Piacere, Valeriana.

Pubblicato: 19 marzo 2012 da mancasemprepoco in Uncategorized
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Quella volta mi sentivo agitato, teso come una corda di violino e a pensarci avrei dovuto soltanto ascoltare. Una di quelle presentazioni aziendali dove tutti fanno finta di sorridere nei loro vestiti perbene. Alcuni hanno scarpe sportive e abiti di buona qualità, il nero trionfa, le cravatte sono in tinta, lucidi gli stivali di vera pelle sfoggiati per l’occasione, il piede sudato, irriconoscente, non si degna nemmeno di ringraziare. Niente sedie, solo divanetti in questo ambiente high tech e musica buona, da luna park, luci discrete, guardarsi in faccia non è necessario. Sfilano camerieri più eleganti dei partecipanti in un completo attillato manco fossimo a una sfilata di moda. Aperitivi di ogni genere, profumo di alcool e vanità e fritti caldi di surgelatore. Mi ustiono con una mozzarellina che si squaglia nella mia bocca che non è d’amianto. Spengo l’incendio con uno spritz e la buccia d’arancia mi cade sulla cravatta picchiettandola di rosso carminio. Io non ci volevo venire ma sono sensibile ai buffet e alle penne intese come gadget. Di quello che dicono poco m’importa, io annuisco, cerco intesa e complicità. E’ un rito antico come il sesso, meccanica razionale e slanci di inventiva a cercare nuove strade. Eppure nonostante gli anni e le esperienze accumulate in situazioni del genere quella volta mi sentivo teso. Mi sono rifugiato in bagno tre o quattro volte, così mi sembra di ricordare, quello che invece ricordo e che non ho pisciato mai, entravo e mi guardavo allo specchio, poi mi lavavo le mani e mi aggiustavo i capelli, finivo con l’allentarmi un po’ la cravatta per dare ossigeno al cervello e poi mi rituffavo in quella commedia umana di recitanti a soggetto ognuno identificato da un bigliettino da visita che io classifico in maniera molto originale. Compro un album vuoto delle figurine Panini e dopo aver sniffato l’odore inebriante della Coccoina li appiccico al posto delle facce dei giocatori di calcio. E’ un metodo che non ho brevettato e che non ha nemmeno una licenza Common Creative per cui se volete farlo anche voi a me non me ne frega nulla. Dopo gli aperitivi ecco che si apre il sipario su una tavola imbandita con dei piatti fumanti. C’era della pasta con delle melanzane credo, molto bella a vedersi e degli straccetti di carne all’aceto balsamico il cui odore ti andava dritto nelle narici, quasi come la Coccoina. Ma soprattutto, nascosto all’orda degli avventori, un plateau di valeriana con noci e scaglie di grana su cui mi sono fiondato immediatamente. Fanculo i buffet ho pensato per la prima volta in vita mia, sto cambiando, decisamente. Una volta mi sarei spazzolato almeno due piatti di pasta ora m’ingozzo di valeriana con la speranza di tranquillizarmi un po’. L’avrò presa due o tre volte, gli altri nemmeno si sono accorti di nulla presi com’erano a litigarsi gli straccetti e quel primo piatto oleoso. Vado via sempre un po’ prima da questi eventi, ho sempre una scusa buona, devo essere credibile. Me ne vado con pezzi di valeriana tra i denti e se ci fosse un chewing gum al gusto di valeriana lo masticherei volentieri. Mi lascio il brusio alle spalle e un cameriere, elegantissimo, mi fa cenno che ha portato un altro plateau di valeriana. La tentazione è forte ma resisto stoicamente ed ebbro di tranquillità guadagno l’uscita che rimane pur sempre il contraltare a una giornata persa.
giadim

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Guarda Giò, queste commistioni con il culinario le adoro, primo perchè credo nel potere magico del cibo, che più che magico a mio avviso attiene molto al campo della stregoneria, secondo perchè fu elemento preso in considerazione anche da Marinetti, nel suo manifesto futurista. Come sempre è bello e piacevole leggerti, i tuoi racconti sono tutte visioni di interno che fluiscono con una naturalezza coinvolgente. PS: Consiglierei la valeriana condita con salsina di senape, olio, aceto balsamico e semi di sesamo, a cui aggiungere straccetti di pancetta abbrustolita con crostini morbidi. A rileggerti presto, b.

  2. gramuglio scrive:

    a metà stavo per gridare al plagio, poi ho cambiato idea.
    comunque sappi che se ti macchi una cravata poi la devi buttare perché le cravatte non si lavano. e dì la verità: quante volte hai fatto finta di armeggiare col cellulare?

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