Una finestra sul mare

Pubblicato: 25 febbraio 2012 da morfea in Uncategorized
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I muri hanno la voce che fa pendere lampadari
incrina specchi che non riflettono speranze
stridono denti contro lo scatto di porte
nel sottovento_

arriva aria sospesa in un giro di terra
e queste dita tracciano segni
che non hanno nulla di copioso

apri poi cassetti fin dentro le vesti piegate
e odora quel senso lasciato da chi non ha carne
annega  nel non-credo
_amaro
lungo i bordi delle finestre sul mare

commenti
  1. margotcroce scrive:

    a parte l’aggettivo “copioso” che modificarei senza meno in quanto crea un suono pesante, quasi un tonfo….
    il resto produce la sensazione esatta di chi medita fra quattro mura sognando e_o guardando il mare, mare simbolo di libertà, scoperta, creazione.. mi ha evocato uno dei più bei quadri di Dalì, ragazza alla finestra

  2. darbedat scrive:

    scrivo sulla cresta di ricordi ripetuti e stanchi , ma giovani , anzi bambini. potrei facilmente confondere il mare con la Grecia o usarlo come trementina per scongelare i colori che Freud usa per postare un nulla dalle forme familiari
    Savinio é solo savinio e Alfred Hitchcock é solo alfred hitchcock, cosi come una stanza é solo una Stanza

  3. domandedibambu scrive:

    la fragilità dell’aria apre ad orizzonti più vasti comunque indefiniti, nonstante la chiusura di una fragilità che è quella dell’anima che le si unisce col respiro, ed un corpo che cerca di imprimere a questa vaghezza un parlato e contorni visibili “copiosi”; il corpo è la finestra e l’anima che sporge un po’ arretrata e che cerca di essere parte del corpo che la circonda … la ricerca “dentro” è dolorosa, in un mare amaro di malinconie e impotenze
    ciao bella
    Ameo’e cheyenne

  4. morfea scrive:

    grazie a darbedat e ameo’s per i commenti…margot è vero…quel copioso fa un tonfo…è che a volte vengo presa da crisi di chiusura veloce…e non ci penso molto…modificherò, perchè anche a me non garba…ecco

  5. llmezzanottell scrive:

    Non resto molto convinta dalla metafora del primo verso che mi sembra aleggi molto nel vuoto, per il resto noto uno stile più asciutto e razionale rispetto alle altre tue, che mi risulta quasi più piacevole rispetto alle tue immagini emotivo-metafisiche. Gli ultimi versi, li trovo riuscitissimi.

  6. morfea scrive:

    il senso di vuoto c’è, ma proprio per i versi questo scatto che chiude, serra, vieta oltre.

    grazie bianca per la lettura*

  7. ciprea scrive:

    le stanze sono metafisiche anche senza un linguaggio che le rivesta, sono spazi racchiusi che svelano squarci, pelle, sentimenti, visioni e questo tuo stile, come ben dice Bianca, asciutto, ne esalta il senso di vuoto. un risultato riuscito, mi pare. mi piace molto.

  8. sericamente scrive:

    a me quel copioso piace, non lo sento appesantire secondo i miei canoni di scrittura, come, per dire, non mi dispiaceva la ripetizione tripla nell’ultimo testo di Margot. li trovo espedienti che esulano dal poetare classico di parola e ritmo e suono, credo che sia una contaminazione fra le varie arti

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