L’anno in cui morivano i poeti

Pubblicato: 9 marzo 2012 da greta rosso in Uncategorized

L’anno in cui morivano i poeti
io imparai a sciare.

È sorprendente la relatività
e poi è sorprendente la casualità
delle cose.
Come da un pugno di polvere
esca il ragno che mi terrorizza
o come da un mazzo di fiori
arrivi uno sparo che non è, no, non è
a salve.

L’anno in cui morivano i poeti
io mi chiedevo che senso, che peso avesse
il fatto di continuare ad andare a capo-
-forse più simbolico che altro.
Come morire, morire di continuo,
una riga dietro l’altra.
e lasciarsi infinitamente detti.

commenti
  1. attraverso scrive:

    Davvero bella

  2. jmarxpoetry scrive:

    “che idea sciocca mio caro Reis, il mondo dimentica, te l’ho già detto, il mondo dimentica tutto, credi che ti abbiano dimenticato, Il dimentica a tal punto da non accorgersi neanche della mancanza di ciò che ha dimenticato.”

  3. darbedat scrive:

    la banalità do luogo comune non sempre é geniale… però che dire: non é necessario che i poeti muoiano!

  4. morfea scrive:

    io la trovo bella.

  5. greta rosso scrive:

    @dardebat, necessario assolutamente no, ma diamine questo succede😦
    @antobella, grazie🙂

  6. margotcroce scrive:

    ho letto più volte questo testo, intrigante e accattivante nel suo svolgersi, ma non sono riuscita a coglierne il nucleo… sarei grata all’autrice, che non mi pare di conoscere attraverso altre letture, se mi desse un accesso alla comprensione… ciò che colgo per il momento è il senso di relatività di ogni cosa e di come gli eventi, in sequenze parallelle, assumano svariati significati in relazione al singolo individuo e a quel determinato momento…. non riesco a collocare il simbolismo della morte dei poeti in questo contesto

  7. greta rosso scrive:

    ehm, margot…. mi mette sempre molto a disagio una richiesta di spiegazioni su ciò che scrivo. soprattutto sul significato, che spesso io stessa riesco a cogliere pienamente solo molto tempo dopo aver scritto una cosa.
    quello che dici di cogliere nel mio testo calza e non devia, ecco. per il resto sono felice che chi legge possa avere una fruizione il più libera possibile delle immagini. per il resto, parlare di simbolismi e cose simili mi da sempre la sensazione violenta e dolorosa di uno squartamento, una forzatura, una vivisezione della poesia, e non riesco a parlarne. come violare un’intimità che è singolare e propria in ogni diverso lettore.
    spero che questo non suoni come una critica, ché non vuole esserlo. è solo il mio punto di vista, che devo difendere perché inseparabile dalla mia scrittura. poi le analisi non le rifiuto, solo preferisco non parteciparvi attivamente.

    p.s. margot… ero la strepitio-di-vetri nel vecchio splinder, ci siamo già incrociate allora🙂

    • greta rosso scrive:

      (mi rendo conto di aver scritto in maniera confusa, purtroppo la sinusite stamattina bastona e questo mi da enormi difficoltà a esprimermi)

    • margotcroce scrive:

      ah ecco… strepitiio.. ricordo bene, mi pare avemmo già un dibattimento _sereno_ su questioni letterarie🙂

      in realtà la mia non era una richiesta di spiegazioni Greta, capico perfettamente che si possa scrivere sotto una spinta inconscia e (a volte profetica per quanto mi riguarda) ma una richiesta di “aiuto” per riuscire a collocare quell’anno in cui morivano i poeti.

      io purtroppo ho questo difetto di voler capire, è un atto infantile se vogliamo…hai presente l’età dei perchè?🙂 soprattutto se ciò che leggo mi piace, anzi direi solo quando ciò che leggo mi piace
      comunque va bene così

  8. llmezzanottell scrive:

    Tostissima, bella.🙂

  9. gramuglio scrive:

    greta, dopo i primi due versi pensavo di leggere un capolavoro. invece la seconda strofa è insopportabile (visto che sono nuovo: non prendere come offensivo questo termine, lo uso spesso per intendere un fastidio) per forma e contenuti. poi ti riapri nella terza e, anche se non condivido alcune scelte stilistiche, dai peso poetico alla leggerezza iniziale.

  10. Greta Rosso scrive:

    mi scuso tanto per aver lasciato passare così tanto tempo ma la gatta mi aveva mangiato il filo dell’alimentatore del macbook (so che sembra una scusa ma purtroppo è vera e mi è costata parecchio…) e, abitando io in culo ai lupi mi ci è voluto un po’ per tornare a una connettività soddisfacente, ché io a scrivere lungamente di piccoli dispositivi mobili non mi ci metto punto.

    @margot, mi rendo ora conto di aver scritto una replica stizzita, e mi spiace. poca lucidità e una si lascia andare a casaccio. non mi dispiacciono le domande, in realtà, ma devo dire che per questa orsite poetica che mi affligge se non sono più che dirette sclero. brutto carattere il mio, ma visto che cedo su tutto nella vita sull’aspetto della scrittura mi sono sempre lasciata la massima libertà, e non so se sia un bene…
    però ora ti rispondo: con quell’anno in cui muoiono i poeti intendo i dodici mesi precedenti la poesia, nei quali sono morti tanti troppi poeti, ufficiali e ufficiosi.
    poi ti lascio un sorriso! ah, ecco, non mi pare proprio avessimo avuto dibatti sereni o non, ma ci eravamo trovate d’accordo su parecchie cose… non sto a spremermi le meningi per cercare i particolari che 5 anni son parecchi diobòno…🙂

    @mezzanotte, grazie.

    @gramuglio, il tuo commento mi ha fatto sorridere e messo allegria. direttissimo e senza panegirici, come piace a me. ma l’uso di insopportabile, sarà che io lo uso solo per cose che mi scatenano odio e rabbia, proprio non riesco a mandarlo giù!

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