Ermeneuta

Pubblicato: 27 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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Ho sempre uno specchio rotto nella borsetta,

quell’immagine di me così scomposta

mi ricorda l’Io Diviso che mi porto dentro.

 

Mi piace guardarmi

novella Demoiselle

trafitta in spazi irregolari

 gli occhi tagliati di sbieco

e la bocca che incespica su un’assimetria.

 

L’ermeneutica traduce  questa esegesi delle fratture

un domicilio coatto con un ego insoddisfatto.

 

Un’anima carnalmente nuda

fa la sua spettrale apparizione

mentre Cocteau sospira

“non frugare troppo nel cuore, c’è di tutto nel cuore”

e  l’Io Diviso rientra nello specchio

borbogliando piano

“vado a fumarmi un’altra sigaretta”

commenti
  1. ciprea scrive:

    un frattale di ingegnosa divinità creatrice, demoiselle très jolie!

  2. morfea scrive:

    su_dd_ivisa
    e ricomposta alla fine nella parola.

    molto bella margot

  3. llmezzanottell scrive:

    Il cuore ha più stanze di un bordello, verissimo. E poi come dissi: niente e nessuno è uno, l’uno è minimo il due. Materia prettamente cerebrale e filosofica rielaborata che si offre con quel consueto tocco femmineo inscindibile. Tra l’altro trovo che l’analogia con lo specchio rotto, è un’idea assolutamente fantastica anche per ideare un racconto malato, hai presente quelli che mi piacciono tanto?😉

    • margotcroce scrive:

      quella frase di Cocteau, Bianca, nella sua semplicità apparente, evidenzia come, con grande capacità di sintesi e semplicità, si riesce ad esprimere un universo, sacro, misterioso, da scoprire.. questo per ritornare al tema della poetica ermetica e ricercata e di quella di immediato acchito emotivo

      in questa mia questi due aspetti si scontrano e si abbracciano allo stesso tempo

      …vai col racconto dai…:)

  4. attraverso scrive:

    Tranne che per il verso “L’ermeneutica traduce questa esegesi delle fratture” è una bella poesia.
    Dai su dillo in italiano🙂

    • margotcroce scrive:

      è una frase poco poetica..ma è il pilastro della struttura Atty…la sviscererò nel commento di risposta a darbedat🙂

      • attraverso scrive:

        Ok mi sono letto tutto, una fatica immensa, anch eperché per buona parte del tempo dovevo andare sul vocabolario a leggere il significato delle parole ma non bastava, dovev addirittura cerca spiegazioni di intere frasi, entrare in cose dove io nemmeno supponevo ci fossero cose però alla fine la frase assolutamente anapoetica “L’ermeneutica traduce questa esegesi delle fratture” in una poesia come ce la ficcheresti?

        Ovviamente è solo un “gioco”🙂

  5. darbedat scrive:

    1 – “L’ermeneutica traduce questa esegesi delle fratture”
    …è come se opposti, in questa frase,svolgessero un loro disegno. E’ -frattura- a lamentarsene. Si, se frattura sottintende la possibilità di avvicinare l’irrapresentabile attraverso un sistema dinamico di autosimilarita, una sequenza di rotture -rappresentate-alle diverse scale, pone ogni cosa nella sua interpretazione o traduzione pregiudizio fino a chiederne di passare in sottordine. Cosi dietro ogni parola è un labirinto di fili che lega ogni cosa e ogni cosa sottrae: man ray e duschamp, apollinaire o laing, carrol, mandelbrot pirandello, shakespeare, io stesso o un anno preso a caso da una pagine dell’almanacco

  6. darbedat scrive:

    il titolo é eccessivo

  7. darbedat scrive:

    3
    Immaginare una frattura ]fractus[alla base della rappresentazione di una realtà significa accettare l’impossibilità di stabilire una unità , una continuità perfetta fra cio che possiamo capire e cio che non abbiamo ancora capito. Paolo pose questa questione come pre-azione basilare non solo per il suo apostolato , ma per ciascuna azione dell’uomo, essenziale per dare un significato alla stessa esistenza –chi sono- stabilendo un principio di uguaglianza. Pose questa condizione di rottura nella morte: condizione inevitabile e principi di disuguaglianza estrema fra me e la Natura.
    Sarà vincere la Morte, dice Paolo, sarà trovare un percorso unico fra ciò che conosco e ciò che non potrò conoscere e lo potrà fare a condizione che mi ponga nel credere in una Verità. Paolo risolse questa questione rivalendo questa continuità in Cristo.
    Ma noi se non crediamo che possibilità abbiamo ?
    È ancora il fractus a venirci incontro: seguire le infinite rotture dell’impossibilità per avanzare nel margine della sussistenza. Avvicinare il nostro percorso risolutivo , non attraverso l’atto compiuto, ma per l’atto che non si potrà mai compiere. Questo atto ha come scopo stabilire un possibile -dove sono-, e lo si farà non per il ‘Credere’ che si sia proprio in quella posizione e in quella data condizione di esistenza attraverso il credere nell’Assoluto, ma ‘secondo’ una continua triangolazione alle diverse scale, attraverso le pelli che ci vedono attori e presenti. Non porrò la condizione: io, posseggo e quindi agisco; piuttosto: agisco la mia condizione di parte specialistico , per rendere possibile l’azione di chi come me condivide un dato –dove sono-.

    • margotcroce scrive:

      partiamo da questa definizione di frattale presa dal web…..
      “Un frattale è una figura geometrica in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta.
      Questo significa che ingrandendo la figura si otterranno forme ricorrenti e ad ogni ingrandimento essa rivelerà nuovi dettagli. Contrariamente a ogni altra figura geometrica, un frattale invece di perdere dettaglio quando è ingrandito, si arricchisce di nuovi particolari…

      rapportando al proprio ego questo assioma e provando a guardarsi si riescono a cogliere quelle particelle psichiche (che formano carattere e temperamento) che pur essendo sempre le stesse si compongono in modo e prevalenze diverse.
      l’io diviso di Laing, padre dell’antipsichiatria, collima con questo concetto in quanto la cosiddetta normalità, nei suoi libri, articolati in dialoghi psichici concentrici di verità replicanti, le quali verità si trasformano in vere e non_vere ad ogni affermazione dei protagonisti, diventa un’opinione così come diventa opinione la pazzia
      e quindi se io voglio disintegrare la mia normalità per scendere sul territorio della pazzia, mi fratto e mi replico, e concretizzo questo repicarsi nell’immagini riflesse nello specchio rotto, frattale deviato e non matematicamente corretto.
      il tuo primo commento, darbedat, è più centrato (per il mio testo) del successivo, che trascende la corporeita alla quale io sempre rimando (in quanto spirito e materia inscindibili sunt) e dinfatti compare un’anima carnlamente nuda…

      il titolo è una provocazione ma è anche un sottolineare nuovamente la sacralità da decifrare dell’individuo in quanto “prodotto naturale” divino di per sè…la fede viene accantonata come un problema non sussistente una intrusione nel dispiegamento dei pensieri.

      “L’ermeneutica traduce questa esegesi delle fratture

      un domicilio coatto con un ego insoddisfatto.”

      anche esegesi è una parola che rimanda al mistero dei testi sacri (leggi come sopra)

      quindi (anche per Attraverso, se è incuriosito) l’ermeneutica che è la co_scienza che si applica per decodificare ed intrepretare, TRADUCE, il codice applicato per la creazione delle percezioni fratte di sè, e la soluzione è che il disagio interiore che scaturisce altro non è che una convivenza obbligata con parti di sè maldigerite (quali esse siano è altro discorso)

      ti ringrazio per l’attenzione darbedat e per il tuo dire mai superficiale

      • darbedat scrive:

        il secondo commento è approfondimento del primo, per schivare concetti pericolosi come -normalità-
        Laing fa psichiatria anche quando fa anti-psichiatria, e cioè, si occupa di protocolli .io mi occupo dello Spazio delle Azioni, di Abitare. non ho bisogno di stabilire una norma per verificare la mia capacità di scelta, così non mi serve tendere all’uguaglianza: io posso abitare solo lo spazio che occupo e posso abitare a condizione che non sia abitato da Altri o altro ( primo principio della fisica).
        non mi serve ricorrere meccanismi autoreferenziali che chiedano estensione del mio stato di insicurezza così da stemperarlo nelle certezze che la sacralità di un assoluto qualsiasi mette a disposizione.

        • margotcroce scrive:

          è proprio questo “arrocco” (scelta del termine voluta) che alla fine fa scaturire la frattura, ma noi, io e te, partiamo da presupposti culturali e vicissitudinali molto diverse ed è quindi, direi inevitabile, lo stallo
          l’uguaglianza non è l’unità, allocarsi in uno spazio è un agito di immobilità
          la fisica ha principi dati che in un futuro prossimo potrebbero essere vanificati…e già la quantistica lo dimostra… vedi paradosso di schrodinger

          e qui mi fermo, perchè non sono un’esperta di tali materie, me ne sono interessata in un periodo della mia vita ma solo per plasmare certi concetti verso la poetica

          • darbedat scrive:

            la fisica quantistica non vanifica un bel nulla, quando tu ti sposti usi ancora Euclide…sono solo due scale differenti…è questo ci riporta ai frattali

              • darbedat scrive:

                non fare finta di non capire…

                • margotcroce scrive:

                  capisco darbedat….ma voglio solo evidenziare che i piani della percezione sono multipli e la realtà che viene definita come tale non è dato che sia quella realmente esistente… io continuo a muovermi in un terreno letterario e quindi l’immaginazione è il mio psicopompo, tu ti muovi su un piano fatto di materia, ed è questo che ci discosta

              • margotcroce scrive:

                Il V postulato di Euclide
                “Se una linea retta, incontrandone altre due, forma gli angoli interni da una medesima parte minori di due angoli retti, quelle due rette prolungate all’infinito si incontrano dalla parte in cui sono i due angoli minori di due retti”
                ***
                “Non è facile, in effetti, accettarlo come verità evidente, derivante dall’esperienza fisica: in certi casi infatti il punto di intersezione va immaginato talmente lontano da andare al di là di qualunque esperienza fisica diretta……
                Con l’avvento delle geometrie non euclidee si scopre che può esistere una geometria coerente , indipendentemente dal fatto che gli assiomi esprimano proprietà evidenti dello spazio fisico dell’intuizione. E’ dunque possibile esprimere matematicamente nuovi spazi, nuove geometrie indipendentemente da una loro possibile interpretazione fisica. Insomma si scopre la distinzione tra “verità” e “coerenza” (AA.VV.)

                http://omniatempushaben.altervista.org/quattro-passi-nella-nebbia-del-cuore-e-nelle-false-geometrie-3/

  8. darbedat scrive:

    4
    l’anno preso a caso è il tuo, posticipando la lettura

  9. llmezzanottell scrive:

    Sinceramente sorrido nel leggere questa interessante disquisizione tra voi, Margot e Dader….comunque a mio avviso i frattali non c’entrano proprio niente, a meno che non si voglia arrivare a dire che la micro immagine di un nostro particolare, ad esempio l’occhio, non sia l’esatta riproduzione di noi stessi per interi su altra scala. Io su questo mi rifiuto categoricamente. Vi pare che la struttura di un cavolfiore, che ha appunto struttura frattale, sia simile a quella di un uomo? Sai Dader non capisco comunque…tu ti appelli alla regola per confutarla e confutare, tra l’altro nel fare questo noto che ti muovi più su un campo qualitativo piuttosto che di modellizzazione matematica. E tu ben sai quant’è ampio il divario, seppure è dall’idea che nasce il modello…che poi sia relistico o meno, questa è altra storia.

    • darbedat scrive:

      Bianca la domanda é mal posta…così é un paradosso. Mandelbrot vuole evitare i paradossi

    • margotcroce scrive:

      chiarisco il frattale Bianca…mi sembra suerfluo precisare che siamo in metafora azzardata, ovvio che non saremo mai dei replicanti su scala (per quanto😉 alcuni…forse… ma transeat ) ciò a cui io mi riferisco è una situazione emotiva che si ripete infinite volte e si concretizza in gesti ed azioni senza soluzione nella continuità

      • llmezzanottell scrive:

        😀 come le amo queste discussioni. Ma sai Marghy, io non avevo capito che il frattale fosse riferito ad una situazione emotiva…ci sto pensando, è vero che si ripete a diversa scala, ma la forma cambia perchè in fondo il tempo cambia noi….è comunque una cosa sui cui pensarci. Ma com’è che si è arrivati ai frattali dall’ermeneutica?

        • margotcroce scrive:

          storia lunga MIdy…c’è stato un momento della mia vita in cui mi sono avvicinata alla matematica e alla fisica quantistica… mi sono imbattuta nei frattali e ne sono rimasta avvinta come l’edera
          ci ho visto poesia e così li ho fatti entrare nei miei versi, roba di qualche anno fa🙂

          • llmezzanottell scrive:

            E’ un modello affascinante in effetti, ma se ci pensi inquietante: Preferisco pensare al fatto che tutto cambi continuamente forma. Forse il frattale potrebbe essere il modello rappresentativo di chi non nutre la propria mente e dunque non può che ripetersi, restare uguale a se stesso. Ci fu proprio qui una discussione anni or sono a proposito dei frattali: si sosteneva la ricerca in merito al fatto che la lingua italiana si fosse evoluta con modello frattale.

            • margotcroce scrive:

              non c’ero… ho latitato a lungo, cosa che mi contraddistingue😉 proprio per quel mutare di cui parli.

              nel frattale la ripetizioni io non la vedo come un cosa infruttifera, quello che mi attrae è il disegno che si riesce a creare con queste ripetizioni, è come se qualcosa di inerte si animasse.

              sull’evoluzione della lingua italiana a modello frattale non saprei dire…immagazino il dato per una riflessione futura

  10. darbedat scrive:

    …questo é un punto focale …non può essere affrontato con scambi dibattute, si rischia infatti di perdersi…

  11. darbedat scrive:

    Bianca…! non prendermi in giro! …rido

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