Distanze

Pubblicato: 24 febbraio 2012 da Francesca Pellegrino in scrittura
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Ho conosciuto una paura
che stava in piedi da sola.
Era un bel tipo, lei
con quel suo dire ai muri
come di silenzi, davanti agli occhi
si ingozzava.
Ho letto di lei
che è morta la scorsa notte
precipitando nel suo buco vergine
collassato all’improvviso.
Inutile dire
che ho rattoppato immediatamente il mio
ma non l’ho detto a nessuno.
Ovviamente.

commenti
  1. darbedat scrive:

    si ing(hi)ozzava. Ovviamente

  2. darbedat scrive:

    …é come se fosse un testo scritto per competere…e, alle volte, la competizione ne fa occasione mancata…c/o

  3. llmezzanottell scrive:

    Resto sospesa nella lettura: paura della distanza, o la distanza muore nella paura?

  4. attraverso scrive:

    Ovviamente!

  5. francesa coppola scrive:

    ognuno ha le sue paure strette in grembo. Mi piace!

  6. morfea scrive:

    io mi ci vedo.
    “ovviamente”

    bella bella

  7. darbedat scrive:

    … avevo intuito bene, ma solo ora mi sento di commentare in proposito.
    affidare alla distanza la risoluzione della paura é come posticipare, rimuovere, per lasciare a un fantomatico -poi- la risoluzione. la paura deve essere -lavorata- esattamente come fa il contadino per estrarre dalla terra frutti: lavorare la paura per cavarne le energie che ‘inconsciamente’ tende a dissipare

    • condivido tutto – ne ho scritto proprio per questo. sapessi che risorse sono diventate alcune mie fragilità. ci lavoro continuamente: una contadina indefessa.
      Tuttavia amo dire cose che vedo, oltre ciò che sono. Mi piace guardarle le paure e raccontarle. Sperando di riuscirvi: vedendo fuori, capisco meglio anche me, perché gli altri, sono anche un pochetto io.

    • O scrive:

      Ho conosciuto una……………..paura
      che stava in piedi da sola.
      Era………. un bel tipo,……….. lei
      con quel suo dire ai muri
      di silenzi, davanti agli occhi
      si ingozzava.
      Ho letto di lei si inghiozzava.
      morta la scorsa notte
      precipitando nel suo baco vergine
      collassato in improvviso seta. Ovviamente.
      HO………………………………… Inutile dire
      rattoppato immediatamente il mio

      non l’ho detto, a nessuno.

  8. margotcroce scrive:

    trovo fra le tua poesia e i tuoi commenti di risposta una contraddizioni che ne vanifica il contenuto
    prima dici che la paura muore nella distanza poi condividi il commento di darbedat dicendo che lavori sulla paura per farne materiale di forza, le dua azioni non possono coincidere perchè o ci lavori e attraverso questo lavorii la riplasmi in valore positivo o la allontani posponendo l’emozione paralizzante che ne deriva…

    la paura, fisiolgicamente, non va mai allontanata perchè è un segnale che serve per la propria sopravvivenza, non a caso è un’emozione che scaturisce dal sistema neurovegetativo nella sua ghiandola più antica, l’amigdala

    la poesia di per sè non mi piace, la trovo insignificante e anche “spizzata nei lembi”, scusa l’espressione ma rende l’idea, è come se da un brivido passeggero uno ne voglia ricavare un giallo (inteso come trama)

    • margot, ciao
      forse ti è sfuggito di leggere quando dico che non parlo di me. quel che faccio delle mie paure è una cosa diversa. Io non fuggo le paure. Le trasformo. Nella poesia, invece, dico di ciò che vedo fare con le paure.
      mi stupisce poco, che ti non ti piaccia – abbiamo metri poetici diversi. Troppo diversi.
      in gamba, eh

  9. margotcroce scrive:

    direi che più che sfuggirmi sei stata alquanto contarta nell’esprimerti, soave Francesca🙂 alle volte pur di essere d’accordo si raddrizzano i chiodi
    anyway…evviva la diversità e benvenga, evviva la diversita quando è troppa e sostanziosa, almeno si crea un pò di moto ondoso…non trovi? altrimenti sei che piattume stagnante e ripetitivo… in gamba anche tu neh!!!!

  10. soave io?😀
    semmai dolce come una pasticca di dietor🙂
    non li raddrizzo i chiodi – li piego contro la parete o li tiro via a lasciare un buco.
    ben vengano, certo – se no confronti sono!

  11. domandedibambu scrive:

    il buco nero che inghiotte tutto
    non è che non esista, anzi
    è tremendo … è la paura di tutte le paure, immensa, estesa e ci contiene tutti
    ognuno poi di questa immensità nera ha a sua volta un’immensità individuale che nessuno sa (o che proietta in forme più facilmente annientabili) e che noi cerchiamo di non sapere: ci credo che poi collassa
    e certo il tempo la insacca non la dirada … da fuori non è visibile ma dentro è costipata e riapre ferite
    un bacin
    sei sempre bravissima
    Ameo’e cheyenne

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