 11 aprile 2012 da attraverso in scrittura
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7 – Giovinetta

Magari è solo una fuga. Sono fuggito da una situazione insostenibile e mi sono rifugiato in un mio personalissimo angolo di paradiso, inferno, purgatorio?
Ce lo hanno insegnato da piccoli il mondo va diviso in buonissimi, cattivissimi e una via di mezzo. Giudicati da un unico giudice, inappellabile, onniscente, onnipotente.
E come si fa a fuggire. Dove si va?
Si torna a casa.
Di soppiatto come un ladro.
Si rubano immagini di una vita che si svolge mentre siamo via.
Da lontano.
Sì vostro onore sono stato io ad uccidere me stesso in una buia notte d’inverno.
Ho gettato il mio corpo da una rupe di parole e me lo sono raccolto poco dopo in una bettola mentre bevevo a canna e cantavo a squarciagola uno stornello e poi sono fuggito per risvegliarmi poco dopo guardando il culo della giovinetta di fronte a me.
Giovinetta?
E quanti anni ha la giovinetta? Diciotto, sedici, trentadue?
E quanti anni ho io? Cinquanta, sessanta, mille?
Dietro a degli occhi blu c’è uno scooter che continua la sua corsa fino ad imbattersi in un paraurti.
Dietro a degli occhi marroni c’è una storia di forcine per i capelli perse durante una fuga.
Dietro ad ogni occhio c’è una storia da scrivere.
La malattia sta seguendo un corso poco incline a compromessi con i dettagli di ciò che vorrei costruire.
Mi addormento chissà dove e mi risveglio in una piazza di Trieste ed ora sono nel letto con una sconosciuta che dice di essere mia moglie che ricordo ma non ricordo e che ogni volta che mi avvicino cambia discorso, si leva.
Le sorelle carte mi avevano avvertito che sarebbe potuta finire male.
Mamma sto pagando caro i tuoi piccoli ricatti.
Padre mi hai dato tutto ma io non volevo nulla.
Ho lasciato qualcosa in sospeso da qualche parte, magari qualcuno che mi aspetta, magari bocche da sfamare o denti da otturare e fili da sfoltire.
Magda sorride mentre sto uscendo di casa.
Il sole che scende sotto l’orizzonte è rosso stasera, bel tempo si spera.
La pistola ha un nesso importante con quello che dovrei essere e un portafoglio pieno di scontrini indica dei percorsi che dovrei seguire per riesserci.
Pari o dispari?
Pari.
Bim Bum Bam.
Dispari, hai vinto tu.
Non seguo nulla e a che diavolo serve riesserci?

8 – Babbo Natale sta tornando a casa dopo tanto tanto tempo

Come faccio a spiegarti che senza uno non ci potrebbe essere l’altro e viceversa.
Come faccio a spiegarti che se a comandare è il bastone a difendersi saranno i bastoni.
Come faccio a spiegarti che se non canto e non ballo semplicemente non canto e non ballo, non significa che sono malato.
Come faccio a spiegarti che se di mestiere fai l’accusatore avrai sempre bisogno di qualcuno da accusare per campare.
Come faccio a spiegarti che se uno piange è perché c’è qualcosa, o qualcuno, che lo fa piangere perché si può anche ridere da soli ma piangere no. Che sbaglio dimentico sempre che ci si può autoflagellare.
Come faccio a spiegarti che ci sono cose che vannno benissimo per te ma non per me ed io e te siamo pari.
Come faccio a spiegarti che… ma vaffanculo!!!!!!!!!

Un foglio di giornale per coprire il vetro dela mia auto e farmi stare da solo dentro ad un mondo tutto mio estremamente piacevole.
Mamma la pasta la voglio dopo prima voglio gustarmi queste cozze.
Un foglio di carta da un balcone all’altro, una chitarra che suona dentro ad un motel, una fiotto di sangue che copre un lenzuolo bianco.
Una batteria che arriva lentamente da dietro.
Il cane abbaia e ci si accorge che è il momento di andarsene via, di smettere di guardare le notizie sul giornale che non tornano i conti della spesa.
Come faccio a spiegarti che è solo merda.

I passi sono uno dietro l’altro, uno alla volta, uno da dietro in avanti o viceversa. La bambina circoletta i suoi desideri. Sto cantando anche per te ma tu non mi senti, sto tremando anche per te ma tu non te ne accorgi.
Palle di neve sotto agli occhi.
Cerbiatti accanto ad un fosso pieno di fango.
Coloni in affitto per un mondo nuovo pieno di piante, stiamo arrivando, vi abbiamo visto.
Come faccio a spiegarti che il lenzuolo bianco copre quello che resta di una marmellata infinita e che la nave che vedi all’orizzonte contiene solo automobili vuote e bidoni pieni e le brillanti disquisizioni solo bottiglie piene d’acqua.
Ti leccherei volentieri, pari avere un bel sapore.
Ali di pollo e cosce di montone. Clitoridi innamorati. Prepuzi a riposo.
Con il cotone ti disinfetto le ferite e con una piuma ti faccio il solletico sotto i piedi.
Occhi lapidati e speranze manomesse coriandoli appesi alle porte e Magda che ride isterica al di sotto del muro.
Nelle fogne grandina da parecchio e i topi si nascondono al mio passaggio.
Desidererei averti su di un pianale della cinquecento, possederti mentre leggi un libro, consumarti poco a poco durante un incontro di sumo e frustarti mentre allegra ridi del nostro riesserci.
E quello che dovevo fare?
Aprirti in due mentre ridevi di me?

Contro le note di quarta di copertina si alzano in volo stormi di zanzare che si buttano in picchiata verso il tuo corpo nudo che pare dormire. Dovrei darti un nome o cantarti la canzone del sole all’incontrario.
Come faccio a spiegarti che non c’è crosta senza sangue, che le ragazze portano nella loro borsetta tutto il necessario per librarsi in volo durante una tempesta di sabbia.
Mutande sporche di merda appese ad asciugare.
Musica in un angolo in basso a destra.
Ti sarai scossa perché adesso sì che ti sto leccando mentre penso che hai lo stesso sapore di sempre ed io lo stesso gusto di allora.
Mi sono dimenticato dove ho messo la cosa più importante ma in compenso sono riuscito a preservare ancora per un po’ un barlume di santità mentale, magari innocenza.
Seguiranno altre lettere.
Vino solo di notte e solo mentre tu dormi.

Le labbra socchiuse indicano che ti sei accorta che ti sto leccando.
Babbo Natale sta tornando a casa dopo tanto tanto tempo..

9  – Butterflies and zebras

She’s…

Poltiglia zuccherosa
Moti senili e nei pieni di borse della spesa.
Adesso resto a guardarti che mi parli e mi racconti di quella volta che con un sol balzo superasti ogni difficoltà.
Bravo, un applauso.
Non so nemmeno come ti chiami ma dici di conoscermi da anni, che addirittura abbiamo fatto la scuola assieme, che addirittura ci siamo sposati lo stesso giorno con due sorelle siamesi.

She’s walking…

Pioggia fine e sottile.
Ossa di pollo da sgranocchiare durante i pasti.
Stai dicendo che durante il volo Roma New York hai rimorchiato non una ma due hostess e che quando sei tornato a casa hai scoperto di avere in tasca una raccolta di figurine e due cioccolatini al rhum.
Che fortuna che hai.
E faccio finta di sorridere mentre parli citando cose di una vita trascorsa assieme di cui non ho il ben che minimo ricordo

She’s walking through…

Cioccolata fusa in tazza grande
Una pizza ogni sera e gli spaghetti a pranzo.
Mi racconti cose di te mentre sono le cose di me che vorrei sentirti raccontare tipo: come mi sono procurato quella cicatrice a forma di ancora sulla spalla destra?
Te lo chiedo e tu non lo sai.
Me lo chiedi e io invento lì per lì un’improbabile risposta per giustificare la mia scomparsa durante tutti questi anni.

She’s walking through the clouds…

Elefanti che paiono dileguarsi.
Memorie infallibili cancellate dal vento.
Così mi racconti quello che avvenne nell’estate dell’82. Io e te che andammo in moto da Ginevra a Barcellona che ora a rifarlo ci scapperebbe da ridere e tutto per una ragazza così complicata che quelle di oggi cadono dal cielo come fichi maturi.
E la mamma non lo sapeva e il papà pagava i conti.
Occhio a quello che dici e che senti perché ogni amico che ti ha tradito ti ha lasciato un fiore sul cuscino.

Butterflies and zebras

10 – marcondirondirondello

Dove cazzo ho messo le chiavi della macchina?
E il cellulare?
E la cornamusa?
Forse, però, ho ritrovato, in una cartella con l’elastico, un appunto scritto un sacco di tempo fa che potrebbe spiegare tutto.
Recita:
“Due panini
Una mietitrebbia
La lacca per la mamma
Un etto e mezzo di crudo e due di cotto”
Sscritto con la penna e in calce, aggiunto con una matita: “Ricordarsi di dimenticare tutto.”

Ma che bel castello marcondirondirondello, ma che bel castello…

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Ho idea che dopo ” Quadri da un’esposizione” la nostra prossima persecuzione sarà ” Che ci faccio qui 1,2,3 …….n ” E vai !!!!!😀 PS: sarò ben lieta di leggerti comunque, ma attenzione ! La cosa può essere contagiosa ….stavo giusto pensando di intessere la serie ” Cinque dopo Mezzanotte”

    • attraverso scrive:

      Il prossimo chiude🙂

      Cinque minuti dopo la mezzanotte arrivò il treno con ben 7 minuti di ritardo. Sarebbe dovuto arrivare il giovedì ed invece arrivò il venerdì, Cazzo questo cambiava tutto. Il lupo nel frattempo aveva adocchiato la sua preda.

  2. darbedat scrive:

    L’irrequietezza del linguaggio quotidiano rende la irriverente commistione di senso un fatto di per se banale, a leggerlo, ma misterioso, quanto misteriose sono le innumerevoli immagini subliminali del nostro ‘ordinato ‘ camminare nel senso.
    –prego si accomodi-pulizia in casa nostra- ho cinquantenni e ma ne dimostro trenta, …toh…trentacinque-io non ti ho chiesto nulla….frasi che estratte sono ‘ragionevole senso’, ma in un contesto quotidiano spesso assumono carattere banale o ricercato a seconda del nostro -agire lo spazio-.
    I tuoi testi, a mio parere, sono il linguaggio di tutti noi , frammentario e cadenzato dalla fretta oltre che auto-referenziale… dunque ,anche qui,irriconoscibile come lo siamo noi, per noi stessi, al mattino appena alzati…

  3. gramuglio scrive:

    continuo ad essere d’accordo con mezzanotte, almeno finché non ci dici cos’è (e non mi riferisco al finale).

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