Che faccio (6 di N) il Sogno

Pubblicato: 6 aprile 2012 da attraverso in scrittura
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Ci sono luci brillanti nella mia testa.
Fatico a rimanere concentrato sul pezzo, mi giro e mi rigiro inseguendo il filo di un ricordo che però si perde nella nebbia del porto.
Durante il viaggio in macchina da Trieste a Monza ho riconosciuto meccanicamente la strada da percorrere salvo non avere idea di dove arrivare.
Il cervello pare aver avuto voglia di dimenticare qualsiasi elemento qualificativo.
Ti riconosco ma non so come ti chiami e che cosa intercorre tra di noi.
So che strada fare da Trieste a Monza ma non so dove abito a Monza.
Nel letto percepisco la presenza della sconosciuta.
Desidero solo dormire e sognare.
“Sto piangendo appoggiato ad uno scooter mentre in una casa nei dintorni qualcuno sta cambiando dimora. Il sole sta scendendo all’orizzonte ma io l’orrizzonte non lo vedo. Vorrei tornare a casa non ho idea di dove casa si trovi. Vorrei che il semaforo diventasse verde ma lui imperterrito resta rosso. Vorrei che il volo finisse al più presto ma non sto volando. Lo scooter si trasforma in una bella donna che nuda vuole baciarmi. Io apprezzo il pensiero e comincio a parlarle di quando il cane aveva sporcato il tappeto nuovo della zia. Lei mi stringe e lo sento diventare duro. La stretta diventa dolorosa e mi accorgo che la donna adesso non è più nuda ma ha una divisa. Mi divincolo e lei diventa una scatola di un puzzle da ventimila pezzi che viene aperta in una stanza buia e versata su di un tavolo gigantesco. Ho netta la sensazione di dover ricomporre il puzzle alla svelta ma non ho nessun punto di riferimento allora cerco tutti i pezzi della cornice ma non ne trovo nemmeno uno e intanto la stanza cambia colore e un leggero vento mi fa rabbrividire. Vedo dei volti che mi corrono incontro e una farfalla che si posa su un fiore l’unico in mezzo ad un prato infinito.
Penso che potrei essere morto e mi sfiora per un attimo il pensiero che potrei anche essere in un letto che sto sognando.
Adesso piove e la farfalla si è trasformata in un bruco e il bruco in un suono e il suono in silenzio.
La luce in buio.
Il sogno in realtà.”
Mi sveglio.

Mi incanto a guardare la sconosciuta accanto a me.
La fisso pensando che ci si potrebbe divertire.

commenti
  1. intarsiodiversi scrive:

    E’ scritta bene, ma in alcuni punti la descrizione del sogno si trascina, il cinismo della chiusa gli dà una sferzata.

  2. llmezzanottell scrive:

    Non lo so, questa tua serie kafkiana-monzese resta per me in una sorta di limbo incolore. Poi non ti nascondo che un pò sono rimasta delusa alla fine trattandosi di un sogno, considerando che le piccole amnesie temporanee sono un fenomeno più che reale, e sarebbe stato interessante scriverne a proposito.

    • attraverso scrive:

      No non è tutto un sogno il sogno è solo quello tra virgolette di questa ultima parte

      Non c’è un finale, per ora, chi ha perso la memoria sia per fuga sia per altro l’ha persa veramente.🙂

  3. gramuglio scrive:

    l’impressione che si stia vagando a caso cresce ad ogni i+1 di n. però magari il finale che non c’è illumina tutto, vai a sapere. è sempre difficile inquadrare un racconto a pezzi così distanti tra loro e dichiaratamente in costruzione.
    per quanto riguarda questa parte, nello specifico, mi lascia un po’ freddino.

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