Olotropia

Pubblicato: 13 marzo 2012 da margot croce in scrivere
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Oggi sono io e i miei ormoni succhiasangue. L’umanità che mi circonda mi devasta con i suoi fiati. Insignificanti voci di donne sgranate dagli anni mi martoriano le orecchie. Picchi di inesistenza che si tramutano in odio creano algoritmi irregolari senza approdo, mi vesto di silenzio. Ristagno in una palude Stigia di demoni ghignanti. Evaporo allo sguardo su un orizzonte annebbiato di un’alba già stanca. La mia infelicità mi commuove, carica di vita propria e ingovernabile, la vedo sciogliersi

sulle note dell’Appassionata di Beethoven.

Ciò che mi è intorno soffonde in non-essere e grava come piombo sul mio esistere.

 Si sussume il decadimento alla corrosione e la mia noia al minimo pensante dell’altrui pensiero.

La partitura del giorno scandisce i tasti con inesorabile energia mentre io mi adagio sul soffice letto del mio sangue a programmare di streghe e sogni seguita dallo sguardo indignato di Ludwig Van.

 

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Nell’antro di neri cirri, quanto mi piacciono queste cose, che tra l’altro, nonostante i toni gravi regalano al lettore la sensazione quasi di spiare nelle pagine di un diario personale.

    • margotcroce scrive:

      ieri mentre facevo la cyclette guardavo un film,,,,era la storia di uno che voleva diventare scrittore (ambientato negli anni 30_40, quando ancora si usava la macchina da scrivere ed uno scrittore aveva una sua identità ben delineata)… guardavo questo film dunque.. ad un certo punto l’editore dice all’aspirante scrittore : e se anche lei mi dice che la sua esperienza di vita è limitata le dico che non importa, perchè uno scrittore non ha tempo per vivere se deve scrivere, quindi lì dove non arriva l’esperienza arriverà l’immaginazione…

      tutto questo per dirti che….
      è sempre una pagina di diario, se diamo ragione a Jung

  2. morfea scrive:

    forse non può essere altrimenti, che ciò che scriviamo ci appartenga.
    bella margot. davvero bella

  3. darbedat scrive:

    “…lo sguardo indignato di Ludwig Van.”
    Appassionata

  4. darbedat scrive:

    -io-, leggi “mi”

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