Non sanguino più…

Pubblicato: 16 marzo 2012 da margot croce in scrivere
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Non sanguino più
Anche se non ho ancora capito
Cosa dovrò fare
Di ciò che è rimasto lì
Come un grumo pesante

Non sanguino dal sangue
Ma in certi momenti
Vorrei quel dolore che mi manca
Perché non so dove sia andato
E come faccia a vivere senza di me.

La logica scivola e si svincola
Non ne vuol sapere

Cerco il mio futuro nelle
macchie di Rorschach
le guardo da un’impalcatura
di progetti a scadenza
ma nulla scioglie l’enigma
del sangue che non sanguina
e di dove si appoggerà l’orma
per camminare ferma

commenti
  1. morfea scrive:

    non me la sento addosso come altre tue, forse per questo non sentirla davvero forte, nonostante ci sia il sangue che chiama e le scogliere che sbattono sulla pelle

  2. llmezzanottell scrive:

    Toglierei quei due versi sulla logica, nella lettura non li sento affatto necessari. Mentre mi affascina decisamente il concetto finale, e quel dolore andato a vivere da un’altra parte, una fuga non solo ematica.

  3. margotcroce scrive:

    oh… ma non è che adesso dovete cominciare da me a criticare al negatico neh..:):)
    scherzo naturalmente….

    non ttutte le letture ci calzano a pennello Anto,,, ci sta è normale..,come direbbe giancarlo a marialuce

    Bianca… quei due versi induriscono il percorso, ci ho già pensato pure io, pero io spesso sacrifico allo stile il significato del mio profondo, e quindi sono costretta a lasciarli mio malgrado.
    il vero valore aggiunto di questa poesia è proprio la riflessione su ciò che tui hai colto e sottolinei.. non è il soggetto che fugge ma l’oggetto, in perfetta chiave surrealista

    besitos ad entrambe

    • darbedat scrive:

      Qui molte strade sono del sangue e nel dolore fondamento a partire da quella originale, così mancanza, assenza, privazione sono presupposti di categorie, e poi fertilità e verginità e dunque ancora sangue e dolore. Ora cos’ è la parola se nel racconto mostra una vita intera e un –dove sono- inutile quanto necessario? Una sola pista che le raccoglie tutte : macchie di Rorschach

      • margotcroce scrive:

        esatto darbedata!!! le macchie di Rorschach benchè ormai obsolete nell’uso diagnostico danno il senso di come l’nesistente penetri l’esitente attraverso il binario dell’immaginazione.
        sono alquanto “ossessionata” dalla possibilità di mondi paralleli strutturati come neoformazioni su quello presuntamente reale.
        è una tappa a cui tutti i creativi giungono perchè la loro mente ha la capacità di passare oltre.
        anche la nostra dimensione virtuale, il nostro dialogo si innesta su questi mondi parallelli: pur esistendo, noi, io, te,,,gli altri che qui “abitano” viviamo questa dimensione acorporale che ha il potere di agire sul nostro agito.
        essere visionari produce e scaturisce (tipico dilemma dell’uovo e della gallina) una “visione” a latere dove il dolore (ma può essere anceh il piacere) si materializza e assume vita propria, tanto da voler abbandonare un corpo e percorre un cammino a sè per dare le risposte che non si riescono a trovare…

        forse non sono riuscita a spiegarmi😉

  4. micheleortore scrive:

    Mi piace molto l’ultima strofa, davvero surrealista, sì. Mi convincono di meno le precedenti, forse perché le sento più diaristiche, più soggettive; forse è perché, come hai detto tu stessa, nella terza strofa il protagonista vero diventa lo sfuggire dell’oggetto, e allora i versi acquisiscono un’energia più propria e indipendente, nonostante l’io sia comunque ben presente, visti i verbi alla prima persona. Anche la chiusura mi piace molto, bello focalizzare l’attenzione sull’orma che cerca sicurezze, quando di solito pensiamo sia il piede a farlo…

    • margotcroce scrive:

      grazie per la lettura Michele🙂 l’ultima strofa potrebbe essere poesia a sè ed è quindi lecito che attragga e concentri l’attenzione del lettore, soprattutto nel capovolgimento delle cose a cui rimanda🙂

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