Suicidio in BIanco e Nero

Pubblicato: 23 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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Le mie dita scivolano elegantemente sulla tastiera, bianco, nero, bianco, nero, non una sfumatura di colore. Così com’è la mia vita. Mai un tono di rosa, anche soffuso, o un rosso portentoso o un blu magico o un giallo moderatamente allegro. Tutto bianco e nero.

Il vestito che indosso è di un nero assoluto, le scarpe hanno il bianco senza suono di Kandinsky

Le note di Chopin trastullano l’aria, sembrano un vento notturno e leggero: opera 9 sonata nr.2, una delle mie preferite. Così struggente e malinconica, farfalla trafitta su uno stelo di carbone.

Le dita scivolano elegantemente sulla tastiera.

 Uno scroscio di applausi interrompe i miei pensieri. E’ così facile suonare per me, mi sorprende sempre l’entusiasmo di questa gente che paga per ascoltarmi in un silenzio ieratico e applaude forsennatamente. Resto imperturbabile come sempre

Gli applausi scivolano elegantemente sul vestito nero si sposano con le mie mani che danzano sui tasti bianco-neri.

 Riprendo a suonare. Sempre Chopin opera 27 nr.2 L’abisso mi percorre come un brivido gelato.

La musica è una perversione sacra in cui infrangersi, un’onda inquieta che accarezza la solitudine, una porta di vetro che ti separa dal mondo ma non ti nasconde.

Suono, suono, suono… le mie dita in nero tremante sulla tastiera in bianco-nero alternato, tenebra  in cui perdersi, melodia luciferina, impavida lussuria emotiva che sembra ricalcarsi su altre vite.

Chopin…preludio opera  28 nr 15.. la goccia d’acqua sembra voler distruggere  i tasti…

Suono, suono, suono…la malinconia mi si avvolge addosso come un’edera perenne, mi ricopre lentamente:vedo scomparire le mie scarpe bianche, il mio muro di silenzio e i piedi diventano radici, sale sulle caviglie, sulle cosce socchiuse, mi solletica i centri del piacere, mi annoda i seni irrigidendo i capezzoli, s’inerpica sul collo fino ad arrivare al volto, mi chiude la bocca, ricopre gli occhi, si annoda ai capelli, sono una driade. Solo le mie mani restano libere, continuano a suonare.

 Suono per ore, senza stancarmi senza fermarmi ipnotizzata  dalla mi angoscia bianca che vomita luce nera, dai ghirigori opachi che sembrano scaturire da ogni nota.

Non ho suonato mai così bene, mai con più passione, mai con più sentimento.

La porta di vetro tintinna. Gli applausi sembrano volerla frantumare.

 Rachmaninov non è in scaletta, ma chi meglio di lui può chiudere un concerto memorabile come questo. La sua opera nr 2, un tuffo nella notte del mondo.

Il primo movimento, drammatico e incalzante poi accordi di mistero da cui si presagisce un dramma sconosciuto agito in un climax angosciante e senza scampo.

Le dita spingono con violenza la tastiera fino ad essere un tutt’uno con il pianoforte, appendici vitali di una natura inerte.

Interrompo qui, prima del delicato arpeggio, prima della sordina palpabile e volatile come cipria di donna.

Il pubblico non capisce, ma applaude ugualmente. Ascolto mormorii di entusiasmo vibrare al posto della musica.

Dovrei essere felice.

Sul pianoforte, lucente e nero, brilla una borsetta di un bianco lattescente..

Le mie mani, che l’edera si è rifiutata di coprire, fanno emergere dal bianco-perla una bocca

nero-canna

Un attimo, un attimo ancora… fra un attimo la porta di vetro esploderà in mille schegge e sarò libera.

La bocca nero-canna trova un varco tra le mie labbra, s’insinua fino alla gola. E’ fredda e viscida ma so che, superato il disgusto, diventerà bollente.

Esplode in un rosso portentoso. Finalmente…un po’ di colore!

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Hai scritto nei tag ” racconti”, ciò che farebbe pensare alla prosa, ma questa per me è poesia. Hai presente quegli interludi che alcuni scrittori si riservano mentre scrivono un romanzo? Dove parlando della storia, poi intermezzano con pagine dedicate a loro stessi? Ecco questo per me è come un interludio poetico, dove sostano dei pensieri bellissimi: ” Così struggente e malinconica, farfalla trafitta su uno stelo di carbone.”, “Suono per ore, senza stancarmi senza fermarmi ipnotizzata dalla mi angoscia bianca che vomita luce nera” …” la malinconia mi si avvolge addosso come un’edera perenne” Ecco, io ultimamente, più che dalla poesia, sono attratta da testi di prosa poetica, più digressivi, con forma che si dilunga e che non ti abbandona subito, peccato che qui se ne pubblicano molto pochi. E tra l’altro, non so perchè questo avvenga, perchè non voglio pensare che non si pubblichi prosa, solo per pigrizia. Comunque Margot, tornando a questo tuo pezzo, è una gran bella variazione sul tema, qualcosa che inneggia ad un sentire, e quindi al bello.

    • margotcroce scrive:

      grazie Bianca….questo pezzo non è di scrittura recente, risale ad un paio di anni fa.
      hai perfettamente ragione quando parli di prosa poetica e di coma uno scrivere siffatto leghi il lettore e l’autore in modo più intimo e continuato.

      ho ripescato questo pezzo anche in seguito alla lettura dei tuoi che mi hanno stimolata a ricercare questa forma espressiva, dall’identità sospesa, in un momento in cui la poesia mi sta stretta e mi corrisponde poco, in quanto una ricerca espressiva feroce la disancora dall’emozione mentre una sovrapposizione consolidata di termini la banalizza.❤

  2. d’altra parte, immergersi a vivere e far vivere la musica di Chopin non può essere altro che poesia. concordo con la “definizione” di interludio poetico. trovo anch’io che ci siano picchi altissimi di poesia in questo scritto. leggerlo è davvero come ascoltare un pezzo del grande musicista, e sentirsi artefici di una interpretazione così intima, così passionale, che davvero i colori se ci fossero, sbiadirebbero.

    è la potenza dei contrasti, la leggerezza che indugia, poi si fa sintesi, poggiata sulla disperazione.

    amando Chopin, perché mi ricorda il mio amico più caro che vive lontano… doppiamente ti ringrazio, cara Margot

    • margotcroce scrive:

      Daniela cara, basterebbe questo tuo rigo “è la potenza dei contrasti, la leggerezza che indugia, poi si fa sintesi, poggiata sulla disperazione.” a gratificarmi

      la calcatura sui brani di Chopin ha intriso questa Prosa_poesia di musica assorbendone le parole che si sono come perse tra le note

      amando anche io Chopin oltre misura lo comprendo appieno…
      dirò successivamente, se ce ne sarà l’occasione, di ciò che io considero il fulcro di questo mio scrivere

  3. attraverso scrive:

    C’è molto Baricco in Novecento nella storia del ” bianco, nero, bianco, nero, non una sfumatura di colore” e c’è anche una contraddizione di fondo nel come può cercare un po’ di colore/calore una persona che suona e che è costretta per ruolo a dare colore/calore alle sensazioni. Perché poi il musicista bravo lo si riconosce da quello cane, a parità di tecnica, proprio da questa sua capacità, e tu descrivi il top.

    Però l’ho letta volentieri fino alla fine. E’ una storia ben raccontata a tratti anche sensuale e con un bel finale torbido.
    Ce lo vedo Max avvicinarsi di soppiatto e sussurrare “Ho una storia da raccontare,la vuoi stare a sentire?”

    • margotcroce scrive:

      non ci pensavo a Baricco ma sì, ci sta….diciamo che ti sei avvicinato allo spirito primo del racconto…ovvero di come, successo, bellezza, ricchezza e talento non siano necessariamente fonti di benessere vitale sufficiente a placare l’inquietudine che pervade alcune persone nel loro ciclo vitale e che sembra provenire da nascondimenti impenetrabili da ogni ratio

      neanche un nutrimento artistico è capace di sfamare il mostro che vive dentro

      grazie Atty, per il tuo commento misurato e centrato

    • llmezzanottell scrive:

      Baricco??? Perchè? Baricco…che ridere, il literary-blogger…ma come si fa a chiamarlo scrittore?

      • margotcroce scrive:

        credo che sia per via del pianista sull’oceano…tratto dal suo libro Novecento.. almeno io ho ricollegato così

        • llmezzanottell scrive:

          Sì, il pianista sull’oceano, anch’io l’ho collegato a quello per via della musica, ma non trovo, se non il tema, comunanze con la scrittura di Baricco, che come avrete ben capito, non ho in grossa considerazione.

          • attraverso scrive:

            Si proprio quello, quando il protagonista cerca di scendere per la prima volta dalla nave e non ci riesce.
            Poi ovviamente le strade percorse sono diverse ma c’è assonanza tra i due concetti espressi, secondo me.
            Poi su Baricco potremmo parlare per giorni, a me non piace soprattutto perché si erge a ‘sono tutto io e gli altri cacca’, però Novecento, soprattutto in versione monologo teatrale che è la sua origine, vista caualmente su sky una decina di anni fa lo considero, nel suo piccolo, un capolavoro al di la del film un po’ troppo Susanna “Bleah” Tamaro style.

            • margotcroce scrive:

              di comune c’è la musica come nutrimento,. come fatto essenziale, anceh se per Novecento è bastata a farlo vivere, per la mia protagonista no…

              Baricco si è annullato da solo…però un suo testo che mi ha preso è stato Seta

              “accadono cose che sono domande, passa un minuto oppure anni e poi la vita risponde”

  4. darbedat scrive:

    tre -scivolano- nelle prime dieci righe sono troppi!

  5. darbedat scrive:

    io mi fermo al titolo , anche se ho voglia di scrivere….il suicidio , per averlo immaginato, progettato, provato…non é in bianco e nero. E’ la cosa più a colori che ci possa essere: è spazio puro , in estensione infinita, é perdere l’assoluto per diventare assoluto.
    non riesco a immaginare Chopin, se non in pigiama, o soffocato dalla sua stessa musica suonata da mani lisce e affusolate, allevate dalle orsoline, nel comporre suoni in forma estrema, o gesto scellerato e inutile…é la vita il bianco nero e tu la allinei nota per nota scandita con tempo sovrano…

  6. darbedat scrive:

    vorrei scrivere ancora, e ancora sentire i silenzi fra i petardi adolescenziali, e il ridere sguaiato, ma la serietà di un gallo ormai orlo di un tradimento, o il bere senza ritmo per incoraggiare la memoria di un senza vento, smorza i significati , così scrivo senza ricordi, come già morto o precipitato in un buco nero…mi domando ci sarà anche qui qualcuno che confonderà cio che sto scrivendo come altro, e non lo assimilerà a un semplice commento? il bianco e nero stimola i riti orgiastici e il rosso é solo una metafora per conservare i dubbi.
    c/o

    • margotcroce scrive:

      bellissimo video, molto inerente, complimenti a Luca Francesconi e grazie a te per avermelo fatto assaporare

      “Che Dio ti salvi, vecchio marinaio,

      dai demoni che tanto ti tormentano!…

      Perché guardi così?” – “Con la balestra

      uccisi…uccisi l’ALBATRO.

  7. darbedat scrive:

    ma, non posso rimanere qui . torno a sgualcire i miei colletti e la mia voce. non so piegarmi al senso comune e non cedo. accartoccio il mio udito e s

  8. morfea scrive:

    senza parole margot.
    devvero.
    è bellissimo.

  9. darbedat scrive:

    …ho ancora voglia di scrivere, ma per perdere lungo la strada i significati e ascoltare solo il suono del battere dei tasti

    Potrei pungere la mia pelle per scoprire le sorgenti del mare, e potrei rivoltarla per cercare l’isola: troverei un cane nero fedele al suo padrone e troverei una foglia di malva
    G. sei tu che misuri il vento che incanti l’alba e percorri strade bianche della polvere dell’oceano
    Vedi laggiù, dopo l’ultima curva
    Adagio Assai
    Vedi
    , aspetta… Vorrei scrivere per non domandare

  10. darbedat scrive:

    margot, l’ultimo commento se lo trovi invadente toglilo, ero alla fine di una faticosa giornata di lavoro…

  11. sericamente scrive:

    è scritta benissimo Margot, si sente il passaggio intrinseco nello scrivere dal bianco e nero ai colori, quel calibrare delle parole che finalmente si spoglia della parola, ti concentri sull’umore del protagonista e ti ritrovi in mano il tuo, inumidito

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